Ferma condanna verso la violenza del regime libico

Appello al Commissariato del Governo

A seguito dei tragici accadimenti che hanno visto la popolazione libica manifestare per richiedere il diritto alla democrazia e alla dignità, il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme alle associazioni e e alle istituzioni che lo costituiscono ha consegnato un documento – appello al Commissario del Governo per la Provincia autonoma di Trento esprimendo la propria solidarietà e chiedendo azioni di intervento nell’area mediterranea.


Appello al Commissariato del Governo

A seguito dei tragici accadimenti che hanno visto la popolazione libica manifestare per richiedere il diritto alla democrazia e alla dignità, il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani assieme alle associazioni e e alle istituzioni che lo costituiscono ha consegnato un documento – appello al Commissario del Governo per la Provincia autonoma di Trento esprimendo la propria solidarietà e chiedendo azioni di intervento nell’area mediterranea.

Al Commissario del Governo per la Provincia Autonoma di Trento

 

Dott. Francesco Squarcina

 

presso Commissariato del Governo

 

Corso 3 Novembre, Trento

 

Il Forum trentino per la Pace ed i Diritti Umani, in rappresentanza di molte associazioni ed istituzioni trentine che ne sono parte costituente, si dichiara profondamente colpito e addolorato per le tragiche notizie che provengono dalla Libia, dove il diritto di un popolo di manifestare per ottenere democrazia sono represse nel sangue dal regime dittatoriale di Gheddafi, esprime la propria ferma condanna per quanto sta accadendo e la piena solidarietà ad un popolo che sta pagando col sangue il diritto alla libertà.

 

Premesso che

 

  • ciò che sta avvenendo in queste ore in Libia si connota come una vera e propria carneficina, che ha fatto precipitare il paese in una guerra civile e dove si sta consumando un dramma umano con una repressione del regime che non risparmia nessuno;
  • questi drammatici avvenimenti rappresentano anche il tentativo di rubare ogni forma di speranza per le popolazioni del Nord Africa in lotta per la democrazia e la dignità, una “primavera dei gelsomini” che non potrà essere fermata né dalla violenza dei regimi, né tanto meno dalla militarizzazione del conflitto.

 

Valutato che

 

  • a due anni dalla nascita dell’Unione per il Mediterraneo (Upm) appare sempre più evidente la fragilità e l’inconsistenza della politica mediterranea dell’Europa;
  • non sono stati attuati i grandi progetti annunciati nel luglio 2008, come la decontaminazione del Mediterraneo, lo sviluppo delle autostrade del mare per agevolare gli scambi commerciali, un progetto comune di protezione civile per combattere le catastrofi naturali, il piano di sviluppo dell’energia solare, la costituzione di un progetto mediterraneo per il sostegno alle imprese e la creazione di un’Università e di un programma Erasmus euromediterranei;
  • il fallimento del progetto è legato innanzitutto al condizionamento dello stesso ai risultati del processo di pace israelo-palestinese, ma anche alla mancanza dell’Europa di sostenere concrete riforme capaci di correggere le grandi disparità socioeconomiche nei paesi del Mediterraneo e di avviare gli stessi verso un’ economia sostenibile.

 

Considerato che

 

  • queste vicende non possono non coinvolgere l’Italia, sia per la sua posizione centrale nel bacino del Mediterraneo, sia per le storiche relazioni di carattere politico e commerciale con i Paesi coinvolti e anche per l’intensa presenza di cittadini italiani nei paesi della regione;
  • il nostro paese è anche attivo, con massici contingenti militari, nelle missioni di peacekeeping che interessano diversi paesi mediterranei, in particolar modo in Libano con la missione delle Nazioni Unite UNIFIL.

 

Reputato, infine, che

 

  • l’Italia ha perso la capacità di influenza e di guida esercitata negli anni nei confronti dei paesi del mediterraneo a causa di una sensibile riduzione degli investimenti pubblici nella cooperazione in favore dei paesi del Mediterraneo e del vicino oriente;
  • il supporto politico, commerciale e finanziario al leader libico Gheddafi da parte dell’Italia ha nociuto ad un ruolo attivo a difesa dei diritti umani in Libia e nella regione, indebolendo così i rapporti con le organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano della tutela dei diritti fondamentali.

 

 


Esprime

 

  • il proprio cordoglio e la vicinanza verso il popolo libico in lotta per la democrazia e la libertà;
  • una ferma condanna verso la violenza del regime libico che si configura come crimine contro l’umanità;
  • il proprio biasimo verso l’assordante silenzio che ha colpevolmente contraddistinto l’Italia e l’Europa nei confronti di un regime come quello di Gheddafi che non ha esitato a scatenare l’esercito e le milizie contro la propria gente;
  • il sostegno della comunità trentina verso le istanze della rivoluzione democratica e nonviolenta delle popolazioni arabe del Mediterraneo.

 

Chiede al governo italiano per ciò che concerne la Libia di:

 

  • congelare i beni e le azioni che appartengono al governo libico in Italia in tutte le sue partecipate in Italia (Eni, Finmeccanica, Impregilo, Italcementi, Unicredit, Fiat, Juventus; Retelit, Lafico, Quinta Communications…);
  • stralciare il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 e ratificato dal nostro Parlamento con la legge n.7 del 6 febbraio 2009. Detto accordo di amicizia Italia – Libia aiuta a transitare la Libia verso uno Stato off-shore ove sarebbe stato possibile realizzare ogni tipo di traffico e che all’art.4 dello stesso accordo non permette all’Italia alcuna ingerenza nella politica interna della Libia stessa;
  • abolire, di conseguenza, la giornata di amicizia Italo Libica prevista per il 30 agosto di ogni anno sin tanto vi sarà un despota al potere in Libia.

 

 


Chiediamo altresì per la Libia

 

  • una forza internazionale di pace sotto l’egida dell’Onu non d’interposizione ma di protezione della popolazione libica e del diritto fondamentale di decidere del proprio futuro e di manifestare la libertà di espressione;
  • l’apertura da parte dell’Italia e dell’Europa di un corridoio umanitario a garanzia del diritto d’asilo dei cittadini libici.

 

Chiediamo inoltre, per la Libia e per tutti i paesi del Mediterraneo, di

 

  • intervenire con ogni strumento al fine di assicurare che siano rispettati i diritti fondamentali dell’uomo sanciti dalle convezioni internazionali e le libertà democratiche, prestando particolar attenzione al diritto di espressione e di comunicazione, di riunione e di manifestazione pacifica, di libere e pacifiche elezioni;
  • pianificare una strategia di lungo respiro che possa incidere sul tessuto sociale, economico e civile dei paesi dell’area Mediterranea e del Medio Oriente, agevolando le riforme che possono migliorare la condizione di vita e aiutare la prosperità delle popolazioni sopraffatte dalla miseria e da regimi illiberali;
  • rilanciare in sede UE sia l’Unione per il Mediterraneo, riformandone le politiche con maggiore attenzione alla realtà socio-economica dei paesi coinvolti e individuando più incisivi strumenti di azione e sia l’Unione del Maghreb;
  • considerare l’ipotesi di avviare tavoli ristretti, anticipando l’annunciata convocazione del Forum 5+5, con Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta e Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Mauritania, previsto soltanto per la prossima primavera;
  • rifinanziare la cooperazione internazionale nei confronti dei paesi del Mediterraneo e del Medio-oriente che hanno subito ingenti tagli nelle ultime leggi finanziaria.

 

Trento, 26 febbraio 2011