"L'ambizioso conosce una sola cosa: la sua meta.
Il saggio raccoglie fiori lungo il sentiero."

Consiglio della Provincia Autonoma di Trento

Sei in Home / News / Sguardi sul mondo /

Feed Rss del Forum Trentino per la Pace
7 Settembre 2010

Sakineh e la civiltà perduta

Articolo di Anna Foti pubblicato sul sito di Libera Informazione il 7 settembre 2010.

Pioveranno pietre sul corpo di Sakineh. Ma chi è Sakineh? Una donna che ad ore verrà lapidata. Una condanna a morte per avere tradito il marito. Ma Sakineh Mohammadi Ashtiani è anche una donna che vive oggi nella Repubblica Islamica dell’Iran, dove si muore anche per omosessualità. Sakineh condannata a morte, in quanto donna prima che colpevole, per altro presunta data la sua dichiarazione di innocenza, condannata a morte per tradimento del vincolo coniugale. Un’accusa che non insegue la verità ma che persegue la brutalità. Una sentenza cui si è giunti con interrogatori sotto tortura e un processo in cui la stessa imputata sta ormai incarnando a livello mondiale una giustizia che punisce e uccide e basta.

La sua storia è la storie di moltissime donne, cittadine di serie B e vittime di ataviche discriminazioni, che nel silenzio subiscono questo atroce destino senza alcun seguito mediatico o risonanza internazionale. Questa è la giustizia in Iran e non soltanto in Iran. Nonostante le mobilitazioni mondiali, le invocazioni del figlio Sajjad l’impegno del governo italiano e del Vaticano, le prese di posizione anche di istituzioni locali, nonostante le gigantografie che stanno facendo il giro del mondo, gli appelli promossi sulla rete per chiedere una commutazione di questa pena assurda a prescindere dal presunta reato commesso e che quasi sempre segue un processo assolutamente privo di garanzie per chi lo subisce, la sua situazione non migliora e il presidente Ahmadinejad manifesta insofferenza per ogni ingerenza e proprio in questi giorni la stampa iraniana si scagliando contro l’Occidente.

L’Iran è tra i 59 paesi che ancora mantengono la pena di morte, a fronte dei 139 che l’hanno abolita, ma è anche il paese in cui, come anche in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Pakistan, Sudan e Yemen, è l’aberrazione di una falsa giustizia viene portata avanti anche per mezzo della lapidazione. Inoltre l’Iran è anche il paese in cui questa giustizia disumana è prestata ad una bieca e cieca teocrazia. Dunque l’indignazione è massima e collettiva. Ecco perché ciascuno di noi deve decidere di schierarsi in difesa della vita di Sakineh firmando l’appello di Amnesty International. Perché un’ingiustizia sta per compiersi. Un grave attacco al cuore di ogni civiltà.

Perchè la dignità dell’umanità e i diritti fondamentali di ogni persona sono compromessi quando un’esecuzione viene portata a compimento. Perchè, allargando la riflessione e il respiro interrotto che tali vicende brutalmente private di ogni essenza, e tali sentenze depredate di ogni giustizia e umanità coralmente provocano, la coscienza di ognuno di noi è chiamata a soffermarsi con tutti i distingui del caso. Nonostante la nostra terra, infatti, non sia in ostaggio di un’entità giudiziaria istituzionalizzata che condanna a morte, essa convive tuttavia con un intra-stato mafioso, arrogante che si ammanta di fedeltà al Dio Cristiano e Cattolico, che decide del destino di un territorio e della vita di cittadini onesti e disonesti a secondo che i primi si siano battuti per la legalità e i secondi non abbiano adeguatamente servito gli intenti criminali. Dunque l’impegno per la difesa della vita, della verità, della dignità conosce diverse declinazioni e passa anche per quella Calabria che si ribella alla 'ndrangheta esattamente come si ribella in nome della libertà di donne e uomini vittime di un potere cieco, deviato e aberrante.

 
Partners del forum Trentino per la pace e i diritti umani
Trentino Solidarieta Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale Osservatorio Balcani Millevoci Abitare la terra