IL MURO CHE ATTRAVERSA LA VITA

Mercoledì 12 novembre ore 20,30
Filarmonica – Corso Rosmini, Rovereto

Una serata speciale con le immagini e le testimonianze dei giovani che recentemente hanno fatto l’esperienza di un viaggio–studio in Israele-Palestina e con l’accompagnamento musicale de “I PeriPatetici” ed il fisarmonicista moldavo Tudor Ampava.

Mercoledì 12 novembre ore 20,30

Filarmonica – Corso Rosmini, Rovereto

UNA SERATA SPECIALE 

con le immagini e le testimonianze dei giovani che recentemente hanno fatto l’esperienza di un viaggio–studio in Israele-Palestina e con l’accompagnamento musicale de “I PeriPatetici” ed il fisarmonicista moldavo Tudor Ampava.
Immagini, parole  e musiche che aiuteranno a riflettere sui muri fisici  e mentali, di ieri e di oggi, che rinchiudono e bloccano le persone: il muro di Berlino, caduto 25 anni fa (Alexander Platz); il muro di Palestina che imprigiona e divide,  rubando territorio e libertà; il muro del pregiudizio e della diffidenza nei confronti degli immigrati e dell’altro;  il muro nella relazione educativa (The wall).
Una riflessione che si concluderà con una nota di speranza di cambiamento, sulle note di The wind of change. 

La serata è organizzata dall’associazione Pace per Gerusalemme, in collaborazione con Il Gioco degli Specchi e la Cooperativa Città Aperta e con il sostegno della Cassa Rurale di Rovereto.
Coordina Micaela Bertoldi

Green Innovation Award

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con pietre refrattarie per il risparmio energetico. I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini che si schiuderanno in un ambiente protetto.

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

E’ stata la “first lady” del Kenya Sua Eccellenza Ms. Margaret Kenyatta a consegnare l’assegno nelle mani del direttore di Tree is Life Thomas Gichuru, abituato a stare più ai margini della foresta a piantar alberi che sotto i  riflettori di una serata di gran gala che ha avuto luogo nella capitale Nairobi.

Il presidente di Ipsia del Trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione delle Acli), nonché fondatore del progetto “Tree is Life” Fabio Pipinato si congratula con lo staff che opera a Nyahururu in Kenya per l’ennesimo successo. Trattasi di un gruppo di forestali kenyoti molto competente che ha già vinto, nel 2005, il “Total eco challenge” come miglior progetto di riforestazione dell’Africa dell’Est; primo tra migliaia di partecipanti.

Ma questo nuovo premio; il Green Innovation Award, si differenzia dal Total in quanto è dato da una comunità di donatori istituzionali tra i quali l’Unione Africana, l’Ambasciata svedese, il governo del Kenya, il WWF, l’Università di Nairobi e molti altri.

Il progetto Tree is Life ha avuto come testimonial la biologa Wangari Maathai prim’ancora diventasse commissaria dell’Unione Africana e Premio Nobel per la Pace. Una persona d’eccezione ed ottima insegnante che quand’era viceministro all’ambiente diffuse in tutto il Kenya la pratica trentina de la festa dell’albero.

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di queste comunità di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con all’interno delle pietre refrattarie per il risparmio energetico. La tecnologia di questi forni è stata appresa durante un corso dal titolo “niente fumo tutto arrosto” presso il CFSI – Centro Formazione Solidarietà Internazionale di Trento. Esse permettono di utilizzare solo un terzo della legna delle normali cucine.
Soddisfazione per il premio viene anche dal presidente di Acli Trentine Fausto Gardumi, la quale organizzazione ha anticipato parte del denaro utile al progetto. Il presidente de le Acli Trentine ha avuto modo di visitare di persona il programma a Nyahururu, a 200 km. a nord di Nairobi. Ha verificato come gli 80 vivai di piccoli alberelli vengano rinverditi da altrettante comunità e, una volta piantati, possano contribuire a costituire la cintura verde (Green Belt) utile a fermare il deserto che avanza da nord. E’ possibile raggiungere i vivai dispersi in un territorio collinare grande come il Trentino con due sole strade asfaltate e con una moto di grossa cilindrata donata ad Ipsia dalla Fondazione San Zeno di Verona.

I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini. Qui si schiudono ed i piccoli pulcini possono trovare del mangime in un ambiente estremamente pulito, caldo e secco. La cavità comunica con un piccolo recinto protetto ove la temperatura è ambiente. Qui i pulcini possono crescere indisturbati ed al sicuro. Questo recinto interno alla casa è collegato, tramite una fessura sulla parete in legno, ad un recinto protetto esterno ove i pulcini, già più grandi, possono tentare lo sbalzo di temperatura e di umidità.

Il raccordo tra queste 3 unità: sottoforno, recinto interno e recinto esterno costituiscono l’innovazione che ha permesso allo staff di Tree is Life di vincere il Green Innovation Award. Trattasi di una modalità molto semplice di allevare i pulcini ma, nel contempo, molto efficace.

Il giorno seguente la consegna del premio lo staff di Tree is Life ha ricevuto una comunicazione direttamente dalla sede delle Nazioni Unite ed in specifico dall’Agenzia per le donne: Unwomens. Il progetto è stato selezionato da un team di 20 esperti in un ventaglio di partecipanti provenienti da 17 paesi diversi per l’empowerment delle donne.  Il progetto verrà esposto in un expò internazionale che avrà luogo nei prossimi giorni presso le Nazioni Unite di Nairobi dal 12 al 18 ottobre 2014. Verrà redatto un libro fotografico con tutte le migliori pratiche per l’empowerment delle donne.A riguardo la Fondazione Fontana, assieme ad Ipsia ed altre organizzazioni in Trentino e nei sud del mondo ha redatto la “Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale” e che affronta, anno dopo anno, gli 8 obiettivi del millennio. Nell’anno in corso tratta proprio l’obiettivo dell’empowerment delle donne. Il presente progetto premiato con il Green Innovation Award ha raggiunto, nel piccolo, diversi obiettivi del millennio come l’ottavo a favore del networking (fare sistema), il settimo a tutela dell’ambiente, il terzo per la parità uomo/donna ma soprattutto il primo per dimezzare la fame. Di questi tempi…

Perturbare la Pace

Michele Nardelli
Presenti al proprio tempo. Ho usato queste parole, nel dicembre scorso, a conclusione della mia esperienza, bella e stimolante, alla presidenza del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Descrivendo così il tratto distintivo di un percorso nel quale ho – ma è più giusto dire abbiamo – cercato di far uscire la pace dalla retorica banalizzante in cui da tempo si è cacciata.

Un lavoro impervio. Non solo perché oggi la guerra continua ad essere il modo normale con cui si regolano i conflitti, ma anche perché il pacifismo si è arenato nei propri rituali, incapace di rompere gli steccati della propria autoreferenzialità.

Dalla pagina web di Michele Nardelli

Michele Nardelli

Presenti al proprio tempo. Ho usato queste parole, nel dicembre scorso, a conclusione della mia esperienza, bella e stimolante, alla presidenza del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Descrivendo così il tratto distintivo di un percorso nel quale ho – ma è più giusto dire abbiamo – cercato di far uscire la pace dalla retorica banalizzante in cui da tempo si è cacciata.

Un lavoro impervio. Non solo perché oggi la guerra continua ad essere il modo normale con cui si regolano i conflitti, ma anche perché il pacifismo si è arenato nei propri rituali, incapace di rompere gli steccati della propria autoreferenzialità.

Ci abbiamo provato, non so con quale esito. Certamente testimoniando che c’è un modo diverso di declinare la parola “pace”, indagando la guerra fin dentro la banalità del male. Una strada originale che ha avuto il merito di intercettare le grandi questioni del nostro tempo, dallo “scontro di civiltà”, al cruciale tema del “limite”, all’elaborazione del Novecento nel centenario del “secolo degli assassini”. “Perturbare la pace” abbiamo detto, riprendendo la straordinaria suggestione di James Hillman.

Ora, nel vedere riproposta la marcia per la pace Perugia Assisi con il suo stanco rituale di parole d’ordine che nella loro astrattezza divengono retorica, provo una distanza crescente. Dietro la festa delle bandiere arcobaleno c’è a guardar bene un vuoto profondo, tanto nell’incapacità di tentare risposte alle aree di crisi capaci di condizionare l’agenda dei governi, come nel dotarsi di una agenda propria in grado di sottrarsi alle continue emergenze e di costruire – nel pensiero come nell’agire quotidiano – una consapevolezza ed un sentire diffuso. Per non parlare delle miserie umane che pervadono anche questi luoghi, quasi un tabù per i chierici della pace.

Penso che la pace richieda quello stesso cambio di pensiero di cui ha bisogno l’umanità per immaginare un futuro diverso dalla guerra di tutti contro tutti che la limitatezza delle risorse e l’indisponibilità a rivedere i propri stili di vita pongono in essere. E penso che il mondo della pace non abbia bisogno di anestetici per sentirsi meno solo.

Dalla pagina web di Michele Nardelli

Morales fa il tris in Bolivia

– Miriam Rossi

Evo Morales ha superato una nuova prova del fuoco. Lo scorso 12 ottobre il Presidente della Bolivia è stato rieletto col 60% di voti dei 6 milioni di boliviani chiamati alle urne. Alle spalle del leader del Movimiento al Socialismo (MAS), si è piazzato il conservatore Samuel Doria Medina di Unidad Democrata, con il 24,5% dei voti. Come ampiamente anticipato dai sondaggi elettorali, non c’è stata invece storia per gli altri candidati: l’ex presidente boliviano Jorge Quiroga, l’ex sindaco di La Paz Juan del Granado e l’indigeno amazzonico Fernando Vargas.

“Una vittoria degli anti-colonialisti e degli anti-imperialisti” ha esclamato Morales annunciando il successo elettorale dal balcone del Palacio Quemado di La Paz, sede della Presidenza della Repubblica boliviana.

tratto da Unimondo

 – Miriam Rossi

Lo scorso 12 ottobre il Presidente della Bolivia è stato rieletto col 60% di voti dei 6 milioni di boliviani chiamati alle urne. Alle spalle del leader del Movimiento al Socialismo (MAS), si è piazzato il conservatore Samuel Doria Medina di Unidad Democrata, con il 24,5% dei voti. Come ampiamente anticipato dai sondaggi elettorali, non c’è stata invece storia per gli altri candidati: l’ex presidente boliviano Jorge Quiroga, l’ex sindaco di La Paz Juan del Granado e l’indigeno amazzonico Fernando Vargas.

“Una vittoria degli anti-colonialisti e degli anti-imperialisti” ha esclamato Morales annunciando il successo elettorale dal balcone del Palacio Quemado di La Paz, sede della Presidenza della Repubblica boliviana. Un nome guadagnato quando nel 1875 la residenza presidenziale fu assaltata e incendiata nel corso di una sollevazione popolare contro l’allora presidente Tomás Frías e che ben allude all’identità politica della Bolivia quale “Paese infiammabile”: degli 83 governi che la storia annovera, 36 sono durati un anno o anche meno, e 37 sono stati anti-democratici. È dunque ancora più straordinaria la vittoria di Morales, che non solo si è affermato nelle elezioni del 2005 come il primo presidente indigeno della storia della Bolivia, ma ora anche come il più longevo avendo ottenuto la conferma del mandato fino al 2020. Una data che già suscita preoccupazioni da parte di chi teme un ritocco alla Costituzione che consenta la possibilità di un ennesimo mandato, anche a vita: ipotesi che al momento lasciano il tempo che trovano, seppur devono fare i conti con una serie di dati incontrovertibili.

Le elezioni della scorsa settimana hanno formalizzato l’ampio sostegno di cui gode Morales: l’appartenenza alla comunità indigena aymara che ha molto influito sul suo primo mandato (tenendo conto che gli indios costituiscono l’85% dei cittadini boliviani) lascia ora il passo ai risultati raggiunti in questi anni di Presidenza nella direzione di un risanamento dell’economia e della lotta alla povertà. La nazionalizzazione delle risorse naturali del Paese, una delle misure più eclatanti messa in atto da Morales a pochi mesi dal suo primo insediamento, gli ha consentito di rinegoziare i contratti con le grandi aziende estrattive di idrocarburi a condizioni più favorevoli per la Bolivia. Al boom dei prezzi di materie prime esportate all’estero si è affiancato un aumento del Pil, che di fatto si è triplicato: un flusso di denaro nelle casse dello Stato che ha consentito al MAS di investire risorse in programmi sociali e infrastrutture pubbliche, nell’ottica di una riduzione della povertà estrema che in Bolivia incide sul 20% degli oltre 10 milioni di abitanti ma che pochi anni fa era stimata ben al 38% e la classificava come uno dei Paesi più poveri dell’America Latina. Una rilevazione che peraltro oggi si scontra con una forte crescita economica, secondo le stime del 2014 pari al 6,5% del Pil, che incorona la Bolivia quale migliore economia dell’America del Sud. La stabilità istituzionale finalmente raggiunta dal governo di La Paz ha indotto a un afflusso di investimenti stranieri a dispetto di quanto avrebbe potuto far presagire la lotta avviata espressamente da Morales per una “decolonizzazione” che liberasse quelle risorse della Bolivia sfruttate per secoli; una lotta che a livello ideale posiziona Morales a fianco di Cuba e del Venezuela ai cui ex leader, Fidel Castro e Hugo Chavez, egli ha dedicato il suo ultimo trionfo elettorale.

Rimangono invece tese le relazioni con gli Stati Uniti, dopo che il presidente Obama ha rinnovato le sue accuse a quello che è stato definito un “palese fallimento” della Bolivia nella sua lotta antidroga. L’opinione statunitense appare però isolata sul continente; a riprova, l’elogio reso dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine agli sforzi messi in atto dal governo boliviano per affrontare la produzione di coca. Le foglie della pianta sono tradizionalmente masticate dalle popolazioni andine per avere energia supplementare ad alte altitudini, come sa bene lo stesso Morales che prima di assumere l’incarico presidenziale guidava l’Unione coltivatori di coca; una realtà che pone dei chiari limiti all’azione politica e induce ancora una volta a riflettere sul limite tra rispetto delle tradizioni culturali e l’adesione a strategie di partenariato globale di ampio respiro.

Tra i risultati raggiunti da Morales c’è anche la promozione dell’integrazione dei boliviani, in particolare degli indios, mediante una radicale re-interpretazione dell’identità nazionale boliviana. La ridefinizione della Bolivia quale nazione “multietnica e pluriculturale”, inserita nella riforma costituzionale entrata in vigore nel febbraio 2009, acquista allora come simbolo di questo nuovo patto nazionale la “whipala”, la bandiera arcobaleno tipica delle popolazioni indigene latinoamericane. Nella sostanza viene attribuita maggiore autonomia, anche giudiziaria, a tutte le 36 nazioni riconosciute; un rispetto che non è esente da ombre quando si tratta di dare legittimità a tradizioni o pratiche contrarie a diritti umani conclamati. Perplessità ha creato ad esempio la minaccia di “sessioni di frustate” da parte del deputato Luis Gallego, anch’egli del MAS di Morales, per chi non si fosse recato alle urne il 12 ottobre.

La Bolivia si conferma dunque un laboratorio sperimentale per il continente latino-americano pur soffrendo di difficoltà analoghe ai Paesi vicini quali l’apertura alle coltivazioni transgeniche e la dipendenza dalle esportazioni di materie prime e, non da ultimo, il forte personalismo del potere che sembra minare la possibilità di una alternanza politica alla fine del mandato presidenziale appena ricevuto.

tratto da Unimondo

ERAVAMO IN CENTOMILA, GRANDI NUMERI ALLA PERUGIA ASSISI

Redazione Lettera 22
La 40ma marcia per la pace in Umbria va oltre le aspettative. Crisi e polemiche non frenano la voglia di camminare per chiedere la fine di tutte le guerre che fabbricano morte. Una speranza dura a morire

Perugia – Centomila. Forse di più. Nemmeno gli organizzatori ci speravamo in questi numeri per la 40ma Marcia Perugia-Assisi, un appuntamento che dal 1961 segna un po’ il termometro del movimento per la pace in Italia. Ma quest’anno, un po’ per la crisi del movimento in generale, un po’ per la crisi che morde i consumi (anche la benzina per spostarsi) e un po’ per le polemiche che hanno funestato i preparativi, la marcia correva il rischio di essere, se non un flop, un evento minore e comunque con numeri non a cinque zeri.

lettera 22

Redazione Lettera 22

La 40ma marcia per la pace in Umbria va oltre le aspettative. Crisi e polemiche non frenano la voglia di camminare per chiedere la fine di tutte le guerre che fabbricano morte. Una speranza dura a morire

Perugia – Centomila. Forse di più. Nemmeno gli organizzatori ci speravamo in questi numeri per la 40ma Marcia Perugia-Assisi, un appuntamento che dal 1961 segna un po’ il termometro del movimento per la pace in Italia. Ma quest’anno, un po’ per la crisi del movimento in generale, un po’ per la crisi che morde i consumi (anche la benzina per spostarsi) e un po’ per le polemiche che hanno funestato i preparativi, la marcia correva il rischio di essere, se non un flop, un evento minore e comunque con numeri non a cinque zeri. Invece, con una certa soddisfazione, alla conferenza stampa delle 12, Flavio Lotti, del coordinamento organizzativo, snocciola la cifra e Andrea Ferrari, del coordinamento Enti locali per la pace, rincara con un «oltre 100mila».

I numeri dicono e non dicono ma sono importanti: 873 adesioni, 117 scuole, 277 enti locali, tutte le Regioni italiane e un totale di 526 città. E ancora, 479 associazioni di cui 80 nazionali anche se le bandiere di Cgil e Arci, un tempo colonne della Perugia-Assisi, non si vedono. Le due grandi organizzazioni storiche della sinistra italiana ci sono, ma stanno defilate, a metà strada tra la polemiche che ha fatto prendere le distanze al Movimento Nonviolento e all’Agesci, la più grande organizzazione scoutistica italiana, e la voglia – o la necessità – di esserci. Scout ce ne sono, ma sono quelli del Masci, organismo cattolico fondato nel 1954. Dice uno di loro: «Non l’abbiamo capita la polemica dell’Agesci, c’è sembrata pretestuosa. Noi ci siamo». Chi vuol sapere i particolari li può leggere sul sito web dell’organizzazione che si rifà a Baden Powell che dal 1970 si chiama Agesci.

Al tavolo della conferenza stampa c’è una prevalenza di cattolici militanti 8non a caso oltre al messaggio di Napolitano ce n’è uno anche del Papa): non solo Padre Fortunato del sacro convento di Assisi, anfitrione da sempre dell’evento, ma anche Alex Zanotelli, l’ispirato ex direttore di Nigrizia che fu cacciato dalla rivista per le sue posizioni radicali, e don Luigi Ciotti, un uomo che quando passa in mezzo alla gente solleva ovazioni e applausi a scena aperta, soprattutto di giovani ma non solo, che lui ringrazia con un gesto e un sorriso solo apparentemente mite. Ma i toni dei discorsi la Chiesa la evocano proprio di rado: Zanotelli parla di ingiustizia, di un mondo che si sta divorando e divora i suoi simili e di quel 10% che mangia per il resto del 90. E Ciotti parla di mafia, la sua battaglia da sempre e quella dell’organizzazione – Libera – che ha fondato. Non gli fa paura Totò Riina, dice, gli fa paura un mondo di illegalità dove la mafia dal colletto bianco invade istituzioni e si innerva nei centri del potere economico. Chiede uno «scatto», lo stesso che ha animato la sua vita e di tanti che come lui contro la mafia la guerra la fanno tutti i giorni. Un fatto, non un’opinione.

Naturalmente la guerra è il grande tema: soldi in armamenti, guerre vicine e lontane, più o meno dimenticate più o meno mediatizzate. Aluisi Tosolini, responsabile per le scuole della Perugia-Assisi, annuncia un’iniziativa che parlerà ai ragazzi della Grande guerra ma anche di quelle minori di questi giorni (con un seminario che la Tavola della pace dedicherà al tema grazie al sostegno della Regione Friuli). E proprio delle scuole riparla Flavio Lotti: dice che loro sono le vere protagoniste di questa marcia dedicata alla pace e alla fraternità. Pensa Lotti, e con lui tanti, che la guerra alla guerra comincia a scuola dove, rivendica Tosolini con orgoglio, c’è chi studia la Costituzione e non solo la matematica.

Intanto la matematica è venuta in aiuto. Eravamo centomila, ma non allo stadio. In marcia a dire che la speranza di pace è dura a morire.

lettera 22

Cercasi volontari per accoglienza richiedenti asilo – residenza Brennero

Appello
Promuove: Atas Onlus in collaborazione con enti vari

Appello
Promuove: Atas Onlus in collaborazione con enti vari

Nell’ambito dell’accoglienza rifugiati in Trentino, si cercano volontari, di qualsiasi età, che abbiano voglia di essere coinvolti in attività di vario tipo con i richiedenti asilo ospitati nella struttura di accoglienza “Residenza Brennero”: momenti di conversazione e/o tandem linguistici, laboratori e attività all’interno della struttura (per esempio di riparazioni biciclette), accompagnamenti in città, conoscenza del contesto trentino, o semplicemente trascorrere qualche ora in compagnia, per esempio giocando a calcetto o facendo escursioni in montagna. La struttura, aperta a inizio settembre e gestita dalla Provincia di Trento in collaborazione con vari enti (Astalli, Atas onlus, Città aperta, Infusione, Fili, Cif, Croce Rossa, Activa, Protezione civile, Azienda sanitaria) coordinati dal Cinformi, ospita attualmente 72 persone da Mali, Nigeria, Gambia, Senegal, Guinea, Costa d’Avorio e Pakistan, curiose di entrare in contatto con la città e con i suoi abitanti. Se hai un po’ di tempo, puoi cogliere questa opportunità e conoscere persone nuove!

 

Per eventuali ulteriori informazioni preghiamo di contattare esclusivamente  volpato.tramite@atas.tn.it

cell. 342 3552914; 

 

Ringraziamo e porgiamo cordiali saluti
Area Comunicazione ATAS onlus