Il Trentino libero dal patto Gelmini – La Russa

Il Trentino libero dal patto Gelmini – La Russa

- di Michele Nardelli -

“Cittadinanza e Costituzione”: un nuovo insegnamento nel programma della riformata scuola superiore che, nelle intenzioni del ministro Gelmini, dovrebbe supportare la linea del rigore e della serietà degli studi attraverso l’inasprimento delle norme sul voto di condotta. Una sperimentazione significativa di questo insegnamento dovrebbe realizzarsi attraverso un protocollo d’intesa tra ministero dell’Istruzione e della Difesa, con progetti territoriali nei quali le scuole consentono agli studenti, su base volontaria, di partecipare a corsi “paramilitari” tenuti da ufficiali dell’esercito in congedo.

Il Trentino libero dal patto Gelmini – La Russa

- di Michele Nardelli -

“Cittadinanza e Costituzione”: un nuovo insegnamento nel programma della riformata scuola superiore che, nelle intenzioni del ministro Gelmini, dovrebbe supportare la linea del rigore e della serietà degli studi attraverso l’inasprimento delle norme sul voto di condotta. Una sperimentazione significativa di questo insegnamento dovrebbe realizzarsi attraverso un protocollo d’intesa tra ministero dell’Istruzione e della Difesa, con progetti territoriali nei quali le scuole consentono agli studenti, su base volontaria, di partecipare a corsi “paramilitari” tenuti da ufficiali dell’esercito in congedo.

In questi corsi, come nel progetto siglato dall’Ufficio scolastico della Lombardia con il Comando militare Esercito “Lombardia”, possono mescolarsi lezioni di diritto costituzionale con cultura militare, topografia con tecniche di sopravvivenza in ambienti ostili, volontariato con esercitazioni di tiro con l’arco e con la pistola ad aria compressa, e concludersi con gare tra “pattuglie” di studenti in percorsi ginnico-militari.

L’iniziativa cade in un clima non certo sereno, con una scuola che sembra avviata a diventare un campo di battaglia invece che luogo di buone pratiche pedagogiche per la formazione e la convivenza civile.

Si pensi ai tagli di risorse la cui entità – decine di migliaia di posti tra insegnanti e non docenti, nel breve giro di due anni scolastici – non può in alcun modo giustificarsi come razionalizzazione ed eliminazione di sprechi, trattandosi invece della più violenta contrazione del servizio, con bersaglio i bambini e gli studenti prima ancora delle migliaia di insegnanti che vivono nella precarietà.

Non mancano, sparsi, veleni etno-ideologici. Un sindaco marchia i banchi – e tutti gli altri arredi, crocifissi compresi – della scuola del paese con il simbolo del suo partito, negando poi l’evidenza politica e respingendo anche l’invito del ministro a cancellare l’assurda bravata. Si ipotizza, in sede legislativa lombarda, di retrocedere il merito degli studenti nei test d’ingresso all’università a mero criterio residuale: prima vengano gli studenti autoctoni.

Così la scuola si ideologizza nel modo peggiore ma si celano i problemi strutturalmente più gravi, un’edilizia scolastica fatiscente e spesso non a norma di sicurezza, insegnanti in gran parte demotivati e studenti quasi per la metà xenofobi (studio SWG per la Conferenza delle Regioni) contro il 40% di “aperti”.

Così sta la scuola italiana ed in questa situazione l’iniziativa del ministero dell’Istruzione e della Difesa appare fortemente inopportuna. La scuola nella sua autonomia dovrebbe respingerla, ben sapendo che il bullismo si smonta dall’interno, con l’approccio quotidiano e paziente alla cultura e alla riflessione critica, non certo con esercizi ginnico-militari in tuta mimetica.

Lo dovrebbe fare la scuola trentina, dichiarandosi territorio indisponibile a seguire la strada indicata nel patto Gelmini – La Russa. E’ l’invito che come Presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani voglio rivolgere all’assessore all’istruzione Marta Dalmaso, proprio riprendendo la lettera che l’assessore ha trasmesso alle scuole trentine lo scorso 21 settembre in occasione della giornata mondiale della pace.

Una richiesta che parte dalla considerazione che già molto in Trentino è stato fatto in questi anni per costruire percorsi di educazione alla pace, direttamente come Assessorato, attraverso il Centro di Documentazione “Millevoci” e nella fattispecie con il “Progetto formazione” curato dal Forum.

L’educazione alla pace deve partire dal dover amaramente ma consapevolmente prendere atto che la guerra è la normalità della condizione umana e che se non vogliamo cadere nella retorica della pace – la pace dell’ingenuità per usare le parole di James Hillman – è necessario indagare sulla degenerazione violenta dei conflitti, tanto sugli interessi che presiedono la proliferazione delle armi (le armi uccidono anche quando non sparano) e lo svolgersi delle guerre, quanto sulla banalità del male e sui lati inconfessabili della guerra.

Vorremmo altresì che l’educazione alla pace rientrasse a pieno titolo nelle attività di aggiornamento professionale per gli insegnanti, perché l’approccio alla gestione nonviolenta dei conflitti è parte importante – questa sì – per evitare il proliferare di aggressività e bullismo, richiedendo per questo conoscenza e tecniche appropriate.

Questo non investe peraltro solo la scuola ma l’ambiente in cui si forma la coscienza civica di ciascun individuo ed in questo senso diviene importante uno stretto rapporto fra il mondo della scuola e il territorio, prevedendo attività rivolte ai giovani sul piano dell’educazione alla pace e alla mondialità anche di natura extrascolastica.

Infine un’ultima proposta. Il 25 settembre del 2011 un fiume di persone lungo ventiquattro chilometri unirà Perugia ad Assisi nell’edizione del cinquantenario della marcia per la pace ideata da Aldo Capitini. In preparazione di quell’evento, il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani ha previsto la realizzazione di un DVD multimediale per la diffusione del pensiero nonviolento di Aldo Capitini, rivolto a tutte le scuole italiane. Vorremmo che quei giorni diventassero davvero un momento di riflessione sui temi della pace, nelle forme con cui le scuole decideranno di partecipare e nel convergere degli studenti trentini ad ascoltare il messaggio dei rintocchi della Campana dei Caduti di tutte le guerre.

Trento, 4 ottobre 2010

Michele Nardelli

Presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani