Quando una goccia di rugiada scivola dalla foglia del loto fino all'oceano, non scopre di essere parte dell'oceano: scopre di essere l'oceano.
Storie, intrecci, testimonianze attorno al censimento austroungarico del 1910
Conferenza
Partecipano:
Giuseppe Ferrandi, direttore Museo Storico del Trentino
Luisa Chiodi, direttrice Osservatorio Balcani Caucaso, Rovereto
Kanita Fočak, architetto, Sarajevo
Massimo Libardi, responsabile del Sistema Culturale Valsugana Orientale, Borgo Valsugana
Michele Nardelli, presdiente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani
Anselmo Vilardi, ricercatore Museo Storico del Trentino, Trento
Christoph von Hartungen, storico, Bressanone/Brixen
Giovedì 12 gennaio 2012, ore 17.00
Trento, Gallerie Piedicastello
Storie, intrecci, testimonianze attorno al censimento austroungarico del 191
Nel dicembre 1910, in un vasto territorio che attraversava l’Europa, venne realizzato l’ultimo censimento dell’impero austroungarico. A Vienna come a Trento, a Budapest come a Sarajevo, quel censimento si fondava sulla “Umgangssprache”, cioè sulla lingua parlata in strada e in famiglia. Ne uscì lo spaccato sorprendente di un’Europa come insieme di minoranze linguistiche, culturali, religiose. Come a Sarajevo dove il 13,4% della popolazione aveva come lingua madre lo spagnolo, l’antico castigliano dei loro avi di Sefarad, gli ebrei sefarditi, una componente importante di quella città già allora terra d’asilo e simbolo di cosmopolitismo.
Si andava costruendo l’Europa dalle tante radici culturali. Di quella koinè era testimonianza una terra chiamata “Piccola Europa”, a cavallo del fiume Sava in quelle Kraijne (terre di confine) sottratte alla dominazione ottomana. Dolci colline, dove ricostruirsi una vita dopo guerre ed alluvioni, gente povera, profughi nel proprio paese. Arrivarono con i loro carri da paesi i cui nomi ci ricordano antichi racconti: Galizia, Rutenia, Boemia, Transilvania, Bukovina, Banato, Montenegro, Vojvodina… ma anche dal Tirolo. Parlavano tedesco, ungherese, ceco, serbo-croato, italiano, polacco, yiddish, romeno, slovacco, sloveno, ucraino… ma soprattutto un’infinità di dialetti. Una storia di partenze e di dolore che ha intrecciato anche la storia dell’emigrazione trentina di fine Ottocento.
Guerre e terrore, genocidi e sistemi concentrazionari, pulizie etniche e nazionalismi hanno attraversato l’Europa intera fino a ridosso dei giorni nostri, scoprendoci indifesi verso il pregiudizio e la paura che ancora segnano il nostro tempo, a dimostrazione di come la mancata elaborazione dei conflitti che hanno il secolo scorso ci esponga al continuo ripetersi delle tragedie.
Ripercorrere la storia europea attraverso le testimonianze di uomini e donne che del Novecento sono stati protagonisti, proprio a partire da una comune appartenenza che quel dimenticato censimento ci rammenta: è il contributo che – a chiusura del percorso sulla “Cittadinanza euromediterranea” del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani – vorremmo lasciare attraverso un duplice evento che viene proposto l’11 gennaio 2012 con il Caffè Sinan Pascià che trasformerà il Teatro Sociale di Trento in un caffè letterario attorno alle creature di “Creuza de mä” in omaggio a Fabrizio De Andrè e il giorno successivo (12 gennaio) con la conferenza “La Piccola Europa” realizzata in collaborazione con il Museo Storico del Trentino alle Gallerie di Piedicastello a Trento.