Libertà di stampa: dall’art. 21 della Costituzione italiana ai nuovi media

Incontro pubblico
Venerdì 13 giugno 2014, ore 20.30 – Fondazione Caritro, via Garibaldi n. 33 (Trento)
Organizza: Trento Attiva

Incontro pubblico
Venerdì 13 giugno 2014, ore 20.30 – Fondazione Caritro, via Garibaldi n. 33 (Trento)
Organizza: Trento Attiva

Dopo le due serate di settembre ed ottobre2013 in cui ci siamo occupati di una panoramica su come è nata e come funziona la Costituzione Italiana, siamo lieti di invitarvi ad un terzo incontro con Marco Ottanelli in cui si parlerà di libertà di stampa, partendo dall’articolo 21 della Carta Costituzionale fino a giungere al ruolo delle nuove tecnologie (social network, blog, ecc.), nella diffusione delle notizie.

Relatore: Marco Ottanelli, giurista costituzionalista. Cura, inoltre, il sito Approfondendo.it, conduce la trasmissione “Grandangolo” su Radio Fleur ed è autore di due libri: “Auto immuni – L’immunità parlamentare in Italia” e “La Costituzione Italiana per le scuole”.

In allegato il volantino

I mondiali iracheni

– Tommaso Di Francesco –

Non può sfug­gire la sin­cro­nia che vede al via il samba tri­ste — tra festa, mise­ria e riscatto — dei mon­diali di cal­cio in Bra­sile, nelle stesse ore in cui esplode la nuova, san­gui­nosa crisi in Iraq. Che avrebbe preso il mondo «in con­tro­piede». In con­tro­piede? Vero è che chi semina vento rac­co­glie tem­pe­sta. Per­ché con l’avanzata mili­tare del jiha­di­smo qae­di­sta in metà dell’Iraq siamo di fronte al più grosso smacco dell’Occidente, in par­ti­co­lare degli Stati Uniti.

Che, appren­di­sti stre­goni, hanno coperto con le guerre il vuoto lasciato dall’89. La guerra del 2003 venne moti­vata con le armi di distru­zione di massa e con il fatto che Sad­dam Hus­sein com­plot­tava con al Qaeda. Non era vero, ma l’obiettivo era di stra­vol­gere i deli­cati equi­li­bri del Medio Oriente. Volta a volta, da una pre­si­denza Usa all’altra, in chiave bipar­ti­san, uti­liz­zando l’estremismo isla­mico per desta­bi­liz­zare il nemico rima­sto.

Articolo tratto da Il Manifesto

Foto: Mosul, Reuters

– Tommaso Di Francesco –


Non può sfug­gire la sin­cro­nia che vede al via il samba tri­ste — tra festa, mise­ria e riscatto — dei mon­diali di cal­cio in Bra­sile, nelle stesse ore in cui esplode la nuova, san­gui­nosa crisi in Iraq. Che avrebbe preso il mondo «in con­tro­piede». In con­tro­piede? Vero è che chi semina vento rac­co­glie tem­pe­sta. Per­ché con l’avanzata mili­tare del jiha­di­smo qae­di­sta in metà dell’Iraq siamo di fronte al più grosso smacco dell’Occidente, in par­ti­co­lare degli Stati uniti.

Che, appren­di­sti stre­goni, hanno coperto con le guerre il vuoto lasciato dall’89. La guerra del 2003 venne moti­vata con le armi di distru­zione di massa e con il fatto che Sad­dam Hus­sein com­plot­tava con al Qaeda. Non era vero, ma l’obiettivo era di stra­vol­gere i deli­cati equi­li­bri del Medio Oriente. Volta a volta, da una pre­si­denza Usa all’altra, in chiave bipar­ti­san, uti­liz­zando l’estremismo isla­mico per desta­bi­liz­zare il nemico rima­sto. Gli inizi furono in Afgha­ni­stan, negli anni Ottanta, con il soste­gno prima ai muja­hed­din poi, negli anni Novanta ai tale­bani por­tati al potere e diven­tati inter­lo­cu­tori di Washing­ton; e ancora la Bosnia Erze­go­vina con Clin­ton che favo­ri­sce l’ingresso di bri­gate muja­hed­din, senza dimen­ti­care la guerra di Sad­dam, per inter­po­sto inte­resse Usa, con­tro l’Iran degli aya­tol­lah ira­niani che crea l’«equivoco» del Kuwait, occa­sione della prima guerra all’Iraq e pro­dromo della seconda. È un viluppo di morte sca­ri­cata su altri popoli e con­ti­nenti a sal­va­guar­dia della «nostra» supre­ma­zia. Fino alle Pri­ma­vere arabe, annun­ciate dal discorso del Cairo di Obama del 2009 e alla loro deriva. Lì si pro­met­te­vano magni­fi­che sorti e pro­gres­sive ad un mondo ancora sot­to­messo, con l’irrisolta — e tale resta — que­stione pale­sti­nese, e alle prese con guerre feroci. I rove­sci di quelle tra­sfor­ma­zioni hanno impe­gnato l’Occidente in nuovi con­flitti che sono all’origine della nuova forza di al Qaeda. Che non sem­bra finita con l’uccisione da film di Osama bin Laden, ma trova nuovi gio­vani lea­der «per­ché combattenti».

Ecco la semina del vento: l’intervento mili­tare in Libia nel marzo 2011 di Fran­cia, Gran Bre­ta­gna, Ita­lia e poi, mas­sic­cia­mente degli Stati uniti — la prima guerra di Obama — che con i raid aerei aiu­tano le forze insorte, per­lo­più jiha­di­ste, ad abbat­tere Ghed­dafi, che ammo­niva: «Se cac­ciate me poi dovrete fare i conti con i nemici dell’Occidente». Una guerra che ha pre­pa­rato i san­tuari jiha­di­sti che hanno aperto il fronte in Siria. La defla­gra­zione che farà capire che tutto pre­ci­pita su Obama, fu l’11 set­tem­bre 2012 quando a Ben­gasi le stesse mili­zie isla­mi­che che ave­vano gestito con la Cia l’intervento Usa, ucci­sero l’ambasciatore Chris Ste­vens, l’ex agente di col­le­ga­mento dell’intelligence ame­ri­cana. Usci­rono di scena per que­sto la segre­ta­ria di Stato Hil­lary Clin­ton, che stenta per que­sto a can­di­darsi, sotto accusa dei Repub­bli­cani, e il capo della Cia David Petraeus, dimis­sio­nato per «adul­te­rio». Non con­tenti, l’avventura siriana ha por­tato la Casa bianca ad ade­rire alla coa­li­zione anti Bashar al Assad degli «Amici» della Siria, con Ara­bia sau­dita e Tur­chia in testa, che hanno riem­pito di armi le stesse for­ma­zioni jihadiste-qaediste che ora avan­zano in Iraq verso Bagh­dad. L’accusa dun­que non è quella neo-neocon a Obama di essersi riti­rato troppo pre­sto dall’Iraq, ma di essersi riti­rato troppo poco dal mili­ta­ri­smo uma­ni­ta­rio ere­di­tato, men­tre resta fino al 2016 in armi in Afgha­ni­stan dove i tale­bani sono più forti di prima. E ora, per fer­mare al Qaeda, rischia un altro inter­vento armato e intanto deve spe­rare che Assad vinca in Siria e che il sud sciita sia soc­corso in armi dal «nemico» Iran.

Non sap­piamo chi vin­cerà il cam­pio­nato del mondo di cal­cio, sap­piamo chi, in Medio Oriente, ha per­duto il mondo.

Articolo tratto da Il Manifesto

Foto: Mosul, Reuters

Cinque domande sull’Afghanistan: la risposta del ministro

– Federica Mogherini * –

Il 2014 sarà un anno cruciale per la transizione in Afghanistan, sia dal punto di vista politico sia da quello della gestione della sicurezza. E invece rischiamo di fare l’errore di pensare che con la fine di Isaf non sarà più necessario occuparsi di quel paese, delle sue contraddizioni e della sua faticosa ricerca di democrazia, pace, diritti. Per questo rispondo con piacere agli amici di Afgana, con i quali ho avuto occasione di collaborare spesso in passato e che ringrazio sia per il sostegno dato in questi anni alla società civile dell’Afghanistan.

Pubblichiamo la risposta di Federica Mogherini ai quesiti posti dall’Associazione Afgana

Articolo pubblicato su Il Manifesto di sabato 7 giugno 2014

*Ministro degli Affari Esteri

– Federica Mogherini * –

Il 2014 sarà un anno cruciale per la transizione in Afghanistan, sia dal punto di vista politico sia da quello della gestione della sicurezza. E invece rischiamo di fare l’errore di pensare che con la fine di Isaf non sarà più necessario occuparsi di quel paese, delle sue contraddizioni e della sua faticosa ricerca di democrazia, pace, diritti. Per questo rispondo con piacere agli amici di Afgana, con i quali ho avuto occasione di collaborare spesso in passato e che ringrazio sia per il sostegno dato in questi anni alla società civile dell’Afghanistan.Mi si chiede dunque quale sia la strategia del governo per il dopo Isaf. Prima di tutto credo sia fondamentale mantenere l’impegno, preso formalmente con la comunità internazionale ma innanzitutto con la società civile afghana, di “non abbandonare” l’Afghanistan con la fine di Isaf. Però bisogna cambiare prospettiva: ogni passo dovrà essere deciso, disegnato, attuato su richiesta degli afghani e assieme a loro. così progetteremo il nostro sostegno alle istituzioni e alla società civile, e il sostegno alle forze di sicurezza afghane, con una residua presenza militare condizionata quindi a una richiesta di Kabul e limitata, eventualmente, solo a funzioni di formazione e assistenza. La strada che abbiamo intenzione di seguire è esattamente quella indicata da Afgana. Sono convinta, d’altra parte, che questo debba essere il tratto distintivo della nostra politica estera in tutte le aree di crisi e di transizione, dall’Ucraina alla Libia. Per rendere concreti questi impegni, appena ci saranno un nuovo presidente e un nuovo governo insediato andrò a Kabul per presiedere, assieme al ministro degli Esteri afghano, la prima riunione della Commissione congiunta prevista dall’accordo bilaterale di partenariato e impostare insieme un lavoro comune. Il sostegno alla società civile, su cui già si è molto lavorato, diventerà l’asse portante del nostro impegno così che dialogo e riconciliazione da un lato e tutela della libertà e dei diritti di tutti dall’altro possano poggiare su un terreno solido, pronto, su forme di partecipazione reale e diffusa. Manterremo e rafforzeremo quindi l’impegno della Cooperazione allo Sviluppo, con iniziative dirette e con il finanziamento a ong e spero che insieme al Parlamento potremo aumentare le risorse e renderle stabili. Sappiamo bene che serve però anche un serio sostegno internazionale. Con l’Ue si sta lavorando a un piano strategico, per il biennio 2014-2016, e nel nostro semestre di presidenza Ue lavoreremo all’attuazione. Infine, ma non da ultimo, sappiamo di doverci concentrare sia sulla riconciliazione interna, con il coinvolgimento politico di tutte le parti, sia sulla più ampia dimensione regionale e a fine agosto l’Italia parteciperà a Tianjin, in Cina, alla riunione del processo di Istanbul. La comunità internazionale ha il dovere, e l’interesse, di continuare a occuparsi dell’Afghanistan e di farlo in modo nuovo, sostenendo un processo di transizione che deve essere prima di tutto in mano agli afghani.

Pubblichiamo la risposta di Federica Mogherini ai quesiti posti dall’Associazione Afgana

Articolo pubblicato su Il Manifesto di sabato 7 giugno 2014

*Ministro degli Affari Esteri

Fuori dal debito, oltre la crescita

Dibattito pubblico

Sabato 7 giugno 2014, ore 17.00 –  sala di rappresentanza, palazzo della Regione, p.zza Dante (Trento)
Organizza: Trentino Arcobaleno 

Dibattito pubblico
Sabato 7 giugno 2014, ore 17.00 –  sala di rappresentanza, palazzo della Regione, p.zza Dante (Trento)
Organizza: Trentino Arcobaleno 

Trentino Arcobaleno all’interno dell’Altraeconomia al Festival presenta un dibattito con FRANCESCO GESUALDI, PAOLO MANASSE.
Coordina MONICA DI SISTO. Da dove viene il debito pubblico? Di fronte all”austerity imposta dalla finanza globale, quale via d”uscita dalla crisi si può ipotizzare? Un dibattito tra teorie economiche diverse, quelle che puntano sulla crescita e quelle che propongono un cambio di paradigma.

Informazioni: segreteria@trentinoarcobaleno.it

Nuove frontiere nella governance delle aree protette. I patrimoni di comunità

Incontro pubblico
Venerdì 6 giugno 2014, ore 18.00 – Muse, C.so del Lavoro e della Scienza, 3 (Trento)
Organizza: Club UNESCO di TrentoSocietà di Scienze Naturali del Trentino

Incontro pubblico
Venerdì 6 giugno 2014, ore 18.00 – Muse, C.so del Lavoro e della Scienza, 3 (Trento)
Organizza: Club UNESCO di TrentoSocietà di Scienze Naturali del Trentino

La dottoressa Grazia Borrini-Feyerabend presenterà l’ultima pubblicazione dell’IUCN dedicata alla governance delle aree protette. Verranno descritti i cambiamenti che sono avvenuti in campo internazionale riguardo la concettualizzazione delle aree protette, con il progressivo riconoscimento del ruolo dei diversi attori. L’attenzione sarà focalizzata sulle comunità locali là dove queste agiscono, in maniera diretta o indiretta, come i principali agenti della conservazione della biodiversità. 

L’iniziativa, che si rivolge al pubblico specialistico ma non solo, trova nel MUSE la sede più idonea al suo svolgimento. Fin dalla sua inaugurazione, infatti, il nuovo Museo delle Scienze di Trento è promotore della partecipazione pubblica al dibattito su temi di attualità scientifica e di sensibilizzazione nei confronti della natura, spazio di apprendimento informale e interattivo dove sviluppare un rapporto più consapevole con i temi dell’ambiente, della sostenibilità, della conservazione della biodiversità, del risparmio energetico.
Attraverso attività didattiche, di divulgazione scientifica e la pratica quotidiana, si impegna a incentivare la diffusione di buone pratiche nell’ambito della sostenibilità ambientale e della cooperazione allo sviluppo. 

Il Club UNESCO di Trento e la Società di Scienze Naturali del Trentino hanno voluto compartecipare all’organizzazione di questo importante evento poichè credono che la governance di un territorio sia prima di tutto responsabilità nella conservazione della comunità che lì vive. 

L’evento ha il patrocinio e la partecipazione anche dell’Unità di Ricerca VADem, Valori, Appartenenze e Democrazia del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Trento  e di The ICCA Consortium. 

L’evento ha il patrocinio e la partecipazione anche dell’Unità di Ricerca VADem del Dipartimento di Sociolocia dell’Università degli Studi di Trento e  di The ICCA Consortium.