L’intervento del Presidente del Forum sul ‘DDL omofobia’ discusso in Consiglio provinciale

di Massimiliano Pilati


 

Riproponiamo l’intervento sul ‘DDL Omofobia’ del Presidente del Forum, Massimiliano Pilati, pubblicato dal Corriere del Trentino venerdì 18 settembre 2015

È ormai qualche anno che seguo con molta partecipazione il dibattito sviluppatosi attorno al disegno di legge provinciale contro l’omofobia. Trovo sconfortante leggere molte dichiarazioni di esponenti politici e della società civile che (volontariamente?) invece di portare le, secondo loro, giuste argomentazioni che li vedono contrari a questo dispositivo generano confusione sul tema.
Si riportano notizia allarmanti di scuole materne in cui si insegna la masturbazione ai bambini, notizie di famigerati personaggi della pericolosa lobby gay che vanno nelle classi per “convincere i bambini a cambiare orientamento sessuale” e tutto questo senza mai citare luoghi, date e i fatti precisi. Si sta generando un clima di paura tra i genitori. Sono anni che nelle nostre scuole si fanno interventi sulla sfera affettiva e sulla sessualità, ma pensiamo veramente che ci siano esperti (perché di questo si tratta: persone con competenze e professionalità) che vanno nelle scuole materne ad insegnare la masturbazione? Basterebbe partecipare alle numerose serate dedicate ai genitori nei vari plessi scolastici trentini per capire che questi interventi sono dedicati ai ragazzini più grandi ed in ogni caso mai in nessun posto si sono fatte cose come quelle citate sopra.
Posso capire che ci siano persone che credono che la famiglia naturale sia quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna, posso capire che si faccia fatica a comprendere che un uomo possa amare un altro uomo e che una donna possa voler condividere la propria vita con una donna, ma dovremmo imparare a liberarci di questo per arrivare al vero fulcro. E il centro di tutto è il fatto che dietro l’omosessuale che non comprendiamo, dietro la lesbica, dietro il transessuale che guardiamo con disprezzo, ci sono uomini e donne che hanno dei sentimenti, che hanno la loro dignità. Dietro al nostro “sghignazzare” su un ragazzino con i pantaloni rosa c’è un ragazzo che scopre, spesso con grandissima sofferenza, la sua vera identità e la sua paura di affrontare questa sua delicata situazione. Dietro alle nostre ideologie, dietro ai nostri dogmi, dietro alle nostre battaglie dimentichiamo questo. Abbiamo paura di questa diversità e quindi scegliamo di non affrontarla. Che strumenti vogliamo dare al ragazzo e alla ragazza che si sentono soli in questa loro situazione? Ci limitiamo a dire loro che stanno sbagliando e che devono curarsi? La nostra società trentina, in prima fila su molte questioni, decide di non farsi carico di questo? Decidiamo che lo scherno sia il solo strumento a disposizione dei nostri figli a scuola per approcciarsi ad un compagno gay? E se quel compagno così strano fosse il nostro di figlio? Il Trentino può e deve affrontare con serietà questa situazione e liberarsi da assurde paure a riguardo.
Ma perché l’omosessualità fa tanta paura? Forse perchè mette in discussione anche il ruolo che uomini e donne hanno nella nostra società. In uno degli interventi durante la discussione in consiglio provinciale sul ddl contro l’omofobia un consigliere ha affermato testualmente: “..i boci i zugava a balon, le matelote le neva a zugar a palavolo…”. Ecco, i tradizionali ruoli vanno rispettati con i maschi che devono per forza giocare a calcio mentre alle bambine è necessariamente dedicata la pallavolo. E attenzione a non scardinare questo dogma. I maschi non possono fare shopping e le bimbe non possono guardare la F1, altrimenti la nostra sacra famiglia è messa in discussione. Quando qualche anno fa per la nascita di entrambe le mie bambine ho usufruito di un periodo di congedo parentale per dedicarmi a loro, molte persone mi definirono “il mammo” e questo perchè nella nostra cultura è impensabile che un padre scelga volontariamente di stare a casa per qualche giorno per accudire i figli. Non ero e non sono un mammo, ma un padre che ama la propria famiglia e vuole partecipare alla cura e crescita di questa.
Forse quindi nell’attacco al disegno di legge che giustamente vuole tutelare i diritti lgtb c’è molto altro e forse i molti che pensano che la discussione in corso riguardi solo un esiguo e minoritario numero di persone e che c’è ben altro di importante dovrebbero capire che il rischio reale è quello di fare un passo indietro nella storia dell’emancipazione delle donne e anche della consapevolezza di noi uomini. Un passo indietro nella nostra società.

Massimiliano Pilati