VICINO ORIENTE: TRACCE DI NON VIOLENZA IN CONTESTI DI GUERRA

Il Forum trentino per la pace e i diritti umani ha ospitato Hussain Shaban, professore e vicerettore dell'Università della nonviolenza e dei Diritti umani a Beirut, in un incontro di confronto e dialogo con Massimiliano Pilati, presidente del Forum, e Adel Jabbar, relatore e traduttore del dibattito.

Il professore ha come obiettivo quello di divulgare la cultura della nonviolenza attraverso studi e ricerche accademiche, tesi universitarie, formazioni di insegnanti e professori ma anche di uomini di religione e politici. Egli ha sottolineato l'importanza dell'educazione di giovani per sostenere la cultura della nonviolenza proprio per questo, in Libano, la materia è stata introdotta in tutti i gradi e ordini scolastici.

Shaban divulga la cultura della nonviolenza come strumento per agire nei nostri giorni, caratterizzati da un agire e un pensiero contrario, questa filosofia include il dialogo, la convivenza, la pace e l'attenzione ai diritti umani. Una società, come quella del Vicino Oriente, caratterizzata da disuguaglianze economiche e sociali, estremismo, fanatismo e integralismo diventa terreno fertile per pratiche e ideologie violente. Più le società sono arretrate più le pratiche violente possono radicarsi; è bene capire, secondo Shaban, che l'unico criterio per misurare lo sviluppo e il progresso di un territorio è il riconoscimento o meno dei diritti umani. Chi esercita ideologie violente - afferma il professore - fa del male non solo agli altri, togliendo loro umanità, ma anche a se stessi andando a diminuire la propria (e altrui) dignità umana.

Purtroppo queste ideologie non sono diffuse solo nelle società arabe, anche in quelle occidentali la pratica della violenza è diffusa: i mezzi utilizzati sono quelli di informazione e i mass media che, non presentando le notizie in modo oggettivo, o presentandone solo una parte, diventano strumenti che incitano alla violenza e all'odio e soprattutto raggiungono le persone con un estrema facilità. Per affrontare tale situazione Shaban indica che la volontà e la coscienza sono gli strumenti nonviolenti che si possono utilizzare per opporsi alla violenza diffusa: "strumenti giusti per obiettivi giusti, il fine fa parte del mezzo. Non c'è pace con la violenza, con le disuguaglianze e senza dialogo. Tramite la cultura della nonviolenza si possono affrontare situazioni anche critiche perseguendo la pace, l'uguaglianza e i diritti di tutte le persone".

Conversazione con Safa Dhaher

L’Associazione Pace per Gerusalemme Onlus, in collaborazione con il Forum trentino per la Pace e i diritti umani, organizza una discussione sui recenti sviluppi del conflitto israelo- palestinese. L’incontro, aperto alla cittadinanza, rappresenta un momento di confronto e di aggiornamento sulla situazione, approfittando della presenza e della competenza di chi, Safa Dhaher, vive nei territori palestinesi e si occupa di ricerca sociale e diritti umani. L’appuntamento è per giovedì 19 gennaio alle 17.30 presso il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale (V.lo San Marco, 1). conversazioni con Safa Safa Dhaher, consulente e docente esperta sulla situazione in Cisgiordania e Gerusalemme Est, è nata a Gerusalemme. Ha conseguito il dottorato in “Sviluppo locale e dinamiche globali” all'Università di Trento, con una ricerca sull’effetto del muro sul capitale sociale dei palestinesi. Docente di Public Policy presso l'Università di Birzeit (Cisgiordania), attualmente è consulente di ricerca per la Fondazione Böll, nello specifico analizza l’effetto dell’attuale situazione politica sui diritti dei gruppi vulnerabili a Gerusalemme Est.   ORGANIZZANO Associazione Pace per Gerusalemme Onlus Forum trentino per la Pace e i diritti umani

Afghanistan 2014 – Dettaglio




















Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani ripropone il film “Afghanistan 2014 – dettaglio” per celebrare i premi internazionali ricevuti dai registi Razi e Soheila Mohebi.

giovedì 4 dicembre 2014 alle ore 18.30 
Cinema Astra, via Buonarroti 16, Trento

I registi afgani rifugiati in Trentino hanno vinto due prestigiosi premi cinematografici: il VI° Premio Mutti del Festival di Venezia per la sceneggiatura “Cittadini del Nulla” e il Premio per il Miglior Documentario all'International Muslim Film Festival di Kazan con “Afghanistan 2014 – dettaglio”.

Qui il trailer del Film

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani ripropone il film “Afghanistan 2014 – dettaglio” per celebrare i premi internazionali ricevuti dai registi Razi e Soheila Mohebi.

giovedì 4 dicembre 2014 alle ore 18.30 
presso il Cinema Astra, via Buonarroti 16, Trento

I registi afgani rifugiati in Trentino hanno vinto due prestigiosi premi cinematografici:
il VI° Premio Mutti del Festival di Venezia per la sceneggiatura “Cittadini del Nulla” e il Premio per il Miglior Documentario all'International Muslim Film Festival di Kazan con “Afghanistan 2014 – dettaglio”.

Con la speranza e l'augurio che altri premi vengano conferiti ai nostri amici Razi e Soheila, invitiamo tutta la cittadinanza alla proiezione dell'ultimo film uscito. 

Con la presente si coglie l'occasione per ringraziare Trentino Film Commission, principale finanziatore e promotore dei film.
__________________________________________
Afghanistan 2014 – dettaglio” è il secondo episodio di una trilogia di documentari. Il primo di questi, “Afghanistan 2014 – campo lungo”, è stato realizzato nel 2011 a Bonn in occasione della Conferenza Internazionale sull'Afghanistan.Questo secondo episodio è un viaggio dalla Grecia all'Italia, dalla Germania alla Danimarca fino alla Svezia, nel quale Razi e Soheila Mohebi, autori e registi della trilogia prodotta da FilmWork – Trento, hanno incontrato i rifugiati politici, prodotto delle innumerevoli traversie che hanno attraversato l'Afghanistan negli ultimi quarant'anni.

Il trailer del film è visibile qui

__________________________________________

Produzione FilmWork con il sostegno di Trentino Film Commission

e di 

Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani
Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights

__________________________________________


Serata organizzata all'interno del Cantiere Afghanistan 2014

Per informazioni: 
www.forumpace.it 0461213176

“Furbetti” afgani sull’Isonzo

-di Emanuele Giordana - 


Erano stipati come polli di batteria in una vecchia concessionaria di auto di Gorizia gli oltre un cento di migranti afgani e pachistani che sono stati trasferiti con un blitz ieri mattina alla volta di Milano, dove la prefettura avrebbe trovato un rimedio forse più consono per gente in fuga dalla guerra.

Se qualcosa si è mosso in queste ore nella rimessa che abbiamo visitato alla viglia del blitz (gli afgani erano lì dal 23 ottobre dopo mesi di un'emergenza che li ha visti accampati prima in una tendopoli e ancor prima lungo l'Isonzo) il merito è forse della Caritas locale e del prefetto di Gorizia. Quest'ultimo infatti ha pensato bene di uscirsene con una di quelle frasi che hanno ormai una lunga tradizione nel nostro Paese: «Questi non son profughi – ha detto Vittorio Zappalorto rappresentante di Alfano nella città friulana – sono semplicemente furbi. E la commissione territoriale per richiedenti protezione internazionale dovrebbe capire una volta per tutte il gioco che stanno facendo. Eviterebbe anche di far spendere un sacco di soldi».

Articolo tratto dal blog Great Game
La foto è di Monika Bulaj

-di Emanuele Giordana - 

Erano stipati come polli di batteria in una vecchia concessionaria di auto di Gorizia gli oltre un cento di migranti afgani e pachistani che sono stati trasferiti con un blitz ieri mattina alla volta di Milano, dove la prefettura avrebbe trovato un rimedio forse più consono per gente in fuga dalla guerra.
 
Se qualcosa si è mosso in queste ore nella rimessa che abbiamo visitato alla viglia del blitz (gli afgani erano lì dal 23 ottobre dopo mesi di un'emergenza che li ha visti accampati prima in una tendopoli e ancor prima lungo l'Isonzo) il merito è forse della Caritas locale e del prefetto di Gorizia. Quest'ultimo infatti ha pensato bene di uscirsene con una di quelle frasi che hanno ormai una lunga tradizione nel nostro Paese: «Questi non son profughi – ha detto Vittorio Zappalorto rappresentante di Alfano nella città friulana – sono semplicemente furbi. E la commissione territoriale per richiedenti protezione internazionale dovrebbe capire una volta per tutte il gioco che stanno facendo. Eviterebbe anche di far spendere un sacco di soldi».
 

La reazione è commisurata alla leggerezza del rappresentante dello Stato. La responsabile del Centro italiani rifugiati, che sulla rimessa dormitorio ha in

viato un dossier a Roma, si fa sentire. L'Alto commissarito dell'Onu prepara una missione, le associazioni si muovono con Tenda per la pace e i diritti che chiama i giornalisti e avvisa Human Rights Watch. Ma laCaritas, anche per il peso che ha nella regione, riesce a bucare il silenzio che circonda la scomoda presenza dei “furbi” che, a detta del prefetto, sarebbero stranieri che provengono da altri Paesi Ue «...dotati di carte di credito che la maggior parte della gente si sogna.... si spostano in aereo, atterrano a Venezia e poi vengono a Gorizia a mettersi in fila per il rilascio dell’asilo politico». Don Paolo Zuttion, direttore della Caritasdiocesana, risponde al prefetto dalle colonne de “Il Piccolo”: «Un furbetto non viene a bere acqua nell’Isonzo»: un'ironia che nasconde la preoccupazione che frasi del genere possano «vanificare il lavoro della Caritas e dei tanti volontari che stanno mettendo a disp
 osizione il loro tempo libero per aiutare i migranti e dar loro un riparo». In effetti a occuparsi dei furbetti con carta di credito che vivono nell'autorimessa ci sono tre giovani universitari che si sono improvvisati volontari. Non li vediamo quando raggiungiamo l'ex garage ma in compenso arriva un signore in automobile che scarica vestiti puliti. E' la reazione civile alle analisi di Zappalorto.
Il capannone è nella zona commerciale periferica della città: uno stanzone forse di 200 metri quadri dove stanno stipati in oltre cento, forse centoventi. Non c'è una finestra e per far uscire il forte odore si tengono le porte spalancate. Per fortuna, visto che all'interno non c'è nemmeno un estintore (dalle placche alle pareti si capisce che ce n'erano almeno cinque quando da salvaguardare erano le automobili). Fuori ce ne sono due ma nessuno ha spiegato come utilizzarli. Nell'ex autorimessa, che il proprietario affitta adesso alla prefettura per alloggiare i migranti, di bagni ce n'è uno solo accanto a una catasta di materassi e lenzuola sporche perché evidentemente la pensione non prevede il cambio. Fuori sette cessi ecologici ma due son rotti. Sulla fila di brandine attaccate l'una all'altra, le facce smagrite di pashtun dell'Est afgano, di gente delle aree tribali pachistane, di un paio di curdi. Hanno una sola coperta sotto alcuni generatori di calore che scaldano poco ma, per fortuna, il tempo è clemente. Nessuno di loro emette una sola nota di protesta: «Vengo da un Paese povero ma da noi non si vive in queste condizioni – azzarda uno di loro che subito si corregge – però certo qui è meglio che nel bosco». Un altro si affretta a chiarire: «Scriva che i soldi spesi per noi non ci arrivano direttamente in tasca. La gente di Gorizia pensa che abbiamo casa e denaro dal governo ma non è così. Non siamo venuti per approfittarci degli italiani». Un'eco alle parole del prefetto. 
Parlano volentieri, ci offrono il tè, non si offendono se la macchina fotografica indaga, con la nostra penna, le loro sofferenze. Uno di loro è un ex militare nella zona di Torkham, al passo di Khyber: «I talebani volevano che io riferissi ogni giorno su quel che avveniva alla frontiera. Se ti rifiuti, mi hanno detto, è meglio che te ne vai o ci lasci la vita. Ecco perché son qui». Un altro ammette, viene da Londra dove viveva da clandestino: «Perché me ne sono andato dall'Afghanistan? Se sei stato in quel Paese sai perché. Vogliamo vivere in pace non ne possiamo più di questa guerra che non finisce mai». Un altro aggiunge: «Spiegalo ai tuoi lettori: in Afghanistan e in Pakistan c'è la guerra. Non è finita, siete solo voi che ve ne state andando». La guerra rimane. 

Articolo tratto dal blog di Emanuele Giordana Great Game
La foto è di Monika Bulaj