Amianto: urge un bando universale

Amianto: urge un bando universale

Come l’amianto, del resto. Che viene ancora prodotto in molti paesi: Russia, Cina, Kazakistan, Brasile, Canada e Zimbabwe.

Il Canada e gli Usa continuano a non vietarne l’utilizzo, mentre molti paesi asiatici esportano in grandi quantità manufatti contenenti questo materiale cancerogeno. Sempre all’area asiatica appartengono gli stati con la maggiore percentuale di consumo di manufatti (Cina, India, Thailandia, Iran, Vietnam e Indonesia), che detengono il primato di zone ad alto rischio da esposizione. Pochi gli stati che ne hanno bandito l’utilizzo: oltre all’Unione Europea, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Honduras, Islanda, Kuwait, Norvegia, Isole Seychelles. Senza dimenticare che spesso viene commercializzato in componenti che sfuggono al controllo anche nei paesi che pure l’hanno messo al bando. La questione amianto continua dunque a rappresentare su scala mondiale un problema di tutt’altro che marginale, tanto che alcune fonti indicano nella cifra di oltre 100 mila i morti nel mondo ogni anno per esposizione all’amianto.

I processi di monitoraggio e bonifica dall’amianto sono complessi e costosi ed è sopratutto per questo che molti governi nicchiano. Alcune stime indicano che una bonifica su scala europea comporterebbe un intervento finanziario valutabile in quattro volte il PIL del vecchio continente. Situazione non dissimile a quella italiana, puntualmente descritta nel Dossier di Legambiente “I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dall’amianto” (Milano, aprile 2010), che narra di un lavoro di monitoraggio degli edifici pubblici e privati non ancora completato o appena avviato dalle Regioni italiane, d’interventi di bonifica molto limitati e di effetti crescenti sulla salute dei cittadini.

Ma l’esposizione alla polvere d’amianto continua a mietere vittime come afferma Michele Nardelli, primo firmatario di un recente ddl sul tema ( in pdf). Se infatti è diminuito il numero delle persone colpite da Mesotelioma Maligno (una patologia cancerogena correlata all’amianto) è invece aumentato il numero di soggetti ammalati che non hanno svolto alcuna delle attività lavorative considerate a rischio. La sua larghissima diffusione sul territorio (32 milioni di tonnellate sul territorio nazionale, dati Cnr e Ispesl – vedi video) fa sì che l’esposizione inconsapevole e casuale sia al contrario sempre più incidente nella contrazione della malattia, che può insorgere anche per una esposizione limitata nel tempo.

I costi altissimi di smaltimento dell’amianto o delle componenti contenenti amianto necessita di apposti impianti di trattamento termico ad alte temperature. Ad oggi solo la Sardegna, in italia, si è dotata di tali impianti. Senza dimenticare che la scelta dei siti e la tipologia di smaltimento ingenerano preoccupazione e opposizione nei territori interessati.

Ma se la situazione in Italia è grave, a vent’anni dall’approvazione da parte del Parlamento della legge 257/92 nei paesi più poveri ed oltremare è drammatica. Secondo dati divulgati dall’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) nel pianeta ci sono oggi 125 milioni di lavoratori esposti ad amianto. Se la pandemia non viene arrestata, considerando il livello di rischio oggi appannaggio degli attuali lavoratori, potrebbe estendersi ed interessare entro i prossimi 20 anni almeno 10 milioni di persone.

Le organizzazioni internazionali hanno condannato, certo non precocemente, la prosecuzione dell’uso del crisotilo. Nel 2006 l’OMS ha posto l’obiettivo dell’eliminazione delle malattie correlate con l’amianto. L’Ufficio Internazionale del Lavoro sempre nel 2006 si è mostrato allarmato per il manifestarsi della epidemia di malattie correlate con l’amianto e solo nel 2010 è stata approvata la risoluzione per promuovere un bando globale dell’amianto. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha accolto la conclusione che l’“uso controllato” dell’amianto non risulta realizzabile, specie nei paesi in via di sviluppo. La Convenzione di Rotterdam, un accordo che ha come fine la regolamentazione a livello mondiale delle sostanze pericolose assicurando ai paesi acquirenti le più complete informazione sui loro effetti, non riesce ancora ad inserire nella lista il crisotilo per la forte opposizioni di pochi paesi produttori e consumatori che mettono postpongono la salute al profitto.

Secondo Salute Internazionale v’è quindi la necessità di un bando universale dell’amianto. La tragedia della pandemia da amianto risulta, se possibile ancora più tremenda per il fatto che essa potrebbe essere arrestata ed essere quindi prevenibile. Bisogna considerare che esistono validi sostituti per l’amianto adottati con successo in molti paesi. Il cemento-amianto, in passato è risultato effettivamente strategico per il miglioramento delle condizioni igieniche di molti paesi per la costruzioni degli impianti idrici e fognari, ma esso risulta completamente e con soddisfazione sostituto con altri prodotti di costo non più elevato di quelli contenenti amianto. Lo stesso discorso vale tutto sommato per i prodotti contenenti amianto tradizionalmente utilizzati per coperture e per l’edilizia abitativa. Bisogna prendere atto del fatto che ad oggi viene palesemente contraddetta una verità sostenuta da tutti gli organismi scientifici nazionali ed internazionali: la maniera più efficiente, quasi sicuramente l’unica, per eliminare le malattie correlate con l’amianto è quella di dismettere definitivamente ed ad ogni latitudine il suo impiego.

Fabio Pipinato

http://www.unimondo.org