Povertà atomica


– Giorgia Stefani –

India e Pakistan come paesi dotati di armamenti atomici, sviluppati parallelamente a partire dagli anni Settanta in poi in un’area impoverita, con un’alta densità demografica e intensamente conflittuale.

E’ questo il tema della conferenza promossa da Isodarco (International School on Disarmamentand Research on Conflicts) e CeRPIC/FBK (Research Project on International Politics and Conflicts Resolution) organizzata presso la Biblioteca Comunale di Trento. Introducono l’incontro il fisico Mirco Elena di Isodarco e l’esperto di questioni internazionali Paolo Foradori dell’Università di Trento, che presentano l’intervento di Tariq Rauf coordinatore capo delle politiche di sicurezza e verifica dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Giorgia Stefani –

India e Pakistan come paesi dotati di armamenti atomici, sviluppati parallelamente a partire dagli anni Settanta in poi in un’area impoverita, con un’alta densità demografica e intensamente conflittuale.

E’ questo il tema della conferenza promossa da Isodarco (International School on Disarmamentand Research on Conflicts) e CeRPIC/FBK (Research Project on International Politics and Conflicts Resolution) organizzata presso la Biblioteca Comunale di Trento. Introducono l’incontro il fisico Mirco Elena di Isodarco e l’esperto di questioni internazionali Paolo Foradori dell’Università di Trento, che presentano l’intervento di Tariq Rauf coordinatore capo delle politiche di sicurezza e verifica dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Il professor Rauf, dopo un’introduzione al contesto dell’energia nucleare e il ruolo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ha affrontato in profondità il quadro storico dell’area presa in esame, presentandone le vicende dai tempi dell’Indipendenza fino all’attualità. Due paesi con un passato comune, ma tra loro profondamente diversi, che percorrono negli anni successivi al 1947 due strade parallele che mirano a uno sviluppo autonomo. In questo contesto si inseriscono i programmi nucleare delle due nazioni asiatiche, alla costante ricerca di una supremazia militare. Il panorama del conflitto tra India e Pakistan risulta connesso principalmente a questioni territoriali, ma non per questo scollegato da tematiche etniche o religiose e da una scenario internazionale in continuo mutamento, dalla guerra fredda fino ai recenti attentati di Bombay. Sono stati presi in considerazione il Trattato di Non Proliferazione Nucleare che i due stati non hanno ratificato, i tentativi delle grandi potenze di fornire armi più convenzionali ad uno o all’altro paese, con l’intento di dissuadere i governi dei due stati a sviluppare ulteriormente l’armamento atomico.

La questione nucleare crea divisioni nell’opinione pubblica, tra i politici e gli scienziati coinvolti nei programmi atomici. A fronte di un entusiasmo popolare relativo ai “successi” dei test, mostrato chiaramente negli spezzoni del documentario proposto, (“Pakistan and India Under the Nuclear Shadow) si contrappongono i dubbi di scienziati e di alcuni politici coscienti dei rischi di un’eventuale escalation atomica.
La risposta alla domanda “Come e perché Pakistan e India hanno la Bomba?” risulta in conclusione chiara, anche se potrebbe dar vita ad un infinito dibattito: hanno “la Bomba” perché hanno avuto la possibilità di svilupparla – in un quadro di affermazione di identità e potenza – di fronte a una comunità internazionale che non ha dimostrato l’interesse o la volontà di opporvisi. La questione è forse un più ampia, come tutti i relatori non hanno fatto a meno di ricordare. Non vi è forse troppa ipocrisia attorno a questo tema da parte di paesi che sono ancora oggi in possesso di armamenti nucleari o ospitano, come l’Italia, le testate atomiche di potenze straniere, contravvenendo tra l’altro a trattati internazionali? L’effetto di deterrenza dei progetti nucleari, non ha forse confermato standard diversi di trattamento per paesi con programmi atomici attivi (Corea del Nord, Iran, Iraq, Libia ecc…)?

Sembra quasi paradossale che nel 2014 a quasi settant’anni di distanza dalle esplosioni di Nagasaki e Hiroshima, serva ancora riflettere sull’effettiva necessità di sviluppare un’arma che si è mostrata in tutto il suo potenziale di distruzione. Pare proprio che la storia non riesca a insegnarci nulla.

Isodarco
CeRPIC/FBK