Servizio Civile 2018/2019

  C'è tempo fino al 28 settembre per presentare domanda di Servizio Civile Nazionale (SCN) per il progetto in collaborazione tra: GTV - Gruppo Trentino di Volontariato, ATB - Associazione Trentino con i Balcani e Forum Trentino per la pace e i diritti umani, denominato "Giovani e Enti in rete per la cittadinanza globale" Referente del Forum per eventuali informazioni riguardanti servizio civile: Riccardo Santoni Tel. 335 179 7117 Perché fare Servizio Civile? Vi siete sempre meravigliati come fosse lavorare in un determinato campo? Vi hanno mai detto in fase di colloquio "curriculum interessante, ma non hai esperienza"? Servizio Civile è quello che fa per voi: un'esperienza rivolta ai giovani tra 18 e 29 anni (non compiuti) che permette di arricchire il proprio profilo professionale e farvi conoscere dagli enti locali.  

Progetto: Giovani e Enti in rete per la cittadinanza globale

 ♦ Di cosa mi occuperò?

I giovani in servizio civile verranno coinvolti nel complesso delle attività di comunicazione e di cittadinanza globale con un ruolo di appoggio e sostegno: a loro sarà chiesto di occuparsi di alcune attività riguardanti il settore comunicativo e quello della progettazione, sotto la supervisione dello staff e/o, degli OLP e dei soci volontari delle associazioni co-promotrici.

Area comunicazione (nella propria sede operativa)

  • gestione dei social network (Facebook, instagram, etc): piano editoriale, produzione di contenuti.
  • aggiornamento del sito: gestione newsletter, produzione di contenuti originali, aggiornamento dati.
  • comunicati stampa: creazione di contenuti formali e non da diffondere alla stampa e/o altri enti.
  • produzione contenuti grafici: foto e/o video da affiancare ai materiali dell'associazione; elaborazione e distribuzione di poster e volantini; produzione di interviste, articoli, dossier di approfondimento.

Area progettazione e sensibilizzazione (anche in collaborazione con altri enti)

  • co-progettazione di progetti: valutazione di soggetti interessati al progetto, potenziali collaborazioni, ricerca di sponsor e bandi di finanziamento.
  • progetti di sensibilizzazione per le scuole: proposta di attività da svolgere con i ragazzi/giovani; elaborazione di contenuti e materiali; identificazione di istituti interessati; contattare insegnanti per definire costi e dettagli organizzativi; monitoraggio e valutazione attraverso questionari.
  • progetti su temi specifici: elaborazione di contenuti e materiale di supporto;  supporto nelle comunicazioni tra soggetti interessati, soggetti proponenti e soggetti istituzionali; supporto dello staff nella gestione logistica; promozione e divulgazione dell'iniziativa; raccolta adesioni; monitoraggio e valutazione progetto.
  • supporto nella gestione di database specifici: aggiornamento database, traduzione lettere, produzione testi e invio materiale ai sostenitori.
Campagna promozionale (in collaborazione tra le tre sedi operative)
  • progettazione e realizzazione di una campagna di comunicazione in gruppo per la promozione di obiettivi comuni.

♦ Profilo ricercato:

Cerchiamo una persona che condivida gli obiettivi del progetto, che abbia interesse delle aree e delle tematiche trattate, nonché interesse per la comunicazione digitale, capacità di relazione e disponibilità al lavoro in gruppo. I/Le giovani verranno selezionati secondo i criteri indicati da UNSC

♦ Sedi operative e posti disponibili:

GTV - 3 posti disponibili

Gruppo Trentino di Volontariato opera dal 1999 con progetti di Cooperazione Internazionale in Vietnam e nel Sud Est Asiatico e con progetti di cittadinanza globale in Trentino. La sua vision è “Nel Sud Est Asiatico per costruire un ponte tra Oriente ed Occidente verso un nuovo domani”. La sua mission è “mettere in relazione la comunità trentina con le comunità del Sud Est Asiatico per sviluppare capacità e scambiare esperienze con particolare attenzione ai diritti dei soggetti vulnerabili come bambini, donne e minoranze. GTV intende l'autosviluppo delle comunità come antidoto allo sfruttamento” Nel 2018-2019 GTV implementerà, tra gli altri, un progetto di cooperazione internazionale in Vietnam legato ai temi dell’agricoltura familiare sostenibile. In riferimento a questo progetto, verranno organizzate attività di sensibilizzazione per la costruzione di Cittadinanza Globale.

Indirizzo: Corso 3 Novembre, 116, Trento 38122 Sito: http://gtvonline.org/it/ Referente: Francesca

ATB – 1 posto disponibile 

L’Associazione Trentino con i Balcani Onlus nasce nel febbraio 2012 dall'unione di due organizzazioni (Tavolo Trentino con Kraljevo e Tavolo Trentino con il Kosovo) attive nel Sud Est Europa sin dal 1999. Nate entrambe dal mondo dell’impegno per la pace e per la solidarietà durante le guerre degli anni Novanta, le due associazioni hanno promosso nei primi anni progetti di aiuto umanitario, per poi concentrarsi su iniziative di sviluppo locale sostenibile. ATB promuove da più di 17 anni progetti di sviluppo locale con un approccio di cooperazione di comunità e partenariato territoriale che si traducono nel concreto nell'attivazione di percorso di sviluppo locale, promozione dei diritti umani, scambio di buone prassi e interscambio culturale ed economico, coinvolgendo attivamente soggetti (istituzionali, associativi e imprenditoriali) Trentini e del Sud Est Europa. La mission di ATB Onlus è contribuire alla promozione della democrazia locale e allo sviluppo di comunità nei Balcani e in Trentino in una prospettiva europea, attraverso iniziative di cooperazione internazionale di comunità e partenariato territoriale negli ambiti dello sviluppo locale sostenibile, dei diritti fondamentali, delle pari opportunità, della promozione culturale e delle differenze e della cittadinanza attiva. Indirizzo: Vicolo Dall’Armi 5, Trento 38122 Sito: https://www.trentinobalcani.eu/ Referente: Paola Forum - 2 posti disponibili  Diritti umani, solidarietà, multiculturalismo, cittadinanza attiva e responsabilità sono alcuni dei termini chiave che guidano da anni le attività del Forum Trentino per la Pace e i diritti umani, organismo permanente insidiato nel Consiglio Provinciale di Trento, fortemente voluto dal mondo politico per mettere in rete e le diverse realtà che in Trentino si spendono quotidianamente per migliorare il proprio contesto di riferimento e i territori con cui tessono quotidianamente relazioni e legami. I principi ispiratori e le modalità di attuazione si trovano nella legge 10 giugno 1991, n.11 “Promozione e diffusione della cultura della pace”, che ha dato vita al Forum nel 1991. Con questa legge la Provincia autonoma di Trento, in coerenza con l'articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, la promozione dei diritti umani, delle libertà democratiche e della cooperazione internazionale, riconosce nella pace un diritto fondamentale degli uomini e dei popoli.

Indirizzo: via Galleria Garbari 12, Trento  38122 Sito: http://www.forumpace.it Referente: Riccardo

Link utili:

Bando e allegati (allegato 3: domanda di servizio civile) Come presentare la domanda Scelgo il servizio civile FAQ  

Opportunità SCUP

Scadenza per le candidature: 31 ottobre 2017

Si è aperto il nuovo turno di progetti Servizio Civile Universale Provinciale, fra i quali potete trovare anche quello del Forum. Il progetto "Parole e immagini per i diritti umani e la pace" prevede un anno a contatto con la realtà del Forum, nel corso del quale si potranno sviluppare conoscenze e competenze in tre macro-ambiti: comunicazione, lavoro a progetti e realizzazione eventi.

Svolgere Servizio Civile a contatto con l'associazionismo trentino ma allo stesso tempo in un quadro istituzionale come quello del Consiglio provinciale?

Chi parteciperà al progetto potrà sviluppare competenze comunicative e organizzative promuovendo, in prima persona con strumenti diversi, dai social al contatto diretto, la pace intessa non solo con il suo significato classico, spesso emergenziale e utopistico, ma anche in termini più reali e quotidiani, che hanno strettamente a che fare con aspetti più pratici, ossia nel nostro vivere nel mondo, nel nostro relazionarci con il vicino, con lo straniero, con la società, con la dimensione lavorativa, politica, economica del nostro presente, con l'ambiente circostante e con le risorse comuni del nostro pianeta. La pace da questo punto di vista diventa un impegno concreto che passa ogni giorno tra le mani, davanti agli occhi, nelle parole che rivolgiamo a qualcuno e in quelle che ascoltiamo. La cultura della pace attraverso la conoscenza dei diritti umani, dunque, si trasforma nella dimensione ottimale da perseguire con azioni concrete.

Riassumiamo

Vi siete persi il convegno Economie di pace. Fra scenari globali e scelte quotidiane di venerdì 16 giugno?

Nessun problema!

Di seguito, un breve riassunto del pomeriggio passato con Francesco Vignarca, Raul Caruso e Nicoletta Dentico, i relatori che hanno presentato a Trento i temi del disarmo, dell’economia di pace e delle scelte individuali per favorire un simile percorso a livello globale.

 

La prima tappa verso la comprensione dell’attuale necessità di un’economia di pace concerne la questione del disarmo ovvero di una difesa non armata. La spiegazione di questo particolare argomento è stata affrontata da Francesco Vignarca, collaboratore di Emergency nell’area campaigning & advocacy nonché coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo e, assieme a Enrico Piovesana, curatore dell’Osservatorio sulle spese militari italiane (Mil€x). La coincisa presentazione dei dati 2016 sulle spese militari, che ammontano a 1.686 miliardi di dollari, ha evidenziato un aumento annuo reale dello 0,4% rispetto al 2015, incremento registrato malgrado la crisi economico-finanziaria internazionale che ancora oggi è tracciabile nei conti statali. Cercando, dunque, di fornire un metro di paragone tangibile alle cifre sopra citate, fa riflettere come il 10% della spesa militare permetterebbe il raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030. Coscienti di questa possibilità, senza dubbio, si può affermare che il disincentivo verso un’economia armata consentirebbe più benessere e uguaglianza sociale diffusi. Tuttavia, il cambiamento non può limitarsi al disinvestimento nel settore militare ma deve accompagnarsi a un mutamento sistemico. Il sistema globale di risoluzione del conflitto, così come ogni suo elemento, deve essere improntato verso una gestione che rinunci alla difesa armata, propendendo invece al paradigma irenico.

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La pace, quindi, deve rappresentare il motore degli ingranaggi della macchina mondiale. Per attribuire il giusto peso specifico a questa riflessione etico-politica, il discorso deve evolvere anche verso uno studio empirico dei concetti della peace economics, fulcro dello studio del ricercatore di Politica economica presso l’Università Sacro Cuore di Milano, Raul Caruso. Autore del recente saggio Economia di pace (Il Mulino, 2017), Caruso ha incoraggiato l’analisi di alcuni “falsi miti” secondo cui l’economia di guerra, in fin dei conti, possa rappresentare un investimento vantaggioso per lo Stato e per gli individui. A questo scopo concorre il recupero di indicatori valoriali diversi dal consueto Prodotto Interno Lordo (PIL), come ad esempio la riabilitazione del concetto di tempo legato al ciclo economico e produttivo nonché all’evoluzione societaria. In questo senso, pur generando un cospicuo ammontare di PIL, una politica economica armata non può che rappresentare solamente una spesa in quanto il profitto è di breve periodo e fruibile nell’immediato. Perciò, una tipologia di economia tale non provoca un incentivo verso investimenti di largo respiro; al contrario, un’economia di pace porta con sé una prosperità di lungo periodo. Nel suo libro, Caruso spiega in modo approfondito nove motivi a sostegno dell’inesattezza concettuale della frase “comunque sia, l’investimento nel settore militare comporta un sostanzioso aumento del PIL”. Avvallando quest’idea, l’analisi del progresso tecnico all'interno del ciclo economico caratterizzato da un approccio propriamente militare non evidenzia uno sviluppo esteso e questo è dovuto al fatto che le innovazioni in campo militare tendono ad essere utilizzate solo in caso di necessità.  Di conseguenza, una tale logica si discosta dalla visione economica classica secondo cui l’innovazione permette sempre uno sviluppo e quindi maggiori profitti. Oltre a questo motivo tecnico, anche un’altra ragione più lampante può essere portata ad esempio: il servizio militare obbligatorio viene prestato in sostituzione ad un periodo di formazione, interrompendo così il processo educativo e dunque bloccando il principale motore del processo economico, ossia l’educazione. Di fatto, il disinvestimento prodotto dalle spese militari si ripercuote anche sul sistema educativo.

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Ebbene, cosa fare quotidianamente per scongiurare una deriva economica di questo tipo? L’esperta Nicoletta Dentico, giornalista e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica, ha risposto rilanciando, da un lato, sul concetto di azionariato critico e, dall’altro, focalizzando l’attenzione sulla necessità di trasformare pratiche individuali in una richiesta globale, attraverso un abbandono dell’utilitarismo in campo politico, economico e finanziario. Un’iniziale forma di azionariato critico è nata circa novant’anni fa negli Stati Uniti, dove venne generato uno dei primi fondi che incoraggiavano modelli etici e religiosi escludendo invece le cosiddette azioni del peccato sottoscritte da imprese operanti in settori “immorali”. Tutt’oggi, questa caratteristica fondamentale è rimasta nell’azionariato critico che risulta essere una forma di contestazione attiva e partecipata nei confronti delle grandi aziende. Attraverso l’acquisto di un numero simbolico di azioni d’imprese accusate di comportamenti o impatti negativi dal punto di vista sociale e ambientale, i soggetti finanziari “critici” entrano nei loro Consigli d’amministrazione al fine di aprire un dialogo e fare pressione ma anche informazione. Gli obiettivi di una tale branca dell’economia e della finanza etica si possono riassumere nel ruolo che l’individuo ricopre con l’azionariato critico: l’azionista partecipa alla vita di un’impresa in un’ottica di democrazia economica, dando spazio a campagne e popolazioni che sono coinvolte negli investimenti delle grandi imprese ma che molto spesso vengono esclusi dall’arena decisionale. Pertanto, partecipare in modo critico e consapevole è la via proposta per il cambiamento rivoluzionario del paradigma economico-finanziario attuale.

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Infine, segnaliamo anche alcuni articoli comparsi sui giornali locali a seguito del convegno.

Qui, la versione integrale del convegno.