Perturbare la Pace

-Michele Nardelli-
Presenti al proprio tempo. Ho usato queste parole, nel dicembre scorso, a conclusione della mia esperienza, bella e stimolante, alla presidenza del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Descrivendo così il tratto distintivo di un percorso nel quale ho – ma è più giusto dire abbiamo – cercato di far uscire la pace dalla retorica banalizzante in cui da tempo si è cacciata.

Un lavoro impervio. Non solo perché oggi la guerra continua ad essere il modo normale con cui si regolano i conflitti, ma anche perché il pacifismo si è arenato nei propri rituali, incapace di rompere gli steccati della propria autoreferenzialità.

Dalla pagina web di Michele Nardelli

-Michele Nardelli-

Presenti al proprio tempo
. Ho usato queste parole, nel dicembre scorso, a conclusione della mia esperienza, bella e stimolante, alla presidenza del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Descrivendo così il tratto distintivo di un percorso nel quale ho – ma è più giusto dire abbiamo – cercato di far uscire la pace dalla retorica banalizzante in cui da tempo si è cacciata.

Un lavoro impervio. Non solo perché oggi la guerra continua ad essere il modo normale con cui si regolano i conflitti, ma anche perché il pacifismo si è arenato nei propri rituali, incapace di rompere gli steccati della propria autoreferenzialità.

Ci abbiamo provato, non so con quale esito. Certamente testimoniando che c’è un modo diverso di declinare la parola “pace”, indagando la guerra fin dentro la banalità del male. Una strada originale che ha avuto il merito di intercettare le grandi questioni del nostro tempo, dallo “scontro di civiltà”, al cruciale tema del “limite”, all’elaborazione del Novecento nel centenario del “secolo degli assassini”. “Perturbare la pace” abbiamo detto, riprendendo la straordinaria suggestione di James Hillman.

Ora, nel vedere riproposta la marcia per la pace Perugia Assisi con il suo stanco rituale di parole d’ordine che nella loro astrattezza divengono retorica, provo una distanza crescente. Dietro la festa delle bandiere arcobaleno c’è a guardar bene un vuoto profondo, tanto nell’incapacità di tentare risposte alle aree di crisi capaci di condizionare l’agenda dei governi, come nel dotarsi di una agenda propria in grado di sottrarsi alle continue emergenze e di costruire – nel pensiero come nell’agire quotidiano – una consapevolezza ed un sentire diffuso. Per non parlare delle miserie umane che pervadono anche questi luoghi, quasi un tabù per i chierici della pace.

Penso che la pace richieda quello stesso cambio di pensiero di cui ha bisogno l’umanità per immaginare un futuro diverso dalla guerra di tutti contro tutti che la limitatezza delle risorse e l’indisponibilità a rivedere i propri stili di vita pongono in essere. E penso che il mondo della pace non abbia bisogno di anestetici per sentirsi meno solo.

Dalla pagina web di Michele Nardelli

ERAVAMO IN CENTOMILA, GRANDI NUMERI ALLA PERUGIA ASSISI

- Redazione Lettera 22 -
La 40ma marcia per la pace in Umbria va oltre le aspettative. Crisi e polemiche non frenano la voglia di camminare per chiedere la fine di tutte le guerre che fabbricano morte. Una speranza dura a morire

Perugia - Centomila. Forse di più. Nemmeno gli organizzatori ci speravamo in questi numeri per la 40ma Marcia Perugia-Assisi, un appuntamento che dal 1961 segna un po’ il termometro del movimento per la pace in Italia. Ma quest’anno, un po’ per la crisi del movimento in generale, un po’ per la crisi che morde i consumi (anche la benzina per spostarsi) e un po’ per le polemiche che hanno funestato i preparativi, la marcia correva il rischio di essere, se non un flop, un evento minore e comunque con numeri non a cinque zeri.

lettera 22

- Redazione Lettera 22 -

La 40ma marcia per la pace in Umbria va oltre le aspettative. Crisi e polemiche non frenano la voglia di camminare per chiedere la fine di tutte le guerre che fabbricano morte. Una speranza dura a morire

Perugia - Centomila. Forse di più. Nemmeno gli organizzatori ci speravamo in questi numeri per la 40ma Marcia Perugia-Assisi, un appuntamento che dal 1961 segna un po’ il termometro del movimento per la pace in Italia. Ma quest’anno, un po’ per la crisi del movimento in generale, un po’ per la crisi che morde i consumi (anche la benzina per spostarsi) e un po’ per le polemiche che hanno funestato i preparativi, la marcia correva il rischio di essere, se non un flop, un evento minore e comunque con numeri non a cinque zeri. Invece, con una certa soddisfazione, alla conferenza stampa delle 12, Flavio Lotti, del coordinamento organizzativo, snocciola la cifra e Andrea Ferrari, del coordinamento Enti locali per la pace, rincara con un «oltre 100mila».

I numeri dicono e non dicono ma sono importanti: 873 adesioni, 117 scuole, 277 enti locali, tutte le Regioni italiane e un totale di 526 città. E ancora, 479 associazioni di cui 80 nazionali anche se le bandiere di Cgil e Arci, un tempo colonne della Perugia-Assisi, non si vedono. Le due grandi organizzazioni storiche della sinistra italiana ci sono, ma stanno defilate, a metà strada tra la polemiche che ha fatto prendere le distanze al Movimento Nonviolento e all’Agesci, la più grande organizzazione scoutistica italiana, e la voglia – o la necessità – di esserci. Scout ce ne sono, ma sono quelli del Masci, organismo cattolico fondato nel 1954. Dice uno di loro: «Non l’abbiamo capita la polemica dell’Agesci, c’è sembrata pretestuosa. Noi ci siamo». Chi vuol sapere i particolari li può leggere sul sito web dell’organizzazione che si rifà a Baden Powell che dal 1970 si chiama Agesci.

Al tavolo della conferenza stampa c’è una prevalenza di cattolici militanti 8non a caso oltre al messaggio di Napolitano ce n’è uno anche del Papa): non solo Padre Fortunato del sacro convento di Assisi, anfitrione da sempre dell’evento, ma anche Alex Zanotelli, l’ispirato ex direttore di Nigrizia che fu cacciato dalla rivista per le sue posizioni radicali, e don Luigi Ciotti, un uomo che quando passa in mezzo alla gente solleva ovazioni e applausi a scena aperta, soprattutto di giovani ma non solo, che lui ringrazia con un gesto e un sorriso solo apparentemente mite. Ma i toni dei discorsi la Chiesa la evocano proprio di rado: Zanotelli parla di ingiustizia, di un mondo che si sta divorando e divora i suoi simili e di quel 10% che mangia per il resto del 90. E Ciotti parla di mafia, la sua battaglia da sempre e quella dell’organizzazione – Libera – che ha fondato. Non gli fa paura Totò Riina, dice, gli fa paura un mondo di illegalità dove la mafia dal colletto bianco invade istituzioni e si innerva nei centri del potere economico. Chiede uno «scatto», lo stesso che ha animato la sua vita e di tanti che come lui contro la mafia la guerra la fanno tutti i giorni. Un fatto, non un’opinione.

Naturalmente la guerra è il grande tema: soldi in armamenti, guerre vicine e lontane, più o meno dimenticate più o meno mediatizzate. Aluisi Tosolini, responsabile per le scuole della Perugia-Assisi, annuncia un’iniziativa che parlerà ai ragazzi della Grande guerra ma anche di quelle minori di questi giorni (con un seminario che la Tavola della pace dedicherà al tema grazie al sostegno della Regione Friuli). E proprio delle scuole riparla Flavio Lotti: dice che loro sono le vere protagoniste di questa marcia dedicata alla pace e alla fraternità. Pensa Lotti, e con lui tanti, che la guerra alla guerra comincia a scuola dove, rivendica Tosolini con orgoglio, c’è chi studia la Costituzione e non solo la matematica.

Intanto la matematica è venuta in aiuto. Eravamo centomila, ma non allo stadio. In marcia a dire che la speranza di pace è dura a morire.

lettera 22

Cercasi volontari per accoglienza richiedenti asilo – residenza Brennero

Appello
Promuove: Atas Onlus in collaborazione con enti vari

Appello
Promuove: Atas Onlus in collaborazione con enti vari

Nell'ambito dell'accoglienza rifugiati in Trentino, si cercano volontari, di qualsiasi età, che abbiano voglia di essere coinvolti in attività di vario tipo con i richiedenti asilo ospitati nella struttura di accoglienza “Residenza Brennero”: momenti di conversazione e/o tandem linguistici, laboratori e attività all'interno della struttura (per esempio di riparazioni biciclette), accompagnamenti in città, conoscenza del contesto trentino, o semplicemente trascorrere qualche ora in compagnia, per esempio giocando a calcetto o facendo escursioni in montagna. La struttura, aperta a inizio settembre e gestita dalla Provincia di Trento in collaborazione con vari enti (Astalli, Atas onlus, Città aperta, Infusione, Fili, Cif, Croce Rossa, Activa, Protezione civile, Azienda sanitaria) coordinati dal Cinformi, ospita attualmente 72 persone da Mali, Nigeria, Gambia, Senegal, Guinea, Costa d'Avorio e Pakistan, curiose di entrare in contatto con la città e con i suoi abitanti. Se hai un po' di tempo, puoi cogliere questa opportunità e conoscere persone nuove!

 

Per eventuali ulteriori informazioni preghiamo di contattare esclusivamente  volpato.tramite@atas.tn.it

cell. 342 3552914; 

 

Ringraziamo e porgiamo cordiali saluti
Area Comunicazione ATAS onlus

 



Marcia Perugia Assisi:“in cammino per la pace e la fraternità”

Il variegato mondo della Pace Trentino continua a mobilitarsi per un futuro di pace e per il superamento delle guerre attuali. Infatti, dopo la partecipazione all’Arena di Pace e Disarmo a Verona il 25 Aprile, Un Passo di Pace a Firenze il 21 settembre, la prossima tappa sarà a Perugia, domenica 19 ottobre per partecipare alla Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi.

Grazie ad un lavoro congiunto tra Forum trentino per la pace e i diritti umani, Acli Trentine, CTA, IPSIA e CGIL del Trentino circa 300 trentini marceranno lungo i 24 chilometri che separano le due città umbre.

Il variegato mondo della Pace Trentino continua a mobilitarsi per un futuro di pace e per il superamento delle guerre attuali. Infatti, dopo la partecipazione all’Arena di Pace e Disarmo a Verona il 25 Aprile, Un Passo di Pace a Firenze il 21 settembre, la prossima tappa sarà a Perugia, domenica 19 ottobre per partecipare alla Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi.

Grazie ad un lavoro congiunto tra Forum trentino per la pace e i diritti umani, Acli Trentine, CTA, IPSIA e CGIL del Trentino circa 300 trentini marceranno lungo i 24 chilometri che separano le due città umbre.

Sono molte e diversificate le motivazioni nella testa di chi marcerà domenica 19,ma sono sicuramente accomunate dall'idea, a cento anni dalla grande guerra, che le guerre non sono la risposta ai conflitti del nostro pianeta, ma anzi li acuiscono. Va invece invertita la tendenza cercando di dare voce a chi resiste e si oppone in modo nonviolento alle guerre, alle pulizie etniche, alle politiche di guerra, ai regimi dittatoriali, al razzismo, all’apartheid. Bisogna cercare di costruire insieme una nuova storia di pace, di libertà, di diritti, di democrazia e di giustizia, dando vita a un’alleanza civica in Europa e nel Mediterraneo contro le guerre e per il disarmo.

Il passo di pace che dobbiamo fare è tanto urgente quanto ambizioso e difficile. Perché fermare le guerre e le stragi significa dare finalmente il primato del governo globale del pianeta e delle relazioni tra Stati alla politica multilaterale, ad un sistema delle Nazioni Unite da riformare e da potenziare; significa cambiare il modello di sviluppo, non più orientato al consumo del pianeta per il benessere di pochi ma alla sostenibilità futura ed al benessere di tutti; significa applicazione e rispetto da parte di tutti gli Stati degli accordi, delle convenzioni internazionali e dei diritti umani con meccanismi sanzionatori e con un sistema di polizia e di giustizia internazionale operativo; significa riconoscere il diritto d’asilo e dare accoglienza ai profughi di guerra; significa investire nella ricerca, nell’educazione, nell’ambiente, nell’economia e nel lavoro, nella giustizia sociale, nella democrazia, nella cultura, nel dialogo, nella difesa civile, nella cooperazione, in funzione della pacifica e plurale convivenza e del governo democratico globale, convertendo qui le enormi risorse spese per armamenti e guerre decennali.

I pullman delle Acli partiranno da Trento già il sabato 18 per rientrare la domenica notte mentre con la CGIL si partirà all'alba della domenica.
(Per chi volesse aggiungersi Centro turistico Acli: 04611920133 Cgil: 0461040111)

Di seguito riportiamo l'appello del Comitato Promotore della Marcia Perugia-Assisi

A 100 anni dalla prima guerra mondiale rimettiamociin cammino per la pace e la fraternità

Domenica 19 ottobre 2014

Marcia Perugia-Assisi

Appello

Cento anni fa scoppiava in Europa la prima guerra mondiale, lasciando sul campo più di 10 milioni di morti e 20 milioni di feriti, mutilati, invalidi. Le centinaia di guerre che sono venute dopo hanno causato più di duecento milioni di morti, senza contare i cosiddetti “danni collaterali” (milioni e milioni di donne, uomini e bambini uccisi o dilaniati dalla fame e dalle malattie conseguenza delle stesse guerre) e l’immensa quantità di beni e risorse che sono stati distrutti e sottratti allo sviluppo dell’intera umanità.

Inutile strage, avventura senza ritorno, la guerra è un mostro che continua a uccidere tante persone in tutto il mondo e minaccia di diffondersi ulteriormente. Armi micidiali continuano ad essere costruite e accumulate e insieme alla loro proliferazione incontrollata cresce anche la propensione ad usarle. Contro questo scenario angosciante abbiamo il dovere di insorgere!

Dopo cento anni di orribili massacri e crimini contro l’umanità è venuto il tempo di riconoscere che la pace è un diritto umano fondamentale della persona e dei popoli, pre-condizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti umani. Un diritto che deve essere effettivamente riconosciuto, applicato e tutelato a tutti i livelli, dalle nostre città all’Onu.

A cento anni da quella terribile tragedia la pace è ancora in pericolo. Troppe persone precipitano nella povertà e nella disperazione. Succede ogni giorno in Italia, in Europa e in tante parti del mondo. Troppe ingiustizie si sommano a troppe disuguaglianze. Troppi problemi attendono inutilmente di essere risolti. Troppa violenza dilaga senza limiti né confini. Troppi soldi continuano a riempire il mondo di armi. Troppe armi alimentano nuove guerre. Troppi egoismi, interessi e complicità impediscono che le cose cambino. Intanto la crisi globale fa strazio di vite umane alimentando paure, angosce, sfiducia e chiusura.

Non c’è pace senza diritti umani. Lo sa bene chi non riesce a trovare lavoro, chi non ha cibo e acqua a sufficienza, chi non può curarsi come dovrebbe. Il mancato rispetto dei diritti umani fondamentali crea tensioni, conflitti, disuguaglianze e insicurezza. E finisce per togliere la pace anche a chi pensava di averla.

Per uscire da questa crisi dobbiamo riscoprire il valore della fraternità che deve improntare tutti gli aspetti della vita, compresa l’economia, la finanza, la società civile, la politica, la ricerca, lo sviluppo, le istituzioni pubbliche e culturali. La globalizzazione della fraternità deve prendere il posto della globalizzazione dell’indifferenza. La pace è un bene comune indivisibile. O c’è per tutti o non c’è per nessuno. Non ci sono più i “fatti nostri” e quelli “degli altri”. Contribuire alla costruzione di un futuro migliore per tutti e alla soluzione delle grandi sfide comuni che incombono è un nostro dovere e un nostro interesse. Ma noi cosa possiamo fare?

Serve più responsabilità personale. La crisi della politica e delle istituzioni ci lascia sempre più soli davanti a problemi sempre più gravi e complessi. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo essere disponibili a fare la nostra parte. Partire da noi, da quello che possiamo fare in prima persona, nell’ambito delle nostre possibilità, ci consente di esigere con ancora più forza e autorevolezza il cambiamento che si fa sempre più urgente.

La pace comincia dalle nostre città-mondo. Il nostro impegno per la pace deve crescere innanzitutto nei luoghi dove viviamo tutti i giorni, nelle scuole, nei posti di lavoro e nelle nostre città. Deve essere concreto, aperto e costruttivo. E’ qui, nelle città-mondo, dove comincia il rispetto dei diritti umani e la nostra responsabilità di costruttori della pace. E’ qui che dobbiamo agire per rinsaldare l’agenda interna con quella internazionale. Ciascuna delle nostre città deve diventare un laboratorio di quel cambiamento che invochiamo per il mondo intero. Costruiamo insieme le città della pace e dei diritti umani.

Se vogliamo la pace dobbiamo educarci alla pace. La cultura che respiriamo è ancora oggi una cultura di guerra, intrisa di individualismo, egoismo e indifferenza. Per questo, prima di tutto, dobbiamo educarci ed educare alla giustizia e alla pace, alla nonviolenza e ai diritti umani. Tutti si devono sentire corresponsabili di questo sforzo. Abbiamo bisogno di diffondere e consolidare un’altra cultura, un’altra scala di valori, un’altra idea della pace lontana da ogni atteggiamento
di rinuncia, accomodamento e utilitarismo. Abbiamo bisogno di un’informazione e una comunicazione pubblica di pace, libera da lacci economici e politici, attenta alla vita reale delle persone e dei popoli, dell’Europa e del mondo. Investire sui giovani e sulla loro formazione, consentirgli di essere parte attiva della comunità “glocale” e del cambiamento epocale che stiamo vivendo, non è solo un’opportunità per tutti ma un dovere primario.

Non c’è pace senza una politica di pace. E una politica di pace è tale se è tutti i diritti umani per tutti. Molti problemi sono fuori dalla nostra portata. Ma quello che non possiamo fare in prima persona lo può e lo deve fare il nostro paese, l’Italia e l’Europa. L’Italia e l’Europa devono essere pienamente consapevoli delle sfide che ci investono a partire dal Mediterraneo e dal vicino Oriente e devono alimentare una politica di pace e fratellanza, di disarmo e cooperazione fondata sulla promozione dei diritti umani. Una politica coerente con il progetto iscritto nella nostra Costituzione e nelle carte fondamentali dell’Europa e delle Nazioni Unite. L’assenza di questa politica, il ripiegamento dell’Italia e dell’Europa ci stanno esponendo a seri pericoli e ci stanno facendo perdere grandi opportunità.
Ma noi non ce lo possiamo permettere. Una fase della nostra storia deve essere chiusa per cominciarne un’altra.
Costruirla dal basso è un dovere che ci dobbiamo e vogliamo assumere. Facciamolo insieme!

La forza di cambiare

Dall'India una straordinaria testimonianza di perdono

Venerdì 17 ottobre 2014 | ore 20.30
Teatro San Marco
( via s. bernardino 8 - Trento)

Ingresso libero

Proiezione del film: Il Cuore dell'assassino  -  C. McGilvray | Ita-Usa 2013 | doc 56'

Intervengono la regista Catherine McGilvray, il produttore Renato Spaventa e Luigi de Salvia, segretario generale coordinamento nazionale Religions for Peace Italia. La serata vedrà inoltre la partecipazione straordinaria di suor Selmy Paul, sorella della missionaria uccisa, e di padre Swami Sadanand, il sacerdote pacificatore che ha accompagnato il giovane assassino in un profondo percorso di cambiamento.

Il programma del Religion Today Filmfestival


CHANGE! – 17th Religion Today FILMFESTIVAL

EXPLORING THE DIFFERENCES

Dal 1997 Religion Today è il primo festival internazionale di cinema delle religioni per una cultura del dialogo e della pace.
Il cambiamento come imperativo a cui ognuno è chiamato a rispondere, dalla dimensione interiore a quella relazionale, dalla sfera spirituale  a quella civile. Le religioni di fronte alla sfida di una società globale in continuo e repentino mutamento. La società di fronte ai cambiamenti che le religioni oggi vivono, subiscono e testimoniano. Per la sua XVII edizione Religion Today Filmfestival, grazie alla più recente cinematografia internazionale, intende esplorare i termini e i confini di questo complesso dialogo, oggi più che mai cruciale, cercando di tracciare le prospettive della convivenza, no solo tra religioni, ma nche tra religioni e società civile.

Ingresso libero a tutti gli eventi.

Sul sito internet del Religion Today sono disponibili tutte le informazioni e il ricco programma degli appuntamenti.

EXPLORING THE DIFFERENCES
10>21 ottobre
2014

Religioni, società, cambiamento



Dal 1997 Religion Today è il primo festival internazionale di cinema delle religioni per una cultura del dialogo e della pace.
Il cambiamento come imperativo a cui ognuno è chiamato a rispondere, dalla dimensione interiore a quella relazionale, dalla sfera spirituale  a quella civile. Le religioni di fronte alla sfida di una società globale in continuo e repentino mutamento. La società di fronte ai cambiamenti che le religioni oggi vivono, subiscono e testimoniano. Per la sua XVII edizione Religion Today Filmfestival, grazie alla più recente cinematografia internazionale, intende esplorare i termini e i confini di questo complesso dialogo, oggi più che mai cruciale, cercando di tracciare le prospettive della convivenza, no solo tra religioni, ma nche tra religioni e società civile.

Sono tanti i nuovi appuntamenti per questa diciassettesima edizione del Religion Today Filmfestival. Non solo film, ma anche tavole rotonde, spettacoli di danza sacra, musica, libri e fotografia. Tanti momenti per approfondire un mondo in costante evoluzione.
Anche il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, continua la sua collaborazione con il Festival, contribuendo alla premiazione di un film per la sezione "Peace and Human Rights".

Ingresso libero a tutti gli eventi.

Sul sito internet del Religion Today sono disponibili tutte le informazioni e il ricco programma degli appuntamenti.