Israele ha costretto al rimpatrio forzato quasi 7.000 rifugiati eritrei e sudanesi

Israele ha costretto quasi 7.000 cittadini eritrei e sudanesi a lasciare il paese esponendoli a un rischio personale molto alto. Lo denuncia un rapporto di Human rights watch (Hrw).

“Alcuni sudanesi rimpatriati con la forza da Israele sono stati torturati e incarcerati. Anche gli eritrei sono esposti a un alto rischio di abusi”, afferma lo studio. Agli eritrei e ai sudanesi è stato negato l’accesso alle procedure di asilo e i rifugiati sono stati reclusi in maniera illegale.

Secondo Tel Aviv, le politiche sulla migrazione e sui rifugiati di Israele sono conformi al diritto internazionale.

Tratto da Internazionale

Foto: Un richiedente asilo eritreo durante una protesta, il 28 giugno 2014. (Finbarr O’Reilly, Reuters/Contrasto)

Israele ha costretto quasi 7.000 cittadini eritrei e sudanesi a lasciare il paese esponendoli a un rischio personale molto alto. Lo denuncia un rapporto di Human rights watch (Hrw).

“Alcuni sudanesi rimpatriati con la forza da Israele sono stati torturati e incarcerati. Anche gli eritrei sono esposti a un alto rischio di abusi”, afferma lo studio. Agli eritrei e ai sudanesi è stato negato l’accesso alle procedure di asilo e i rifugiati sono stati reclusi in maniera illegale.

Secondo Tel Aviv, le politiche sulla migrazione e sui rifugiati di Israele sono conformi al diritto internazionale. Israele sostiene che sudanesi ed eritrei rimpatriati non sono richiedenti asilo, ma sono migranti economici che cercano lavoro nel paese. Eritrei e sudanesi hanno cominciato a migrare verso Israele attraverso il Sinai nel 2006. Dal 2006 al 2012 sono entrati nel paese 37.000 eritrei e 14.000 sudanesi.

Secondo Human rights watch, nel corso degli ultimi otto anni, le autorità israeliane hanno impiegato diverse misure illegali per spingere i migranti a lasciare il paese. Tra queste la “detenzione a tempo illimitato, ostacoli alla richiesta di asilo in Israele, il respingimento del 99,9 per cento delle richieste di asilo, politiche poco chiare sul rilascio delle autorizzazioni per lavorare e limiti all’accesso alle cure mediche”.

A settembre del 2013 la corte suprema israeliana ha dichiarato illegale una modifica alla legge del 2012 contro l’immigrazione irregolare che permetteva la detenzione a tempo indeterminato di persone entrate nel paese senza autorizzazione. In risposta a questa sentenza della corte suprema, il parlamento israeliano ha approvato un altro emendamento che ha permesso la costruzione del centro di detenzione di Holot nel deserto del Negev, dove vengono rinchiusi gli immigrati irregolari. Centinaia di eritrei e sudanesi sono stati mandati nel centro dove vivono in condizioni che violano il diritto internazionale, secondo Hrw. L’unico modo per essere rilasciati dal centro di detenzione è quello di avere accesso allo status di rifugiato o quello di abbandonare il paese. Nel febbraio 2013, Israele ha permesso a eritrei e sudanesi di presentare le domande di asilo. Tuttavia, a marzo del 2014, le autorità avevano esaminato poco più di 450 casi, e il tasso di rifiuto è stato quasi del 100 per cento.

Tratto da Internazionale

Foto: Un richiedente asilo eritreo durante una protesta, il 28 giugno 2014. (Finbarr O’Reilly, Reuters/Contrasto)