Riassumiamo

Vi siete persi il convegno Economie di pace. Fra scenari globali e scelte quotidiane di venerdì 16 giugno?

Nessun problema!

Di seguito, un breve riassunto del pomeriggio passato con Francesco Vignarca, Raul Caruso e Nicoletta Dentico, i relatori che hanno presentato a Trento i temi del disarmo, dell’economia di pace e delle scelte individuali per favorire un simile percorso a livello globale.

 

La prima tappa verso la comprensione dell’attuale necessità di un’economia di pace concerne la questione del disarmo ovvero di una difesa non armata. La spiegazione di questo particolare argomento è stata affrontata da Francesco Vignarca, collaboratore di Emergency nell’area campaigning & advocacy nonché coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo e, assieme a Enrico Piovesana, curatore dell’Osservatorio sulle spese militari italiane (Mil€x). La coincisa presentazione dei dati 2016 sulle spese militari, che ammontano a 1.686 miliardi di dollari, ha evidenziato un aumento annuo reale dello 0,4% rispetto al 2015, incremento registrato malgrado la crisi economico-finanziaria internazionale che ancora oggi è tracciabile nei conti statali. Cercando, dunque, di fornire un metro di paragone tangibile alle cifre sopra citate, fa riflettere come il 10% della spesa militare permetterebbe il raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030. Coscienti di questa possibilità, senza dubbio, si può affermare che il disincentivo verso un’economia armata consentirebbe più benessere e uguaglianza sociale diffusi. Tuttavia, il cambiamento non può limitarsi al disinvestimento nel settore militare ma deve accompagnarsi a un mutamento sistemico. Il sistema globale di risoluzione del conflitto, così come ogni suo elemento, deve essere improntato verso una gestione che rinunci alla difesa armata, propendendo invece al paradigma irenico.

La pace, quindi, deve rappresentare il motore degli ingranaggi della macchina mondiale. Per attribuire il giusto peso specifico a questa riflessione etico-politica, il discorso deve evolvere anche verso uno studio empirico dei concetti della peace economics, fulcro dello studio del ricercatore di Politica economica presso l’Università Sacro Cuore di Milano, Raul Caruso. Autore del recente saggio Economia di pace (Il Mulino, 2017), Caruso ha incoraggiato l’analisi di alcuni “falsi miti” secondo cui l’economia di guerra, in fin dei conti, possa rappresentare un investimento vantaggioso per lo Stato e per gli individui. A questo scopo concorre il recupero di indicatori valoriali diversi dal consueto Prodotto Interno Lordo (PIL), come ad esempio la riabilitazione del concetto di tempo legato al ciclo economico e produttivo nonché all’evoluzione societaria. In questo senso, pur generando un cospicuo ammontare di PIL, una politica economica armata non può che rappresentare solamente una spesa in quanto il profitto è di breve periodo e fruibile nell’immediato. Perciò, una tipologia di economia tale non provoca un incentivo verso investimenti di largo respiro; al contrario, un’economia di pace porta con sé una prosperità di lungo periodo. Nel suo libro, Caruso spiega in modo approfondito nove motivi a sostegno dell’inesattezza concettuale della frase “comunque sia, l’investimento nel settore militare comporta un sostanzioso aumento del PIL”. Avvallando quest’idea, l’analisi del progresso tecnico all’interno del ciclo economico caratterizzato da un approccio propriamente militare non evidenzia uno sviluppo esteso e questo è dovuto al fatto che le innovazioni in campo militare tendono ad essere utilizzate solo in caso di necessità.  Di conseguenza, una tale logica si discosta dalla visione economica classica secondo cui l’innovazione permette sempre uno sviluppo e quindi maggiori profitti. Oltre a questo motivo tecnico, anche un’altra ragione più lampante può essere portata ad esempio: il servizio militare obbligatorio viene prestato in sostituzione ad un periodo di formazione, interrompendo così il processo educativo e dunque bloccando il principale motore del processo economico, ossia l’educazione. Di fatto, il disinvestimento prodotto dalle spese militari si ripercuote anche sul sistema educativo.

Ebbene, cosa fare quotidianamente per scongiurare una deriva economica di questo tipo? L’esperta Nicoletta Dentico, giornalista e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica, ha risposto rilanciando, da un lato, sul concetto di azionariato critico e, dall’altro, focalizzando l’attenzione sulla necessità di trasformare pratiche individuali in una richiesta globale, attraverso un abbandono dell’utilitarismo in campo politico, economico e finanziario. Un’iniziale forma di azionariato critico è nata circa novant’anni fa negli Stati Uniti, dove venne generato uno dei primi fondi che incoraggiavano modelli etici e religiosi escludendo invece le cosiddette azioni del peccato sottoscritte da imprese operanti in settori “immorali”. Tutt’oggi, questa caratteristica fondamentale è rimasta nell’azionariato critico che risulta essere una forma di contestazione attiva e partecipata nei confronti delle grandi aziende. Attraverso l’acquisto di un numero simbolico di azioni d’imprese accusate di comportamenti o impatti negativi dal punto di vista sociale e ambientale, i soggetti finanziari “critici” entrano nei loro Consigli d’amministrazione al fine di aprire un dialogo e fare pressione ma anche informazione. Gli obiettivi di una tale branca dell’economia e della finanza etica si possono riassumere nel ruolo che l’individuo ricopre con l’azionariato critico: l’azionista partecipa alla vita di un’impresa in un’ottica di democrazia economica, dando spazio a campagne e popolazioni che sono coinvolte negli investimenti delle grandi imprese ma che molto spesso vengono esclusi dall’arena decisionale. Pertanto, partecipare in modo critico e consapevole è la via proposta per il cambiamento rivoluzionario del paradigma economico-finanziario attuale.

Infine, segnaliamo anche alcuni articoli comparsi sui giornali locali a seguito del convegno.

Qui, la versione integrale del convegno.

Anche tu puoi fare la differenza

Come tenersi informati e operare scelte economiche ragionate

“La politica si fa in ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel tempo libero scegliendo cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o no; sosteniamo un’economia solidale e dei diritti o un’economia di sopraffazione reciproca.”

Francuccio Gesualdi – Altreconomia 11/2003

Ogni consumatore può, attraverso attente scelte di consumo e di risparmio, incidere sul sistema socioeconomico. La forza di questo vero e proprio “voto nel portafoglio”, come lo definisce Leonardo Becchetti, deriva dal fatto che le imprese dipendono dalle quote di consumo e dalle quote di risparmio che riescono a catturare sul mercato. Fare attenzione non solo al prezzo di un prodotto, ma anche alla sua qualità sociale e ambientale, permette di orientare le proprie scelte verso quelle aziende all’avanguardia dal punto di vista della sostenibilità. Quindi oggi il protagonista dello sviluppo economico di un’impresa è proprio il consumatore, con i suoi valori e le sue preferenze.

ANCHE TU PUOI FARE LA DIFFERENZA! PER ESEMPIO?

Economie di pace. Tra scenari globali e scelte quotidiane

Il Forum trentino per la pace e i diritti umani è lieto di invitarvi al convegno “Economie di pace. Tra scenari globali e scelte quotidiane” previsto il 16 giugno a Trento presso la Sala del Consorzio dei Comuni Trentini.

Al convegno interverranno:
*** Francesco Vignarca
Coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo e collaboratore di Emergency;
*** Raul Caruso
Ricercatore di Politica economica presso l’Università Sacro Cuore di Milano e autore del libro “Economia della pace” (ed. Mulino, 2016);
*** Nicoletta Dentico
Giornalista, ex direttore di Medici Senza Frontiere in Italia e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica.

Francesco Vignarca, attraverso i dati di Mil€x-Osservatorio sulle spese militari in Italia, analizzerà la situazione degli armamenti a livello internazionale, prestando particolare attenzione al contesto Italia.
In un secondo momento, grazie all’expertise di Raul Caruso, si avanzerà un breve studio sulla disciplina e sui fondamenti della Peace Economics.
Infine, Nicoletta Dentico incentrerà il focus sull’influenza delle scelte quotidiane del singolo e quanto queste pesino a livello delle più globali “Economie di pace”.


“Tutto il processo economico è quindi un problema di scelte: scelte da parte dei consumatori e scelte da parte dei produttori. In ultima analisi le scelte si impongono perché le risorse sono limitate rispetto ai desideri”.
(Carlo Maria Cipolla)

M’illumino di meno – Filmato sull’Ecuador

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 – Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 – Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

 

Nella giornata nazionale del risparmio energetico ‘M’illumino di meno’ promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radio Due – proiezione e dialogo con Claudio della Volpe, ricercatore di chimica fisica applicata all’Università di Trento.
Proiezione del documentario “Adelante Petroleros – L’oro nero dell’Ecuador” prodotto e diretto da Maurizio Zaccaro.
Il film documentario racconta le vicende legate all’estrazione del petrolio in Ecuador e ribadisce con forza un messaggio: lo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili – in Ecuador così come in altre parti del mondo – non produce sviluppo durevole, ma diseguaglianze, sfruttamento, povertà e disastri ambientali. Per metter fine all’attuale modello economico non più sostenibile, non bastano denunce e proteste.
Occorre impegnarsi a promuovere su scala globale stili di vita sostenibili per tutti i popoli e per tutte le nazioni, nel Sud come nel Nord del mondo. Quale strumento migliore di un film documentario per arrivare alla coscienza delle persone?

Promuove il Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani. Informazioni: 0464658210, roveretopace@gmail.com

Green Innovation Award

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con pietre refrattarie per il risparmio energetico. I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini che si schiuderanno in un ambiente protetto.

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

E’ stata la “first lady” del Kenya Sua Eccellenza Ms. Margaret Kenyatta a consegnare l’assegno nelle mani del direttore di Tree is Life Thomas Gichuru, abituato a stare più ai margini della foresta a piantar alberi che sotto i  riflettori di una serata di gran gala che ha avuto luogo nella capitale Nairobi.

Il presidente di Ipsia del Trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione delle Acli), nonché fondatore del progetto “Tree is Life” Fabio Pipinato si congratula con lo staff che opera a Nyahururu in Kenya per l’ennesimo successo. Trattasi di un gruppo di forestali kenyoti molto competente che ha già vinto, nel 2005, il “Total eco challenge” come miglior progetto di riforestazione dell’Africa dell’Est; primo tra migliaia di partecipanti.

Ma questo nuovo premio; il Green Innovation Award, si differenzia dal Total in quanto è dato da una comunità di donatori istituzionali tra i quali l’Unione Africana, l’Ambasciata svedese, il governo del Kenya, il WWF, l’Università di Nairobi e molti altri.

Il progetto Tree is Life ha avuto come testimonial la biologa Wangari Maathai prim’ancora diventasse commissaria dell’Unione Africana e Premio Nobel per la Pace. Una persona d’eccezione ed ottima insegnante che quand’era viceministro all’ambiente diffuse in tutto il Kenya la pratica trentina de la festa dell’albero.

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di queste comunità di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con all’interno delle pietre refrattarie per il risparmio energetico. La tecnologia di questi forni è stata appresa durante un corso dal titolo “niente fumo tutto arrosto” presso il CFSI – Centro Formazione Solidarietà Internazionale di Trento. Esse permettono di utilizzare solo un terzo della legna delle normali cucine.
Soddisfazione per il premio viene anche dal presidente di Acli Trentine Fausto Gardumi, la quale organizzazione ha anticipato parte del denaro utile al progetto. Il presidente de le Acli Trentine ha avuto modo di visitare di persona il programma a Nyahururu, a 200 km. a nord di Nairobi. Ha verificato come gli 80 vivai di piccoli alberelli vengano rinverditi da altrettante comunità e, una volta piantati, possano contribuire a costituire la cintura verde (Green Belt) utile a fermare il deserto che avanza da nord. E’ possibile raggiungere i vivai dispersi in un territorio collinare grande come il Trentino con due sole strade asfaltate e con una moto di grossa cilindrata donata ad Ipsia dalla Fondazione San Zeno di Verona.

I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini. Qui si schiudono ed i piccoli pulcini possono trovare del mangime in un ambiente estremamente pulito, caldo e secco. La cavità comunica con un piccolo recinto protetto ove la temperatura è ambiente. Qui i pulcini possono crescere indisturbati ed al sicuro. Questo recinto interno alla casa è collegato, tramite una fessura sulla parete in legno, ad un recinto protetto esterno ove i pulcini, già più grandi, possono tentare lo sbalzo di temperatura e di umidità.

Il raccordo tra queste 3 unità: sottoforno, recinto interno e recinto esterno costituiscono l’innovazione che ha permesso allo staff di Tree is Life di vincere il Green Innovation Award. Trattasi di una modalità molto semplice di allevare i pulcini ma, nel contempo, molto efficace.

Il giorno seguente la consegna del premio lo staff di Tree is Life ha ricevuto una comunicazione direttamente dalla sede delle Nazioni Unite ed in specifico dall’Agenzia per le donne: Unwomens. Il progetto è stato selezionato da un team di 20 esperti in un ventaglio di partecipanti provenienti da 17 paesi diversi per l’empowerment delle donne.  Il progetto verrà esposto in un expò internazionale che avrà luogo nei prossimi giorni presso le Nazioni Unite di Nairobi dal 12 al 18 ottobre 2014. Verrà redatto un libro fotografico con tutte le migliori pratiche per l’empowerment delle donne.A riguardo la Fondazione Fontana, assieme ad Ipsia ed altre organizzazioni in Trentino e nei sud del mondo ha redatto la “Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale” e che affronta, anno dopo anno, gli 8 obiettivi del millennio. Nell’anno in corso tratta proprio l’obiettivo dell’empowerment delle donne. Il presente progetto premiato con il Green Innovation Award ha raggiunto, nel piccolo, diversi obiettivi del millennio come l’ottavo a favore del networking (fare sistema), il settimo a tutela dell’ambiente, il terzo per la parità uomo/donna ma soprattutto il primo per dimezzare la fame. Di questi tempi…