Afghanistan2014: quali prospettive?

Il 2014 sarà un anno importante per l’Afghanistan. Se ne andranno le tuppe di occupazioni che da 13 anni sono nel paese e le prospettive per la stabilità politica e per la pacificazione del territorio sembrano tutt’altro che positive. Dal 7 gennaio entra nel vivo – anche grazie alla collaborazione di due giovani in SCN – il cantiere Afghanistan2014, un contributo del Forum Trentino per la Pace e i diritti umani al dibattito sulla situazione afghana.
– di Paolo Mastrolilli –

L’Afghanistan rischia di essere perduto entro il 2017, rigettato sotto il controllo dei taleban e dei signori della guerra. L’allarme è contenuto nell’ultima National Intelligence Estimate, ossia l’analisi prodotta dalle 16 agenzie di intelligence americane, che periodicamente rivedono in maniera congiunta la situazione nelle zone più calde del pianeta. Un pericolo che diventa certezza se Washington non riuscirà a definire l’accordo con Kabul per conservare una presenza militare ed economica nel Paese, dopo il ritiro programmato nel 2014.

Il 2014 sarà un anno importante per l’Afghanistan. Se ne andranno le tuppe di occupazioni che da 13 anni sono nel paese e le prospettive per la stabilità politica e per la pacificazione del territorio sembrano tutt’altro che positive. Dal 7 gennaio entra nel vivo – anche grazie alla collaborazione di due giovani in SCN – il cantiere Afghanistan2014, un contributo del Forum Trentino per la Pace e i diritti umani al dibattito sulla situazione afghana.
– di Paolo Mastrolilli –

L’Afghanistan rischia di essere perduto entro il 2017, rigettato sotto il controllo dei taleban e dei signori della guerra. L’allarme è contenuto nell’ultima National Intelligence Estimate, ossia l’analisi prodotta dalle 16 agenzie di intelligence americane, che periodicamente rivedono in maniera congiunta la situazione nelle zone più calde del pianeta. Un pericolo che diventa certezza se Washington non riuscirà a definire l’accordo con Kabul per conservare una presenza militare ed economica nel Paese, dopo il ritiro programmato nel 2014.
La Nie che contiene queste previsioni «nere» non è pubblica, ma il «Washington Post» ha parlato con diverse persone che l’hanno letta. Secondo queste fonti «la situazione si deteriorerà rapidamente, in assenza di una continua presenza e di un continuo supporto finanziario». L’amministrazione Obama ha deciso di completare il ritiro dall’Afghanistan durante l’anno prossimo, ma a differenza di quanto è accaduto con l’Iraq, che proprio nelle ultime settimane è tornato a chiedere aiuto a Washington, vorrebbe conservare una presenza militare ridotta nel Paese.
Queste forze avrebbero due obiettivi: primo, condurre operazioni in proprio, dove le ritenessero necessarie per contrastare il ritorno dei terroristi; secondo, sostenere il governo e continuare l’addestramento delle forze di sicurezza locali. Si tratta di un compito vitale, a cui è legato il proseguimento dei finanziamenti per lo sviluppo dell’Afghanistan, e anche l’Italia dovrebbe dare il suo contributo.
Secondo le agenzie di intelligence americane, però, senza un accordo con Kabul la situazione peggiorerà molto in fretta. La Nie non dice quali sono i territori più a rischio, ma prevede che tutti i risultati ottenuti dalla coalizione internazionale svaniranno entro il 2017. Nel giro di tre anni, in sostanza, l’Afghanistan tornerebbe sotto l’influenza dei taleban e dei signori della guerra, con il governo centrale sempre più incapace di controllare la situazione. Le stime più pessimistiche prevedono la caduta di diverse città, e forse della stessa capitale. A quel punto il Paese tornerebbe a essere una base terroristica.
Le indiscrezioni sulla National Intelligence Estimate probabilmente hanno lo scopo di alzare la pressione sul presidente Karzai, affinché firmi l’accordo con Washington entro le elezioni dell’anno prossimo, rinunciando a quelle che gli americani definiscono «pretese irrealistiche». Nello stesso tempo, però, il documento sembra anche una critica della «surge» che Obama aveva affidato al generale Petraeus nel 2009, perché non ha dato risultati duraturi.
Non tutti condividono il succo dell’analisi dell’intelligence. Fonti dell’amministrazione hanno detto al «Post» che le Nie sono solo uno degli strumenti a disposizione per l’analisi. Militari e diplomatici hanno visioni diverse, e pensano che i servizi sottovalutino le forze di sicurezza locali. Pochi, però, negano i rischi legati al mancato accordo per conservare una presenza militare sul terreno.

*La Stampa, 30 dicembre 2013