Le voci di 18 IUS SOLI

– Forum per la Pace –

Mercoledì 1 febbraio presso il Cafè Bookique della Predara a Trento si è tenuto l’incontro sul diritto di cittadinanza di bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Fulcro della serata la proiezione del film documentario 18 IUS SOLI, presentato direttamente dal regista Fred Kuwornu. Un video dinamico e molto efficace per rendere chiara agli occhi di tutti la realtà quotidiana di molti giovani di origine straniera che non solo vivono in Italia, ma vivono l’Italia, riconoscendosi in essa più che in qualsiasi altro Paese.

– Forum per la Pace –

Mercoledì 1 febbraio presso il Cafè Bookique della Predara a Trento si è tenuto l’incontro sul diritto di cittadinanza di bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Fulcro della serata la proiezione del film documentario 18 IUS SOLI, presentato direttamente dal regista Fred Kuwornu. Un video dinamico e molto efficace per rendere chiara agli occhi di tutti la realtà quotidiana di molti giovani di origine straniera che non solo vivono in Italia, ma vivono l’Italia, riconoscendosi in essa più che in qualsiasi altro Paese.

“18 Ius soli” (2011) è il primo documentario grassroots italiano ad affrontare il tema del diritto di cittadinanza per chi è nato e cresciuto in Italia. E’ opera del regista bolognese Fred Kuwornu, realizzata in collaborazione con l’Associazione Amici di Giana, la Cineteca di Bologna, Officina Cinema Sud-Est, Anolf Giovani di Seconda Generazione e altre associazioni. Racconta con il linguaggio della docu-fiction la storia di alcuni “nuovi italiani”, ma al tempo stesso promuove il dibattito legislativo e culturale sul diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia.

Al film documentario, al quale hanno partecipato anche il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e l’onorevole Andrea Sarubbi, è affiancata una campagna di comunicazione sociale e un social network di cui fanno parte le maggiori associazioni, enti, fondazioni, think tank che si stanno impegnando a portare anche in Italia lo “Ius soli” temperato, cioè la legge per cui, dopo un ciclo di studi in Italia, i minori nati da genitori immigrati possano acquisire la cittadinanza italiana.

Il progetto “18 Ius soli” è basato su 15 storie reali di ragazze/i tra i 18 e 22 anni, intervistati in tutt’ Italia, con origini asiatiche, sudamericane, africane, europee, che hanno come minimo comune denominatore il problema di non aver ancora ottenuto la cittadinanza italiana per i più svariati motivi.

Il film documentario sta facendo il giro delle regioni italiane già da mesi e ha riscosso grande successo anche mercoledì sera a Trento, nella sala del Cafè Bookique della Predara, dove il pubblico ha potuto confrontarsi direttamente con il regista sulla costruzione del lavoro, sui suoi obiettivi e sulla campagna di sensibilizzazione in cui si inserisce. La serata è stato condotta da Michele Nardelli, Presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, e introdotta da una presentazione di Federico Zappini, impegnato attivamente sul tema dell’immigrazione in Italia, il quale ha sottolineato alcuni dati interessanti sulla percezione che molti ragazzi di origine straniera che vivono qui hanno di se stessi come in primo luogo “italiani”. Percezione che si è riflessa poi nelle voci e negli atteggiamenti dei ragazzi protagonisti del documentario, i quali, ognuno attraverso la propria storia, hanno espresso con la simpatia schietta dei giovani, ma anche con la profonda preoccupazione di persone adulte di fronte al futuro, l’assurdità di una legge che non li riconosce uguali ai coetani e ai compagni con i quali sono cresciuti. La maggior parte di loro è infatti nata in Italia, altri vi sono arrivati a pochi anni di vita: tutti parlano l’italiano come la lingua madre, con le inflessioni e le cadenze tipiche della regione in cui vivono, da veri veneti, romagnoli o napoletani. Studiano, lavorano, praticano sport e inseguono i loro sogni, come tutti gli altri italiani, finchè alcune semplici e comuni pratiche della vita quotidiana non ricordano loro improvvisamente di essere diversi: un bando di concorso, una gara agonistica a livello nazionale, un viaggio all’estero con gli amici…tutte occasioni che i giovani italiani possono cogliere senza problemi e che per loro invece nascondono un ostacolo, quello della cittadinanza. Una cittadinanza quindi che in questi casi non significa solo diritto di voto e partecipazione politica ad un Paese, ma è libertà, mobilità e opportunità in un Paese in cui ti riconosci e che senti tuo: in una parola è dignità.

Ma i ragazzi sono forti e riescono comunque a sorridere anche quando si calpesta la loro dignità e a passarci sopra tra battute e polemiche bonarie sulle imprecisioni della burocrazia italiana. Solo su una cosa non riescono a scherzare: la paura reale di un futuro incerto in Italia, sempre limitato, ostacolato o peggio ancora la minaccia sempre incombente di un permesso di soggiorno negato, con la conseguente richiesta di lasciare il Paese, quello che è il loro Paese, per andare in un altro, dove probabilmente non sono mai stati, dove non conoscono nessuno, dove non sono a casa.