oltre il Muro – Za’tar

– Spettacolo Teatrale –
Sabato 24 maggio 2014, ore 20.30
Teatro Cuminetti, via Santa Croce 67, TRENTO

Compagnia Teatro Elidan, Regia Daniele Brajuka

lo spettacolo è tratto dal libro di Gianluca Solera “Muri, lacrime e Za’tar” è messo in scena dalla compagnia Teatro Elidan di Como, con regia e testo teatrale di Daniele Brajuka.

Il libro di G. Solera, come spiega lo stesso autore, ” E’ un viaggio che evita i tour organizzati e le propagande ufficiali per scoprire luoghi e persone di una terra che non trova pace”, ricostruisce “il quadro di una terra spaccata” e documenta ” sia la sofferenza palestinese, sia le conseguenze sociali e umane dell’occupazione militare della Palestina sugli israeliani”.

– Spettacolo Teatrale –
Sabato 24 maggio 2014, ore 20.30
Teatro Cuminetti, via Santa Croce 67, TRENTO

Compagnia Teatro Elidan, Regia Daniele Brajuka

lo spettacolo è tratto dal libro di Gianluca Solera “Muri, lacrime e Za’tar” è messo in scena dalla compagnia Teatro Elidan di Como, con regia e testo teatrale di Daniele Brajuka.

Il libro di G. Solera, come spiega lo stesso autore, ” E’ un viaggio che evita i tour organizzati e le propagande ufficiali per scoprire luoghi e persone di una terra che non trova pace”, ricostruisce “il quadro di una terra spaccata” e documenta ” sia la sofferenza palestinese, sia le conseguenze sociali e umane dell’occupazione militare della Palestina sugli israeliani”.

Za’tar è un insieme di erbe aromatiche usate come condimento nella cucina araba: indica anche il timo, che resiste nelle condizioni ambientali più difficili. Nel libro e nello spettacolo è simbolo del profondo radicamento alle proprie origini e alla propria terra.

Io sto con la sposa

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Se vuoi diventare un produttore dal basso del documentario più atteso del 2014, clicca qui.

– La sinossi del film –

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.

India, i nazionalisti del BjP vincono le elezioni. Il leader Modi: “Arrivano bei giorni”

redazione di La Stampa

Non accadeva da 30 anni che un partito riuscisse ad acquisire da solo la maggioranza parlamentare. La coalizioni del Congresso legata alla dinastia Nahru-Gandhi ammette la sconfitta ma ironizza. “Hanno venduto un sogno e il popolo lo ha comprato”

«L’India ha vinto!»: così il leader del centrodestra Narendra Modi ha commentato oggi su Twitter la vittoria dei nazionalisti indù alle legislative in India. 

Un risultato clamoroso se si pensa che da 30 anni non si vedeva un partito riuscire ad acquisire da solo la maggioranza parlamentare. 

I nazionalisti di Modi potrebbero ottenere 272 seggi in Parlamento su 543, e la coalizione della quale sono perno può contare su 327 seggi.
da La Stampa

redazione di La Stampa


Non accadeva da 30 anni che un partito riuscisse ad acquisire da solo la maggioranza parlamentare. La coalizioni del Congresso legata alla dinastia Nahru-Gandhi ammette la sconfitta ma ironizza. “Hanno venduto un sogno e il popolo lo ha comprato”

«L’India ha vinto!»: così il leader del centrodestra Narendra Modi ha commentato oggi su Twitter la vittoria dei nazionalisti indù alle legislative in India. 

Un risultato clamoroso se si pensa che da 30 anni non si vedeva un partito riuscire ad acquisire da solo la maggioranza parlamentare.

I nazionalisti di Modi potrebbero ottenere 272 seggi in Parlamento su 543, e la coalizione della quale sono perno può contare su 327 seggi. Si parla al condizionale perchè i risultati dello spoglio non sono ancora definitivi ma ormai il quadro è chiarissimo tanto che il partito del Congresso, storicamente legato alla dinastia Nehru-Gandhi, ha già riconosciuto la sconfitta. 

Il trionfo del partito Bharatiya Janata (BJP) è evidente anche nel successo personale del loro leader, che ha conquistato il proprio seggio con mezzo milione di voti. Modi, giurerà come primo ministro mercoledì 21 maggio. L’India si avvia così verso una «nuova era» ha detto uno dei capi nazionalisti, Prakash Javadekar, «un’era di cambiamento e rivoluzionaria».

“Lo avevo detto: stanno per arrivare giorni belli” in India, ha ancora detto Narendra Modi sul suo profilo Twitter. Poi , un altro gesto significativo del leader del BjP: la visita alla casa dell’anziana madre raggiunta facendosi largo fra giornalisti e sostenitori festanti che lo acclamavano in strada . Il leader del Bjp si è quindi seduto davanti la casa materna e, dopo una lunga conversazione, ha abbassato il capo e con le mani giunte ha ricevuto una benedizione dalla mamma che gli ha segnato la fronte e gli ha messo in bocca del cibo come segno di augurio di prosperità e grazia. 

Il Partito del Congresso indiano, oggi al governo, ha riconosciuto la vittoria degli avversari. «Accettiamo la sconfitta», ha detto il portavoce Rajeev Shukla. «Modi», ha aggiunto, «ha promesso la luna e le stelle al popolo. E il popolo ha comprato un sogno». La Borsa indiana ha registrato un aumento: il Sensex ha visto un guadagno del 4%, quasi ripetendo il dato positivo del 5% raggiunto la scorsa settimana.

Da La Stampa

Shortistan!

Forumpace Trentino per la Pace e i diritti umani e Associazione Afghanistan 2014
in collaborazione con Associazione BiancoNero – Religion Today Filmfestival, Unimondo, Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale e Associazione 46° Parallelo
Organizzano “Shortistan! L’Afghanistan raccontato dal cinema breve”.

Il cortometraggio come strumento per parlare di Afghanistan al di là della guerra, lontano dagli stereotipi. Sei registi con linguaggi e approcci diversi che ci mostrano diverse sfaccettature del paese asiatico. Otto relatori che confrontano esperienze e punti di vista. Quattro “concentrati” di proiezioni e dibattiti incentrati su quattro temi principali: Libertà, Genere e Conflitto, Scontro di Civiltà, Identità e Dialogo. Temi fondamentali, non solo per l’Afghanistan.

I quattro appuntamenti, a ingresso libero, si svolgeranno lun 19/5, merc 21/5, lun 26/5 e merc 28/5 alle ore 20.30 presso il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale in Vicolo San marco, 1 – Trento.      

Forumpace Trentino per la Pace e i diritti umani e Associazione Afghanistan 2014
in collaborazione con Associazione BiancoNero – Religion Today Filmfestival, Unimondo, Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale e Associazione 46° Parallelo

Organizzano “Shortistan! L’Afghanistan raccontato dal cinema breve”.  

Il cortometraggio come strumento per parlare di Afghanistan al di là della guerra, lontano dagli stereotipi. Sei registi con linguaggi e approcci diversi che ci mostrano diverse sfaccettature del paese asiatico. Otto relatori che confrontano esperienze e punti di vista. Quattro “concentrati” di proiezioni e dibattiti incentrati su quattro temi principali: Libertà, Genere e Conflitto, Scontro di Civiltà, Identità e Dialogo. Temi fondamentali, non solo per l’Afghanistan.”         

I quattro appuntamenti, a ingresso libero, si svolgeranno alle ore 20.30 presso il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale in Vicolo San marco, 1 – Trento.          

Programma
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Lunedì 19.05, ore 20.30 – LIBERTA’         

KITE di Razi Mohebi (Afghanistan, 2002, 22’)          
Quando il regime talebano vieta il gioco, un gruppo di bambini si adopera per organizzare almeno un’ultima partita, approfittando della presenza del figlio di un Talib.        

durante la serata sarà anche proiettato

SKATEISTAN. To live and skate in Kabul di Orlando Von Eisiendel (Afghanistan, 2010, 9’)      

Dialogano Razi Mohebi e Katia Malatesta      

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Mercoledì 21.05, ore 20.30 – GENERE E CONFLITTO 

BITTER MILK di Nasser Zamiri (Iran, 2011, 29’)  
Per effetto della guerra Aziz e la sua famiglia si uniscono ad un gruppo di profughi diretti verso il confine pakistano con i loro bambini. Una storia di violenze, disperazione e “latte amaro”.  

durante la serata sarà proiettato anche

OPPIO, DONNE E LANA di Soheila Javaheri e Razi Mohebi (Afghanistan, 2007, 3’)        

Dialogano Soheila Javaheri e Violetta Plotegher          

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Lunedì 26.05, ore 20.30 – SCONTRO DI CIVILTA’       

GOD, CONSTRUCTION AND DESTRUCTION di Samira Makhmalbaf, da “11’9”01 September 11” (Iran, 2002, 11’)    
Una giovane insegnante cerca di trasmettere ai propri studenti, un gruppetto di bambini afghani rifugiati in Iran, l’impatto che questo evento avrà sul mondo.

Dialogano Aboulkheir Breigheche e Michele Nardelli  

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Mercoledì 28.05, ore 20.30 – IDENTITA’ E DIALOGO 

WHERE IS THE HEAVEN di Fatemeh Ghadiri Nezhadian (Iran, 2013, 13’)         
Khalil, un orfano afgano in fuga trova riparo in un cimitero isolato e abbandonato, dove incontrerà un cecchino Nato, ferito. Dopo una notte unica, i due sviluppano una connessione particolare.   

Dialogano Paolo Frizzi e Cristina Bezzi

Per informazioni www.forumpace.it +39 0461 213176 federico.serviziocivile@forumpace.it; www.tcic.eu, +39 0461 093013, info@tcic.eu

L’Iraq al voto

– da Internazionale –

Il 28 aprile si sono svolte le elezioni per i militari in Iraq, per permettere alle forze armate di pattugliare i seggi durante il voto del 30 aprile. Nel primo giorno di voto in diversi attentati sono morte almeno 20 persone.

Il primo ministro iracheno Nuri al Maliki è il favorito alle elezioni del 30 aprile in Iraq, malgrado la maggior parte degli iracheni giudichi deludente il suo governo. Le istituzioni in Iraq sono paralizzate dalla violenza che è ai livelli del 2007, con circa tremila vittime dall’inizio del 2014. Dal 2010 il parlamento ha approvato solo tre progetti di legge.

I sostenitori di Al Maliki, sciita, al potere dal 2006, sostengono che lui sia l’uomo forte, in grado di sconfiggere gli estremismi e di limitare le ingerenze straniere. Ma i suoi oppositori lo accusano di non aver fatto nulla contro la corruzione e per migliorare i servizi pubblici.

Articolo tratto da Internazionale
Foto Reuters

– da Internazionale –

Il 28 aprile si sono svolte le elezioni per i militari in Iraq, per permettere alle forze armate di pattugliare i seggi durante il voto del 30 aprile. Nel primo giorno di voto in diversi attentati sono morte almeno 20 persone.

Il primo ministro iracheno Nuri al Maliki è il favorito alle elezioni del 30 aprile in Iraq, malgrado la maggior parte degli iracheni giudichi deludente il suo governo. Le istituzioni in Iraq sono paralizzate dalla violenza che è ai livelli del 2007, con circa tremila vittime dall’inizio del 2014. Dal 2010 il parlamento ha approvato solo tre progetti di legge.

I sostenitori di Al Maliki, sciita, al potere dal 2006, sostengono che lui sia l’uomo forte, in grado di sconfiggere gli estremismi e di limitare le ingerenze straniere. Ma i suoi oppositori lo accusano di non aver fatto nulla contro la corruzione e per migliorare i servizi pubblici.

“I suoi avversari accusano il premier di seguire le orme del dittatore Saddam Hussein. Sui mezzi d’informazione escono sempre più notizie sul coinvolgimento di familiari di Al Maliki – il figlio Ahmad e due generi – in attività politiche ed economiche sospette”, scrive Zuhair al Jezairy.
Secondo una regola non scritta, ma accettata dai partiti politici iracheni, in Iraq il primo ministro è sciita, i curdi controllano la presidenza e i sunniti la presidenza del parlamento.

Al momento Al Maliki sembra essere l’unico sciita in grado di ricoprire la carica di premier. Non era così nel 2010, quando la campagna elettorale era polarizzata tra Al Maliki e il suo rivale Iyad Allawi, più laico.

“Le divisioni all’interno dello schieramento sciita hanno reso difficile che emergesse un nuovo leader”, spiega Aziz Jabr, professore di scienze politiche all’università Mustansiriya di Baghdad.
Alle elezioni del 30 aprile sono chiamati alle urne venti milioni di iracheni.

Lotta contro l’estremismo.
La campagna elettorale di Nuri al Maliki è stata tutta incentrata sulla lotta all’estremismo islamico sunnita. “La sicurezza è un tema forte per il primo ministro” perché gli permette di sviare l’attenzione dai risultati deludenti del suo governo, afferma Michael Knights del Washington institute for near east policy. “E in qualche modo l’instabilità potrebbe favorirlo”, aggiunge.

In Iraq gli attentati sono ormai quotidiani. Dall’inizio del 2014 gruppi armati sunniti, tra cui elementi jihadisti, controllano le città di Falluja e Ramadi, nella provincia di Al Anbar.

Il primo ministro accusa i governi di Arabia Saudita e Qatar di appoggiare gli insorti e sostiene che la guerra civile in Siria abbia radicalizzato il conflitto anche in Iraq. Negli ultimi tre anni le divisioni tra sciiti, curdi e sunniti si sono acuite e si sono tramutate in lotte tra sostenitori e oppositori del governo. I sunniti, che sono una minoranza nel paese, accusano gli sciiti di averli estromessi dal potere.

Articolo tratto da Internazionale Il grafico delle Nazioni Unite in alto mostra i numeri delle vittime civili del conflitto in Iraq dal 2008 al 2013.

In piedi, costruttori di pace

– di Alex Zanotelli –

“In piedi, costruttori di pace” aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace , promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace.

Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest,per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace.
Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. Per questo vogliamo rilanciare l’Arena 2014 come grido, come protesta contro la guerra che è ritornata ad essere un fatto normale, come lo è stata purtroppo nel XX secolo, che si è aperto con quella spaventosa Prima Guerra Mondiale(1914-18).

Articolo tratto dal sito di Arena di Pace e Disarmo

– di Alex Zanotelli –

“In piedi, costruttori di pace” aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace , promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace.
Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest,per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace.
Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. Per questo vogliamo rilanciare l’Arena 2014 come grido, come protesta contro la guerra che è ritornata ad essere un fatto normale, come lo è stata purtroppo nel XX secolo, che si è aperto con quella spaventosa Prima Guerra Mondiale(1914-18).L’Arena 2014 viene proprio a cadere nel primo centenario di quell’”inutile strage” come l’aveva definita il papa Benedetto XV.
Questi ultimi cento anni di guerre sono state sempre più spaventose, perché combattute con armi sempre più sofisticate. Questo ha richiesto bilanci militari con cifre da capogiro. Per rendersene conto basterebbe scorrere i dati delle spese militari rilasciati ogni anno dall’Istituto Internazionale di Ricerca per la pace (SIPRI) di Stoccolma.
Guardiamo ai dati degli ultimi anni. Il SIPRI afferma che nel 2011 siano stati spesi in armi, a livello mondiale, 1.740 miliardi di dollari. Questo equivale a 3,3 milioni di dollari al minuto , 198 milioni di dollari all’ora , 4,7 miliardi di dollari al giorno . A fare da locomotiva della spesa militare , sono stati ancora gli USA con 711 miliardi di dollari equivalenti al 41% del totale mondiale. Per il 2012, il SIPRI afferma che siano stati spesi in armi, sempre a livello mondiale, 1.752 miliardi di dollari.
Dal mondo, passiamo al nostro paese, l’Italia. Secondo i dati SIPRI , l’Italia ha speso in armi, nel 2012,  26 miliardi di euro(70 milioni di euro al giorno). A questo dobbiamo aggiungere 15 miliardi di euro per i 90 cacciabombardieri F-35.
Fra l’altro, l’intero progetto Joint Strike Fighter(F-35) ci costerà oltre 50 miliardi di euro.
Ma l’Italia non solo spende le somme enormi in Difesa, ma è  anche una delle maggiori produttrici di armi al mondo:al secondo posto, dopo gli USA, per la produzione di armi leggere, al decimo posto per le armi pesanti.
Il bilancio dell’Italia per la vendita di armi pesanti all’estero, in questi ultimi anni si aggira sui 3 miliardi di euro all’anno.
Sulla scia della strategia USA/NATO , le forze armate italiane sono impegnate in 27 operazioni militari internazionali dalla Giorgia all’Afghanistan. Sulla stessa spinta, in questi due decenni abbiamo partecipato alle guerre del Golfo (1991), Somalia (’94-’95) ,Bosnia-Herzegovina( ’96-’99), Congo(’96-’99), Iugoslavia (’99), Afghanistan (2001),Iraq (2003), Libia (2011). Milioni di morti! Solo la guerra in Congo ha fatto almeno 4 milioni di morti! E miliardi di dollari per fare tutte queste guerre! Solo la guerra in Iraq è costata agli USA  almeno 3.000 miliardi di dollari , secondo le stime di J.Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia, nel suo studio The Three Trillion Dollar War.  Con un bilancio umano spaventoso : 100.000 iracheni civili uccisi, 2 milioni di rifugiati interni  e un migliaio di tentati suicidi al mese da parte dei soldati USA rientrati in patria.
Guerre di tutti i tipi, da quella ‘umanitaria’ a quella contro il ‘terrorismo’, ma il cui unico scopo è stato il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando l’86% delle risorse del Pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano-aveva detto Bush sr. nel 1991- non è negoziabile.” E se non è negoziabile, allora non rimane che armarsi e fare la guerra.Le armi servono e sono sempre servite per difendere chi ha da chi non ha. Un pensiero questo espresso già da Francesco di Assisi, quando,spogliandosi nudo davanti al vescovo, restituì le vesti a suo padre. Al vescovo, sbalordito da un tale gesto, Francesco disse:”Padre, se io ho , devo avere le armi per difendere quello che ho.”
Le armi servono oggi a difendere la ricchezza di pochi , a spese di molti che devono tirare la cinghia. “Il 20% più ricco della popolazione consuma il 90% dei beni prodotti, mentre il 20% più povero ne consuma l’1%”- afferma Z. Bauman nel suo libretto “La ricchezza di pochi avvantaggia tutti” (Falso!)  Si stima che il il 40% della ricchezza mondiale è posseduto dall’1% della popolazione del mondo. Il numero dei miliardari degli USA ha raggiunto nel 2011 il suo record storico  di 1210, mentre la loro ricchezza combinata è cresciuta da 3.500 miliardi di dollari nel 2007, a 4.500 miliardi nel 2010. Nello scorso vertice dei ricchi a Davos, è stato annunciato che i primi 85 miliardari hanno l’equivalente di tre miliardi e mezzo degli impoveriti.
Davanti a un tale scenario, i più si sentono impotenti. E’ una sfida epocale. Ma a chi ha fede, nulla è impossibile. “La fede cristiana ebbe inizio quando  un povero ebreo, Gesù, che viveva sotto il tallone di un Impero,  credette nel potere trasformante del Regno di Dio-scrive Jim Douglas nel suo studio Nonviolent Coming  of  God . Una  volta che quel fuoco si accese in Gesù, niente sulla terra poteva spegnere la sua fede nell’arrivo nonviolento di Dio. Nessun Impero è mai stato capace di resistere a tale fede. L’Impero Britannico ebbe ben poco successo con il seguace di Gesù, Gandhi, tanto quanto l’Impero Romano potè ben poco con Gesù e con i primi cristiani. L’arrivo nonviolento di Dio è una forza crescente nell’Umanità,  e nessuno potrà impedire il suo sbocciare e fiorire nel mondo.”
Ecco perché  è fondamentale per tutti, credenti e non, la scelta della nonviolenza attiva, vissuta in tutte le sue dimensioni , dal personale allo strutturale, dal politico all’economico, dal militare al sociale.
E’ questa la vera ‘rivoluzione’ che attende l’umanità.
Un’umanità che dirà NO alla Bomba Atomica (specie alle 70 bombe atomiche in Italia), NO alle spese folli militari,( in particolare NO agli F-35),  NO alle “missioni di pace” , che sono missioni di guerre. E chiederemo alla Chiesa di eliminare i cappellani militari nell’esercito.
In positivo dall’Arena rilanceremo con forza: la Difesa Popolare Nonviolenta, i Corpi Civili di Pace , la Campagna contro le banche armate, nonché la campagna di iniziativa popolare, che istituisca l’Opzione fiscale per il finanziamento della Difesa Non Armata e Nonviolenta.
Invitiamo i cittadini italiani, che si riconoscono nella Costituzione che ‘ripudia’ la guerra(art.11), e i cristiani che accettano ,come Magna Carta, il Discorso della Montagna a unirsi insieme per debellare il cancro  della militarizzazione che sta divorando le nostre risorse. Non vogliamo che i nostri soldi vengano investiti in morte , ma in vita. Dobbiamo tutti, credenti e non, darci da fare perché vinca la vita.
All’Arena, questa volta non ci sarà don Tonino Bello, ma la sua voce profetica riecheggerà come allora:
“IN PIEDI,COSTRUTTORI DI PACE!”

Articolo tratto dal sito di Arena di Pace e Disarmo