Gli scienziati inseguono il grande sogno

Gli scienziati inseguono il grande sogno

di Mirco Elena

Iniziano domani ad Andalo i lavori del ventiquattresimo corso invernale della Scuola Internazionale sul Disarmo e la Ricerca sui Conflitti, in sigla Isodarco. Si tratta della principale attività formativa delle “Pugwash Conferences on Science and World Affairs”, l’organizzazione insignita nel 1995 del premio Nobel per la Pace. Saranno presenti una ventina di prestigiosi relatori internazionali ed ottanta “studenti”, in particolare giovani laureandi, dottorandi ed altri esperti per analizzare e dibattere il tema dell’eliminazione delle bombe atomiche e delle misure di salvaguardia delle tecnologie nucleari civili nei confronti di un loro possibile dirottamento a fini militari.

Gli scienziati inseguono il grande sogno

– di Mirco Elena –

Iniziano domani ad Andalo i lavori del ventiquattresimo corso invernale della Scuola Internazionale sul Disarmo e la Ricerca sui Conflitti, in sigla Isodarco. Si tratta della principale attività formativa delle “Pugwash Conferences on Science and World Affairs”, l’organizzazione insignita nel 1995 del premio Nobel per la Pace. Saranno presenti una ventina di prestigiosi relatori internazionali ed ottanta “studenti”, in particolare giovani laureandi, dottorandi ed altri esperti per analizzare e dibattere il tema dell’eliminazione delle bombe atomiche e delle misure di salvaguardia delle tecnologie nucleari civili nei confronti di un loro possibile dirottamento a fini militari.

Isodarco vanta una lunga tradizione, avendo svolto il suo primo incontro internazionale ormai nel lontano 1966. Nel corso dei decenni, oltre cinquanta attività Isodarco sono state realizzate in paesi come Germania, Giordania, Repubblica popolare cinese e anche a Taiwan, oltre naturalmente all’Italia. In Trentino i corsi Isodarco si sono svolti annualmente a partire dal 1988.

La tematica cui è dedicato l’incontro di Andalo che inizia domani, il disarmo nucleare totale, potrebbe a tutta prima apparire come utopistica e velleitaria, ma a ben guardare tale non è, rappresentando invece una fondamentale necessità per il mondo moderno, assillato da prospettive di proliferazione di ordigni di distruzione di massa a sempre nuovi paesi, così accrescendo il rischio di conflitti dalle proporzioni davvero disastrose e straordinariamente pesanti. Come tale è diventato uno dei principali pilastri della politica estera americana sotto la presidenza Obama, che ha conseguito un primo rilevante successo con la recentissima firma del trattato “New Start” tra Usa e Russia, di riduzione dei rispettivi arsenali.

Guardando alla situazione internazionale in questo 2011, emergono chiaramente situazioni di rischio nucleare; basti pensare alle tensioni con la Corea del Nord e con l’Iran, all’arsenale israeliano, all’instabilità dell’atomicamente armato Pakistan, paese che ha già avuto negli scorsi decenni vari conflitti con l’India, paese ormai anch’esso dotato di armamento nucleare. Nel passato molti altri paesi hanno cercato di sviluppare ordigni atomici: Argentina e Brasile, Libia e Iraq. Pure paesi europei come Svezia, Svizzera, Germania e anche Italia ad un certo punto della loro storia avevano pensato di percorrere la strada che porta alla Bomba. Anche recentemente altri hanno mosso passi in questa direzione, spesso con la copertura di programmi atomici civili. Questo rappresenta attualmente un problema particolarmente grave, quando in diverse nazioni si parla oggi di rilanciare la fonte energetica nucleare. Infatti se uno stato sviluppa le tecnologie necessarie per gestire l’intero ciclo del combustibile per le centrali, dall’arricchimento dell’uranio al riprocessamento delle barre esaurite, esso può impiegare quei medesimi impianti, con minime modifiche, per disporre in breve tempo dei materiali necessari a realizzare ordigni nucleari. In particolare, davvero facili da implementare risultano bombe del tipo di quella esplosa su Hiroshima. Questo potrebbe avvenire anche da parte di gruppi terroristici (prospettiva questa assai preoccupante, dopo i fatti dell’undici settembre 2001). In questa ottica si devono constatare anche sfortunati passi indietro, come nel caso dell’accordo tra Stati Uniti e India per la fornitura a quest’ultima di ogni tipo di tecnologia e materiali nucleari civili, pur non essendo questo paese firmatario del Trattato di non proliferazione. Un ennesimo caso di politica dei due pesi e due misure che non aiuta a delineare un futuro positivo in questo delicato settore.

fonte:Articolo di Mirco ElenaUnione Scienziati per il Disarmo – pubblicato sul quotidiano L’Adige il giorno 9 gennaio 2011.