1989-2019: il Muro di ieri, i muri di oggi

incontri - spettacoli - libri - cinema - mostre 19 ottobre - 26 novembre 2019   Domenica 20 ottobre, ore 20.30 Trento, Teatro Sociale Spettacolo teatrale DIE MAUER - IL MURO La pièce di Marco Cortesi e Mara Moschini è storia vera di chi ha avuto il coraggio di sfidare e far cadere il muro che ha tenuto divisa una città e i suoi abitanti per 28 anni, provocando la morte di centinaia di persone. Sul luogo è allestita la mostra dei lavori realizzati dagli studenti del liceo artistico di Fano. Organizzano: DSF - Docenti Senza Frontiere, ANA - sezione di Trento. Mercoledì 23 ottobre, ore 20.30 Mattarello, Centro Civico, Sala A. Perini Incontro MURI NON SERVONO PIETRE Presentazione della nona edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo curato dall’Associazione 46° Parallelo. Interviene l’ideatore e direttore Raffaele Crocco. Nell’ambito dell’iniziativa “Guerra/Pace, Muri /Ponti e Diritti Umani”, promossa da Fondo Progetti di Solidarietà, Circolo ACLI, Progetto Prijedor, Docenti Senza Frontiere, Gruppo Missionario di Mattarello. Lunedì 28 ottobre, ore 18.30 Trento, Libreria Due Punti Presentazione del libro I GIORNI PIÙ LUNGHI DEL SECOLO BREVE Il saggio di Andrea Coccia (Ledizioni 2019) è una strepitosa cavalcata sulle onde del passato recente vista da angolazioni inusuali: andando a recuperare biografie perdute, ritagli di giornale e video d’epoca, Coccia ha costruito un racconto e una cronologia precisi come un orologio, inesorabili come i meccanismi della Storia. Interviene l’autore in dialogo con Sara Zanatta. Organizza: Libreria Due Punti. Mercoledì 30 ottobre, ore 20.30 Mattarello, Centro Civico, Sala A. Perini Incontro ESSERE PIETRE VIVE, CHE COSTRUISCONO PONTI E NON MURI! Conversazione tra Paul Renner, filosofo, e Massimiliano Pilati, presidente Forum trentino per la pace e i diritti umani. Nell’ambito dell’iniziativa “Guerra/Pace, Muri /Ponti e Diritti Umani”, promossa da Fondo Progetti di Solidarietà, Circolo ACLI, Progetto Prijedor, Docenti Senza Frontiere, Gruppo Missionario di Mattarello. Lunedì 4 novembre, ore 21.00 Trento, Cinema Astra Proiezione del film HERZOG INCONTRA GORBACIOV Il documentario, di Werner Herzog e Andre Singer (UK, USA; Germania 2018, 90’), porta sullo schermo i tre incontri tra un maestro del cinema e l’ultimo Presidente dell’Unione Sovietica, gettando una nuova luce su alcuni degli eventi della fine del Novecento. Presentazione e commento a cura di Lorenzo Gardumi, storico della Fondazione Museo storico del Trentino, e Katia Malatesta, vicepresidente Forum trentino per la pace e i diritti umani. Organizzano: Cinema Astra e Forum trentino per la pace e i diritti umani. Biglietto: 8,50 Euro, ridotto 7 Euro. Martedì 5 novembre, ore 17.00 Trento, Fondazione Bruno Kessler, Aula Grande Incontro IL MURO. BERLINO E GLI ALTRI Da Samarcanda a Rosso di Sera, da Linea Verde a Il Vento della Libertà. Una selezione di servizi e trasmissioni della Rai, andati in onda tra il 9 novembre 1989 e il 31 dicembre dello stesso anno, offrirà materia per una riflessione sul racconto “in diretta” della caduta del Muro di Berlino proposto dalla televisione nazionale, e per un’ampia conversazione sui muri del passato e del presente. Interverranno il giornalista Raffaele Crocco, che ha condotto la ricerca negli archivi Rai, e Pietro S. Graglia, autore del volume Il muro, Berlino e gli altri (edizioni People 2019), in dialogo con Maurizio Cau, ricercatore dell’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler (FBK-ISIG). Organizzano: Forum trentino per la pace e i diritti umani, FBK-ISIG, Libreria Due Punti. Con il patrocinio della Rai. Mercoledì 6 novembre, ore 21.00 Trento, Cinema Astra Proiezione del film WINTER ADÉ (Addio inverno) Il documentario di Helke Misselwitz (DDR, 1989, 112’, V.O. con sottotitoli italiani), dal progetto 1989-2019 Trent'anni senza muro della casa di distribuzione indipendente Reading Bloom, rivela le frustrazioni, speranze e aspirazioni personali e professionali delle donne di varia età e provenienza intervistate dalla regista poco prima del crollo della DDR, in un viaggio in treno attraverso il paese. Ne emerge il quadro commovente di una società in via di trasformazione e liberazione. Presentazione e commento a cura di Maurizio Cau, ricercatore FBK-ISIG, e Katia Malatesta, vicepresidente Forum trentino per la pace e i diritti umani. Organizza: Forum trentino per la pace e i diritti umani e Cinema Astra. Biglietto: 3 Euro. Venerdì 8 novembre, ore 21.00 Rovereto, Smart Lab Spettacolo teatrale L’ELICOTTERO A PEDALI. FUGA PER LA LIBERTÀ Il monologo scritto e interpretato da Gianluca Cicinelli racconta uno dei più improbabili tentativi di fuga dalla Germania Est prima della caduta del Muro. Racconta il sogno coltivato per anni e finalmente messo in pratica da una persona che non ha accettato di rassegnarsi all’ingiustizia. E alla fine anche tu vorrai guadagnarti la tua libertà perduta volando almeno per qualche secondo sull’elicottero a pedali. Organizza: ANPI Vallagarina e Casa per la pace di Rovereto. Sabato 9 novembre, ore 11.00 Trento, Le Gallerie Inaugurazione della mostra 100 MARCHI – BERLINO 2019 Un progetto artistico del fotografo Tommaso Bonaventura, sviluppato in collaborazione con Elisa Del Prete. A trent’anni dal 1989, la vita prima e dopo la caduta del muro di Berlino attraverso le biografie dei cittadini della DDR. La mostra è prodotta da: Fondazione Museo storico del Trentino (Trento), Museo del Risparmio (Torino), CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia (Torino) e Archivio Storico Istituto Luce (Roma). Organizza: Fondazione Museo storico del Trentino. Sabato 9 novembre, ore 18.00 Trento, Palazzo Geremia, Sala Falconetto Incontro con Andrea Purgatori: IL ROMANZO E LA STORIA Nell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, Andrea Purgatori, uno dei più amati sceneggiatori e giornalisti investigativi italiani, presenta il suo romanzo Quattro piccole ostriche (edizioni HarperCollins, 2019), thriller spionistico che rimanda proprio a quella notte indimenticabile di trent'anni fa. L'intervento, in dialogo con Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, sarà anche l'occasione per gettare uno sguardo di prospettiva sugli anni della caduta in rapporto con il nostro presente. Con il saluto dell'Assessore alla Cultura del Comune di Trento, Corrado Bungaro; modera la giornalista Fausta Slanzi. Organizzano: Forum trentino per la pace e i diritti umani, Comune di Trento, Libreria Due Punti. Mercoledì 13 novembre ore 21.00 Trento, Cinema Astra Proiezione del film VERRIEGELTE ZEIT (Tempo bloccato) Il documentario di Sybille Schönemann (Germania, 1990, 94, V.O. con sottotitoli italiani’), dal progetto 1989-2019 Trent'anni senza muro della casa di distribuzione indipendente Reading Bloom, ripercorre gli abusi subiti dalla stessa autrice quando era regista nella Germania dell'Est. Nel 1984, lei e suo marito furono arrestati dalla Stasi e incarcerati per poi essere esiliati nella Germania occidentale. Dopo la riunificazione, Sybille torna in patria con una troupe cinematografica per incontrare i suoi "carnefici", che non mostrano alcun rimorso. Presentazione e commento a cura di Maurizio Cau, FBK-ISIG, e Patrizia Marchesoni, vicedirettrice Fondazione Museo storico del Trentino. Organizzano: Cinema Astra e Fondazione Museo storico del Trentino. Biglietto: 3 Euro. Venerdì 15 novembre, ore 17.30 Le Gallerie, Trento Presentazione del libro IL SILENZIO DEI SATELLITI Dopo lo straordinario romanzo Eravamo dei grandissimi, Clemens Mayer, considerato uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei, letto e apprezzato anche a livello internazionale, incanta con un’opera, pubblicata in Italia dall’editore Keller, che racconta di battaglie perse e desideri travolgenti, mettendo a fuoco le mille facce del nostro tempo. Interviene l’autore in dialogo con la traduttrice Roberta Gado. Organizza: Fondazione Museo storico del Trentino. Martedì 26 novembre, ore 18.30 Trento, Libreria Due Punti Presentazione del libro L’EUROPA IN VIAGGIO Il volume di Marco Magnone (add editore 2019) evoca scenari diversi: dalla marea di persone che la notte del 9 novembre 1989 con un solo passo ha superato il muro di Berlino, ai controlli di polizia dei migranti che si affollano alle frontiere balcaniche, dagli scambi universitari alle politiche comunitarie e al loro impatto sulla vita quotidiana dei cittadini. Viaggiando tra l’Europa dei muri e l’Europa dei ponti, il saggio innesca il dibattito su quali valori devono guidare oggi il progetto europeo. Interviene l’autore in dialogo con Sara Hejazi. Organizza: Libreria Due Punti. Dove non diversamente indicato, l'ingresso è libero e gratuito. Il programma potrà subire variazioni.

M’illumino di meno – Filmato sull’Ecuador

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 - Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 - Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

 

Nella giornata nazionale del risparmio energetico 'M'illumino di meno' promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radio Due - proiezione e dialogo con Claudio della Volpe, ricercatore di chimica fisica applicata all'Università di Trento.
Proiezione del documentario "Adelante Petroleros - L'oro nero dell'Ecuador" prodotto e diretto da Maurizio Zaccaro.
Il film documentario racconta le vicende legate all'estrazione del petrolio in Ecuador e ribadisce con forza un messaggio: lo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili – in Ecuador così come in altre parti del mondo - non produce sviluppo durevole, ma diseguaglianze, sfruttamento, povertà e disastri ambientali. Per metter fine all'attuale modello economico non più sostenibile, non bastano denunce e proteste.
Occorre impegnarsi a promuovere su scala globale stili di vita sostenibili per tutti i popoli e per tutte le nazioni, nel Sud come nel Nord del mondo. Quale strumento migliore di un film documentario per arrivare alla coscienza delle persone?

Promuove il Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani. Informazioni: 0464658210, roveretopace@gmail.com

Green Innovation Award

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l'innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l'innovazione verde).

Il motivo del premio è un'innovazione semplice come l'uovo di colombo. In molte famiglie di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con pietre refrattarie per il risparmio energetico. I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini che si schiuderanno in un ambiente protetto.

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l'innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l'innovazione verde).

E' stata la “first lady” del Kenya Sua Eccellenza Ms. Margaret Kenyatta a consegnare l'assegno nelle mani del direttore di Tree is Life Thomas Gichuru, abituato a stare più ai margini della foresta a piantar alberi che sotto i  riflettori di una serata di gran gala che ha avuto luogo nella capitale Nairobi.

Il presidente di Ipsia del Trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione delle Acli), nonché fondatore del progetto “Tree is Life” Fabio Pipinato si congratula con lo staff che opera a Nyahururu in Kenya per l'ennesimo successo. Trattasi di un gruppo di forestali kenyoti molto competente che ha già vinto, nel 2005, il “Total eco challenge” come miglior progetto di riforestazione dell'Africa dell'Est; primo tra migliaia di partecipanti.

Ma questo nuovo premio; il Green Innovation Award, si differenzia dal Total in quanto è dato da una comunità di donatori istituzionali tra i quali l'Unione Africana, l'Ambasciata svedese, il governo del Kenya, il WWF, l'Università di Nairobi e molti altri.

Il progetto Tree is Life ha avuto come testimonial la biologa Wangari Maathai prim'ancora diventasse commissaria dell'Unione Africana e Premio Nobel per la Pace. Una persona d'eccezione ed ottima insegnante che quand'era viceministro all'ambiente diffuse in tutto il Kenya la pratica trentina de la festa dell'albero.

Il motivo del premio è un'innovazione semplice come l'uovo di colombo. In molte famiglie di queste comunità di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con all'interno delle pietre refrattarie per il risparmio energetico. La tecnologia di questi forni è stata appresa durante un corso dal titolo “niente fumo tutto arrosto” presso il CFSI – Centro Formazione Solidarietà Internazionale di Trento. Esse permettono di utilizzare solo un terzo della legna delle normali cucine.
Soddisfazione per il premio viene anche dal presidente di Acli Trentine Fausto Gardumi, la quale organizzazione ha anticipato parte del denaro utile al progetto. Il presidente de le Acli Trentine ha avuto modo di visitare di persona il programma a Nyahururu, a 200 km. a nord di Nairobi. Ha verificato come gli 80 vivai di piccoli alberelli vengano rinverditi da altrettante comunità e, una volta piantati, possano contribuire a costituire la cintura verde (Green Belt) utile a fermare il deserto che avanza da nord. E' possibile raggiungere i vivai dispersi in un territorio collinare grande come il Trentino con due sole strade asfaltate e con una moto di grossa cilindrata donata ad Ipsia dalla Fondazione San Zeno di Verona.

I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini. Qui si schiudono ed i piccoli pulcini possono trovare del mangime in un ambiente estremamente pulito, caldo e secco. La cavità comunica con un piccolo recinto protetto ove la temperatura è ambiente. Qui i pulcini possono crescere indisturbati ed al sicuro. Questo recinto interno alla casa è collegato, tramite una fessura sulla parete in legno, ad un recinto protetto esterno ove i pulcini, già più grandi, possono tentare lo sbalzo di temperatura e di umidità.

Il raccordo tra queste 3 unità: sottoforno, recinto interno e recinto esterno costituiscono l'innovazione che ha permesso allo staff di Tree is Life di vincere il Green Innovation Award. Trattasi di una modalità molto semplice di allevare i pulcini ma, nel contempo, molto efficace.

Il giorno seguente la consegna del premio lo staff di Tree is Life ha ricevuto una comunicazione direttamente dalla sede delle Nazioni Unite ed in specifico dall'Agenzia per le donne: Unwomens. Il progetto è stato selezionato da un team di 20 esperti in un ventaglio di partecipanti provenienti da 17 paesi diversi per l'empowerment delle donne.  Il progetto verrà esposto in un expò internazionale che avrà luogo nei prossimi giorni presso le Nazioni Unite di Nairobi dal 12 al 18 ottobre 2014. Verrà redatto un libro fotografico con tutte le migliori pratiche per l'empowerment delle donne.A riguardo la Fondazione Fontana, assieme ad Ipsia ed altre organizzazioni in Trentino e nei sud del mondo ha redatto la “Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale” e che affronta, anno dopo anno, gli 8 obiettivi del millennio. Nell'anno in corso tratta proprio l'obiettivo dell'empowerment delle donne. Il presente progetto premiato con il Green Innovation Award ha raggiunto, nel piccolo, diversi obiettivi del millennio come l'ottavo a favore del networking (fare sistema), il settimo a tutela dell'ambiente, il terzo per la parità uomo/donna ma soprattutto il primo per dimezzare la fame. Di questi tempi...

Morales fa il tris in Bolivia

- Miriam Rossi -

Evo Morales ha superato una nuova prova del fuoco. Lo scorso 12 ottobre il Presidente della Bolivia è stato rieletto col 60% di voti dei 6 milioni di boliviani chiamati alle urne. Alle spalle del leader del Movimiento al Socialismo (MAS), si è piazzato il conservatore Samuel Doria Medina di Unidad Democrata, con il 24,5% dei voti. Come ampiamente anticipato dai sondaggi elettorali, non c’è stata invece storia per gli altri candidati: l’ex presidente boliviano Jorge Quiroga, l’ex sindaco di La Paz Juan del Granado e l’indigeno amazzonico Fernando Vargas.

“Una vittoria degli anti-colonialisti e degli anti-imperialisti” ha esclamato Morales annunciando il successo elettorale dal balcone del Palacio Quemado di La Paz, sede della Presidenza della Repubblica boliviana.

tratto da Unimondo

 - Miriam Rossi -

Lo scorso 12 ottobre il Presidente della Bolivia è stato rieletto col 60% di voti dei 6 milioni di boliviani chiamati alle urne. Alle spalle del leader del Movimiento al Socialismo (MAS), si è piazzato il conservatore Samuel Doria Medina di Unidad Democrata, con il 24,5% dei voti. Come ampiamente anticipato dai sondaggi elettorali, non c’è stata invece storia per gli altri candidati: l’ex presidente boliviano Jorge Quiroga, l’ex sindaco di La Paz Juan del Granado e l’indigeno amazzonico Fernando Vargas.

“Una vittoria degli anti-colonialisti e degli anti-imperialisti” ha esclamato Morales annunciando il successo elettorale dal balcone del Palacio Quemado di La Paz, sede della Presidenza della Repubblica boliviana. Un nome guadagnato quando nel 1875 la residenza presidenziale fu assaltata e incendiata nel corso di una sollevazione popolare contro l’allora presidente Tomás Frías e che ben allude all’identità politica della Bolivia quale “Paese infiammabile”: degli 83 governi che la storia annovera, 36 sono durati un anno o anche meno, e 37 sono stati anti-democratici. È dunque ancora più straordinaria la vittoria di Morales, che non solo si è affermato nelle elezioni del 2005 come il primo presidente indigeno della storia della Bolivia, ma ora anche come il più longevo avendo ottenuto la conferma del mandato fino al 2020. Una data che già suscita preoccupazioni da parte di chi teme un ritocco alla Costituzione che consenta la possibilità di un ennesimo mandato, anche a vita: ipotesi che al momento lasciano il tempo che trovano, seppur devono fare i conti con una serie di dati incontrovertibili.

Le elezioni della scorsa settimana hanno formalizzato l’ampio sostegno di cui gode Morales: l’appartenenza alla comunità indigena aymara che ha molto influito sul suo primo mandato (tenendo conto che gli indios costituiscono l’85% dei cittadini boliviani) lascia ora il passo ai risultati raggiunti in questi anni di Presidenza nella direzione di un risanamento dell’economia e della lotta alla povertà. La nazionalizzazione delle risorse naturali del Paese, una delle misure più eclatanti messa in atto da Morales a pochi mesi dal suo primo insediamento, gli ha consentito di rinegoziare i contratti con le grandi aziende estrattive di idrocarburi a condizioni più favorevoli per la Bolivia. Al boom dei prezzi di materie prime esportate all’estero si è affiancato un aumento del Pil, che di fatto si è triplicato: un flusso di denaro nelle casse dello Stato che ha consentito al MAS di investire risorse in programmi sociali e infrastrutture pubbliche, nell’ottica di una riduzione della povertà estrema che in Bolivia incide sul 20% degli oltre 10 milioni di abitanti ma che pochi anni fa era stimata ben al 38% e la classificava come uno dei Paesi più poveri dell’America Latina. Una rilevazione che peraltro oggi si scontra con una forte crescita economica, secondo le stime del 2014 pari al 6,5% del Pil, che incorona la Bolivia quale migliore economia dell’America del Sud. La stabilità istituzionale finalmente raggiunta dal governo di La Paz ha indotto a un afflusso di investimenti stranieri a dispetto di quanto avrebbe potuto far presagire la lotta avviata espressamente da Morales per una “decolonizzazione” che liberasse quelle risorse della Bolivia sfruttate per secoli; una lotta che a livello ideale posiziona Morales a fianco di Cuba e del Venezuela ai cui ex leader, Fidel Castro e Hugo Chavez, egli ha dedicato il suo ultimo trionfo elettorale.

Rimangono invece tese le relazioni con gli Stati Uniti, dopo che il presidente Obama ha rinnovato le sue accuse a quello che è stato definito un “palese fallimento” della Bolivia nella sua lotta antidroga. L’opinione statunitense appare però isolata sul continente; a riprova, l’elogio reso dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine agli sforzi messi in atto dal governo boliviano per affrontare la produzione di coca. Le foglie della pianta sono tradizionalmente masticate dalle popolazioni andine per avere energia supplementare ad alte altitudini, come sa bene lo stesso Morales che prima di assumere l’incarico presidenziale guidava l’Unione coltivatori di coca; una realtà che pone dei chiari limiti all’azione politica e induce ancora una volta a riflettere sul limite tra rispetto delle tradizioni culturali e l’adesione a strategie di partenariato globale di ampio respiro.

Tra i risultati raggiunti da Morales c’è anche la promozione dell’integrazione dei boliviani, in particolare degli indios, mediante una radicale re-interpretazione dell’identità nazionale boliviana. La ridefinizione della Bolivia quale nazione “multietnica e pluriculturale”, inserita nella riforma costituzionale entrata in vigore nel febbraio 2009, acquista allora come simbolo di questo nuovo patto nazionale la “whipala”, la bandiera arcobaleno tipica delle popolazioni indigene latinoamericane. Nella sostanza viene attribuita maggiore autonomia, anche giudiziaria, a tutte le 36 nazioni riconosciute; un rispetto che non è esente da ombre quando si tratta di dare legittimità a tradizioni o pratiche contrarie a diritti umani conclamati. Perplessità ha creato ad esempio la minaccia di “sessioni di frustate” da parte del deputato Luis Gallego, anch’egli del MAS di Morales, per chi non si fosse recato alle urne il 12 ottobre.

La Bolivia si conferma dunque un laboratorio sperimentale per il continente latino-americano pur soffrendo di difficoltà analoghe ai Paesi vicini quali l’apertura alle coltivazioni transgeniche e la dipendenza dalle esportazioni di materie prime e, non da ultimo, il forte personalismo del potere che sembra minare la possibilità di una alternanza politica alla fine del mandato presidenziale appena ricevuto.

tratto da Unimondo

Messico: il massacro degli studenti

- Michela Giovannini -

Articolo tratto da unimondo.org









I fatti accaduti recentemente nello stato di Guerrero, sebbene vengano liquidati da più parti come questioni legate esclusivamente a poliziotti conniventi con la criminalità organizzata (si veda ad esempio la superficialità di questo articolo di
 Repubblica on-line), sono un esempio eclatante degli stretti legami esistenti tra classe politica, forze dell’ordine e criminalità organizzata in Messico.

Un veloce riepilogo dei fatti: nella notte tra il 26 e il 27 settembre nella città di Iguala due diversi attacchi da parte della polizia municipale e bande armate legate ai narcos lasciano 6 morti, 25 feriti di cui due in gravi condizioni, e 57 desaparecidos. Dei morti, tre sono studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa, che assieme ad altri loro compagni si erano recati a raccogliere fondi e stavano rientrando a bordo di vari autobus che avevano occupato.

Foto del Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan


- Michela Giovannini -

Articolo tratto da unimondo.org


I fatti accaduti recentemente nello stato di Guerrero, sebbene vengano liquidati da più parti come questioni legate esclusivamente a poliziotti conniventi con la criminalità organizzata (si veda ad esempio la superficialità di questo articolo di Repubblica on-line), sono un esempio eclatante degli stretti legami esistenti tra classe politica, forze dell’ordine e criminalità organizzata in Messico.

Un veloce riepilogo dei fatti: nella notte tra il 26 e il 27 settembre nella città di Iguala due diversi attacchi da parte della polizia municipale e bande armate legate ai narcos lasciano 6 morti, 25 feriti di cui due in gravi condizioni, e 57 desaparecidos. Dei morti, tre sono studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa, che assieme ad altri loro compagni si erano recati a raccogliere fondi e stavano rientrando a bordo di vari autobus che avevano occupato. I fondi sarebbero serviti per la partecipazione all’annuale marcia del 2 ottobre, data in cui si ricorda il massacro di Tlatelolco a Città del Messico, dove nel 1968 vennero uccisi più di 300 studenti. Anche i desaparecidos sono tutti studenti, sebbene il numero scenderà a 43 nei giorni immediatamente successivi all’agguato, visto che molti si erano nascosti per paura di ulteriori rappresaglie. Gli altri tre morti sembrano “accidentali”: si ipotizza uno scambio di bersaglio, dato che nel secondo attacco viene preso di mira un autobus che trasportava una squadra di calcio giovanile. 7 milioni di giovani non studia né lavora per mancanza di una qualsiasi opportunità.

I fatti di Iguala hanno scatenato un’ondata di reazioni in tutto il paese e anche all’estero, e l’8 ottobre si sono svolte manifestazioni in varie città messicane, latinoamericane, statunitensi ed europee, per esigere il ritrovamento degli studenti scomparsi e denunciare le responsabilità del governo statale e federale: “li avete presi vivi, li rivogliamo vivi”, si leggeva su numerosi cartelli in varie parti del mondo. Lo stesso giorno a San Cristóbal de las Casas sono scese in piazza più di 20 mila basi d’appoggio zapatiste, che hanno marciato in silenzio per esprimere il loro dolore di fronte ai fatti di Ayotzinapa, e mostrare ancora una volta che, dietro ai loro passamontagna, ci sono persone che continuano una resistenza ed una lotta che trascendono i confini del Chiapas.

Secondo il vescovo Raúl Vera quanto successo si inscrive in una strategia di criminalizzazione del dissenso e di vero e proprio massacro di chi è impegnato nelle lotte sociali. Secondo il religioso si tratta di vere e proprie tattiche di terrorismo di stato, che hanno antecedenti nel massacro di Acteal, o nella repressione avvenuta nel 2006 a San Salvador Atenco, zona “calda” per l’opposizione di varie organizzazioni locali al progetto del nuovo aeroporto (recentemente tornato in auge). Vera sottolinea come la crudeltà accomuni questi crimini: nel 1997 ad Acteal 45 persone di etnia tsotsil, uomini e donne, bambini e bambine, vennero massacrate a sangue freddo da un gruppo di paramilitari, protetti da esercito regolare e polizia, mentre stavano pregando in una chiesa. Ad Atenco, quando era governatore l’attuale presidente del Messico Enrique Peña Nieto, e durante il passaggio della Otra Campaña zapatista, si verificarono gravi abusi: due morti, centinaia di detenzioni arbitrarie e violenze sessuali su almeno 26 donne ad opera della polizia.  Vera denuncia: “non sappiamo dove finiscano i cartelli dei narcos e dove cominci il crimine organizzato che sta nella struttura politica e negli apparati di giustizia. Siamo stanchi di questa spaventosa connivenza.”  Anche Alejandro Solalinde, attivo nella protezione dei migranti dal crimine organizzato e già minacciato di morte, denuncia che non si tratta di questioni legate ai cartelli del narcotraffico, ma della vera e propria politica dello stato: “questi giovani non erano narcos o terroristi, erano studenti, ma per lo Stato tutti quelli che dissentono sono terroristi. Al governo le Escuelas Normales Rurales causano irritazione, per questo devono sempre subire retate, persecuzioni e ordini di chiusura”.

Nel frattempo continuano a susseguirsi notizie sul ritrovamento di fosse comuni, ma ancora non è dato sapere se i resti siano quelli degli studenti o di vittime di regolamenti di conti nell’ambito delle guerre tra cartelli, pratica piuttosto diffusa in tutto il paese, soprattutto negli stati più colpiti dal fenomeno del narcotraffico. Un gruppo di periti forensi argentini, riconosciuto dagli stessi familiari dei desaparecidos, è stato incaricato di portare a termine esami sul DNA dei corpi ritrovati nelle fosse clandestine per verificarne la compatibilità con quello degli studenti scomparsi. Ad oggi, tuttavia, i periti non hanno ancora avuto accesso all’area delle indagini.

Anche Amnesty International denuncia il fatto che le famiglie degli scomparsi debbano subire le conseguenze di un’inchiesta giudiziaria “caotica e ostile”. Esperti di diritti umani delle Nazioni Unite affermano che questa è considerata come una prova del fuoco per il Messico in materia di diritti umani e che fatti simili non possono essere tollerati in uno stato di diritto. Puntano il dito contro l’impunità che in Messico ha caratterizzato fino ad ora i casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali e torture. In questo senso, è lunga e tortuosa la strada che al Messico resta ancora da percorrere e troppe circostanze testimoniano come il massacro di Iguala non sia semplicemente un affare di narcos. Questo, come ha scritto La Jornada, è un crimine di Stato.


Foto del Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan