Ucraina: tutti contro tutti tra rapimenti e torture

– Alessandro Graziadei –

Forse senza il missile che giovedì scorso ha abbattuto il volo MH-17 della Malaysian Airlines uccidendo 283 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio pochi si sarebbero ricordati che in Ucraina continua una “strana e poco mediatica guerra” che indipendentemente dalla ragioni (poche) e dai torti (tanti) che caratterizzano ogni guerra e le sue parti in causa, per Amnesty International è sicuramente accompagnata negli ultimi tre mesi da un numero sempre più grande di rapimenti, pestaggi e altre torture inflitte a numerosi attivisti, manifestanti e giornalisti. 

Un nuovo rapporto dell’ong uscito lo scorso 11 luglio e dal titolo Rapimenti e torture in Ucraina orientale (.pdf) descrive, infatti, i risultati di una missione di ricerca a Kiev e nell’Ucraina sud-orientale che nelle ultime settimane ha raccolto e documentato con prove chiare e convincenti i rapimenti e le torture perpetrate da gruppi armati sia separatisti, che delle forze pro-Kiev. 

“Con centinaia di rapiti negli ultimi tre mesi, è giunto il momento di fare il punto su quanto è successo in Ucraina, e fermare questa pratica aberrante in corso” – ha dichiarato Denis Krivosheev, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale – La maggior parte dei rapimenti è stata perpetrata dai separatisti armati, con le vittime spesso sottoposte a pestaggi rivoltanti e torture. Ma vi sono prove di abusi anche da parte delle forze pro-Kiev”

Articolo pubblicato il 21 luglio 2014 da Unimondo

– Alessandro Graziadei –

Forse senza il missile che giovedì scorso ha abbattuto il volo MH-17 della Malaysian Airlines uccidendo 283 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio pochi si sarebbero ricordati che in Ucraina continua una “strana e poco mediatica guerra” che indipendentemente dalla ragioni (poche) e dai torti (tanti) che caratterizzano ogni guerra e le sue parti in causa, per Amnesty International è sicuramente accompagnata negli ultimi tre mesi da un numero sempre più grande di rapimenti, pestaggi e altre torture inflitte a numerosi attivisti, manifestanti e giornalisti. 

Un nuovo rapporto dell’ong uscito lo scorso 11 luglio e dal titolo Rapimenti e torture in Ucraina orientale (.pdf) descrive, infatti, i risultati di una missione di ricerca a Kiev e nell’Ucraina sud-orientale che nelle ultime settimane ha raccolto e documentato con prove chiare e convincenti i rapimenti e le torture perpetrate da gruppi armati sia separatisti, che delle forze pro-Kiev.

“Con centinaia di rapiti negli ultimi tre mesi, è giunto il momento di fare il punto su quanto è successo in Ucraina, e fermare questa pratica aberrante in corso” – ha dichiarato Denis Krivosheev, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale – La maggior parte dei rapimenti è stata perpetrata dai separatisti armati, con le vittime spesso sottoposte a pestaggi rivoltanti e torture. Ma vi sono prove di abusi anche da parte delle forze pro-Kiev”.  Non esistono dati completi o affidabili sul numero di rapimenti, ma il ministero dell’Interno ucraino, sicuramente di parte, ha riferito circa 500 casi tra aprile e giugno 2014, mentre la forse più obiettiva missione delle Nazioni Unite di monitoraggio dei diritti umani per l’Ucraina ne ha registrati 222 solo negli ultimi tre mesi in tutta l’Ucraina orientale e nelle regioni di Donetsk e Luhansk. 

Amnesty International ha incontrato anche vari gruppi di auto-aiuto che hanno raccolto dettagli sul numero crescente di rapimenti: “Al gruppo di ricerca è stato fornita una lista di oltre 100 civili che sono stati fatti prigionieri. Nella maggior parte dei casi sono emerse accuse di tortura” ha spiegato Amnesty.

Tra coloro che sono stati presi di mira dalle forze in campo figurano non solo la polizia, le forze armate e i funzionari locali, ma anche giornalisti, politici, attivisti, membri delle commissioni elettorali e uomini d’affari. 

“Ora che le forze pro-Kiev stanno ristabilendo il controllo su Slavyansk, Kramatorsk e vari altri luoghi nell’Ucraina orientale, quasi quotidianamente vengono rilasciati nuovi prigionieri e cresce il numero di casi inquietanti. È ora che questi siano meticolosamente documentati, i responsabili siano consegnati alla giustizia e le vittime risarcite”, ha affermato Krivosheev. Hanna, un’attivista pro-ucraina, ha raccontato ad Amnesty International come è stata rapita da uomini armati nella città orientale di Donetsk il 27 maggio. È stata trattenuta per sei giorni prima di essere liberata con uno scambio di prigionieri. “Mi hanno fracassato il viso, lui mi ha dato un pugno in faccia, ha cercato di colpirmi ovunque, mi coprivo con le mani … ero rannicchiata in un angolo, raggomitolata con le mie mani intorno alle ginocchia. Era arrabbiato perché stavo cercando di proteggermi. È uscito ed è tornato con un coltello”. 

Hanna ha anche raccontato che chi la interrogava le ha fatto scrivere uno slogan separatista sul muro, con il suo stesso sangue.

Mentre la maggior parte dei rapimenti sembrano avere una motivazione “politica” molte persone sono state rapite anche a scopo di riscatto o per intimidire la popolazione. Sasha, un attivista diciannovenne pro-ucraino, è arrivato a Kiev dopo essere stato rapito dai separatisti sotto la minaccia delle armi a Luhansk. Ha detto di essere stato picchiato ripetutamente per 24 ore: 

“Mi hanno picchiato con i pugni, con una sedia, con tutto quello che riuscivano a trovare. Mi hanno spento sigarette sulla gamba e mi hanno dato scariche elettriche. È andato avanti per così tanto tempo. Non sentivo più niente, sono solo svenuto”, ha raccontato ad Amnesty. È stato alla fine rilasciato dopo che suo padre ha pagato un riscatto di 60.000 dollari.

Ma questa guerra civile non può essere riassunta con la ridicola semplificazione dei buoni contro i cattivi anche se nel rapporto di Amnesty sono una minoranza le storie e le informazioni sui rapimenti compiuti dall’esercito regolare, dalla polizia e, soprattutto, dai gruppi paramilitari nazisti che affiancano (se non addirittura sostituiscono) le forze armate ufficiali nelle operazioni di guerra. Eppure mentre la maggioranza delle accuse di rapimento e tortura è mossa, guarda a caso dal Governo Ucraino, contro i gruppi di separatisti pro-russi, anche le forze pro-Kiev, inclusi i gruppi di autodifesa, sono implicati nel maltrattamento e nella sparizione dei prigionieri. 

Il gruppo di ricerca di Amnesty International ha viaggiato da Kiev al porto sud-orientale di Mariupol oggi sotto il controllo ucraino.

 Qui un ragazzo di 16 anni, Vladislav Aleksandrovich è stato rapito dopo aver postato i video di brutali operazioni di polizia contro la popolazione russofona di Mariupol il 25 giugno scorso. 

In un video pubblicato dopo il suo rilascio il 27 giugno, Vladislav appare seduto dietro un uomo con il volto coperto e in uniforme mimetica. L’uomo aveva una mano sulla testa di Vladislav e sta minacciando lui e “tutti gli altri che mettono in pericolo l’unità dell’Ucraina con rappresaglie”. 

In una successiva intervista video, Vladislav sostiene di essere stato torturato, colpito con il calcio del fucile nella schiena, preso a pugni e costretto a scrivere una “dichiarazione al popolo ucraino” e a gridare “slogan nazionalisti pro-ucraini”. 

 Stranamente a Mariupol “né la polizia né l’esercito ucraini sono stati visti in alcun posto durante la nostra visita. C’era un vuoto totale di autorit&agragrave; e sicurezza, con la paura di rappresaglie, rapimenti e tortura pervasiva tra la gente del posto”, ha evidenziato Krivosheev.

Amnesty International chiede adesso al Governo ucraino di creare “un unico e regolarmente aggiornato registro dei casi di rapimento e di indagare in maniera esauriente e imparziale ogni accusa di uso illegale della forza”. “È riprovevole, stiamo assistendo ad una escalation di rapimenti e torture in Ucraina. Tutti gli attori di questo conflitto armato devono liberare immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri ancora detenuti in violazione di legge, e garantire che fino al loro rilascio siano protetti dalla tortura e da altri maltrattamenti” ha concluso Krivosheev. 

Una richiesta legittima, ma che sembra destinata a cadere nel vuoto del tutti contro tutti che sta distruggendo l’Ucraina, soprattutto quando la richiesta è fatta ad un Governo che fino ad oggi si è reso complice di massacri come quello premeditato del “rogo della Casa dei Sindacati” a Odessa il 2 maggio scorso e che alcune fonti descrivono intento nella costruzione di strani “campi per immigrati” con soldi dell’Unione Europea forse destinati alla popolazione russa. Intanto l’operazione “anti terrorismo” va avanti per ordine di Kiev con continui bombardamenti sui quartieri residenziali di Lugansk e Donetsk che in un solo giorno, la settimana scorsa, hanno provocato ventotto civili morti. Ed è legittimo chiedersi: è questa l’Ucraina che sogniamo, al punto da volerla in Europa ed è questo il prezzo che vogliamo pagare per l’energia di domani? La risposta è no. Anche se “ce lo dovesse chiedere l’Europa”!

Articolo pubblicato il 21 luglio 2014 da Unimondo