Arena di Pace. La pagella di una manifestazione riuscita


-di Fabio Pipinato –
Ciclisti, podisti, pullman, treni. La partecipazione di minimo 13.000 persone (per la questura 1300) ha sorpreso tutti. Gli organizzatori in primis. I vigili del fuoco han dovuto ridistribuire bottigliette d’acqua. Sarà pur vero che nella contigua via Mazzini a far shopping nelle holding, poi criticate in Arena, si accalcava una folla tripla rispetto a quella del popolo della pace: ma la minoranza ha dato dimostrazione di esistere. Voto: 10

Accoglienza. Donne in nero, bandiere grandi come un campo da basket, ombrelli colorati, speakers contro la guerra, uomini sui trampoli, giovani clown dell’Arci che danzavano e fischiavano continuamente. Colori. Piazza Brà è stata animata dai pacifisti dopo la liturgica e retorica celebrazione svoltasi poco prima in città (scusate; ma i partigiani meritano così poco?) Voto: 9

– di Fabio Pipinato –

Partecipazione. Ciclisti, podisti, pullman, treni. La partecipazione di minimo 13.000 persone (per la questura 1300) ha sorpreso tutti. Gli organizzatori in primis. I vigili del fuoco han dovuto ridistribuire bottigliette d’acqua. Sarà pur vero che nella contigua via Mazzini a far shopping nelle holding, poi criticate in Arena, si accalcava una folla tripla rispetto a quella del popolo della pace: ma la minoranza ha dato dimostrazione di esistere. Voto: 10

Accoglienza. Donne in nero, bandiere grandi come un campo da basket, ombrelli colorati, speakers contro la guerra, uomini sui trampoli, giovani clown dell’Arci che danzavano e fischiavano continuamente. Colori. Piazza Brà è stata animata dai pacifisti dopo la liturgica e retorica celebrazione svoltasi poco prima in città (scusate; ma i partigiani meritano così poco?) Voto: 9

Programma. Ricchissimo e ben movimentato: parole, musiche, video, danze, aerei di carta lanciati che riempiono lo spazio dell’Arena (ben altro rispetto agli F35!), minuto di silenzio di un’intensità impressionante per ricordare le vittime dei conflitti. Peraltro rispetto dei tempi; cosa rarissima nel mondo della pace. Grazie ad un paio di conduttori bravi ed inflessibili. Forse un po’ lungo per coloro che arrivavano da lontano. Voto: 9

Coreografia. Un palco da grandi concerti; altro che i precedenti. Luci e megaschermi. Attorno all’Arena striscioni; bandiere della pace ovunque. Verona tappezzata dalla vignetta di Vauro. Anche le lettere NOF35 hanno fatto la loro figura; in solitaria sui gradoni alle spalle del palco. Una pace non più improvvisata. Voto: 8,5

Regìa. Non è facile coordinare un evento che intercali diversi linguaggi: parole, note, danze, silenzio. Ma il fischio di un microfono, la “non voce” pervenuta di alcuni video ed il ritardo di qualche artista sono piccole sbavature che hanno un po’ rovinato i contenuti di un pomeriggio molto bello. Voto 6

Autorità. Causa par condicio, l’ex Ministro Kyenge non è potuta intervenire. Bellissimo il saluto della Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini che ha auspicato percorsi verso il disarmo, in netta controtendenza rispetto alla dichiarazione del Capo delle Forze Armate Giorgio Napolitano. Peccato che però si sia misurata una disattenzione di molta parte della politica per un evento così importante. Voto: 5.

Preti. David Maria Turoldo, Tonino Bello, Ernesto Balducci che ci hanno lasciato. Alex Zanotelli, Luigi Ciotti e Luigi Bettazzi da standing ovation. Interminabili file per tutto il pomeriggio per abbracciare i testimoni del nostro tempo. Purtroppo!….(l’uomo che necessita di figure carismatiche è un uomo incompiuto). Permettete un suggerimento postumo? Ed una suora, no? Una come suor Cristina tra tanti preti? Ah, scusate; l’Arena non sarebbe bastata! Voto: 6.

Testimoni. Alex Langer, Aldo Capitini, Martin Luther King, John Lennon. Bene il passato. Ma il presente? Questo sembra essere uno dei punti più delicati del messaggio dell’Arena: a parte la brillante Alice Mabota (leader pacifista del Mozambico) ed il sindaco nonviolento di Messina Renato Accorinti se non ci affrettiamo ad accendere i fari sui tanti giovanissimi testimoni dell’oggi i marò italiani in India invecchieranno anche loro. Voto: 7.

Statistica. I 23 miliardi di spese militari all’anno dell’Italia. Più della Germania ma meno della Svizzera. Gli USA investono in armi la metà della spesa mondiale complessiva. Il 20% più ricco si pappa il 90% delle risorse. I cento uomini più ricchi possiedono la metà della ricchezza mondiale. I caccia F35 erano 131: oggi siamo a 90? a 45? Insomma: il problema è che dobbiamo essere più efficaci sul piano politico, perché l’ingiustizia strutturale e l’industria degli armamenti sostengono un sistema di morte che non garantisce futuro. Voto: 6

Protesta. La denuncia di Gad Lerner contro il sindaco Tosi reo di aver emanato un’ordinanza che vieta la “distribuzione di alimenti e bevande” a senzatetto e vagabondi in alcune aree del centro storico (manco fossero piccioni) al fine di “prevenire degrado” con multe fino a 500 euro per le associazioni di solidarietà che sgarrano. E, a seguire, la denuncia di don Ciotti per i ricchi che fanno 4 ore a settimana di volontariato nelle case di riposo mentre le carceri sono stipate da poveracci meritano un bel voto: 8. Meriterebbe “10 e lode” se gli organizzatori avessero ricordato che l’Arena è stata data gratuitamente dal sindaco Tosi; aiutando i convenuti ad abitare la contraddizione e la  complessità.

Trappola. Pur capendo che si stava trattando del 25 aprile, la parola fascismo è stata condannata decine di volte, ma la parola comunismo mai. Mai. Ancora canzoni contro la Nato e la guerra in Vietnam.  Forse qualche sfumata autocritica da don Ciotti all’associazionismo e dal Vescovo emerito di Ivrea sul “mancato studio” (anche delle foibe?) ma poco più. Noi dentro l’Arena nel giusto; ed i militari, il fascismo, Israele, chi sta fuori nell’errore. Voto: 4.

Media. Sono numerose le testate dei movimenti ed associazioni che hanno aderito all’Arena di Pace, ma l’evento non ha bucato lo schermo. Se non una diretta streaming su la Nuova ecologia TV e radio Popolare o un servizio di pochi secondi sul TGR Veneto. La sala stampa era pressoché deserta ed abbiamo rischiato, come spesso accade, di parlarci addosso. Inoltre i megafoni sono stati spenti il 25 aprile sera….quando invece dovrebbero iniziare ad accendersi. Voto: 4.

Musica. Un ottimo repertorio. Artisti bravissimi; Simone Cristicchi ed Eugenio Finardi tra tutti. Interpretazioni di livello. Ma il tutto decisamente anni’ 70 da “blowing in the wind”. Con tutto il rispetto per la storia, ma mia figlia si sarebbe aspettata I Bastard Sons of Dioniso, Anansi o al massimo una giovane star di San Remo. Ma i miei coetanei, no; per favore! È un problema di linguaggio che non può essere sottovalutato, perché il linguaggio non è solo uno strumento ma è anche esso stesso contenuto. Qui c’è molto molto da lavorare. Come sull’età (vedi sotto): Voto: 7 per noi vecchi… ma 3 (perché sotto non si va nemmeno a scuola) per i giovanissimi.

Campagna. Finalmente s’è deciso, a differenza di altre convention della pace come la Perugia Assisi, di concentrare tutta l’attenzione sulla campagna NOF35. Il marketing insegna (si può usare questa parola?) che se focalizziamo l’attenzione su un solo tema lo si comunica al meglio. Lo stesso Francesco Vignarca ha detto dell’importanza di concentrare l’attenzione sugli F35 per poi allargare lo sguardo su tutti i 6 miliardi di spese annui che riguardano l’acquisto di nuove armi. Voto 9.

Età. Quasi un amarcord. Relatori e musicisti per lo più over 60. Alcuni giovani del Servizio Civile e volontari hanno fatto da contorno. In rari casi hanno avuto accesso al microfono, nonostante l’autocritica di Padre Alex: la mia generazione ha fallito tocca a voi! Silvia, volontaria dell’Atas, ha detto: “dateci la libertà di servire la Patria in maniera non armata e nonviolenta”. Grazie Silvia; ora però passiamo il microfono a Matusalemme. Il problema è: la pace è un contenuto da terza età? E cosa significa questa parola per i giovanissimi? Come possiamo lasciare loro il testimone di un percorso che è stato fondamentale nell’elaborazione culturale e politica dei cinquant’anni che abbiamo alle spalle? Sappiamo consegnare un’eredità o ce la vogliamo tener stretta stretta perché ci sembra che nessun giovane sia in realtà in grado di raccoglierla? Parole dure? Ma non è questo davvero un problema aperto fra i più decisivi per il movimento della pace? Voto: 4,5.

Linguaggio. Decisamente armato; come in guerra. O di qua o di là. O bianco o nero. O guerra o pace. Troppi slogan, poco studio. Il top l’ha toccato una rappresentante dei “Corpi civili di Pace” che ha denunciato tutte le operazioni di peace keeping invitando il ritiro immediato. – Ma questi si assumono la responsabilità di ciò che dicono? Mi chiedo: “Davvero è così semplice mettere in discussione un’istituzione senza la quale la violenza aumenterebbe a dismisura? Basta dire domani tutti a casa per risolvere i complessi conflitti nei quali sono impegnate le operazioni di peace keeping? Quali delle nostre 18 missioni nei diversi continenti è da annullare? E con quali modalità e quali tempi? Non si tratta di appoggiare acriticamente ogni operazione di peacekeeping, ovvio, ma di chiedersi quali siano le condizioni per il ritiro e le conseguenze per le popolazioni. Inoltre, quali altre modalità devono essere messe in atto per garantire la pace nelle zone a rischio? Come prevenire tragedie come quella dei Grandi laghi? Forse si potrebbe lavorare su altre parole: Transarmo (periodi di transizione verso il disarmo), buoni uffici, diplomazia popolare/parallela/ufficiale, dialogo. La parola “forse”, appunto. Con meno sicurezze rispetto al “senza se e senza ma” che è tipico del linguaggio guerrafondaio. E forse si potrebbe fare più attenzione a usare la parola guerra, così abusata e applicata a mille categorie da rischiare di diventare parola vuota. Voto: 4.

Genere. Finalmente una manifestazione in cui c’è equilibrio di genere. Insopportabili tutti i momenti ove il maschio o la femmina la fanno da padroni. L’auspicio su “più donne in politica” ci poteva anche stare ma il “solo donne in politica” non va. Le donne, parimenti all’altro sesso, hanno responsabilità enormi: dai genocidi del ‘900 alle mafie. Voto 6.

Soldi. “Non abbiamo chiesto denari a nessuno”. Bravi. E adesso? Diversi solleciti sono stati fatti affinché venissero riempiti i salvadanai degli scout per pagare i 75.000 euro del costo dell’evento; confidare solo sulla generosità dei convenuti ha contribuito  a raccogliere circa la metà dei soldi necessari. E chiedere l’aiuto a qualche sponsor etico non era possibile? Dimenticavo. Non esiste! Figuriamoci se esiste un ente profit etico. Arci, Acli, Cgil, Banca Etica….preparate il portafoglio. Voto: 4

Pubblicato su Unimondo