Europa, nasce l’Istituto per la pace

– di Daniele Marchi –

Presentato oggi a Bruxelles il nuovo organo che stimolerà l’Unione europea nella risoluzione dei conflitti. Tra i vari sottoscrittori c’è anche l’Italia, e il primo presidente è Staffan De Mistura

Dopo una gestazione durata quasi quattro anni, viene inaugurato oggi 12 maggio a Bruxelles l’European Institute of Peace – Istituto europeo della pace, istituzione dal profilo ancora incerto ma che si prospetta centrale nel sostegno delle politiche europee riguardo la trasformazione, la prevenzione ed il superamento dei conflitti.

da vita.it

– di Daniele Marchi –
Presentato oggi a Bruxelles il nuovo organo che stimolerà l’Unione europea nella risoluzione dei conflitti. Tra i vari sottoscrittori c’è anche l’Italia, e il primo presidente è Staffan De Mistura

Dopo una gestazione durata quasi quattro anni, viene inaugurato oggi 12 maggio a Bruxelles l’European Institute of Peace – Istituto europeo della pace, istituzione dal profilo ancora incerto ma che si prospetta centrale nel sostegno delle politiche europee riguardo la trasformazione, la prevenzione ed il superamento dei conflitti.

L’Istituto, nato da un’idea comune e pressoché contemporanea di Carl Bildt, attuale Ministro degli Esteri svedese, e di Alexander Stubb, ex Ministro degli Esteri finlandese e ora Ministro per gli Affari europei, non farà parte della grande famiglia delle istituzioni europee, vista l’abbondanza di agenzie e strutture già esistenti, proponendosi invece come polo di supporto, informazione e gestione di iniziative e politiche sul tema della pace e della risoluzione di conflitti. Questa posizione di vicinanza e di indipendenza dalle strutture dell’Unione (premio Nobel per la pace nel 2012) permetterà all’Eip di avere la necessaria flessibilità e velocità nel supportare processi di dialogo e mediazione, oltre alla capacità di inserirsi in contesti complicati di politica estera, nei quali la spesso farraginosa macchina europea del Servizio europeo per l’Azione esterna (il ‘ministero’ degli Esteri dell’Unione) né sarebbe in grado né vorrebbe inserirsi.

I primi governi ad accodarsi all’iniziativa di Svezia e Finlandia, incoraggiati dal lavoro sottotraccia del Parlamento Europeo, sono stati Belgio, l’Ungheria, la Polonia, il Lussemburgo e la Svizzera (quest’ultima unico Stato, ad oggi, a non essere parte dell’Unione Europea). A questi primi sette, firmatari in febbraio di una prima dichiarazione, si è aggiunta nei giorni scorsi l’Italia, dopo la visita del ministro Mogherini in Svezia lo scorso mese. Dal non esserci all’essere protagonista in pochi giorni: l’Italia non solo sarà presente nel Consiglio dei Governatori dell’Eip, bensì ne esprime addirittura il Presidente, l’esperto diplomatico Staffan de Mistura, da poco liberato dalla stessa Mogherini del suo incarico speciale per la vicenda dei Marò in India.

In un contesto globale nel quale conflitti e rischi annessi aumentano, il ruolo dell’Unione europea in politica estera rimane ancora molto timido, e la crisi economica non aiuta a potenziare gli strumenti presenti (già Echo, la direzione generale della Commissione che si occupa di protezione civile e aiuti umanitari, ha visto di molto ridotto il suo budget). La creazione dell’European Institute of Peace vuole essere punto di partenza per vie alternative di gestione dei conflitti e delle crisi, una gestione più snella e più efficace. 

da vita.it

#NaturalmenteGay #NaturalmenteLesbica: la nuova campagna per Liberi e Libere di Essere 2014


E’ iniziata la nuova campagna Liberi e Libere di essere per la Xa Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia, che ogni anno ricorda la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, avvenuta il 17 maggio 1990. 
 

 
 
 
E’ iniziata la nuova campagna Liberi e Libere di essere per la Xa Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia, che ogni anno ricorda la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, avvenuta il 17 maggio 1990. 

Quest’anno la campagna è giocata attorno al concetto di naturalità dell’essere gay e lesbica, contro  i rigurgiti omofobi che nell’ultimo periodo stanno riproponendo il concetto di omosessualità come malattia da correggere o quantomeno  contenere (come se di omosessualità ci si potesse contagiare), proprio perché considerata contro natura.
Ecco perché vogliamo riaffermare che l’omosessualità è una variante naturale del comportamento umano, e che parlarne nelle scuole non potrà fare altro che contrastare il bullismo omofobico, creare una cultura del rispetto e dipingere un sorriso, come quello del ragazzo e della ragazza del manifesto, sui visi dei ragazzi gay e delle ragazze lesbiche, che finalmente potranno sentirsi naturalmente inclus* nella società.

Il sito di Liberi e Libere di EssereOrganizza Arcigay del Trentino

Priorità per la presidenza italiana dell’UE: la macroregione adriatico-ionica e i Balcani

 

 

 

Osservatorio Balcani e Caucaso (OBC)
Centro Europeo di Eccellenza Jean Monnet – Università di Trento

sono lieti di invitarti alla conferenza

Priorità per la presidenza italiana dell’UE:
la macroregione adriatico-ionica e i Balcani


Martedì 6 maggio 2014, ore 10:00

TRENTO – Aula 11, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, via Verdi 26


Nel semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea verrà definita la strategia per la macroregione adriatico-ionica (EUSAIR). Sarà una tappa importante anche per le due Province autonome di Trento e di Bolzano che hanno aderito a questa macroregione, oltre che alla costituenda macroregione alpina.

Intervengono:
Sara FERRARI, assessora provinciale all’università e alla ricerca
Andrea STOCCHIERO, ricercatore del CeSPI – Centro Studi Politiche Internazionali
Luisa CHIODI, direttrice scientifica di OBC

Barbara FORNI, Rappresentanza del Parlamento Europeo in Italia

Roberto BELLONI, Centro Jean Monnet, Università degli Studi di Trento

INFO:
eventi@balcanicaucaso.org
0464 424230

Fermata 25 aprile

Spettacolo Teatrale

Lunedì 28 aprile ore 20.45, auditorium Melotti (corso Bettini 43), Rovereto
Organizza: ANPI Rovereto-Vallagarina

L’ANPI Rovereto-Vallagarina, il Laboratorio di storia di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e della Comunità della Vallagarina presentano ed invitano allo spettacolo teatrale realizzato dal laboratorio teatrale studentesco di Rovereto, guidato dal regista Michele Comite, che verrà proposto con entrata libera fino ad esaurimento posti.

Informazioni:338 6496068

Spettacolo Teatrale

Lunedì 28 aprile ore 20.45, auditorium Melotti (corso Bettini 43), Rovereto
Organizza: ANPI Rovereto-Vallagarina

L’ANPI Rovereto-Vallagarina, il Laboratorio di storia di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e della Comunità della Vallagarina presentano ed invitano allo spettacolo teatrale realizzato dal laboratorio teatrale studentesco di Rovereto, guidato dal regista Michele Comite, che verrà proposto con entrata libera fino ad esaurimento posti.

Ragazze e ragazzi delle scuole medie superiori e dell’università della città di Rovereto protagonisti come attori, cantanti, musicisti, scrittori, si misurano con la Storia dell’Antifascismo e della Resistenza.

La storia, spesso anonima, degli antifascisti e resistenti trentini, si intreccia e si confronta con quella, più conosciuta e narrata e ricordata, di altri resistenti.

Informazioni:338 6496068

In piedi, costruttori di pace

– di Alex Zanotelli –

“In piedi, costruttori di pace” aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace , promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace.

Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest,per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace.
Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. Per questo vogliamo rilanciare l’Arena 2014 come grido, come protesta contro la guerra che è ritornata ad essere un fatto normale, come lo è stata purtroppo nel XX secolo, che si è aperto con quella spaventosa Prima Guerra Mondiale(1914-18).

Articolo tratto dal sito di Arena di Pace e Disarmo

– di Alex Zanotelli –

“In piedi, costruttori di pace” aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace , promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace.
Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest,per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace.
Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. Per questo vogliamo rilanciare l’Arena 2014 come grido, come protesta contro la guerra che è ritornata ad essere un fatto normale, come lo è stata purtroppo nel XX secolo, che si è aperto con quella spaventosa Prima Guerra Mondiale(1914-18).L’Arena 2014 viene proprio a cadere nel primo centenario di quell’”inutile strage” come l’aveva definita il papa Benedetto XV.
Questi ultimi cento anni di guerre sono state sempre più spaventose, perché combattute con armi sempre più sofisticate. Questo ha richiesto bilanci militari con cifre da capogiro. Per rendersene conto basterebbe scorrere i dati delle spese militari rilasciati ogni anno dall’Istituto Internazionale di Ricerca per la pace (SIPRI) di Stoccolma.
Guardiamo ai dati degli ultimi anni. Il SIPRI afferma che nel 2011 siano stati spesi in armi, a livello mondiale, 1.740 miliardi di dollari. Questo equivale a 3,3 milioni di dollari al minuto , 198 milioni di dollari all’ora , 4,7 miliardi di dollari al giorno . A fare da locomotiva della spesa militare , sono stati ancora gli USA con 711 miliardi di dollari equivalenti al 41% del totale mondiale. Per il 2012, il SIPRI afferma che siano stati spesi in armi, sempre a livello mondiale, 1.752 miliardi di dollari.
Dal mondo, passiamo al nostro paese, l’Italia. Secondo i dati SIPRI , l’Italia ha speso in armi, nel 2012,  26 miliardi di euro(70 milioni di euro al giorno). A questo dobbiamo aggiungere 15 miliardi di euro per i 90 cacciabombardieri F-35.
Fra l’altro, l’intero progetto Joint Strike Fighter(F-35) ci costerà oltre 50 miliardi di euro.
Ma l’Italia non solo spende le somme enormi in Difesa, ma è  anche una delle maggiori produttrici di armi al mondo:al secondo posto, dopo gli USA, per la produzione di armi leggere, al decimo posto per le armi pesanti.
Il bilancio dell’Italia per la vendita di armi pesanti all’estero, in questi ultimi anni si aggira sui 3 miliardi di euro all’anno.
Sulla scia della strategia USA/NATO , le forze armate italiane sono impegnate in 27 operazioni militari internazionali dalla Giorgia all’Afghanistan. Sulla stessa spinta, in questi due decenni abbiamo partecipato alle guerre del Golfo (1991), Somalia (’94-’95) ,Bosnia-Herzegovina( ’96-’99), Congo(’96-’99), Iugoslavia (’99), Afghanistan (2001),Iraq (2003), Libia (2011). Milioni di morti! Solo la guerra in Congo ha fatto almeno 4 milioni di morti! E miliardi di dollari per fare tutte queste guerre! Solo la guerra in Iraq è costata agli USA  almeno 3.000 miliardi di dollari , secondo le stime di J.Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia, nel suo studio The Three Trillion Dollar War.  Con un bilancio umano spaventoso : 100.000 iracheni civili uccisi, 2 milioni di rifugiati interni  e un migliaio di tentati suicidi al mese da parte dei soldati USA rientrati in patria.
Guerre di tutti i tipi, da quella ‘umanitaria’ a quella contro il ‘terrorismo’, ma il cui unico scopo è stato il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando l’86% delle risorse del Pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano-aveva detto Bush sr. nel 1991- non è negoziabile.” E se non è negoziabile, allora non rimane che armarsi e fare la guerra.Le armi servono e sono sempre servite per difendere chi ha da chi non ha. Un pensiero questo espresso già da Francesco di Assisi, quando,spogliandosi nudo davanti al vescovo, restituì le vesti a suo padre. Al vescovo, sbalordito da un tale gesto, Francesco disse:”Padre, se io ho , devo avere le armi per difendere quello che ho.”
Le armi servono oggi a difendere la ricchezza di pochi , a spese di molti che devono tirare la cinghia. “Il 20% più ricco della popolazione consuma il 90% dei beni prodotti, mentre il 20% più povero ne consuma l’1%”- afferma Z. Bauman nel suo libretto “La ricchezza di pochi avvantaggia tutti” (Falso!)  Si stima che il il 40% della ricchezza mondiale è posseduto dall’1% della popolazione del mondo. Il numero dei miliardari degli USA ha raggiunto nel 2011 il suo record storico  di 1210, mentre la loro ricchezza combinata è cresciuta da 3.500 miliardi di dollari nel 2007, a 4.500 miliardi nel 2010. Nello scorso vertice dei ricchi a Davos, è stato annunciato che i primi 85 miliardari hanno l’equivalente di tre miliardi e mezzo degli impoveriti.
Davanti a un tale scenario, i più si sentono impotenti. E’ una sfida epocale. Ma a chi ha fede, nulla è impossibile. “La fede cristiana ebbe inizio quando  un povero ebreo, Gesù, che viveva sotto il tallone di un Impero,  credette nel potere trasformante del Regno di Dio-scrive Jim Douglas nel suo studio Nonviolent Coming  of  God . Una  volta che quel fuoco si accese in Gesù, niente sulla terra poteva spegnere la sua fede nell’arrivo nonviolento di Dio. Nessun Impero è mai stato capace di resistere a tale fede. L’Impero Britannico ebbe ben poco successo con il seguace di Gesù, Gandhi, tanto quanto l’Impero Romano potè ben poco con Gesù e con i primi cristiani. L’arrivo nonviolento di Dio è una forza crescente nell’Umanità,  e nessuno potrà impedire il suo sbocciare e fiorire nel mondo.”
Ecco perché  è fondamentale per tutti, credenti e non, la scelta della nonviolenza attiva, vissuta in tutte le sue dimensioni , dal personale allo strutturale, dal politico all’economico, dal militare al sociale.
E’ questa la vera ‘rivoluzione’ che attende l’umanità.
Un’umanità che dirà NO alla Bomba Atomica (specie alle 70 bombe atomiche in Italia), NO alle spese folli militari,( in particolare NO agli F-35),  NO alle “missioni di pace” , che sono missioni di guerre. E chiederemo alla Chiesa di eliminare i cappellani militari nell’esercito.
In positivo dall’Arena rilanceremo con forza: la Difesa Popolare Nonviolenta, i Corpi Civili di Pace , la Campagna contro le banche armate, nonché la campagna di iniziativa popolare, che istituisca l’Opzione fiscale per il finanziamento della Difesa Non Armata e Nonviolenta.
Invitiamo i cittadini italiani, che si riconoscono nella Costituzione che ‘ripudia’ la guerra(art.11), e i cristiani che accettano ,come Magna Carta, il Discorso della Montagna a unirsi insieme per debellare il cancro  della militarizzazione che sta divorando le nostre risorse. Non vogliamo che i nostri soldi vengano investiti in morte , ma in vita. Dobbiamo tutti, credenti e non, darci da fare perché vinca la vita.
All’Arena, questa volta non ci sarà don Tonino Bello, ma la sua voce profetica riecheggerà come allora:
“IN PIEDI,COSTRUTTORI DI PACE!”

Articolo tratto dal sito di Arena di Pace e Disarmo

1914-1918: Le nuove armi

-Incontro pubblico-

Giovedì 10 aprile 2014, ore 17.15
Sala degli Affreschi, Biblioteca Comunale di Trento, Via Roma 55, TRENTO

Relatore sarà l’ing. Volker Jeschkeit, storico e autore di apprezzati volumi sulle fortificazioni austroungariche attorno a Trento. Si esaminerà il ruolo e l’impatto dei nuovi mezzi bellici introdotti nel primo conflitto mondiale; se aerei, carri armati, ordigni chimici non cambiarono le sorti della Grande Guerra, alcune di queste innovazioni risultarono decisive di lì a pochi decenni, portando alla Blitzkrieg e ad abbandonare, nella maggioranza dei casi, la guerra di posizione. L’incontro; organizzato dalla Biblioteca, dalla Scuola di Studi Internazionali dell’università e dall’Isodarco (scuola internazionale sul disarmo e la ricerca sui conflitti) sarà introdotto e moderato da Mirco Elena. Per informazioni e contatti: elena@science.unitn.it, cell. 340 76 888 72

elena@science.unitn.it, cell. 340 76 888 72