"Tutti parlano di pace, ma non si può realizzare la pace all'esterno se si coltivano nel proprio animo la collera e l'odio".
XIV Dalai Lama

Consiglio della Provincia Autonoma di Trento

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Durante questi primi mesi di attività della nuova assemblea del Forum ci siamo riproposti di guardarci dentro e attorno. E di fare emergere le coordinate di un programma d’azione non nella sommatoria delle sensibilità o dell’agire di chi vi si riconosce, ma nell’indicare una cornice nell’ambito della quale valorizzare l’impegno di quanti, nelle associazioni, nelle istituzioni museali, nei luoghi di formazione e di ricerca, lavorano per radicare nel nostro territorio la cultura della pace e della nonviolenza. Nel far questo ci siamo dati due coordinate.

In primo luogo ponendo la necessità di un “cambio di passo” nell’azione del Forum per essere in grado, di fronte alle profonde trasformazioni del nostro tempo, di capire come stanno cambiando le cose e di interrogarci sull’adeguatezza degli strumenti che abbiamo a disposizione. Per questo abbiamo parlato della necessità di un lavoro di “manutenzione delle parole”, delle nostre parole, affinché concetti come “pace”, “solidarietà”, “diritti umani”, “interculturalità”, scrollandosi di dosso la retorica che le circonda, ritornino a parlare al cuore e alla mente delle persone.

Si tratta di un lavoro lungo e complesso che ci accompagnerà per tutti questi cinque anni, scavando negli avvenimenti e nella storia per imparare, con lo sguardo aperto a cogliere quel che c’è all’origine della degenerazione violenta dei conflitti, indagando sulle responsabilità ma anche sulla “banalità del male” e su quanto di inconfessabile c’è nella guerra. O, analogamente, osservando un mondo segnato dell’esclusione, interrogandoci non solo sull’ingiustizia ma anche sui nostri comportamenti individuali e collettivi, sui nostri modelli di sviluppo e sull’uso che facciamo delle risorse che sappiamo limitate del nostro pianeta.

In secondo luogo, ci siamo posti l’obiettivo di una ricognizione dell’arcipelago della pace, anch’esso cambiato in questi anni, forse meno visibile ma non per questo meno attivo. Per capire chi fa che cosa, per evitare sovrapposizioni, per creare sinergie. Cose semplici, in apparenza, ma tutt’altro che banali.

Insomma, mettere alla prova le parole (gli strumenti) che abbiamo e, nel far questo, interrogarci sul ruolo del Forum nel promuovere «una migliore conoscenza dei problemi della pace, dei diritti umani, della solidarietà tra i popoli e delle modalità nonviolente di risoluzione dei conflitti». Perché l’esercizio della pace e dei diritti umani richiede studio, approfondimento, mettere a confronto esperienze e sperimentazioni originali. E l’attivazione di pratiche conseguenti sul piano del governo del proprio territorio, considerato che fra i compiti di questo organismo c’è quello di «formulare proposte alla Giunta provinciale in relazione agli strumenti di programmazione degli interventi provinciali in materia di cultura, di emigrazione, di immigrazione, di solidarietà internazionale, di istruzione, di formazione e di politiche giovanili» (articolo 7, comma g, della legge 11/91).

Questo significa in buona sostanza che la cultura della pace deve entrare a pieno titolo nell’azione di governo della nostra comunità. Il Forum è stato inteso come una sorta di associazione delle associazioni, chiamato a promuovere iniziative che sono nella natura della società civile. Al contrario ci proponiamo di essere un luogo di stimolo, di elaborazione, di proposta verso l’insieme della comunità, capace di mettere a disposizione opportunità di approfondimento, affinché la nostra comunità e le sue istituzioni sappiano essere sensibili e ricettive verso la cultura della pace e dei diritti umani.

Tanto sul piano della “manutenzione delle parole” quanto nella ridefinizione dei ruoli ci siamo messi al lavoro, proponendoci di valorizzare competenze ed esperienze, di costruire sinergie ed imparando a “fare sistema”. Nei mesi di giugno e di luglio scorsi si è realizzata una fase di ascolto in cinque ambiti tematici che interagiscono con l’attività del Forum: scuola e formazione; memoria e conflitti; enti locali e cooperazione di comunità; migrazioni e nuove cittadinanze; strumenti per comunicare la pace. Focus tematici che hanno visto una significativa partecipazione di ambiti assessorili, musei e fondazioni, scuole di formazione e centri di ricerca, realtà impegnate nell’interculturalità o nei piani giovanili di zona, associazioni dei Comuni o singoli Comuni coinvolti in pratiche di solidarietà internazionale, luoghi che si occupano di emigrazione trentina o di comunità di immigrati…

Oltre un centinaio di persone che si sono confrontate per fare un bilancio di quel che si è sedimentato e per indicare piste di lavoro per il futuro, che vogliamo fortemente innovative nel pensiero come nelle pratiche dell’agire, facendo così emergere un profilo programmatico in divenire ma che nelle sue coordinate di fondo intendiamo sottoporre all’Assemblea del Forum.

Contestualmente, intendiamo avviare un fitto dialogo con il territorio per dar vita ad un patto di cittadinanza attraverso il quale rompere steccati e consuetudini che relegano la pace, la solidarietà, i diritti umani al buon cuore o all’assegnazione di un contributo.

Ogni comunità, se sa guardarsi dentro, porta con sé i segni del dolore, siano essi storie di guerra o di migrazioni. Nel perdersi della memoria oggi vediamo invece l’insorgere di egoismi e paure.

Non è affatto facile fare sintesi di tutto questo lavoro perché se sul piano della “manutenzione delle parole” non siamo che all’inizio, su quello della programmazione dell’agire abbiamo a che fare con un mare di iniziative che però faticano a dialogare fra loro. Per il momento ci limitiamo a qualche proposizione.

Meno ma meglio

Nel fare il punto sulle attività che attraversano o interagiscono con il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani è emersa la necessità di verificare “quel che rimane”, ovvero sull’efficacia dei messaggi e su quel che realmente riusciamo a sedimentare sul piano della cultura della pace nella nostra comunità. A fronte di una straordinaria generosità di iniziative, ci si è poco interrogati sulla percezione delle parole, sulla ricerca di coerenza, sulla continuità da dare alle iniziative. Sulla necessità di valorizzare al meglio quel che di significativo viene proposto. Specie sul piano della formazione, si è posta la necessità di mettere a sistema le attività che ruotano attorno a “Millevoci”, la cui convenzione fra i soggetti che l’hanno costituita (PAT, Forum, Università, Iprase, Unip e Comune di Trento) va riformulata in un organico progetto capace di interfacciare i temi dell’educazione alla pace e l’assessorato all’istruzione.

Abbattere i muri

Non dobbiamo aver paura del corpo a corpo. La forza della cultura della pace e della nonviolenza sta nel mettersi in gioco con le realtà più improbabili, investendo il territorio ad ogni livello con i contenuti e le iniziative proprie di una realtà come il Forum. E’ quel che abbiamo cercato di praticare con l’iniziativa sul “pacchetto sicurezza” e le “ronde”: non l’iniziativa del pacifismo, che sarebbe apparsa scontata, ma il coinvolgimento dei nostri Comuni che sono il luogo di maggiore impatto del fenomeno migratorio, o dell’Associazione Trentini nel Mondo con cui rendere viva la memoria del Trentino come terra d’emigrazione.

Il passato che vive

Il tema della memoria collettiva, e dunque dell’elaborazione dei conflitti, è in effetti uno dei terreni chiave sui quali la pace deve agire. Non solo perché l’uso politico della storia rappresenta un corollario sempre più frequente delle nuove guerre, ma perché una comunità priva di memoria ha paura del futuro. Si tratta di offrire il nostro contributo affinché – come è stato detto negli incontri – questo tema esca dai contesti “specialistici”, “abitando il gorgo” per usare la metafora di Gianfranco Bettin, riconoscendo la paura come difficoltà di comprendere le profonde trasformazioni in atto, dunque senza esorcizzarla ma affrontandola “educandoci al conflitto” e ricercando risposte condivise.

Lo spazio del futuro

Nel nuovo contesto interdipendente, lo spazio che abiteremo sarà “glocale” ovvero in connessione fra la dimensione territoriale e quella sovranazionale. Questo spazio si chiama in primo luogo Europa. Non l’Europa che ancora sopravvive nell’immaginario collettivo, la sua parte occidentale, ma quel contesto geopolitico che dagli Urali va all’Atlantico attraverso il Mediterraneo. E’ lo spazio delle nuove generazioni, dell’incontro delle popolazioni migranti, delle storie e delle culture che s’intrecciano. E’ lo spazio dell’Euro che – contrariamente a quel che in molti pensavamo – ha fatto di più per l’Europa che non le sue ancora incerte istituzioni politiche. Il problema è che questo spazio ancora non c’è nelle nostre corde, se pensiamo al recente esito del voto per il rinnovo del Parlamento Europeo quando alle urne si sono presentati solo 4 cittadini su 10. Ancora fatica ad emergere un identità ed un pensiero europeo, che non può che essere plurale perché l’Europa o è un insieme di minoranze oppure semplicemente non è. Senza dimenticare che non siamo affatto al riparo dal riemergere di chiusure, nazionalismi, egoismi.

Il valore della parola

Parlare al cuore e all’intelligenza delle persone richiede, fra l’altro, anche una rivisitazione degli strumenti di comunicazione, per renderli efficaci ma anche più affini al messaggio che vogliamo portare. Non si tratta di fare più cose come Forum, ma stimolare affinché idee, valori, contenuti siano veicolati attraverso la ricchezza delle associazioni o gli strumenti dell’autonomia. In una parola, fare sistema.

Foto: Francesca Zeni

 
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