Denis Mukwege: una figura di pace e speranza

[caption id="attachment_3497" align="aligncenter" width="300"]DENIS MUKWEGE SARA FERRARI MASSIMILIANO PILATI   INCONTRO CON IL DOTTOR DENIS MUKWEGE GINECOLOGO DEL CONGO TRENTO 17 NOVEMBRE 2017 FOTO PAOLO PEDROTTI DENIS MUKWEGE SARA FERRARI MASSIMILIANO PILATI INCONTRO CON IL DOTTOR DENIS MUKWEGE GINECOLOGO DEL CONGO
TRENTO 17 NOVEMBRE 2017
FOTO PAOLO PEDROTTI[/caption]

Due imperdibili incontri – 17 e 18 novembre – rivolti alla popolazione e agli studenti per conoscere la figura di Denis Mukwege, ginecologo congolese che si occupa di donne vittime di violenza e si batte per fermare le atroci ingiustizie legate allo sfruttamento del coltan, materiale essenziale per la creazione delle batterie degli strumenti elettronici. Il nome del Dott. Mukwege, medico e attivista contro stupri e violenze sulle donne (noto come il medico che ricuce le donne) viene ulteriormente indicato come possibile candidato ad interim per traghettare il paese verso le prossime elezioni presidenziali nella Rep. Dem. del Congo. È stato inoltre fondatore del Panzi Hospital nella periferia di Bukavu, nella provincia del Sud Kivu, una delle regioni più povere del suo paese, teatro di conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali. L'incontro, suddiviso in due giornate, ha previsto: - Venerdì 17 novembre alle 20.30: presso l'oratorio della parrocchia di San Vigilio, si è svolto l'incontro pubblico con il Dott. Mukwege che ha messo in mostra la situazione attuale, parlando anche della sua esperienza con le vittime. All'incontro, moderato dal giornalista Gabriele Carletti, erano presenti anche l'Ass. Sara Ferrari, On. Cécile Kyenge, John Mpaliza (Peace Man Walking), Massimiliano Pilati (Presidente Forum per la Pace e i Diritti Umani) e un rappresentante dei licei superiori coinvolti. Durante la serata il dott. Mukwege ha illustrato il difficile quadro politico e sociale in cui si trova il suo paese, passando dalla mancata elezione dei leader locali nel 2006, alla nuova costituzione adottata nel 2011, la quale però ha contribuito allo status quo, risultando priva del cambiamento che si era preposta. Infine, le elezioni del 2016 che hanno visto ancora una volta vincitore Joseph Kabila (al potere dal 2001), sono state svolte contro le regole della Costituzione, risultando in un inasprimento delle tensioni interne. Il Dottor Denis Mukwege ha ribadito di "non essere un politico e di non volersi candidare alle prossime elezioni", tuttavia se fosse il suo popolo a volerlo, non chiude alla possibilità di fungere da traghettatore verso le prossime elezioni: "Tutto dipenderà dal contesto" afferma. - Sabato 18 novembre in mattinata: incontro con gli studenti dei licei Leonardo da Vinci e Galileo Galilei di Trento che hanno personalmente invitato il Dott. Mukwege attraverso una lettera, che gli è stata recapitata attraverso John Mpaliza e Cecile Kyenge. La mattinata ha visto la numerosa partecipazione da parte degli studenti dei licei trentini, presenti in oltre 700, insieme ai loro professori. - Sabato 18 november in serata: cena solidale a favore dell'Ospedale di Panzi Hospital, presso la parrocchia Sacra Famiglia di Rovereto. Alla cena hanno partecipato diverse associazioni (Cava, Accri, Africa Tomorrow, Coopi Trentino, Sishu, Mlal, Fondazione Opera Campana dei Caduti,Tam Tam Per Korogocho, Comitato delle Associazioni per la Pace e i Diritti Umani, Spagnolli Bazzoni, Gruppo Autonomo Volontari in collaborazione con il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani), oltre ai Licei da Vinci e Galilei di Trento. A conclusione dell'evento il dottor Mukwege è stato omaggiato con una copia della Campana della pace di Rovereto.

Presentazione Libro: “Drammi storici, domande attuali”.

Giovedì 14 Dicembre alle 17.30 alla Sala Aurora di Palazzo Trentini (via Manci 27, Trento) si terrà la presentazione del libro “Drammi storici, domande attuali: Palestina e Israele. Scenari di guerra, spiragli di pace”, il quale andrà ad affrontare, tra i diversi temi trattati al suo interno, la difficile situazione geopolitica della regione Medio Orientale, e i motivi storici che hanno portato all’attuale situazione. Alla presentazione sarà presente Micaela Bertoldi, curatrice del libro, per illustrare le tematiche trattate al suo interno e rispondere alle domande del pubblico.

Opportunità SCUP

Scadenza per le candidature: 31 ottobre 2017

Si è aperto il nuovo turno di progetti Servizio Civile Universale Provinciale, fra i quali potete trovare anche quello del Forum. Il progetto "Parole e immagini per i diritti umani e la pace" prevede un anno a contatto con la realtà del Forum, nel corso del quale si potranno sviluppare conoscenze e competenze in tre macro-ambiti: comunicazione, lavoro a progetti e realizzazione eventi.

Svolgere Servizio Civile a contatto con l'associazionismo trentino ma allo stesso tempo in un quadro istituzionale come quello del Consiglio provinciale?

Chi parteciperà al progetto potrà sviluppare competenze comunicative e organizzative promuovendo, in prima persona con strumenti diversi, dai social al contatto diretto, la pace intessa non solo con il suo significato classico, spesso emergenziale e utopistico, ma anche in termini più reali e quotidiani, che hanno strettamente a che fare con aspetti più pratici, ossia nel nostro vivere nel mondo, nel nostro relazionarci con il vicino, con lo straniero, con la società, con la dimensione lavorativa, politica, economica del nostro presente, con l'ambiente circostante e con le risorse comuni del nostro pianeta. La pace da questo punto di vista diventa un impegno concreto che passa ogni giorno tra le mani, davanti agli occhi, nelle parole che rivolgiamo a qualcuno e in quelle che ascoltiamo. La cultura della pace attraverso la conoscenza dei diritti umani, dunque, si trasforma nella dimensione ottimale da perseguire con azioni concrete.

Radio Memoriæ- Volti di pace

Sta per partire la seconda edizione del progetto Radio Memoriæ

 

Di che cosa si tratta?

Il progetto ricalca le orme della prima edizione che, attraverso delle puntate radio, faceva raccontare ai ragazzi i conflitti dimenticati del Novecento. Quest'anno il soggetto è stato spostato dalle guerre alle figure positive che hanno cercato di contrastare le situazioni conflittuali dedicando la loro vita e le loro azioni a perseguire un ideale di pace concreta. Nella rosa dei personaggi si avranno volti noti e meno noti, che verranno analizzati da un gruppo di ragazzi al fine di realizzare un racconto radiofonico e anche dei prodotti grafici. Queste le novità del 2017 per Radio memoriæ.

Chi stiamo cercando? 

Un gruppo di ragazzi dai 15 ai 23 anni motivati a sperimentarsi giornalisti creativi.

Perché partecipare?

  • Conoscerai o farai conoscere alcuni protagonisti di storia della pace;
  • Passerai un weekend intensivo con esperti giornalisti e artisti, con i quali potrai confrontarti;
  • Crei una puntata radio trasmessa dalle emittenti locali e sarai autore di un poster che potrai vedere nella tua scuola, città o paese

Come partecipare?

Compilando entro il 15 ottobre modulo d'iscrizione online
Scopri di più leggendo il volantino del progetto.
Segui tutti gli aggiornamenti sulla pagina Facebook (@radiomemoriae)

LA NUOVA FREQUENZA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

SPORTANTENNE

Il progetto, finanziato dal Fondo FAMI, nasce in accordo con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR) per affiancare le reti territoriali contro le discriminazioni e potenziare i servizi di segnalazione già esistenti. SPORTANTENNE opera attraverso 16 presidi contro le discriminazioni distribuiti sul territorio nazionale in altrettante città: 16 Antenne UISP a supporto delle vittime di discriminazione che hanno il compito di promuovere e favorire:
  • la Prevenzione contro le discriminazioni: attraverso un’opera di sensibilizzazione con momenti informativi e iniziative sul territorio;
  • l’Emersione di comportamenti discriminatori: attraverso il servizio di raccolta delle segnalazioni offerto dalla Antenne tramite contatti telefonici e e-mail;
  • la Mediazione del conflitto: attraverso l’organizzazione di eventi sportivi interculturali nei contesti da cui provengono le segnalazioni.
Se si sono vissuti o si è assistito a episodi discriminatori, di tipo razziale o etnico, verso cittadini di Paesi terzi non esitate a contattare una delle "16 antenne"... SINTONIZZATEVI SULLA NUOVA FREQUENZA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI!  
Maggiori informazioni
SPORTANTENNE

Riassumiamo

Vi siete persi il convegno Economie di pace. Fra scenari globali e scelte quotidiane di venerdì 16 giugno?

Nessun problema!

Di seguito, un breve riassunto del pomeriggio passato con Francesco Vignarca, Raul Caruso e Nicoletta Dentico, i relatori che hanno presentato a Trento i temi del disarmo, dell’economia di pace e delle scelte individuali per favorire un simile percorso a livello globale.

 

La prima tappa verso la comprensione dell’attuale necessità di un’economia di pace concerne la questione del disarmo ovvero di una difesa non armata. La spiegazione di questo particolare argomento è stata affrontata da Francesco Vignarca, collaboratore di Emergency nell’area campaigning & advocacy nonché coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo e, assieme a Enrico Piovesana, curatore dell’Osservatorio sulle spese militari italiane (Mil€x). La coincisa presentazione dei dati 2016 sulle spese militari, che ammontano a 1.686 miliardi di dollari, ha evidenziato un aumento annuo reale dello 0,4% rispetto al 2015, incremento registrato malgrado la crisi economico-finanziaria internazionale che ancora oggi è tracciabile nei conti statali. Cercando, dunque, di fornire un metro di paragone tangibile alle cifre sopra citate, fa riflettere come il 10% della spesa militare permetterebbe il raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030. Coscienti di questa possibilità, senza dubbio, si può affermare che il disincentivo verso un’economia armata consentirebbe più benessere e uguaglianza sociale diffusi. Tuttavia, il cambiamento non può limitarsi al disinvestimento nel settore militare ma deve accompagnarsi a un mutamento sistemico. Il sistema globale di risoluzione del conflitto, così come ogni suo elemento, deve essere improntato verso una gestione che rinunci alla difesa armata, propendendo invece al paradigma irenico.

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La pace, quindi, deve rappresentare il motore degli ingranaggi della macchina mondiale. Per attribuire il giusto peso specifico a questa riflessione etico-politica, il discorso deve evolvere anche verso uno studio empirico dei concetti della peace economics, fulcro dello studio del ricercatore di Politica economica presso l’Università Sacro Cuore di Milano, Raul Caruso. Autore del recente saggio Economia di pace (Il Mulino, 2017), Caruso ha incoraggiato l’analisi di alcuni “falsi miti” secondo cui l’economia di guerra, in fin dei conti, possa rappresentare un investimento vantaggioso per lo Stato e per gli individui. A questo scopo concorre il recupero di indicatori valoriali diversi dal consueto Prodotto Interno Lordo (PIL), come ad esempio la riabilitazione del concetto di tempo legato al ciclo economico e produttivo nonché all’evoluzione societaria. In questo senso, pur generando un cospicuo ammontare di PIL, una politica economica armata non può che rappresentare solamente una spesa in quanto il profitto è di breve periodo e fruibile nell’immediato. Perciò, una tipologia di economia tale non provoca un incentivo verso investimenti di largo respiro; al contrario, un’economia di pace porta con sé una prosperità di lungo periodo. Nel suo libro, Caruso spiega in modo approfondito nove motivi a sostegno dell’inesattezza concettuale della frase “comunque sia, l’investimento nel settore militare comporta un sostanzioso aumento del PIL”. Avvallando quest’idea, l’analisi del progresso tecnico all'interno del ciclo economico caratterizzato da un approccio propriamente militare non evidenzia uno sviluppo esteso e questo è dovuto al fatto che le innovazioni in campo militare tendono ad essere utilizzate solo in caso di necessità.  Di conseguenza, una tale logica si discosta dalla visione economica classica secondo cui l’innovazione permette sempre uno sviluppo e quindi maggiori profitti. Oltre a questo motivo tecnico, anche un’altra ragione più lampante può essere portata ad esempio: il servizio militare obbligatorio viene prestato in sostituzione ad un periodo di formazione, interrompendo così il processo educativo e dunque bloccando il principale motore del processo economico, ossia l’educazione. Di fatto, il disinvestimento prodotto dalle spese militari si ripercuote anche sul sistema educativo.

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Ebbene, cosa fare quotidianamente per scongiurare una deriva economica di questo tipo? L’esperta Nicoletta Dentico, giornalista e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica, ha risposto rilanciando, da un lato, sul concetto di azionariato critico e, dall’altro, focalizzando l’attenzione sulla necessità di trasformare pratiche individuali in una richiesta globale, attraverso un abbandono dell’utilitarismo in campo politico, economico e finanziario. Un’iniziale forma di azionariato critico è nata circa novant’anni fa negli Stati Uniti, dove venne generato uno dei primi fondi che incoraggiavano modelli etici e religiosi escludendo invece le cosiddette azioni del peccato sottoscritte da imprese operanti in settori “immorali”. Tutt’oggi, questa caratteristica fondamentale è rimasta nell’azionariato critico che risulta essere una forma di contestazione attiva e partecipata nei confronti delle grandi aziende. Attraverso l’acquisto di un numero simbolico di azioni d’imprese accusate di comportamenti o impatti negativi dal punto di vista sociale e ambientale, i soggetti finanziari “critici” entrano nei loro Consigli d’amministrazione al fine di aprire un dialogo e fare pressione ma anche informazione. Gli obiettivi di una tale branca dell’economia e della finanza etica si possono riassumere nel ruolo che l’individuo ricopre con l’azionariato critico: l’azionista partecipa alla vita di un’impresa in un’ottica di democrazia economica, dando spazio a campagne e popolazioni che sono coinvolte negli investimenti delle grandi imprese ma che molto spesso vengono esclusi dall’arena decisionale. Pertanto, partecipare in modo critico e consapevole è la via proposta per il cambiamento rivoluzionario del paradigma economico-finanziario attuale.

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Infine, segnaliamo anche alcuni articoli comparsi sui giornali locali a seguito del convegno.

Qui, la versione integrale del convegno.