Quando la scuola non fa notizia

Quando la scuola non fa notizia

- di Lorenzo Frigerio -

Il giorno dopo la contestata riforma del ministro Gelmini, mentre continuano le proteste in ogni città d’Italia, a Milano gli studenti delle scuole superiori offrono una grande prova di maturità, sospendendo per una mattinata la partecipazione alle mobilitazioni previste e mantenendo l’impegno preso qualche mese fa per una mattinata di studio e riflessione comune. Come ogni anno, infatti, all’inizio di dicembre, si rinnova l’appuntamento con il tradizionale convegno delle scuole superiori milanesi sulla Dichiarazione universale dei diritti umani – siamo giunti ormai alla quarta edizione - in una cornice, anche questa ormai abituale, qual è quella dell’Università Bicocca.

Quando la scuola non fa notizia

- di Lorenzo Frigerio -

Il giorno dopo la contestata riforma del ministro Gelmini, mentre continuano le proteste in ogni città d’Italia, a Milano gli studenti delle scuole superiori offrono una grande prova di maturità, sospendendo per una mattinata la partecipazione alle mobilitazioni previste e mantenendo l’impegno preso qualche mese fa per una mattinata di studio e riflessione comune. Come ogni anno, infatti, all’inizio di dicembre, si rinnova l’appuntamento con il tradizionale convegno delle scuole superiori milanesi sulla Dichiarazione universale dei diritti umani – siamo giunti ormai alla quarta edizione - in una cornice, anche questa ormai abituale, qual è quella dell’Università Bicocca.

Da qualche anno a questa parte, la scelta di spostarsi nell’ateneo universitario è dovuta al gran numero di richieste che arrivano ai due soggetti collettivi che organizzano questo incontro, Libera e il Coordinamento delle scuole milanesi per la legalità e la cittadinanza attiva, i cui promotori sono i Licei Virgilio, Volta, Severi, Leonardo da Vinci. Non trovandosi aule scolastiche cittadine in grado di ospitare un numero elevato di studenti, ecco che la proficua collaborazione con l’Università Bicocca viene incontro alle esigenze logistiche della giornata.

Circa 900 i partecipanti questa mattina e quasi 200 quelli, rimasti nei loro istituti, che non hanno potuto prendere posto nell’aula magna della Bicocca, riempita in ogni ordine di posti. Ci si poteva attendere che, all’indomani dell’approvazione della riforma Gelmini, in molti scegliessero di non intervenire per scendere piuttosto in piazza, unendosi ai loro coetanei e agli universitari, che stanno dando vita ad occupazioni e blocchi delle attività didattiche, anche a Milano. E invece, sotto la nevicata che imbianca la città, questa mattina, alla spicciolata ma in orario, sono arrivati i gruppi e le delegazioni delle varie scuole: tutte presenti, alcuni con i docenti al seguito, per ragionare insieme su un diritto previsto dalla Dichiarazione, che sia oggi negato o parzialmente rispettato. Quest’anno singolarmente e quasi profeticamente, è stato scelto il diritto allo studio: una scelta fatta da Libera e dal Coordinamento delle scuole milanesi molti mesi fa, ben prima che si arrivasse alle polemiche che sono parte della scottante attualità.

Nell’aula sono risuonate le parole rivolte nel 1955 da Piero Calamandrei agli studenti milanesi, grazie alla drammatizzazione di un ex studente del Liceo Virgilio, oggi giovane attore: “Sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie”.

Gli studenti delle scuole sono intervenuti presentando in plenaria i lavori fatti in classe, nelle settimane precedenti e in preparazione alla giornata. Al centro della riflessione il diritto allo studio come elemento fondante ogni reale democrazia e il ruolo della scuola pubblica, che viene chiamata a realizzare la piena applicazione del diritto allo studio. Istruzione accessibile e formazione continua, eguaglianza sostanziale e progresso sociale: sono queste alcune delle espressioni e delle parole che sono state più richiamate nei diversi interventi.

Dalla rilettura di “Lettera ad una professoressa” scritta da Don Milani e i ragazzi di Barbiana nel 1967, all’esperienze dei cammini formativi in carcere; dal diritto allo studio nei paesi di origine degli studenti stranieri al diritto allo studio, così come viene tratteggiato dalla Carta Costituzionale e dai trattati internazionali; dal collegamento tra i mondi della scuola e del volontariato, anche in paesi del terzo mondo, al ruolo delle scuole professionali, alla luce delle riforme varate: sono questi solo alcuni dei temi oggetto degli approfondimenti presentati. I protagonisti di tutte queste relazioni sono stati i ragazzi e le ragazze delle scuole milanesi, che hanno affiancato alcuni dei relatori intervenuti nel corso del convegno. Di rilievo il racconto delle difficoltà vissute dai piccoli rom per andare a scuola, dribblando sgomberi e discriminazioni.

Il professor Giuseppe Teri di Libera ricorda altre questioni cruciali nei lavori della mattinata: “la dispersione scolastica, l’aumento dei laureati, la realizzazione di percorsi per l’educazione permanente e il contrasto dei nuovi analfabetismi. Su questi temi abbiamo aperto la discussione nel nostro convegno, con la convinzione che tale modello di formazione trovi il suo luogo naturale in una scuola pubblica, pluralistica e laica, intesa come istituzione educativa che, pur confrontandosi con il mondo del lavoro, sia in grado di sottrarre i processi di apprendimento tanto ai tempi accelerati delle dinamiche consumistiche che alle logiche utilitaristiche, aziendalistiche e finanziarie del mercato del lavoro”.

Obiettivo di fondo della giornata è fare acquisire consapevolezza ai giovani che frequentano le scuole milanesi che il sistema scolastico – continua Teri – “è il motore dello sviluppo sociale, della competitività economica, della democrazia diffusa e di una cittadinanza fondata sulla solidarietà”.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Libera e al Coordinamento delle scuole milanesi un messaggio per esprimere vivo apprezzamento per l’iniziativa, auspicando che la scuola sia “luogo di incontro e integrazione” e lo studio sia “strumento indispensabile per consentire alle nuove generazioni di partecipare responsabilmente alla crescita economica e sociale del Paese”. Nel messaggio del Presidente, si ricorda, infine, che “la scuola è chiamata ad affrontare con particolare impegno le numerose sfide nel campo educativo e formativo in modo da offrire ai giovani solidi basi per il loro inserimento successivo nella società civile e nel mondo produttivo e del lavoro”.

Si potrebbe scrivere anche del clima che questa mattina ha accompagnato i lavori; non un silenzio assoluto ma una partecipazione animata, che ha portato ragazzi e ragazze seguire con attenzione gli interventi dei relatori e dei loro coetanei. Di questa giornata di ordinaria democrazia non crediamo si leggerà molto sulle pagine dei quotidiani milanesi e nazionali. È un vero peccato che una scuola così non riesca mai a fare notizia, proprio nel momento in cui il diritto allo studio sancito dalla Costituzione sembra messo in serio pericolo, in nome di logiche di mercato che nulla hanno a che fare con il progresso morale e materiale di un Paese.

 

fonte: Articolo pubblicato sul sito di LiberaInformazione il 1° dicembre 2010.