I ponti di Sarajevo

Proiezione film
Giovedì 29 gennaio 2015, ore 21.00, Cinema Astra (Trento)
Organizza: Comune di Trento in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino, Trento Generazioni consapevoli e Trentino Film Commission

Proiezione film
Giovedì 29 gennaio 2015, ore 21.00, Cinema Astra (Trento)
Organizza: Comune di Trento in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino, Trento Generazioni consapevoli e Trentino Film Commission

Giorno della memoria: "I ponti di Sarajevo"

Il 27 gennaio ricorre il 70° anniversario dell'abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. In ricordo della fine della Shoah, Trento celebra il Giorno della memoria. Assieme a quella dello sterminio degli ebrei, c'è la memoria di altri genocidi, precedenti e successivi che hanno segnato il Novecento, memorie che rischiano di essere dimenticate come quella del genocidio del popolo armeno durante la Grande Guerra e dei serbi nell'ex Jugoslavia, avvenuto solo vent'anni fa. Per questo da Comune di Trento in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino, Trento Generazioni consapevoli e Trentino Film Commission vengono proposti alcuni momenti di riflessione per contribuire a riportare l'attenzione anche su tragedie più vicine ai giorni nostri con alcune proiezioni con Ingresso libero. In questa occasione "I ponti di Sarajevo".

Informazioni: 0461884220, infocultura@comune.trento.it

Peshawar, Cronaca di un massacro

- Emanuele Giordana -

Un attacco terroristico produce un bilancio di oltre 140 morti, in stragrande maggioranza studenti (132 secondo le ultime stime). Maschi e femmine uccisi in una giornata convulsa che richiede almeno quattro ore per confinare i guerriglieri islamisti del Tehreek-e-Taleban Pakistan in una zona delle scuola dove sgominarli e ucciderli

Comincia nella tarda mattinata di un giorno di scuola apparentemente normale il peggior attacco terroristico della storia del Pakistan. Un attacco che produce un bilancio di oltre 140 morti, in stragrande maggioranza studenti (132 secondo le ultime stime). Maschi e femmine uccisi in una giornata convulsa che richiede almeno quattro ore per confinare i guerriglieri islamisti del Tehreek-e-Taleban Pakistan in una zona delle scuola dove sgominarli e ucciderli. Succede a Peshawar, la capitale della provincia nordoccidentale – al confine con l'Afghanistan – nel college militare di Warsak Road che fa parte di una rete di 146 scuole che fanno capo all'esercito: liceo e secondaria frequentate da quasi 500 studenti tra i 10 e i 18 anni d'età. Un massacro premeditato e senza alcun senso se non per il fatto che il college è una scuola militare. Una scuola con ragazzi che in maggioranza sono minorenni.

Articolo pubblicato su Il Manifesto e Lettera 22

- Emanuele Giordana -

Un attacco terroristico produce un bilancio di oltre 140 morti, in stragrande maggioranza studenti (132 secondo le ultime stime). Maschi e femmine uccisi in una giornata convulsa che richiede almeno quattro ore per confinare i guerriglieri islamisti del Tehreek-e-Taleban Pakistan in una zona delle scuola dove sgominarli e ucciderli

Comincia nella tarda mattinata di un giorno di scuola apparentemente normale il peggior attacco terroristico della storia del Pakistan. Un attacco che produce un bilancio di oltre 140 morti, in stragrande maggioranza studenti (132 secondo le ultime stime). Maschi e femmine uccisi in una giornata convulsa che richiede almeno quattro ore per confinare i guerriglieri islamisti del Tehreek-e-Taleban Pakistan in una zona delle scuola dove sgominarli e ucciderli. Succede a Peshawar, la capitale della provincia nordoccidentale – al confine con l'Afghanistan – nel college militare di Warsak Road che fa parte di una rete di 146 scuole che fanno capo all'esercito: liceo e secondaria frequentate da quasi 500 studenti tra i 10 e i 18 anni d'età. Un massacro premeditato e senza alcun senso se non per il fatto che il college è una scuola militare. Una scuola con ragazzi che in maggioranza sono minorenni.


La furia omicida del commando – tra sei e dieci persone – si abbatte subito su insegnanti e ragazzi, giovani e giovanissimi studenti che l'istituto indirizza alla carriera militare. E' giorno d'esami ma c'è anche una festa programmata nella quale irrompe il commando entrato da una porta laterale: sparano all'impazzata non si capisce ancora come e con che logica. Hanno avuto solo un ordine dai loro capi: sparare agli “adulti” e risparmiare i “piccoli”. Missione impossibile in un parapiglia di centinaia di studenti e decine di insegnanti ostaggio - oltre che delle armi - del terrore, il viatico dell'ennesima campagna dei talebani pachistani per sprofondare le città e la gente nella paura. Gran parte dei più piccoli, sostiene Al Jazeera, riesce a scappare alla spicciolata. I più grandi sono meno fortunati.
La dinamica è per ora ancora frammentata (la ricostruzione ora per ora sul sito del quotidiano The Dawn) e non è chiaro né evidente come i guerriglieri, travestiti da militari, abbiano organizzato la strage. Ma è chiaro che strage doveva essere: vendetta per la missione militare “Zarb-e-Azb” del governo che da alcuni mesi martella il Waziristan, agenzia tribale rifugio per talebani e sodali stranieri.
La rivendicazione del Ttp arriva poco dopo l'ingresso del commando e spiega che il target sono proprio i più anziani, studenti compresi. Non dunque ostaggi da trattenere per negoziare qualcosa, ma obiettivi della vendetta.

I parenti dei ragazzi iniziano ad arrivare fuori dalla scuola che è vicino a una caserma; le sirene delle ambulanze sono la cornice dello scenario più sinistro che Peshawar abbia mai visto. Il primo ministro Nawaz Sharif, che definisce l'attacco una “tragedia nazionale” - decreterà poi tre giorni di lutto nazionale -, vola a Peshawar dove converge anche il capo dell'esercito Raheel Sharif: i suoi soldati intanto stanno cercando di liberare la scuola aula per aula, mentre il commando si va asserragliando nell'area amministrativa dell'edificio. Si trova comunque il tempo anche per la polemica politica: Nawaz è ai ferri corti con Imran Khan, criticissimo capo del partito al potere nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa. Ora la falla nella sicurezza mette in difficoltà anche il contestatore. Tutti, compresi i partiti islamisti (legali), prendono le distanze dall'attacco e così i diversi responsabili politici e religiosi. Il mondo guarda allibito.

Alle tre del pomeriggio la situazione comincia a essere sotto controllo: fonti riferiscono che alcuni miliziani avrebbero tentato la fuga rasandosi la barba. Ma le voci corrono incontrollate: il commando è ancora dentro. Qualcuno si è fatto già esplodere, altri tirano granate, sparano con mitraglie di ultima generazione. Alle 15 e 35 radio Pakistan lancia il primo duro bilancio dei morti: 126, un numero inimmaginabile solo qualche ora prima. E destinato a crescere. E' in quel momento che i militari pachistani sono intanto riusciti a raggiungere il loro obiettivo e pochi minuti prima delle 16 fanno sapere che il commando è ormai confinato in un'area precisa dell'enorme scuola militare.

Poco più tardi il ministro dell'Informazione della provincia Mushtaq Ghani dice all'Afp che il bilancio è di 130 morti. Sono già 131 qualche minuto dopo. Poi salgono a 140 e così avanti. 

I militanti del Ttp non possono parlare. Tutti morti. Non potranno spiegare quale delle tante fazioni dell'ex ombrello jihadista – divisosi nel corso del 2014 in quasi una decina di rivoli – ha deciso la strage. Muhammad Khorasani, l'uomo che per primo rivendica, non è un nome noto della galassia col cappello talebano. Il gruppo, che dal 2010 figura nella lista dei “most wanted” internazionali, ha mantenuto una certa unità sino alla morte nel 2009 di Beitullah Meshud – il fondatore del Ttp con Wali-ur-Rehman (anche lui ucciso nel 2013) - e ancora sotto la guida di Hakimullah Meshud, assassinato da un drone alla fine del 2013. Da allora il gruppo si è diviso su questioni ideologiche e diatribe tribali (una parte per esempio ha aderito al progetto di Al Baghdadi, una fazione ha contestato la leadership dei Meshud). Quel che è certo è che la deriva stragista nei confronti dei civili, già utilizzata senza problemi dal Ttp (a differenza della maggior parte dei cugini afgani), ha preso velocità. Il Ttp non è nuovo a bombe nei bazar e nelle moschee ma non era mai giunto a tanto. Un tentativo negoziale col governo alcuni mesi fa è fallito e a giugno l'esercito ha iniziato a ripulire il Nord Waziristan con l'operativo Zarb-e Azb, tuttora in corso, colpendo i rifugi della guerriglia pachistana e straniera dal cielo e da terra con 30mila uomini.

Articolo pubblicato su Il Manifesto e Lettera 22

Per un Natale più attuale | Il treno parte, la musica risuona, nel presepe del mondo dove ogni madre prega

Giovedì 11 dicembre | ore 20.30 Sala Filarmonica | Corso Rosmini, Rovereto

Il Comitato delle Associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto sostenuto dal Comune di Rovereto, in collaborazione con il Coordinamento Vallagarina Africa e l’associazione 46° parallelo di Trento che cura l’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, promuove uno spettacolo di teatro e musica di e con Gloria Gabrielli inserito nel programma del Natale dei Popoli della città di Rovereto

Ingresso libero - Le offerte saranno devolute ai campi profughi dell’UNHCR delle Nazioni Unite

Per informazioni: www.rovepace.org


Ingresso libero - Le offerte saranno devolute ai campi profughi dell’UNHCR delle Nazioni Unite

Per informazioni: 
www.rovepace.org



Come il peso dell’acqua

Cinema e migrazioni

Mercoledì 10 dicembre 2014, ore 21.00 Cinema Astra, Corso Buonarroti 16, Trento
Organizza: Il Gioco degli Specchi

Cinema e migrazioni

Mercoledì 10 dicembre 2014, ore 21.00 Cinema Astra, Corso Buonarroti 16, Trento
Organizza: Il Gioco degli Specchi

 

Cinema e migrazioni, di Giuseppe Battiston, Stefano Liberti, Marco Paolini e Andrea Segre

Regia di Andrea Segre, Italia, 2014, 110’

Tre donne: Gladys, Nasreen e Semhar raccontano il loro viaggio dai paesi di origine alla Sicilia, con il deserto e il mare nel mezzo. Raccontano come è cambiata la loro vita.
Le accompagna nella narrazione l’attore Giuseppe Battiston, che intreccia le testimonianze delle donne con la voce della propria coscienza Marco Paolini si alterna, da par suo, aiutando lo spettatore a capire la geografia planetaria delle migrazioni, oggi.

Serata organizzata in collaborazione con Amnesty International (Gruppo di Trento).

Ingresso a offerta libera

Il Gioco degli Specchi -    Associazione culturale e di promozione sociale
via S. Pio X 48, 38122 TRENTO
tel. 0461916251 - cell. 3402412552
info@ilgiocodeglispecchi.orgwww.ilgiocodeglispecchi.org

Afghanistan 2014 – Dettaglio




















Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani ripropone il film “Afghanistan 2014 – dettaglio” per celebrare i premi internazionali ricevuti dai registi Razi e Soheila Mohebi.

giovedì 4 dicembre 2014 alle ore 18.30 
Cinema Astra, via Buonarroti 16, Trento

I registi afgani rifugiati in Trentino hanno vinto due prestigiosi premi cinematografici: il VI° Premio Mutti del Festival di Venezia per la sceneggiatura “Cittadini del Nulla” e il Premio per il Miglior Documentario all'International Muslim Film Festival di Kazan con “Afghanistan 2014 – dettaglio”.

Qui il trailer del Film

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani ripropone il film “Afghanistan 2014 – dettaglio” per celebrare i premi internazionali ricevuti dai registi Razi e Soheila Mohebi.

giovedì 4 dicembre 2014 alle ore 18.30 
presso il Cinema Astra, via Buonarroti 16, Trento

I registi afgani rifugiati in Trentino hanno vinto due prestigiosi premi cinematografici:
il VI° Premio Mutti del Festival di Venezia per la sceneggiatura “Cittadini del Nulla” e il Premio per il Miglior Documentario all'International Muslim Film Festival di Kazan con “Afghanistan 2014 – dettaglio”.

Con la speranza e l'augurio che altri premi vengano conferiti ai nostri amici Razi e Soheila, invitiamo tutta la cittadinanza alla proiezione dell'ultimo film uscito. 

Con la presente si coglie l'occasione per ringraziare Trentino Film Commission, principale finanziatore e promotore dei film.
__________________________________________
Afghanistan 2014 – dettaglio” è il secondo episodio di una trilogia di documentari. Il primo di questi, “Afghanistan 2014 – campo lungo”, è stato realizzato nel 2011 a Bonn in occasione della Conferenza Internazionale sull'Afghanistan.Questo secondo episodio è un viaggio dalla Grecia all'Italia, dalla Germania alla Danimarca fino alla Svezia, nel quale Razi e Soheila Mohebi, autori e registi della trilogia prodotta da FilmWork – Trento, hanno incontrato i rifugiati politici, prodotto delle innumerevoli traversie che hanno attraversato l'Afghanistan negli ultimi quarant'anni.

Il trailer del film è visibile qui

__________________________________________

Produzione FilmWork con il sostegno di Trentino Film Commission

e di 

Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani
Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights

__________________________________________


Serata organizzata all'interno del Cantiere Afghanistan 2014

Per informazioni: 
www.forumpace.it 0461213176

Sbilanciamoci 2015: se la rinascita economica passa anche per la pace

- Anna Toro - 
resoconto di Francesco Vignarca di Rete Disarmo, tra gli autori del Rapporto), ma soprattutto fa delle proposte ben precise su come dirottare quei fondi verso interventi ben più proficui nel breve e lungo termine, tra cui:  azioni nonviolente di interposizione, interventi umanitari a supporto delle popolazioni civili, attività di monitoraggio della garanzia dei diritti umani, più iniziative di mediazione che favoriscano il dialogo tra le diverse parti in conflitto. Due le ragioni: ridare valore a uno degli articoli più bistrattati della nostra Costituzione, ovvero il n. 11 dell'Italia che ripudia la guerra, ma anche per i benefici in termini di ritorno economico e sociale che gli investimenti per la pace assicurano.

Articolo tratto da: Unimondo.org 

Rapporto Sbilanciamoci! 2015  che, dati e numeri alla mano, dimostrano come per uscire da questa lunghissima crisi economica e sociale basterebbe semplicemente una reale volontà politica di agire nell'interesse dei cittadini. Il Rapporto è infatti una vera e propria contromanovra finanziaria in opposizione alla Legge di Stabilità dell'attuale governo Renzi che, secondo gli autori, continua a tagliare dove non dovrebbe tagliare e a finanziare ciò che invece andrebbe tagliato e reindirizzato. Come il comparto militare che, manco a dirlo, è una delle “spese tossiche” che le 46 organizzazioni della società civile che fanno parte di Sbilanciamoci ormai da anni vorrebbero ridurre fortemente. Di contro, l'implemento delle politiche di pace e cooperazione, a cui è dedicata una parte importante del Rapporto, rimane per loro un investimento essenziale per un paese che vorrebbe cambiare rotta anche e soprattutto a livello economico.

Partendo dall'assunto che “guerre e conflitti civili non si possono fermare con le armi”, Sbilanciamoci non solo svela in modo dettagliato gli altarini delle nostre spese in armamenti, stipendi e interventi militari inutili (si legga a questo proposito anche il resoconto di Francesco Vignarca di Rete Disarmo, tra gli autori del Rapporto), ma soprattutto fa delle proposte ben precise su come dirottare quei fondi verso interventi ben più proficui nel breve e lungo termine, tra cui:  azioni nonviolente di interposizione, interventi umanitari a supporto delle popolazioni civili, attività di monitoraggio della garanzia dei diritti umani, più iniziative di mediazione che favoriscano il dialogo tra le diverse parti in conflitto. Due le ragioni: ridare valore a uno degli articoli più bistrattati della nostraCostituzione, ovvero il n. 11 dell'Italia che ripudia la guerra, ma anche per i benefici in termini di ritorno economico e sociale che gli investimenti per la pace assicurano.

Tutto questo, utilizzando le risorse che già abbiamo a disposizione: gli interventi previsti dal Rapporto, infatti, rientrerebbero tutti nel pieno rispetto del pareggio di bilancio, dettame imposto dall'Ue che le associazioni di Sbilanciamoci, pur auspicandone l'abolizione, hanno deciso in questo caso di rispettare. E'così che poco meno di 250 milioni sarebbero pienamente sufficienti per investimenti cruciali che vanno dall'incremento dei fondi per dare vita e sostanza ai Corpi Civili di Pace, alla riconversione dell’industria militare verso produzioni civili, dalla selezione di 10 servitù militari da riconvertire per progetti di sviluppo locale nelle aree economicamente depresse, fino alla creazione di un Centro Studi per la pace e il disarmo sull'esempio dei prestigiosi istituti di Svezia e Norvegia.

Sul tema della cooperazione allo sviluppo, invece, il giudizio di Sbilanciamoci sulla nuova legge entrata in vigore il 29 agosto scorso non è del tutto negativo. Certo, permangono diverse criticità, che si spera verranno corrette più avanti. Ad esempio, pur lodando il riconoscimento del ruolo fattivo della società civile, secondo il Rapporto questa riforma avrebbe “lasciato aperti troppi spiragli a un recente passato che si voleva dimenticare: quello del sottofinanziamento e della burocrazia debordante”. Ancora, destano preoccupazione “l’eccessiva enfasi sul ruolo del settore privato profit, da un lato, e l’inadeguatezza delle risorse, dall’altro” lamentando, tra le altre cose,  la debolezza del “livello di standard etici richiesti ai privati in seno alla legge”. Infine, c'è l'ombra sui fondi effettivamente arrivati ai Paesi riceventi, aggravata dal fatto che anche quest’anno il Ministero degli Esteri italiano “è stato qualificato come uno dei donatori meno trasparenti al mondo in materia di aiuti internazionali” dall’autorevole Rapporto 2014 dell'organizzazione “Publish What You Fund”, che l’ha piazzato al 54esimo posto su 68.

Il Rapporto non manca poi di sottolineare l'incoerenza tra l'incremento dei fondi 2015 previsti nel documento di programmazione economica dello scorso aprile (241 milioni di euro) e l’attuale disegno di legge in discussione in Parlamento, a cui Sbilanciamoci propone di riallinearsi attraverso 25,1 milioni di euro di fondi aggiuntivi. Proprio la carenza dei fondi continua in questi giorni a permeare la discussione sul Servizio Civile, per cui Sbilanciamoci propone di integrare le risorse portandole a 200 milioni di euro nel 2015 e a 500 entro il 2017: “con 200 milioni nel 2015 sarebbero coperti i costi per 42.500 avvii in Italia e 800 all’estero”. Peccato che l'emendamento Patriarca (parlamentare Pd e presidente del Centro nazionale per il volontariato) che introduceva questa proposta, sia stato appena respinto proprio per difficoltà nella copertura espresse da parte del ministero dell'Economia. Dure critiche ai tagli sono arrivate da parte del mondo del terzo settore che vedono sempre più come una chimera il tanto sbandierato Servizio Civile Universale: “Dei 200 milioni richiesti il governo ne stanzierà 65, 40 milioni in meno rispetto alle risorse investite dal governo Letta” si è detto durante la presentazione del rapporto.

Insomma, sul fronte degli investimenti per la pace, un cambio di rotta sembra incontrare ancora molte difficoltà nel nostro paese, più incline a fare gli interessi di banche e aziende e poco propenso a rinunciare a quello che Vignarca definisce il “bancomat della spesa militare”. Per fortuna, la società civile non si arrende e continua a cercare di coinvolgere la cittadinanza su questi temi, come con la campagna “Un'altra difesa è possibile”, quella contro gli F35, e tanti altri appelli all'azione e partecipazione dal basso. “Le risorse ci sono, ma vanno investite in maniera differente – affermano le organizzazioni di Sbilanciamoci – il punto centrale resta quale modello di economia, di società e di democrazia vogliamo”. 

Articolo tratto da: Unimondo.org