Terzigno, l’ultima ferita

Terzigno, l'ultima ferita

– di Peppe Ruggiero –

Ci risiamo. Nel nostro paese c’è una costante che si verifica almeno una volta all’anno. L’esplosione dell’emergenza rifiuti in Campania. Succede da 16 anni. Prime pagine dei quotidiani, televisioni di tutto il mondo che scendono in Campania a riprendere i rifiuti per strada, opinionisti che analizzano le responsabilità. Questo succede per una settimana, al massimo per una decina di giorni per poi calare il silenzio. In attesa della prossima emergenza. E nel silenzio si alimenta e si ingrassa il grande carrozzone politico degno della Prima repubblica e degli anni di Tangentopoli. E che riguarda sinistra, centro e destra. Sui rifiuti si realizza il partito unico. Dal manager al politico, dal commissario straordinario all’amministratore comunale passando attraverso i lavoratori socialmente utili.

Terzigno, l'ultima ferita

– di Peppe Ruggiero –

Ci risiamo. Nel nostro paese c’è una costante che si verifica almeno una volta all’anno. L’esplosione dell’emergenza rifiuti in Campania. Succede da 16 anni. Prime pagine dei quotidiani, televisioni di tutto il mondo che scendono in Campania a riprendere i rifiuti per strada, opinionisti che analizzano le responsabilità. Questo succede per una settimana, al massimo per una decina di giorni per poi calare il silenzio. In attesa della prossima emergenza. E nel silenzio si alimenta e si ingrassa il grande carrozzone politico degno della Prima repubblica e degli anni di Tangentopoli. E che riguarda sinistra, centro e destra. Sui rifiuti si realizza il partito unico. Dal manager al politico, dal commissario straordinario all’amministratore comunale passando attraverso i lavoratori socialmente utili.

In 16 anni si sono alternati circa 30 uomini di governo, tra presidenti del Consiglio, ministri dell’Ambiente e commissari straordinari. Ed il risultato e’ sotto gli occhi di tutti. Ormai anche le parole sono state riusate, riciclate e riutilizzate. E l’ultima ferita che fotografa il fallimento di questi 16 anni e’ la riapertura della seconda discarica all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Negli ultimi giorni sono stati diffusi dati allarmanti sulla contaminazione della falda acquifera nell’area della discarica di Terzigno. Si e’ rilevata la presenza dei soliti noti: manganese, zinco, nichel, cadmio e Pcb. In quell’area si produce il Lacryma Cristi, il famoso vino noto e apprezzato in tutto il mondo. E non solo. Il pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop, le albicocche. Ed invece di tutelare e valorizzare quello che rappresenta il valore aggiunto di quelle terre, i produttori devono gridare e rassicurare a tutto il mondo che in quel territorio si continua a coltivare prodotti non inquinati.

 

In qualsiasi paese civile una soluzione ci sarebbe. Semplicemente evitare il disastro economico, sociale, ambientale di quell’area bloccando la realizzazione della seconda mega discarica. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. E se l’apertura della prima discarica in nome dell’emergenza è stato un errore, perché essere così masochisti e decretare la fine con l’apertura della seconda discarica. Per lo piu’ in presenza di analisi che destano non poche preoccupazioni. Certo sono arrivate le rassicurazioni da parte dell’ Asia, l’azienda servizi igiene ambientale del comune di Napoli che si occupa dei rifiuti che in un comunicato all’Ansa scrive “l’ Asia informa – che i valori riscontrati nelle ultime analisi relative alla falda acquifera di Terzigno, e che vengono effettuate mensilmente dalla nostra societa’ e trasmesse a tutti gli organi competenti, sono in linea con quelli delle analisi effettuate ad inizio attivita’ nel 2009′.’Le analisi confermano altresi’ lo stato scadente della falda acquifera – evidenziato gia’ nella relazione idrogeologia di progetto redatta dal sottosegretariato i Stato della Presidenze del Consiglio dei ministri il 22 luglio 2008. A questo punto una domanda e’ inevitabile: se è vero come ribadito dalla nota che già nel 2009 risultava che l’ acqua della falda acquifera di Terzigno era scadente perché allora in una zona già stressata si e’ permesso l’apertura della discarica Sari? E’ proprio vero che sull’emergenza rifiuti la Campania sta pagando un prezzo troppo alto. Il problema e’ che alla fine dei conti, questo prezzo lo sta pagando esclusivamente il territorio, l’ambiente ed i cittadini di questa regione.

 

fonte: Articolo tratto dal sito di Libera Informazione.