Siamo sul baratro

Facciamo nostro l’appello della Commissione Giustizia&Pace dei Missionari Comboniani.

Mentre siamo bombardati e storditi dalle notizie dell’epidemia Coronavirus, la pentola a pressione nel Medio Oriente sta scoppiando.

La Turchia, in guerra contro la Siria, sostenuta dalla Russia, per il controllo della città di Idlib, si vede arrivare un altro milione di rifugiati, in buona parte bambini e donne.

Ankara, che già trattiene sul suo suolo quattro milioni di rifugiati siriani e afghani per un accordo scellerato con la UE, dalla quale ha ricevuto sei miliardi di euro, non ce la fa più e sta ricattando l’Europa per nuovi finanziamenti. Per ottenerli ha aperto le frontiere verso la Grecia. 18.000 siriani hanno già attraversato il confine ma Grecia e Bulgaria hanno bloccato subito le loro frontiere. Molti stanno già dirigendosi anche verso le isole greche, in particolare Chio e Lesbo, dove c’è già una situazione insostenibile. Basti pensare che a Lesbo, nel campo di Moria, che può ospitare 3.000 persone, ci sono già 20.000 rifugiati. Siamo al collasso!

Purtroppo l’Europa ha già la grossa pressione dei rifugiati che da anni si trovano bloccati sulle frontiere della Slovenia, Bosnia, Ungheria…

Chiediamo all’Ue, che si proclama patria dei Diritti Umani:

  • di annullare questo criminale accordo con Erdogan per trovare soluzioni umane per questi 4 milioni di rifugiati in Turchia;
  • di intervenire subito per risolvere questa situazione infernale per i rifugiati che fuggono dalla regione di Idlib, in Siria;
  • di ritornare all’operazione Sophia in tutto il Mediterraneo e specialmente in questo lembo di mare Egeo per salvare vite umane;
  • di riprendere in mano, in sede Onu, la questione della Siria.

Infine chiediamo alla Conferenza Episcopale italiana, che ha convocato a Bari dal 19 al 23 febbraio scorso, l’incontro di tutti i vescovi del Mediterraneo “Mediterraneo frontiera di pace” di alzare la voce in favore di queste sorelle e fratelli che pagano per queste guerre di cui siamo anche noi responsabili.

Commissione Giustizia&Pace dei Missionari Comboniani

Accordo Usa sul Medio Oriente, le istituzioni palestinesi lasciate fuori

Condividiamo con voi la presa di posizione del Consiglio per la pace e i diritti umani del Forum sulla proposta Usa per un accordo di pace tra israeliani e palestinesi.

“In occasione della presentazione del cosiddetto “Accordo del secolo” promosso dall’amministrazione statunitense, il Consiglio per la pace e i diritti umani, organo di gestione del Forum trentino per la pace e i diritti umani ribadisce il suo impegno per la costruzione di una pace giusta per i popoli palestinese e israeliano.

Ancora una volta hanno prevalso le alleanze e le strategie politiche di alcuni attori in campo anziché una reale volontà di coinvolgimento nel processo di pace della società civile e di tutte le istituzioni coinvolte, a partire da quelle internazionali.

La stessa definizione di “accordo di pace” è in contrasto con i contenuti e le modalità di costruzione di questo piano sostanzialmente imposto e unilaterale. Esso, oltre a non aver coinvolto le istituzioni palestinesi, non tiene in considerazione il diritto internazionale, ufficializzando molte delle violazioni alle quali bisognerebbe invece porre rimedio: le colonie illegali, il mancato diritto di movimento in Cisgiordania, l’impossibilità stessa alla costruzione di un vero e proprio Stato palestinese.

Il Forum per la Pace si adopera per una diversa risoluzione dei conflitti, basata sul dialogo e sull’osservazione dei diritti umani. Per questo invita a volgere lo sguardo all’area a sud e a est del Mediterraneo, auspicando che, in un profondo dialogo culturale, il ruolo delle istituzioni internazionali e dell’Unione Europea possa riprendere ad essere di primo piano nella promozione del diritto internazionale e di una cultura di pace.

È pertanto intenzione del Consiglio della pace, rilanciare i lavori di un Tavolo permanente sul Mediterraneo e il Vicino Oriente, che raccolga e coordini gli sforzi e le istanze delle diverse associazioni impegnate sui temi della solidarietà internazionale, del dialogo interculturale e interreligioso, dei conflitti e dei diritti umani.

Invitiamo quindi tutte le associazioni e gli enti che intendano aderire al Tavolo permanente sul Mediterraneo e il Vicino Oriente a prendere contatto con la segreteria del Forum per la pace preferibilmente entro il 21 febbraio in modo da iniziare i lavori nelle settimane successive”.

Per informazioni e adesioni contattare la segreteria del Forum trentino per la pace e i diritti umani allo 0461/213176 o via mail a forum.pace@consiglio.provincia.tn.it.

M’illumino di meno – Filmato sull’Ecuador

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 – Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 – Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

 

Nella giornata nazionale del risparmio energetico ‘M’illumino di meno’ promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radio Due – proiezione e dialogo con Claudio della Volpe, ricercatore di chimica fisica applicata all’Università di Trento.
Proiezione del documentario “Adelante Petroleros – L’oro nero dell’Ecuador” prodotto e diretto da Maurizio Zaccaro.
Il film documentario racconta le vicende legate all’estrazione del petrolio in Ecuador e ribadisce con forza un messaggio: lo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili – in Ecuador così come in altre parti del mondo – non produce sviluppo durevole, ma diseguaglianze, sfruttamento, povertà e disastri ambientali. Per metter fine all’attuale modello economico non più sostenibile, non bastano denunce e proteste.
Occorre impegnarsi a promuovere su scala globale stili di vita sostenibili per tutti i popoli e per tutte le nazioni, nel Sud come nel Nord del mondo. Quale strumento migliore di un film documentario per arrivare alla coscienza delle persone?

Promuove il Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani. Informazioni: 0464658210, roveretopace@gmail.com

This is my land: insegnare storia in Palestina e in Israele

di Francesca Correr

Come la storia e il suo insegnamento nelle scuole possono edificare il presente e il futuro?
E come possono modellare le identità dei cittadini?
Da queste due domande prende spunto This is my land, un film documentario di Tamara Erde, regista israeliana che vive in Francia e che attraverso mezzi audiovisivi si occupa del conflitto israelo-palestinese sotto vari aspetti.
Questa volta la chiave di lettura prescelta è quella dell’insegnamento della storia nelle scuole di Israele e Palestina; l’idea nasce dall’esperienza personale dell’autrice, che all’inizio del film racconta di come durante gli anni della scuola non si fosse mai posta delle domande su come le venisse insegnata la storia nazionale o su come venisse diversamente raccontata in una classe palestinese.
Così dietro l’occhio della videocamera la regista diviene osservatrice privilegiata di alcune lezioni di storia contemporanea durante un anno scolastico in sei diverse scuole, da quella di Talmud di un insediamento israeliano della West Bank alla scuola palestinese di un campo profughi di Ramallah, passando per una scuola privata mista, con studenti e docenti palestinesi e israeliani.
La videocamera riprende le dinamiche pedagogiche e dialettiche delle lezioni di storia e conduce lo spettatore, e gli stessi docenti intervistati, a una riflessione complessa sul valore della storia nel plasmare le identità dei giovani e il loro posto nel mondo (in questo caso un mondo di conflitto quotidiano).
Vediamo così la costruzione di diverse, in genere opposte, interpretazioni delle date fondamentali della storia contemporanea dell’area e di tematiche quali l’occupazione delle terre e la loro rivendicazione. Sono tasselli di storia costitutivi del presente e allo stesso tempo elementi sui quali si incardina l’immaginario del futuro: i libri di testo mettono per iscritto questa distanza tra due storie diverse, parallele e conflittuali.
Così i bambini sono già attori del conflitto, per averlo vissuto sulla propria pelle in situazioni disperate o anche solo per vestirne la dialettica e la retorica pervasiva: le narrative dell’“altro”, che sia israeliano o palestinese, lo modellano come incarnazione di una politica di oppressione e violenza, come il pericolo alla porta di casa. Le identità, incarnate già nei più giovani, non possono che strutturarsi per opposizione, per incompatibilità.
Fa riflettere amaramente l’unica scena girata dalla regista fuori dai confini israelo-palestinesi; seguiamo una classe in visita al campo di concentramento austriaco di Mathausen – Gusen, bandiere israeliane in mano. Un ragazzo fuori dai cancelli parla dell’esperienza della visita al campo e dice di sentirsi molto più israeliano; capisce di doversi impegnare attivamente per la difesa del territorio contro i nemici che lo minacciano.
L’interpretazione della tragedia nazista sottolinea un uso della memoria che riproduce costantemente il dramma dello sterminio, senza però applicarlo in chiave plurale a tutti gli stermini, a tutte le ingiustizie. Un altro tassello verso un’identità chiusa, come fosse monolitica.
Il film mostra criticità e conflittualità ben lontane dal trovare una via di risoluzione pacifica: l’ottica adottata non è certo speranzosa ma propone una riflessione necessaria.

Alle tematiche trattate dal lavoro della Erde possiamo associare un progetto virtuoso che, riflettendo appunto sulla costruzione della storia in modo unilaterale e per opposizione, propone un dialogo tra le diverse interpretazioni degli eventi. Il progetto viene concretizzato in un libro dal titolo La storia dell’altro (2003), un esperimento didattico di un gruppo di insegnati israeliani e palestinesi. Il testo propone un percorso parallelo attraverso il quale si snodano le due storie, quella israeliana e quella palestinese: le due versioni degli eventi corrono ai margini delle pagine, al centro uno spazio bianco dove scrivere note, comparazioni.
Sono individuate alcune date chiave nella loro distinta trattazione, come quella della dichiarazione di Balfour (1917), della nascita dello Stato di Israele (1948) o della Guerra dei Sei Giorni (1967).
L’intento è coraggioso e realistico: non si cerca di scrivere una versione comune della storia passata, non condivisa, ma si accetta di leggere anche quella dell’altro, ci si accosta alla memoria storica e agli immaginari collettivi diversi. Si inizia a percepire con cosa cresce l’altro, con quali discorsi, quali interpretazioni e quali costruzioni del sé.
Ecco che si inizia a tracciare per lo meno la possibilità di una storia plurale; che non incida certezze ma coltivi un terreno di dubbi, domande e volontà di comprensione.

This is my land, Tamara Erde
Francia/Israele, 2014. 90’
Il trailer: http://www.tamaraerde.com/films/this-is-my-land/

La storia dell’altro. Israeliani e palestinesi, Peace Research Institute in the Middle East.
Pubblicato in Italia da Edizioni Una Città.

Green Innovation Award

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con pietre refrattarie per il risparmio energetico. I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini che si schiuderanno in un ambiente protetto.

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

E’ stata la “first lady” del Kenya Sua Eccellenza Ms. Margaret Kenyatta a consegnare l’assegno nelle mani del direttore di Tree is Life Thomas Gichuru, abituato a stare più ai margini della foresta a piantar alberi che sotto i  riflettori di una serata di gran gala che ha avuto luogo nella capitale Nairobi.

Il presidente di Ipsia del Trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione delle Acli), nonché fondatore del progetto “Tree is Life” Fabio Pipinato si congratula con lo staff che opera a Nyahururu in Kenya per l’ennesimo successo. Trattasi di un gruppo di forestali kenyoti molto competente che ha già vinto, nel 2005, il “Total eco challenge” come miglior progetto di riforestazione dell’Africa dell’Est; primo tra migliaia di partecipanti.

Ma questo nuovo premio; il Green Innovation Award, si differenzia dal Total in quanto è dato da una comunità di donatori istituzionali tra i quali l’Unione Africana, l’Ambasciata svedese, il governo del Kenya, il WWF, l’Università di Nairobi e molti altri.

Il progetto Tree is Life ha avuto come testimonial la biologa Wangari Maathai prim’ancora diventasse commissaria dell’Unione Africana e Premio Nobel per la Pace. Una persona d’eccezione ed ottima insegnante che quand’era viceministro all’ambiente diffuse in tutto il Kenya la pratica trentina de la festa dell’albero.

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di queste comunità di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con all’interno delle pietre refrattarie per il risparmio energetico. La tecnologia di questi forni è stata appresa durante un corso dal titolo “niente fumo tutto arrosto” presso il CFSI – Centro Formazione Solidarietà Internazionale di Trento. Esse permettono di utilizzare solo un terzo della legna delle normali cucine.
Soddisfazione per il premio viene anche dal presidente di Acli Trentine Fausto Gardumi, la quale organizzazione ha anticipato parte del denaro utile al progetto. Il presidente de le Acli Trentine ha avuto modo di visitare di persona il programma a Nyahururu, a 200 km. a nord di Nairobi. Ha verificato come gli 80 vivai di piccoli alberelli vengano rinverditi da altrettante comunità e, una volta piantati, possano contribuire a costituire la cintura verde (Green Belt) utile a fermare il deserto che avanza da nord. E’ possibile raggiungere i vivai dispersi in un territorio collinare grande come il Trentino con due sole strade asfaltate e con una moto di grossa cilindrata donata ad Ipsia dalla Fondazione San Zeno di Verona.

I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini. Qui si schiudono ed i piccoli pulcini possono trovare del mangime in un ambiente estremamente pulito, caldo e secco. La cavità comunica con un piccolo recinto protetto ove la temperatura è ambiente. Qui i pulcini possono crescere indisturbati ed al sicuro. Questo recinto interno alla casa è collegato, tramite una fessura sulla parete in legno, ad un recinto protetto esterno ove i pulcini, già più grandi, possono tentare lo sbalzo di temperatura e di umidità.

Il raccordo tra queste 3 unità: sottoforno, recinto interno e recinto esterno costituiscono l’innovazione che ha permesso allo staff di Tree is Life di vincere il Green Innovation Award. Trattasi di una modalità molto semplice di allevare i pulcini ma, nel contempo, molto efficace.

Il giorno seguente la consegna del premio lo staff di Tree is Life ha ricevuto una comunicazione direttamente dalla sede delle Nazioni Unite ed in specifico dall’Agenzia per le donne: Unwomens. Il progetto è stato selezionato da un team di 20 esperti in un ventaglio di partecipanti provenienti da 17 paesi diversi per l’empowerment delle donne.  Il progetto verrà esposto in un expò internazionale che avrà luogo nei prossimi giorni presso le Nazioni Unite di Nairobi dal 12 al 18 ottobre 2014. Verrà redatto un libro fotografico con tutte le migliori pratiche per l’empowerment delle donne.A riguardo la Fondazione Fontana, assieme ad Ipsia ed altre organizzazioni in Trentino e nei sud del mondo ha redatto la “Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale” e che affronta, anno dopo anno, gli 8 obiettivi del millennio. Nell’anno in corso tratta proprio l’obiettivo dell’empowerment delle donne. Il presente progetto premiato con il Green Innovation Award ha raggiunto, nel piccolo, diversi obiettivi del millennio come l’ottavo a favore del networking (fare sistema), il settimo a tutela dell’ambiente, il terzo per la parità uomo/donna ma soprattutto il primo per dimezzare la fame. Di questi tempi…