31 maggio: giornata delle fasce bianche

Anche quest’anno Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Trentino con il Balcani e 46^ Parallelo insieme a Progetto Prijedor ed altre associazioni Trentine aderiscono alla giornata internazionale delle fasce bianche.

Era il 31 Maggio del 1992 quando a Prijedor città a nord della Bosnia Erzegovina fu imposta ai cittadini non serbi una fascia da mettersi al braccio quando uscivano di casa e un lenzuolo bianco da appendere alle finestre delle loro case.

Lo si chiedeva come segno di lealtà nei confronti del nuovo governo, ma era e rimane un modo per segnare in maniera chiara, ineludibile, chi non era dalla parte del potere, chi non apparteneva ad una determinata etnia e, ci racconta la storia, tanti di loro finirono nei campi di concentramento per non tornare mai più alle loro case.

Poi venne il tempo di Emir Hodzic che vent’anni dopo, a guerra terminata, uscì da solo in piazza a Prijedor ignorando il divieto di manifestare imposto dalle autorità e rimase lì solo, in silenzio con una fascia bianca legata al braccio e un sacco sempre bianco legato ai suoi piedi, mentre la gente, molte volte ignorandolo, si girava dall’altra parte.

Nessuno si chiese perché fosse lì, indifferenti, forse assuefatti al dolore e alla violenza degli anni passati: lì solo per dire di non dimenticare!

Sono passati otto anni dal quel gesto e ancora oggi insieme ad Emir vogliamo testimoniare come “Le vittime, in ogni luogo e sempre sono gli innocenti”.

In questo faticoso tempo crediamo quanto sia importante presidiare la memoria, il vigile ricordo e raccontare quanto è successo, quanto sta succedendo.

Ancora oggi dobbiamo essere testimoni attivi contro ogni atto di segregazione e discriminazione, contro ogni atto di violenza, indossando ieri come oggi una fascia bianca e insieme denunciare ogni atto di ingiustizia.

Oggi distanti nel corpo, ma sicuramente uniti nel cercare di sostenere una Comunità più giusta, inclusiva, solidale, che non dimentichi quanto di tragico ha vissuto la Bosnia Erzegovina e di quanto ogni giorno drammaticamente sconvolge il mondo – siamo qui..in tanti-.

Lo facciamo anche con un breve video dove Beatrice Taddei Saltini dell’Associazione 46^ Parallelo, Massimiliano Pilati del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Maurizio Camin di Trentino con i Balcani insieme a Edvard Cucek ci raccontano il senso e la voglia di esserci -insieme- in questa giornata, testimoni di una memoria da coltivare.

Guarda il video

Approfondimenti:

vai al sito dell’Atlante guerre e conflitti

vai al sito dell’Osservatorio Balcani Caucaso e Transeuropa

Lettera all’Assessore Bisesti per il Servizio civile

Condividiamo con voi la lettera mandata questa mattina all’Assessore Mirko Bisesti in merito alla questione relativa alla riduzione dei finanziamenti per i progetti di servizio civile in seguito all’emergenza sanitaria.  

 

Gentile Assessore Mirko Bisesti,

con la presente a nome del Forum Trentino per la pace e i diritti umani (di seguito Forumpace) vorrei porre alla sua attenzione il tema del Servizio Civile Universale Provinciale.

In questi giorni ho appreso che, a seguito della rimodulazione del bilancio provinciale  causata dall’emergenza sanitaria in atto, i progetti di servizio civile che avrebbero dovuto cominciare a giugno e a settembre non hanno i necessari finanziamenti e quindi non verranno avviati.

Mi permetto, in qualità di Presidente di un organismo “consulente” della Giunta e del Consiglio Provinciale, di formulare una riflessione e una relativa proposta su questo settore, le politiche giovanili, che è di nostra pertinenza e di assoluta importanza.

Da sempre come Forumpace riteniamo che il Servizio Civile, sia in precedenza nella sua forma di alternativa al sistema militare che ora come importante momento civico, garantista alle ragazze e ai ragazzi che lo praticano un momento di fondamentale importanza per la loro crescita come cittadini consapevoli e responsabili e doni quindi una rilevante impronta nella loro formazione, anche professionale. A maggiore ragione in un momento come quello attuale in cui i pilastri della nostra società sono messi a dura prova dalla pandemia, il contributo al mantenimento di una civile convivenza può passare anche attraverso i molti progetti di servizio civile messi in campo da istituzioni, associazioni, enti che, grazie alle splendide energie di questi giovani, contribuiscono a sostenere la vitalità dei nostri territori.

Credo quindi importante che si continui a garantire sostegno a questi progetti che, come già ribadito recentemente dalla Consulta provinciale del Servizio Civile, andrebbero ritarati in base alla situazione emergenziale per garantire la sicurezza e la salute dei ragazzi e degli utenti delle loro attività.

Capisco che l’emergenza sanitaria richieda un ripensamento globale degli investimenti provinciali ma proprio per il momento che viviamo ritengo che il Servizio Civile Universale Provinciale non solo debba essere garantito nei suoi progetti ma addirittura rafforzato. I progetti seguiti in questi anni da migliaia di ragazze e ragazzi in Trentino riguardano temi fondamentali come la sostenibilità ambientale, l’assistenza ai bisognosi, la solidarietà, l’attivazione di processi di coesione sociale e l’aiuto diretto nei nostri territori locali.

E al di là dell’aiuto alla nostra società e dell’aspetto di crescita personale per questi ragazzi, tema quest’ultimo sul quale il Forumpace da anni collabora con l’ufficio del servizio civile nella loro formazione, vorrei sottolineare che anche attraverso questa attività si porta un prezioso aiuto economico alla nostra comunità. Ogni mese per la loro attività questi ragazzi ricevono infatti 600 euro netti. In un momento in cui si parla di aiutare le nostre famiglie con contributi “di sussistenza” credo che non vada sottovalutato il contributo economico diretto dato da questi ragazzi attivi nel loro territorio e non passivi sul divano di casa.

Per questi motivi mi associo alle richieste della già citata Consulta provinciale del servizio civile nel chiedere di avviare una seria riflessione che coinvolga necessariamente anche gli enti del servizio civile.

Da qualche anno il Servizio Civile viene definito universale. Addirittura prima della fase emergenziale si era avviato in tutta Italia una discussione sulla necessità di renderlo obbligatorio. Universale, non è termine da poco e perchè universale lo sia davvero, significa che tutti coloro che lo desiderano lo possano svolgere pienamente.

Per garantire questo diritto/dovere di cittadinanza attiva universale nato per servire la patria (art. 52 della Costituzione) in alternativa al servizio militare urge sicuramente un ripensamento globale dei nostri investimenti sia locali che nazionali. Anche se non di pertinenza provinciale non posso non citare infatti che, a fronte di questa situazione di stallo del sistema del servizio civile (ancora più drammatica nelle altre regioni italiane dove l’istituzione locale spesso non supporta questo importante presidio territoriale) invece i fondi per armi e strutture militari rimangono cospicui, intoccati e in aumento.

Ringraziando, si inviano cordiali saluti.

                                                               dott. Massimiliano Pilati

                                                           Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

 

 

Qui potete trovare la versione ufficiale del documento: Lettera ass. Bisesti per servizio civile

25 aprile: rimanga Festa della Liberazione dal nazifascismo

25 APRILE: RIMANGA FESTA DELLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO

Per una nuova costituente per creare società ed economie più pacifiche, giuste e sostenibili

 

Il 25 aprile festeggeremo il 75° anniversario della Liberazione d’Italia dal Nazifascismo. Sarà uno strano festeggiamento, nessun corteo, nessuna commemorazione, nessun evento, nessun concerto a causa del Coronavirus. Ho letto di qualche proposta di trasformare questa fondamentale ricorrenza come data per ricordare d’ora in poi tutte le vittime del Covid-19. Credo che sarà importante trovare una data fissa per ricordare questo drammatico momento storico che stiamo vivendo e le vittime che si sta portato dietro, ma anch’io, come tante cittadine e tanti cittadini, movimenti, enti e associazioni che in queste ore si stanno adoperando per ricordarne tutta la portata storica e di lezione per il presente, sono persuaso che il 25 aprile dovrà  rimanere per sempre la Festa della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista.

Ritengo sia importante per il bene della nostra Democrazia ricordarci che c’è stato un tempo, non tanto lontano, in cui non eravamo liberi di professare il nostro pensiero, non eravamo liberi di esercitare il nostro diritto di critica, non eravamo liberi di condividere le nostre passioni e i nostri ideali con chi la pensava come noi, non eravamo liberi di credere in un Dio diverso da quello voluto dal nostro Stato, non eravamo liberi di avere l’identità sessuale che meglio ci rappresentava. C’è stato un tempo, in definitiva, in cui i nostri  diritti umani non erano garantiti e se questo non ci andava bene e pensavamo di protestare rischiavamo pestaggi, confino, arresto, uccisione…

Oggi anche in Italia, che certo non ha un regime dittatoriale, ci sembra di poter assimilare la mancanza di libertà causata dalle restrizioni del Coronavirus con la mancanza di libertà sotto una dittatura e non vediamo l’ora di poter avere una sorta di Festa della Liberazione dal virus. Ma non sono la stessa cosa. Allora il nemico da cui liberarci usava sgherri, milizie ed esercito per opprimerci, oggi il nemico è di natura totalmente diversa, seppur, comunque pericoloso. Eppure anche in questi giorni in cui dobbiamo seguire rigorosamente le indicazioni impartite dalle nostre istituzioni (nazionali e territoriali) non dobbiamo mai lasciare che questo crei una erosione permanente dei nostri diritti umani fondamentali e indivisibili. Oggi l’obbligo di tutelare il bene collettivo e la salute pubblica entra in frizione con i nostri diritti civili e umani, è giusto accettarlo temporaneamente ma è fondamentale restare vigili perchè la necessità temporanea non rischi di diventare permanente. Ce lo ricordano da inizio crisi anche vari pronunciamenti delle Nazioni Unite che hanno esortato gli stati a fondare qualsiasi iniziativa ed approccio alla gestione della crisi pandemica sui diritti umani e ad assicurare i rispetto dei diritti e del diritto alla salute per le persone più vulnerabili.

Infine, se proprio vogliamo trovare un nesso tra queste liberazioni credo che dovremmo cercarlo nel periodo che è seguito alla Liberazione dal Nazifascismo e che, speriamo presto, seguirà alla fine del pericolo e del Lockdown impostoci dal virus.

Mi riferisco allo splendido momento storico della fase costituente durante il quale donne e uomini di varia estrazione sociale, politica e geografica hanno costruito la nostra Democrazia creando la Costituzione più bella del Mondo.

Il Covid-19 in qualche modo ci costringerà ad una nuova ripartenza creando regole, comportamenti, abitudini e azioni nuove. Non sarà facile ne indolore ma potrebbe essere un importante momento per una nuova Costituente durante la quale, di nuovo, come dopo il 25 aprile 1945, uomini e donne dovrebbero essere chiamati a riscrivere il nostro Mondo.

Un nuovo Mondo con regole diverse ma soprattutto con priorità diverse. Un Mondo libero dalle guerre che servono per accaparrare le terre e le risorse del pianeta, la cui violenza si abbatte sulla parte più debole della popolazione civile e che continuano purtroppo ad essere finanziate, preparate e messe in atto in molte parti del mondo causando distruzioni irreparabili all’ambiente e grandi spostamenti forzati di popolazioni. (Ha dichiarato Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU: “La furia del virus mostra la follia della guerra. Per questo chiedo un cessate il fuoco mondiale”). Un mondo quindi non più chiamato a spendere 1820 miliardi di dollari in un anno in spese militari mondiali (quasi 5 miliardi di dollari al giorno, 239 dollari a persona). Un mondo in cui la salute venga riconosciuta come un bene comune globale e in cui la parola sanità pubblica non sia più una parolaccia e soprattutto non sia un costo da abbattere il più possibile. Un Mondo dove l’educazione, anche reinventata, sia un caposaldo da cui partire. Un Mondo che necessariamente deve fare la pace con l’ambiente che lo ospita. Un Mondo capace di accogliere, un Mondo che cerchi di abbattere il più possibile le diseguaglianze che lo attanagliano ora e che la pandemia ha, drammaticamente, aumentato. Un Mondo capace di ripartire dai territori e dalle loro peculiarità sociali, culturali, ambientali ed economiche. Un Mondo chiamato ad una nuova transizione davvero e con ogni evidenza necessaria verso società ed economie più pacifiche, giuste e sostenibili.

Proviamo ad immaginare assieme un Mondo così, partendo dai nostri Comuni?

di Massimiliano Pilati

Presidente Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani

Diritti umani e stato d’emergenza: l’appello della rete In Difesa Di al CIDU

La rete “In Difesa Di – Per i diritti umani e chi li difende” ha inviato una lettera al Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU), per chiedere che le Nazioni Unite siano notificate al più presto sulle misure eccezionali approvate per far fronte all’emergenza COVID-19 e che venga attuato un monitoraggio sulle deroghe ai diritti umani fondamentali.

La drammatica ed eccezionale situazione che stiamo vivendo, e la necessità di salvaguardare il diritto alla salute e alla vita,  autorizza infatti gli Stati ad approvare misure drastiche che prevedono la limitazione o la sospensione – seppur temporanea – di alcuni diritti fondamentali, tra cui quello di movimento, di assemblea, di organizzare e partecipare a manifestazioni, o alla privacy.

Sin da subito è stato evidente il rischio che lo stato di emergenza a livello globale possa trasformarsi – soprattutto nei paesi governati da regimi autocratici e con deriva autoritaria – in uno stato d’eccezione permanente o che possa divenire il pretesto per limitare ulteriormente gli spazi di agibilità civica e le libertà civili. Per questo già il mese scorso vari esperti delle Nazioni Unite e  l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet hanno esortato gli Stati a garantire un approccio basato sul rispetto dei diritti umani, ad approvare soltanto misure proporzionate e temporanee, e a garantire il diritto alla salute a tutte e tutti, incluse le persone più vulnerabili e marginalizzate.

Il diritto internazionale prevede situazioni, come le pandemie, in cui le deroghe ai diritti civili e politici sono consentite, ma allo stesso tempo indica anche alcuni contrappesi e garanzie. Tra questi, l’obbligo di notificare ai treaty bodies (gli organismi di monitoraggio) delle Nazioni Unite le misure approvate e le deroghe ai diritti civili e politici in atto. Secondo quanto stabilito dal Patto Internazionale sui diritti civili e politici, ogni deroga dovrà infatti essere limitata alla misura strettamente richiesta dalla situazione e gli Stati devono poter giustificare ogni misura presa.

La proclamazione dello stato di emergenza inoltre non deve prescindere da criteri di trasparenzaaccountability. È proprio in questa situazione emergenziale che sarebbe stata fondamentale l’azione di monitoraggio e supervisione dell’Autorità nazionale indipendente sui diritti umani, non ancora istituita in Italia nonostante i numerosi appelli della società civile.

La rete In Difesa Di chiede pertanto al CIDU innanzitutto di notificare immediatamente alle Nazioni Unite la dichiarazione dello stato di emergenza, le misure prese, e come esse impattino sui diritti fondamentali. In secondo luogo il CIDU è chiamato, in assenza di un’autorità nazionale indipendente sui diritti umani, ad assicurare un monitoraggio costante e pubblicamente accessibile sulla compatibilità di queste misure con le Convenzioni internazionali sui diritti umani.

Infine l’Italia, in quanto membro del Consiglio ONU per i Diritti Umani, dovrebbe adoperarsi con ogni mezzo a sua disposizione affinché la situazione di emergenza non diventi un pretesto per giustificare violazioni dei diritti umani e attacchi contro i difensori e le difensore dei diritti umani in altri paesi del mondo, come sottolineato anche nella comunicazione dei Relatori Speciali dell’ONU.

Francesco Martone

Portavoce  della rete “In Difesa Di – Per i diritti umani e chi li difende”

 

Organizzazione firmatare:

A Buon Diritto

A Sud

AIDOS

Amnesty International Italia

Antigone

ARCI

AOI

CIES Onlus

CIPSI

CISDA

COSPE

Cultura e Libertà

Endangered Lawyers Project

Fondazione Lelio e Lisli Basso onlus

Giuristi Democratici

Greenpeace Italia

International Human Rights Corner

Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Movimento Nonviolento

Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace APG23

Osservatorio Solidarietà, Carta di Milano

Terranuova

Un Ponte Per

Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani

Yaku

Il coronavirus in Palestina, tra tragedie e ingiustizie

Condividiamo con voi la lettera dell’Associazione onlus “Pace per Gerusalemme” sulla crisi sanitaria in Palestina e sulla solidarietà espressa dai palestinesi all’Italia.

Caro direttore, cari lettori,

In questi giorni così difficili per l’Italia sembra quasi impossibile potersi immedesimare in chi si troverà ad affrontare l’epidemia in una situazione umanitaria e sanitaria già allo stremo. Eppure, le preoccupazioni di chi come noi ha contatti e amicizie in paesi martoriati dalle guerre e dalla povertà sono più alte di sempre, ma è vero anche il contrario.

Noi di Pace per Gerusalemme, come molti altri in Italia, abbiamo ricevuto dalla Palestina, nelle scorse settimane, decine di messaggi, email e video di solidarietà e vicinanza al nostro Paese. Il popolo palestinese, pur nelle sue difficoltà, non si è dimenticato di noi e del nostro impegno solidale, restituendoci riconoscenza, calore e una reale vicinanza umana, tutt’altro che formale.

Ora che il virus è diventato pandemia, sta a noi non voltarci dall’altra parte. La Cisgiordania e Gaza, già vessate dalle difficili condizioni economiche, appaiono fragili di fronte ai primi contagi, e a questo si sommano i drammi dell’occupazione israeliana. L’esercito israeliano controlla tutti gli ingressi alle città palestinesi e le principali strade della Cisgiordania, impedendo il movimento tra le città e verso i centri ospedalieri. Michael Lynk, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani per la Palestina, ha lanciato un allarme per la situazione sanitaria e umanitaria per i quasi 2 milioni di abitanti della Striscia di Gaza, già priva di medicinali e di attrezzature. L’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, ha dovuto sospendere a data da destinarsi le forniture alimentari di sussistenza e altri servizi fondamentali.

Oltre a questo, purtroppo, non si fermano gli abusi, le violenze e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele. La ong israeliana B’tselem ha segnalato che il 26 marzo, nella comunità palestinese di Khirbet Ibziq nella Valle del Giordano, i funzionari civili e i militari israeliani hanno confiscato e distrutto tende, un generatore di corrente e altri materiali per costruire cliniche da campo e strutture per l’emergenza coronavirus. Mentre non si fermano le demolizioni di case e le politiche di annessione illegale delle terre palestinesi, l’impedire iniziative di primo soccorso durante una così grave pandemia si configura come un atto particolarmente disumano.

L’associazione Pace per Gerusalemme, nell’augurare all’Italia una pronta uscita da questa crisi, fa appello al senso di giustizia e di solidarietà degli italiani, affinché anche in questo grave momento non si perda la propria umanità.

Chiediamo perciò alle istituzioni politiche italiane, nazionali e locali, di attivarsi con gesti di solidarietà concreta ed anche di fare pressione sul governo di Israele affinché, a cominciare da questo delicato momento, inizi una politica giusta e solidale nei riguardi del popolo palestinese, cooperi con esso nella battaglia al Covid 19 fornendo strutture e materiali per la protezione individuale e la cura degli ammalati. Israele, secondo il diritto internazionale, deve garantire alla popolazione palestinese l’accesso ad ospedali a chi ne ha bisogno.

Andrà tutto bene se tutte e tutti avremo la possibilità di proteggerci e curarci, in Italia come nel resto del mondo. Restiamo umani.

Il Presidente,

Pier Francesco Pandolfi de Rinaldis

 

 

Fonti
https://www.btselem.org/press_release/20200326_israel_confiscates_clinic_tents_during_coronavirus_crisis?fbclid=IwAR2LUxGobCWleppzLiVV_8_AOdJ0IkhqgIxBWNh8syniPZ-rg9ho-dCSr2s
http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2020/03/20/coronavirus-onu-a-rischio-lassistenza-ai-palestinesi_ba967298-f0c7-44ff-850c-fc1c956538ae.html

COVID-19: Appello del Segretario Generale ONU per un cessate il fuoco globale

Il nostro mondo fronteggia un comune nemico: COVID-19.

Al virus non interessano nazionalità, gruppi etnici, credo religiosi. Li attacca tutti, indistintamente.

Intanto, conflitti armati imperversano nel mondo. E sono i più vulnerabili – donne e bambini, persone con disabilità, marginalizzati, sfollati – a pagarne il prezzo e a rischiare sofferenze e perdite devastanti a causa del COVID-19.

Non dimentichiamo che nei Paesi in guerra i sistemi sanitari hanno collassato e il personale sanitario, già ridotto, è stato spesso preso di mira.

Rifugiati e sfollati a causa di conflitti sono doppiamente vulnerabili.

La furia del virus illustra la follia della guerra.

È questo il motivo per cui oggi chiedo un immediato cessate il fuoco globale in tutti gli angoli del mondo.

È ora di fermare i conflitti armati e concentrarsi, tutti, sulla vera battaglia delle nostre vite.

Alle parti in conflitto, io dico:

Ritiratevi dalle ostilità. Accantonate diffidenza e animosità. Fermate le armi, l’artiglieria, i raid aerei.

Ciò è fondamentale…

Per aiutare a creare corridoi che permettano di salvare vite. Aprire preziosi spazi negoziali alla diplomazia. Dare speranza a luoghi vulnerabili al COVID-19.

Traiamo ispirazione da coalizioni e dialoghi che prendono lentamente forma tra parti avverse per consentire un approccio comune alla minaccia comune del COVID-19. Ma serve di più.

Arrestare la piaga della guerra che sconvolge il nostro mondo comincia con il mettere fine ai conflitti ovunque. Adesso.

È ciò di cui la nostra famiglia umana ha bisogno, ora più che mai.

António Guterres
23 marzo 2020