A Sarajevo il 28 giugno

– Marzia Bona –

Fra le proposte letterarie attinenti all’anniversario dello scoppio della Grande Guerra, segnaliamo A Sarajevo il 28 giugno, opera in endecasillabi di Gilberto Forti*. Undici versioni del giorno che (forse) cambiò la storia.

A Sarajevo il 28 giugno è una raccolta di undici storie che gravitano attorno all’assassinio di Francesco Ferdinando e Sofia Chotek. Ripercorrendo gli eventi della giornata che fece da detonatore alla Prima guerra mondiale, l’attentato all’arciduca – nel quale fu accidentalmente uccisa anche la moglie Sofia – diviene pretesto per scandagliare la figura dell’erede al trono, la sua lunga attesa riempita da passatempi lussuosi, progetti imperiali e imposizioni dettate dall’etichetta di corte. A sua volta, la figura dell’arciduca si fa metafora della complessità e delle fragilità dell’Impero alla vigilia del conflitto che lo portò alla dissoluzione.

Recensione pubblicata il 27 giugno da Osservatorio Balcani e Caucaso

– Marzia Bona –

Fra le proposte letterarie attinenti all’anniversario dello scoppio della Grande Guerra, segnaliamo A Sarajevo il 28 giugno, opera in endecasillabi di Gilberto Forti*. Undici versioni del giorno che (forse) cambiò la storia.

A Sarajevo il 28 giugno è una raccolta di undici storie che gravitano attorno all’assassinio di Francesco Ferdinando e Sofia Chotek. Ripercorrendo gli eventi della giornata che fece da detonatore alla Prima guerra mondiale, l’attentato all’arciduca – nel quale fu accidentalmente uccisa anche la moglie Sofia – diviene pretesto per scandagliare la figura dell’erede al trono, la sua lunga attesa riempita da passatempi lussuosi, progetti imperiali e imposizioni dettate dall’etichetta di corte. A sua volta, la figura dell’arciduca si fa metafora della complessità e delle fragilità dell’Impero alla vigilia del conflitto che lo portò alla dissoluzione.

Il libro si lascia alle spalle la narrazione ufficiale degli eventi, per dare spazio e voce a personaggi che – in maniera diversa e a vario titolo – furono testimoni delle vicende. Il risultato è una ricostruzione caleidoscopica, che ripercorre antefatti e conseguenze del 28 giugno 1914. La figura dell’erede al trono, al centro della narrazione, diventa emblema dell’Impero, delle buone intenzioni ingessate dal protocollo, del lato umano di un personaggio passato alla storia come tragico emblema di un casus belli.

La versione ufficiale dei fatti che si trova nei libri di storia passa dunque in secondo piano, relegata al ruolo di struttura di servizio sulla quale ciascuna delle voci che dà forma al volume costruisce la propria narrazione; chi sottraendo, chi aggiungendo, chi proponendo uno sguardo laterale sugli eventi, gli undici frammenti che compongono quest’opera sono una sorta di Spoon River in terra balcanica.

Attraverso questo racconto corale si fanno strada punti di vista insoliti, narrazioni alternative arricchite da dettagli a volte poetici, a volte miseri che riguardano gli eventi del 28 giungo 1914 a Sarajevo. Così come nell’antologia di Edgard Lee Masters, l’opera di Gilberto Forti dà voce a prospettive oblique, dimenticate, versioni ipotetiche che si interrogano su “cosa sarebbe successo se…”.

Il risultato è una microstoria in endecasillabi che trascina il lettore fino all’ultimo capitolo, nella vana illusione che possa finalmente individuare il momento decisivo o il gesto determinante di quella giornata: la svolta della vettura lungo il tragitto prestabilito o la titubanza del comandante che fece involontariamente incrociare le strade dell’arciduca e del suo attentatore.

Gilberto Forti evita accuratamente di fornire una chiave di lettura univoca, offrendo una molteplicità di possibili spiegazioni, senza che alcuna screditi o sminuisca il valore esplicativo delle altre.

Le storie
Basata su un minuzioso lavoro di ricerca su materiali d’archivio e cronache dell’epoca, quest’opera di Gilberto Forti dà voce a personaggi immaginari ma estremamente verosimili. Ciascuno di essi offre il proprio frammento di verità utilizzando un differente registro narrativo, pur mantenendo sempre la forma del monologo: al diario del consigliere-regio che segue le vicende da Vienna si affiancano frammenti più colloquiali, come il resoconto dell’ultimo viaggio dei consorti verso Arstetten, dove Francesco Ferdinando e Sofia – «la moglie che non fu accettata mai, neanche da morta, come un’Asburgo» – saranno sepolti l’uno accanto all’altra.

C’è posto anche per le carte private di una nobildonna emigrata negli Stati Uniti, così come per una lezione di un docente universitario che scandaglia la psicologia dell’erede al trono – e assieme a questa, quella dell’Impero – per riconoscervi una pulsione di morte. Ciò che accomuna le molteplici voci narranti di quest’opera – nobili, militari, chierici o luminari – è il destino funesto piombato su ciascuno in seguito allo scoppio del conflitto.

Fra le numerose ipotesi che emergono dai frammenti raccolti nel libro trova spazio anche la storia dell’uniforme di Francesco Ferdinando, cucitagli addosso per suo stesso volere, come segno di devozione all’etichetta e al buon gusto. Questa, secondo il sergente Koppenstatter, sarebbe stata la vera causa dello scoppio della Grande Guerra. Il sergente conclude il proprio racconto con una delle metafore più forti del libro:

« Francesco Ferdinando se ne va,

e con lui se ne va la disciplina,

la stessa disciplina che l’ha ucciso,

la disciplina delle cuciture

che tenevano assieme il vecchio impero. »

Recensione pubblicata il 27 giugno da Osservatorio Balcani e Caucaso

*Gilberto Forti (Roma 1922 – Milano, 1999) nasce da famiglia di religione ebraica. Le leggi razziali del 1938 lo costringono ad abbandonare gli studi. Milita come partigiano nella guerra di Resistenza, dopo di che inizia a collaborare con l’agenzia di stampa statunitense Associated Press e nel 1956 passa a lavorare per l’editore Rusconi. Alla sua carriera di giornalista affianca una proficua attività di traduttore dall’inglese, dal tedesco e dallo svedese. Oltre a A Sarajevo il 28 giugno (1984), ha pubblicato sempre per Adelphi Il piccolo almanacco di Radetzky (1983), a sua volta una cronaca del tramonto dell’Impero, mentre nel 2008 è uscita, per Zandonai, la raccolta I latitanti, ambientata sull’appenino emiliano all’epoca della Resistenza.

Nuove frontiere nella governance delle aree protette. I patrimoni di comunità

Incontro pubblico
Venerdì 6 giugno 2014, ore 18.00 – Muse, C.so del Lavoro e della Scienza, 3 (Trento)
Organizza: Club UNESCO di TrentoSocietà di Scienze Naturali del Trentino

Incontro pubblico
Venerdì 6 giugno 2014, ore 18.00 – Muse, C.so del Lavoro e della Scienza, 3 (Trento)
Organizza: Club UNESCO di TrentoSocietà di Scienze Naturali del Trentino

La dottoressa Grazia Borrini-Feyerabend presenterà l’ultima pubblicazione dell’IUCN dedicata alla governance delle aree protette. Verranno descritti i cambiamenti che sono avvenuti in campo internazionale riguardo la concettualizzazione delle aree protette, con il progressivo riconoscimento del ruolo dei diversi attori. L’attenzione sarà focalizzata sulle comunità locali là dove queste agiscono, in maniera diretta o indiretta, come i principali agenti della conservazione della biodiversità. 

L’iniziativa, che si rivolge al pubblico specialistico ma non solo, trova nel MUSE la sede più idonea al suo svolgimento. Fin dalla sua inaugurazione, infatti, il nuovo Museo delle Scienze di Trento è promotore della partecipazione pubblica al dibattito su temi di attualità scientifica e di sensibilizzazione nei confronti della natura, spazio di apprendimento informale e interattivo dove sviluppare un rapporto più consapevole con i temi dell’ambiente, della sostenibilità, della conservazione della biodiversità, del risparmio energetico.
Attraverso attività didattiche, di divulgazione scientifica e la pratica quotidiana, si impegna a incentivare la diffusione di buone pratiche nell’ambito della sostenibilità ambientale e della cooperazione allo sviluppo. 

Il Club UNESCO di Trento e la Società di Scienze Naturali del Trentino hanno voluto compartecipare all’organizzazione di questo importante evento poichè credono che la governance di un territorio sia prima di tutto responsabilità nella conservazione della comunità che lì vive. 

L’evento ha il patrocinio e la partecipazione anche dell’Unità di Ricerca VADem, Valori, Appartenenze e Democrazia del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Trento  e di The ICCA Consortium. 

L’evento ha il patrocinio e la partecipazione anche dell’Unità di Ricerca VADem del Dipartimento di Sociolocia dell’Università degli Studi di Trento e  di The ICCA Consortium.

Senza pesare sulla Terra. Le mie esperienze di ecologia quotidiana

Incontro pubblico
Martedì 3 giugno 2014, ore 18.00, Ecosportello, via Torre Verde 34 (Trento)
Organizza: Ecosportello

Incontro pubblico
Martedì 3 giugno 2014, ore 18.00, Ecosportello, via Torre Verde 34 (Trento)
Organizza: Ecosportello

L’autrice Elisa Nicoli sarà all’Ecosportello per presentare il libro “Come riuscire a ridurre l’impatto che le nostre azioni hanno sull’ambiente e contemporaneamente divertirsi e migliorare la propria qualità di vita?”

Elisa Nicoli narra in questo libro la sua esperienza nel mondo dell’autoproduzione e della riduzione degli sprechi: avventure e disavventure legate in particolare all’ambiente domestico, ma anche alla cura del proprio corpo, del cibo e del vestire, e ai vari modi di esplorare, anzi, di reinventare la propria esistenza.
 

Elisa Nicoli, bolzanina di nascita e cittadina del mondo di adozione, è camminatrice e autoproduttrice professionista. Laureata in scienze della comunicazione, dal 2007 realizza documentari e pubblica libri su tematiche ambientali. Ha pubblicato per Altreconomia L’erba del vicino (2010), Pulizie creative (2011 e, in seconda edizione, 2013) e 100 cult in padella (2013) e per Ponte alle Grazie e Altreconomia, Questo libro è un abat jour (2012).
Il suo blog è elisanicoli.it; è co-fondatrice del sito autoproduco.it,  ”Il Laboratorio dell’Autoproduzione”.

Info: Ecosportello

tel. 0461/499685, info@ecosportello.tn.it

Il conflitto generativo

Un secolo che balza alla gola

Identità che dividono/ Diversità che uniscono
tra negazione e dialogo nel XX e XXI secolo


Giovedì 5 giugno 2014, ore 17.30 
Biblioteca comunale, Trento / Sala degli Affreschi

 Ugo Morelli 
Il conflitto generativo. Se vuoi la pace educa a gestire bene il conflitto
Ugo Morelli, studia il conflitto e le dinamiche della sua gestione, con particolare riguardo alla ricerca delle condizioni per sostenere l’incontro tra le differenze e le possibilità di emancipazione reciproca e innovazione sociale, a livello di identità, di interessi, di culture e di conoscenza.

L’autore dialoga con Michele Nardelli.

Un secolo che balza alla gola

Identità che dividono/ Diversità che uniscono
tra negazione e dialogo nel XX e XXI secolo

“Il secolo mi balza alla gola
come un cane da caccia”
 [Osip Emil’evic Mandel’stam]

Amare e uccidere, negare e accogliere sono state e sono categorie necessarie per descrivere il crinale tra ventesimo e ventunesimo secolo. Trattate di solito come criteri per dividere i “buoni” dai “cattivi”, esse sono divenute progressivamente e ineluttabilmente espressioni e manifestazioni che convivono nei nostri comportamenti. Ci inducono a ridescrivere il significato stesso di essere umani. Possiamo essere e divenire “angeli” e “demoni”, a seconda delle relazioni e dei contesti delle nostre vite. Riconoscere la nostra complessità e accoglierne le implicazioni può voler dire, forse, divenire più capaci di far prevalere la nostra disposizione verso le diversità che uniscono, invece che inventarci e mettere in atto le identità che dividono. Accettare la parte di noi che tende alla negazione ed elaborarla, forse ci può aiutare a sviluppare e ad affermare il dialogo e il riconoscimento reciproco.

Giovedì 5 giugno 2014, ore 17.30 
Biblioteca comunale, Trento / Sala degli Affreschi

Ugo Morelli 
Il conflitto generativo. Se vuoi la pace educa a gestire bene il conflitto
Ugo Morelli, studia il conflitto e le dinamiche della sua gestione, con particolare riguardo alla ricerca delle condizioni per sostenere l’incontro tra le differenze e le possibilità di emancipazione reciproca e innovazione sociale, a livello di identità, di interessi, di culture e di conoscenza.

L’autore dialoga con Michele Nardelli.  

info:
federico.serviziocivile@forumpace.it
Organizzano Forum trentino per la Pace e i diritti umani e Biblioteca Comunale di Trento

Cartolina dal Mediterraneo

-Incontro con autore-

Venerdì 23 maggio, ore 17.30
URBAN CENTER, Corso Rosmini 58, ROVERETO

Incontro con lo scrittore Gianluca Solera, autore di Riscatto Mediterraneo. Voci e luoghi di dignità e resistenza.

-Incontro con autore-

Venerdì 23 maggio, ore 17.30
URBAN CENTER, Corso Rosmini 58, ROVERETO

Incontro con lo scrittore Gianluca Solera, autore di Riscatto Mediterraneo. Voci e luoghi di dignità e resistenza.

Non ci resta che il Mediterraneo.

“Sogno l’Italia motore di un nuovo rinascimento Mediterraneo, come Francia e Germania lo furono per il progetto di integrazione europea. L’Italia al centro della “culla di civiltà”, l’Italia portatrice di cambiamento, giustizia sociale, diritti, opportunità di sviluppo, progresso. L’Italia ispiratrice di una stagione storica nuova, uscita dalle rivoluzioni e dalle proteste popolari che hanno interessato la riva Nord e quella Sud del Mediterraneo in questi ultimi anni. L’Italia orgogliosa della sua identità culturale, geografica e storica. L’Italia non più alla periferia dell’Europa ma cerniera Euromediterranea, che affronti la crisi sociale, politica, economica e culturale generando ricchezza materiale e valori collettivi.”

Gianluca Solera, nato a Riva del Garda nel 1966, è stato uno dei co-fondatori della prima lista verde civica in Italia e Consigliere Politico al Parlamento Europeo per 10 anni (1995-2004) con i verdi e regionalisti europei. negli ultimi otto anni (2005-2012) è stato coordinatore delle reti della fondazione Anna Lindh per il dialogo tra le culture, ideatore del Premio Anna Lindh, che ha avuto tra i suoi vincitori il monastero Mar Musa di Padre Paolo Dell’Oglio (2006) e Teatro Valle Occupato (2012).

Trentino. In cammino per conoscere l’Afghanistan


– di Giorgia Stefani e Tommaso Vaccari –

Si è conclusa martedì sera a Palazzo Trentini, la rassegna di appuntamenti “Il 2014 dell’Afghanistan”. Gli eventi, che hanno spaziato dalla proiezione del documentario “Afghanistan 2014 – Dettaglio” alla celebrazione dell’ormai noto Nowruz, il Capodanno Persiano, oltre a due appuntamenti più “classici”, sono stati organizzati con l’intento di “parlare e conoscere l’Afghanistan” attraverso linguaggi e filtri alternativi. Diversi modi di presentare il paese, che permettessero di scoprirlo con occhi nuovi, al di là dell’immagine stereotipata che molti di noi hanno, imparando a conoscerne la cultura, l’arte e la politica, elementi che rendono unico l’Afghanistan, martoriato da trent’anni di guerra.   

– di Giorgia Stefani e Tommaso Vaccari –

Si è conclusa martedì sera a Palazzo Trentini, la rassegna di appuntamenti “Il 2014 dell’Afghanistan”. Gli eventi, che hanno spaziato dalla proiezione del documentario “Afghanistan 2014 – Dettaglio” alla celebrazione dell’ormai noto Nowruz, il Capodanno Persiano, oltre a due appuntamenti più “classici”, sono stati organizzati con l’intento di “parlare e conoscere l’Afghanistan” attraverso linguaggi e filtri alternativi. Diversi modi di presentare il paese, che permettessero di scoprirlo con occhi nuovi, al di là dell’immagine stereotipata che molti di noi hanno, imparando a conoscerne la cultura, l’arte e la politica, elementi che rendono unico l’Afghanistan, martoriato da trent’anni di guerra.

L’organizzazione di questi quattro appuntamenti è stata possibile grazie alla collaborazione di diverse realtà, l’associazione Afghanistan 2014 e il Forum trentino per la Pace e i diritti umani, l’Associazione 46° Parallelo, il Café de la Paix, il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale e Unimondo, che hanno contribuito a rendere davvero speciali le serate organizzate tra Cinema Astra, Café de la Paix e Palazzo Trentini.        

Gli eventi, molto diversi tra loro per stile e contenuti,hanno coinvolto un pubblico vario e attento – dai bambini agli specialisti del settore – e hanno contribuito a stimolare il dibattito attorno al 2014 dell’Afghanistan. La partecipazione attiva di tante persone dimostra forse che la quantità e qualità di notizie offerte dai mezzi di informazione tradizionali sia spesso insufficiente e concentrata sulla notizia di cronaca, letta il più delle volte superficialmente e fuori contesto.

Chi ha preso parte alle serate ha avuto modo di conoscere qualcosa di più dell’Afghanistan, soprattutto grazie all’interazione con registi, fotografi, giornalisti, studiosi di cultura e tradizioni, ma anche ballerini e cuochi, che si sono alternati nell’offrire sguardi molto diversi sul mondo afghano.        
Molti hanno partecipato attivamente, incuriositi dalle tematiche proposte nelle varie serate e, in occasione della festa del Nowruz presso il Café de la Paix, qualcuno si è unito ai balli e ha potuto assaggiare dell’“autentico cibo afghano”, cucinato con passione da un gruppo di ragazzi.

Le numerose adesioni alle iniziative sono uno stimolo per tutti quelli che hanno contribuito a realizzare questi appuntamenti e rappresenta anche una risposta positiva alla domanda che ci siamo spesso posti “Ha senso parlare di Afghanistan in Trentino?”.
Ha senso, perché c’è curiosità, perché c’è voglia di andare al di là degli schemi, sapere qualcosa di più di un paese che è allo stesso tempo lontano e vicino. Si è trattato di un’opportunità per entrare in contatto con gruppi di ragazzi afghani e iraniani che vivono in Trentino, di cui conoscevamo solo vagamente l’esistenza e che si sono dimostrati interlocutori e collaboratori entusiasti per gli eventi. Sono persone giovani, reali presenze ed esempi di una cittadinanza che vuole farsi attiva. Ragazze e ragazzi felici di poter far sentire la propria voce e in un certo senso, sfidare gli stereotipi che in molti hanno rispetto al loro paese di origine.          

Quello che rimane, terminata questa piccola parte di percorso, è la soddisfazione per quanto è stato fatto, ma anche il desiderio di continuare a portare avanti la discussione su questo tema, ogni giorno più attuale. 
Le elezioni del 5 aprile rappresentano un’incognita riguardo al futuro del paese. Le opinioni sono varie e lasciano intravedere scenari estremamente diversi, spesso preoccupanti. I vari gruppi che vengono definiti dai media “talebani” sono contrari al voto e si oppongono con attentati diretti ad istituzioni e seggi elettorali, ma anche verso luoghi simbolo, come alberghi frequentati da rappresentanti dei governi stranieri. I governi occidentali non hanno ancora ottenuto la firma del Bilateral Security Agreement che permetterebbe la permanenza di un certo numero di truppe e basi militari sul territorio e questo rappresenta un ulteriore fattore di instabilità.    
Ora più che mai è importante tenere viva l’attenzione sull’Afghanistan, perché ignorare quanto sta accadendo, sarebbe come chiudere gli occhi davanti a qualcosa che dovrebbe essere responsabilità di tutti, anche nostra…

Foto: Tommaso Vaccari