Isreale e Palestina, un appello per non smettere di riflettere

Pubblichiamo una lettera del Direttivo di Pace per Gerusalemme indirizzata alle istituzioni, alle associazioni e all’Università della Provincia, nella quale si denuncia l’ennesima espulsione di un volontario dell’Associazione all’aeroporto di Tel Aviv, al quale non solo è stato negato l’accesso al paese, ma che ha anche dovuto sopportare le accuse e i soprusi di un sistema “democratico”. Confidiamo che la testimonianza di Tommaso costituisca un monito per riflettere, cercare di capire e non lasciare che le ingiustizie perpetrate ogni giorno in Palestina si dimentichino.


Rovereto, 30 aprile 2016

Spett.li
Presidente Giunta Provinciale, Ugo Rossi, Trento
Presidente Consiglio Provinciale, Bruno Dorigatti, Trento
Assessora alla cooperazione allo sviluppo, Sara Ferrari
Servizio Attività Internazionali, Provincia di Trento
Forum trentino per la pace e i diritti umani, Trento
Centro Formazione alla Solidarietà Internazionale, Trento
Rettore Università di Trento, Paolo Collini
Centro per la pace, Bolzano
Comitato delle Associazioni per la pace, Rovereto
Fondazione Langer, Bolzano
Operazione Colomba

Ancora una volta, un anno fa, un giovane volontario trentino è stato respinto all’aeroporto di Tel Aviv.
Tommaso era stato nominato coordinatore del nostro progetto Spiragli di pace, approvato e finanziato
dalla Provincia di Trento. Un progetto che si proponeva di dare voce a tutte quelle associazioni israeliane e palestinesi impegnate concretamente nel promuovere il dialogo tra i due popoli. Associazioni che, tramite percorsi peculiari (resistenza nonviolenta, testimonianza diretta, amicizia e solidarietà tra famiglie israeliane e palestinesi colpite da lutti, difesa dei diritti umani, informazione alternativa ecc.) hanno rovesciato lo schema classico del conflitto che vuole l’opposizione di due popoli.
Non era la prima volta che Tommaso andava in Palestina: conosceva il territorio, aveva lavorato con altre organizzazioni umanitarie nonviolente, aveva accompagnato un gruppo di giovani trentini in viaggio-studio finanziato dalla provincia Autonoma di Trento e da noi organizzato, aveva già incontrato tutti i referenti delle organizzazioni partner del nostro progetto. Si era laureato con una tesi su “Resistenza nonviolenta e trasformazione del conflitto” e avena vinto una borsa di studio della Fondazione Angelo Frammartino per la ricerca “Voci dalla resistenza nonviolenta in Palestina e Israele”.
Quando è accaduto il fatto, stava accompagnando un gruppo di persone alla scoperta dei molti aspetti
storici, culturali, politici di Israele e Palestina, così complessi, controversi, superficialmente rappresentati dall’informazione…
L’allegata lettera di Tommaso non ha bisogno di sottolineature; rappresenta da sola, con chiarezza e
drammaticità, l’esperienza traumatica vissuta all’aeroporto Ben Gurion…
Un anno ci è voluto per poter ricordare, ricostruire e riuscire a parlarne.
Anche noi di Pace per Gerusalemme interveniamo solo ora, nel rispetto del silenzio chiestoci da Tommaso, dopo aver in qualche modo rielaborato la frustrazione e aver dovuto rinunciare al progetto.
Vogliamo semplicemente raccontare quanto accaduto, far sapere. In un mondo contrassegnato dall’indifferenza, speriamo che la nostra denuncia riesca a risvegliare la consapevolezza e a smuovere le coscienze. La situazione in Palestina è sempre più grave: ed è sempre più faticoso e rischioso il lavoro delle organizzazioni israeliane e palestinesi impegnate nella resistenza nonviolenta e nella difesa dei diritti umani. Non c’è speranza, non c’è volontà di risolvere il conflitto, non c’è consapevolezza della gravità del momento…
Quanti volontari saranno ancora respinti a Tel Aviv? Quanti palestinesi ancora uccisi e quante case
distrutte? Quante vittime della disperazione ancora? La questione israelo-palestinese rischia di scomparire
nel caos del Vicino Oriente in fiamme. Ma rimane un vulnus profondo e foriero di ulteriori lacerazioni.
In questo quadro, ci sembra doveroso denunciare questa ennesima espulsione effettuata da un paese che si dichiara democratico.

Chiediamo a chi legge di riflettere, di raccontare a sua volta, di fare quanto è nelle sue possibilità.
Chiediamo alla provincia di Trento che ha investito e investe molto nella formazione alla mondialità e
nella cooperazione internazionale, alle istituzioni universitarie, ai mondi trentini della cultura e dell’economia che hanno rapporti di collaborazione e scambio con Israele, di attivarsi per rimuovere
situazioni che sono a pregiudizio di liberi e sereni rapporti, esplicitando il proprio dissenso e la condanna delle prevaricazioni.

Per il direttivo di Pace per Gerusalemme, la presidente, Erica Mondini


È passato un anno.

La partenza, il passaporto, il gruppo, l’attesa, le domande, gli insulti, le domande, l’attesa, la tensione,
l’inutile telefonata con la funzionaria dell’inutile ambasciata italiana, le domande, l’attesa, l’autorità, la
perquisizione, l’abuso di potere, giocare a nascondino con Verità e Democrazia.

E poi le coperte sporche, il gruppo in attesa di una notizia, uno spazio piccolo per tre letti a castello, la chiusura della porta, la compagnia del solo orologio per lunghe ore, il tempo che cambia dimensione, scambiare due parole con i compagni di sventura, condividere biscotti e arance candite, non chiudersi in se stessi, un pennino nascosto nei calzoni, l’aereo del ritorno, il pensiero che i miei vicini con la kippah non mi avrebbero creduto.

Sono ancora incazzato, ma non mi sono perso; ho incontrato amici che vivono e lottano nella vostra terra e non ho perso i contatti e non li perderò nei prossimi anni. Quest’anno mi sono preso molte soddisfazioni in altri luoghi e con altre comunità e mi sento fortunato per le opportunità che mi sono state offerte.

Ci sono persone che nel vostro perimetro geografico (e in tanti altri) ricevono trattamenti ben più umilianti e degradanti. Subiscono arresti e anni di prigione, ricevono botte e torture, vengono colpiti a morte e giustiziati alla luce del sole.

È successo a Hebron, questa settimana. Un uomo è stato ucciso da un suo fratello.
Io sono fortunato perché non ho ricevuto tutto questo. E sono fortunato perché posso testimoniare
direttamente ciò che quello Stato ha rappresentato e rappresenta tuttora.
“Racconta quello che vedi con i tuoi occhi, non quello che ti raccontiamo noi”, mi aveva detto un pastore la prima volta che mi sono recato sulle Colline. Da quel giorno ho potuto vedere con i miei occhi: sono un
testimone. Posso testimoniare che spesso ho visto vincere l’odio e la violenza.
Talvolta però vince la Speranza.
È la speranza di quelle persone buone e giuste che combattono ogni giorno con le armi della
sopportazione e della resistenza nonviolenta, più forti delle vostre armi che utilizzate per occupare e
distruggere.
Lo fanno per voi tutti, per noi e per i vostri governanti.
Vi mostrano come si fa, a voler bene ad una terra.
Tommaso



Photo Credit: Thomas Coex (Afp) – Source: http://www.internazionale.it/notizie/2016/02/11/panorama-diviso-a-meta