In Cammino per la Pace – dal Brennero a Palermo

Io la Pace ce l'ho dentro, ce l'ho nel cuore e vorrei fare qualcosa anche nel mio piccolo
Ci diceva il signor Sandro Chistè mentre ci raccontava della sua iniziativa. Un'iniziativa ambiziosa, quella di percorrere oltre 1800km a piedi dal Brennero a Palermo, ideata qualche anno fa mentre percorreva a piedi, assieme alla figlia, le regioni italiane ed è rimasto colpito dalla quantità di cimiteri militari, dal numero di lapidi, dalle vittime della Grande Guerra. Sandro non è nuovo in questi lunghi tragitti a piedi. Pochi anni fa percorse fino a Cesena a piedi, accompagnato dalla figlia, privo di soldi per ritrovare un senso di povertà e umanità, ospitato dalle persone che trovava lungo il cammino. Lui si definisce uno qualunque, una persona semplice, solo un pensionato che vorrebbe fare qualcosa per la pace e per la memoria dei caduti. E allora ecco che è nata l'idea di percorrere l'Italia da Nord a Sud, in occasione del centenario della prima guerra mondiale, con la bandiera della pace appresso, ancora una volta chiedendo ospitalità alle persone incontrate lungo il percorso, per conoscere le loro storie e far conoscere la propria, il motivo del cammino, le memorie dei parenti prigionieri durante la guerra. Con l'avvicinarsi della data di partenza molte persone ci hanno contattato, desiderose di accompagnarlo per un breve tragitto, di conoscere meglio la persona, di poterlo intervistare o anche solo parlarci. Calorose sono state le risposte arrivate da ogni angolo dell'Italia. Bressanone, Trento, Vallelaghi, Rovereto, Dolcè, Pontassieve, Acquasparta sono solo alcuni dei comuni che si sono offerti di ospitarlo e riceverlo e che ringraziamo infinitamente per la loro disponibilità. In questi momenti lui procede, zaino in spalla, fermato e accompagnato dai passanti che hanno sentito del suo percorso. Ci racconta attraverso sua figlia del calore umano che sta ricevendo e ci ringrazia di avergli dato una mano nell'organizzazione, ma siamo noi a ringraziare te per quello che stai facendo, per la grande grinta, per la passione e per l'enorme cuore. DSC_0073_2campanaincontro pres Dor e vicepres Forum

Donne per la Pace

Ritengo che la donna sia la personificazione di quella che io chiamo "nonviolenza", che significa amore infinito capace di assumere il dolore. Permettiamo alla donna di estendere questo amore a tutta l'umanità. A lei è dato di insegnare la pace ad un mondo lacerato (Mahatma Gandhi).
Ed è con queste parole di Gandhi che Violetta Plotegher, vicepresidente del Forum Trentino per la pace e i diritti umani introduce "Donne per la Pace" una tavola rotonda tutta al femminile per parlare del ruolo delle donne nelle sfide globali e nella promozione della pace, con due ospiti d'eccezione: Lisa Clark e Martina Pignatti Morano. Lisa Clark, di Beati Costruttori di Pace e referente per il disarmo nucleare della Rete Italiana per il Disarmo ci ha parlato del suo percorso con ICAN - campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, nata nel 2007 e vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2017, e del terrore dell'ordigno atomico, che nonostante non sia stato più utilizzato in guerra dalle due esplosioni in Hiroshima e Nagasaki,  ha continuato negli anni a essere utilizzato per diversi test militari nelle zone meno abitate del mondo. A questo proposito è stato sottoscritto dalla maggior parte dei paesi dell'ONU il Trattato per la non proliferazione nucleare, il quale prevede che gli stati che sono entrati in possesso dell'arma nucleare prima del trattato le possono detenere legalmente, ma si impegnano altresì, da una parte a ridurre il proprio arsenale e, dall'altra, a fare in modo di non facilitare l'acquisizione di questi ordigni ad altri stati. Ad oggi, l'unico stato in possesso di armi nucleari che ha smantellato completamente il proprio arsenale è il Sudafrica, che nel 1991 distrusse le sue 6 testate. Questo lungo lavoro si è tradotto nel Trattato per l'abolizione delle armi nucleari del 2017. Trattato che non è stato ratificato dall'Italia (servono le ratifiche di almeno 50 stati per diventare effettivo). ICAN - International Campaign to Abolish Nuclear weapons riporta il tema del bando delle armi nucleari al centro dell'attenzione della comunità internazionale, incentrandosi su un punto di vista umanitario e non da un punto di vista strategico-militare, ed è per questo motivo che più di 120 paesi hanno aderito alla campagna. Martina Pignatti Morano, presidente di Un Ponte Per ci ha raccontato del suo impegno in Iraq e di come la nonviolenza e la partecipazione attiva di soggetti esterni riesca a portare luce, esperienza e continuità per costruire un futuro migliore in situazioni di difficoltà. È possibile ascoltare le testimonianze al seguente link: https://www.donnefuoridalbuio.com/ I due interventi, moderati da Beatrice Taddei Saltini della redazione di Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, si sono conclusi con le parole di Sara Ferrari, assessora all’Università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità e cooperazione allo sviluppo, che ha ricordato la pluralità di sforzi presenti sul territorio trentino impegnati nella pace e nella cooperazione internazionale e di come queste diverse realtà di volontariato e di associazionismo ci facciano confrontare con un mondo globalizzato per individuare la nostra posizione davanti a queste sfide. In particolare, sono state citate la mozione per la difesa dei difensori dei diritti umani, di cui il Trentino è la prima realtà italiana a promuovere, e i corridoi umanitari con la Siria. P1020571 P1020536 P1020517 P1020506 P1020498 P1020478 P1020474 P1020473 P1020457 P1020437 P1020429 P1020423 P1020415 P1020413 P1020399 P1020395

Denis Mukwege: una figura di pace e speranza

Due imperdibili incontri – 17 e 18 novembre – rivolti alla popolazione e agli studenti per conoscere la figura di Denis Mukwege, ginecologo congolese che si occupa di donne vittime di violenza e si batte per fermare le atroci ingiustizie legate allo sfruttamento del coltan, materiale essenziale per la creazione delle batterie degli strumenti elettronici. Il nome del Dott. Mukwege, medico e attivista contro stupri e violenze sulle donne (noto come il medico che ricuce le donne) viene ulteriormente indicato come possibile candidato ad interim per traghettare il paese verso le prossime elezioni presidenziali nella Rep. Dem. del Congo. È stato inoltre fondatore del Panzi Hospital nella periferia di Bukavu, nella provincia del Sud Kivu, una delle regioni più povere del suo paese, teatro di conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali. L'incontro, suddiviso in due giornate, ha previsto: - Venerdì 17 novembre alle 20.30: presso l'oratorio della parrocchia di San Vigilio, si è svolto l'incontro pubblico con il Dott. Mukwege che ha messo in mostra la situazione attuale, parlando anche della sua esperienza con le vittime. All'incontro, moderato dal giornalista Gabriele Carletti, erano presenti anche l'Ass. Sara Ferrari, On. Cécile Kyenge, John Mpaliza (Peace Man Walking), Massimiliano Pilati (Presidente Forum per la Pace e i Diritti Umani) e un rappresentante dei licei superiori coinvolti. Durante la serata il dott. Mukwege ha illustrato il difficile quadro politico e sociale in cui si trova il suo paese, passando dalla mancata elezione dei leader locali nel 2006, alla nuova costituzione adottata nel 2011, la quale però ha contribuito allo status quo, risultando priva del cambiamento che si era preposta. Infine, le elezioni del 2016 che hanno visto ancora una volta vincitore Joseph Kabila (al potere dal 2001), sono state svolte contro le regole della Costituzione, risultando in un inasprimento delle tensioni interne. Il Dottor Denis Mukwege ha ribadito di "non essere un politico e di non volersi candidare alle prossime elezioni", tuttavia se fosse il suo popolo a volerlo, non chiude alla possibilità di fungere da traghettatore verso le prossime elezioni: "Tutto dipenderà dal contesto" afferma. - Sabato 18 novembre in mattinata: incontro con gli studenti dei licei Leonardo da Vinci e Galileo Galilei di Trento che hanno personalmente invitato il Dott. Mukwege attraverso una lettera, che gli è stata recapitata attraverso John Mpaliza e Cecile Kyenge. La mattinata ha visto la numerosa partecipazione da parte degli studenti dei licei trentini, presenti in oltre 700, insieme ai loro professori. - Sabato 18 november in serata: cena solidale a favore dell'Ospedale di Panzi Hospital, presso la parrocchia Sacra Famiglia di Rovereto. Alla cena hanno partecipato diverse associazioni (Cava, Accri, Africa Tomorrow, Coopi Trentino, Sishu, Mlal, Fondazione Opera Campana dei Caduti,Tam Tam Per Korogocho, Comitato delle Associazioni per la Pace e i Diritti Umani, Spagnolli Bazzoni, Gruppo Autonomo Volontari in collaborazione con il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani), oltre ai Licei da Vinci e Galilei di Trento. A conclusione dell'evento il dottor Mukwege è stato omaggiato con una copia della Campana della pace di Rovereto.

DENIS MUKWEGE SARA FERRARI MASSIMILIANO PILATI INCONTRO CON IL DOTTOR DENIS MUKWEGE GINECOLOGO DEL CONGO TRENTO 17 NOVEMBRE 2017 FOTO PAOLO PEDROTTI

DENIS MUKWEGE INCONTRA SARA FERRARI E MASSIMILIANO PILATI TRENTO 17 NOVEMBRE 2017 FOTO PAOLO PEDROTTI

Opportunità SCUP

Scadenza per le candidature: 31 ottobre 2017

Si è aperto il nuovo turno di progetti Servizio Civile Universale Provinciale, fra i quali potete trovare anche quello del Forum. Il progetto "Parole e immagini per i diritti umani e la pace" prevede un anno a contatto con la realtà del Forum, nel corso del quale si potranno sviluppare conoscenze e competenze in tre macro-ambiti: comunicazione, lavoro a progetti e realizzazione eventi.

Svolgere Servizio Civile a contatto con l'associazionismo trentino ma allo stesso tempo in un quadro istituzionale come quello del Consiglio provinciale?

Chi parteciperà al progetto potrà sviluppare competenze comunicative e organizzative promuovendo, in prima persona con strumenti diversi, dai social al contatto diretto, la pace intessa non solo con il suo significato classico, spesso emergenziale e utopistico, ma anche in termini più reali e quotidiani, che hanno strettamente a che fare con aspetti più pratici, ossia nel nostro vivere nel mondo, nel nostro relazionarci con il vicino, con lo straniero, con la società, con la dimensione lavorativa, politica, economica del nostro presente, con l'ambiente circostante e con le risorse comuni del nostro pianeta. La pace da questo punto di vista diventa un impegno concreto che passa ogni giorno tra le mani, davanti agli occhi, nelle parole che rivolgiamo a qualcuno e in quelle che ascoltiamo. La cultura della pace attraverso la conoscenza dei diritti umani, dunque, si trasforma nella dimensione ottimale da perseguire con azioni concrete.

Riassumiamo

Vi siete persi il convegno Economie di pace. Fra scenari globali e scelte quotidiane di venerdì 16 giugno?

Nessun problema!

Di seguito, un breve riassunto del pomeriggio passato con Francesco Vignarca, Raul Caruso e Nicoletta Dentico, i relatori che hanno presentato a Trento i temi del disarmo, dell’economia di pace e delle scelte individuali per favorire un simile percorso a livello globale.

 

La prima tappa verso la comprensione dell’attuale necessità di un’economia di pace concerne la questione del disarmo ovvero di una difesa non armata. La spiegazione di questo particolare argomento è stata affrontata da Francesco Vignarca, collaboratore di Emergency nell’area campaigning & advocacy nonché coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo e, assieme a Enrico Piovesana, curatore dell’Osservatorio sulle spese militari italiane (Mil€x). La coincisa presentazione dei dati 2016 sulle spese militari, che ammontano a 1.686 miliardi di dollari, ha evidenziato un aumento annuo reale dello 0,4% rispetto al 2015, incremento registrato malgrado la crisi economico-finanziaria internazionale che ancora oggi è tracciabile nei conti statali. Cercando, dunque, di fornire un metro di paragone tangibile alle cifre sopra citate, fa riflettere come il 10% della spesa militare permetterebbe il raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030. Coscienti di questa possibilità, senza dubbio, si può affermare che il disincentivo verso un’economia armata consentirebbe più benessere e uguaglianza sociale diffusi. Tuttavia, il cambiamento non può limitarsi al disinvestimento nel settore militare ma deve accompagnarsi a un mutamento sistemico. Il sistema globale di risoluzione del conflitto, così come ogni suo elemento, deve essere improntato verso una gestione che rinunci alla difesa armata, propendendo invece al paradigma irenico.

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La pace, quindi, deve rappresentare il motore degli ingranaggi della macchina mondiale. Per attribuire il giusto peso specifico a questa riflessione etico-politica, il discorso deve evolvere anche verso uno studio empirico dei concetti della peace economics, fulcro dello studio del ricercatore di Politica economica presso l’Università Sacro Cuore di Milano, Raul Caruso. Autore del recente saggio Economia di pace (Il Mulino, 2017), Caruso ha incoraggiato l’analisi di alcuni “falsi miti” secondo cui l’economia di guerra, in fin dei conti, possa rappresentare un investimento vantaggioso per lo Stato e per gli individui. A questo scopo concorre il recupero di indicatori valoriali diversi dal consueto Prodotto Interno Lordo (PIL), come ad esempio la riabilitazione del concetto di tempo legato al ciclo economico e produttivo nonché all’evoluzione societaria. In questo senso, pur generando un cospicuo ammontare di PIL, una politica economica armata non può che rappresentare solamente una spesa in quanto il profitto è di breve periodo e fruibile nell’immediato. Perciò, una tipologia di economia tale non provoca un incentivo verso investimenti di largo respiro; al contrario, un’economia di pace porta con sé una prosperità di lungo periodo. Nel suo libro, Caruso spiega in modo approfondito nove motivi a sostegno dell’inesattezza concettuale della frase “comunque sia, l’investimento nel settore militare comporta un sostanzioso aumento del PIL”. Avvallando quest’idea, l’analisi del progresso tecnico all'interno del ciclo economico caratterizzato da un approccio propriamente militare non evidenzia uno sviluppo esteso e questo è dovuto al fatto che le innovazioni in campo militare tendono ad essere utilizzate solo in caso di necessità.  Di conseguenza, una tale logica si discosta dalla visione economica classica secondo cui l’innovazione permette sempre uno sviluppo e quindi maggiori profitti. Oltre a questo motivo tecnico, anche un’altra ragione più lampante può essere portata ad esempio: il servizio militare obbligatorio viene prestato in sostituzione ad un periodo di formazione, interrompendo così il processo educativo e dunque bloccando il principale motore del processo economico, ossia l’educazione. Di fatto, il disinvestimento prodotto dalle spese militari si ripercuote anche sul sistema educativo.

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Ebbene, cosa fare quotidianamente per scongiurare una deriva economica di questo tipo? L’esperta Nicoletta Dentico, giornalista e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica, ha risposto rilanciando, da un lato, sul concetto di azionariato critico e, dall’altro, focalizzando l’attenzione sulla necessità di trasformare pratiche individuali in una richiesta globale, attraverso un abbandono dell’utilitarismo in campo politico, economico e finanziario. Un’iniziale forma di azionariato critico è nata circa novant’anni fa negli Stati Uniti, dove venne generato uno dei primi fondi che incoraggiavano modelli etici e religiosi escludendo invece le cosiddette azioni del peccato sottoscritte da imprese operanti in settori “immorali”. Tutt’oggi, questa caratteristica fondamentale è rimasta nell’azionariato critico che risulta essere una forma di contestazione attiva e partecipata nei confronti delle grandi aziende. Attraverso l’acquisto di un numero simbolico di azioni d’imprese accusate di comportamenti o impatti negativi dal punto di vista sociale e ambientale, i soggetti finanziari “critici” entrano nei loro Consigli d’amministrazione al fine di aprire un dialogo e fare pressione ma anche informazione. Gli obiettivi di una tale branca dell’economia e della finanza etica si possono riassumere nel ruolo che l’individuo ricopre con l’azionariato critico: l’azionista partecipa alla vita di un’impresa in un’ottica di democrazia economica, dando spazio a campagne e popolazioni che sono coinvolte negli investimenti delle grandi imprese ma che molto spesso vengono esclusi dall’arena decisionale. Pertanto, partecipare in modo critico e consapevole è la via proposta per il cambiamento rivoluzionario del paradigma economico-finanziario attuale.

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Infine, segnaliamo anche alcuni articoli comparsi sui giornali locali a seguito del convegno.

Qui, la versione integrale del convegno.

Anche tu puoi fare la differenza

Come tenersi informati e operare scelte economiche ragionate

“La politica si fa in ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel tempo libero scegliendo cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o no; sosteniamo un’economia solidale e dei diritti o un’economia di sopraffazione reciproca.” Francuccio Gesualdi - Altreconomia 11/2003
Ogni consumatore può, attraverso attente scelte di consumo e di risparmio, incidere sul sistema socioeconomico. La forza di questo vero e proprio “voto nel portafoglio”, come lo definisce Leonardo Becchetti, deriva dal fatto che le imprese dipendono dalle quote di consumo e dalle quote di risparmio che riescono a catturare sul mercato. Fare attenzione non solo al prezzo di un prodotto, ma anche alla sua qualità sociale e ambientale, permette di orientare le proprie scelte verso quelle aziende all’avanguardia dal punto di vista della sostenibilità. Quindi oggi il protagonista dello sviluppo economico di un'impresa è proprio il consumatore, con i suoi valori e le sue preferenze. ANCHE TU PUOI FARE LA DIFFERENZA! PER ESEMPIO?