A scuola con l’elmetto

– di Francesco Anfossi –

 
A scuola con l'elmetto

Con un accordo Gelmini-La Russa prende il via un corso che prevede la divisione degli studenti in “pattuglie”, lezioni di tiro con la pistola ad aria compressa e percorsi “ginnico-militari”. Si chiama “allenati per la vita”. E’ il corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico (alla sua quarta edizione), rivolto agli studenti delle scuole superiori, frutto di un protocollo tra Ufficio scolastico lombardo, Comando regionale dell’esercito, ministero dell’Istruzione e della Difesa (per la prima volta c’è l’investitura ufficiale dei due ministeri). E che cosa serve a un ragazzo per allenarsi per la vita?

– di Francesco Anfossi –

 
A scuola con l'elmetto

Con un accordo Gelmini-La Russa prende il via un corso che prevede la divisione degli studenti in “pattuglie”, lezioni di tiro con la pistola ad aria compressa e percorsi “ginnico-militari”. Si chiama “allenati per la vita”. E’ il corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico (alla sua quarta edizione), rivolto agli studenti delle scuole superiori, frutto di un protocollo tra Ufficio scolastico lombardo, Comando regionale dell’esercito, ministero dell’Istruzione e della Difesa (per la prima volta c’è l’investitura ufficiale dei due ministeri). E che cosa serve a un ragazzo per allenarsi per la vita?

Esperienze di condivisione sociale, culturale e sportive , informa la circolare del comando militare lombardo rivolta ai professori della regione.

Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno infatti corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza in ambienti ostili e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (naturalmente ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico-militari”. Gli istruttori sono militari in congedo (un centinaio). Gli allievi, tutti volontari, l’anno scorso sono stati 900.

Il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa viene spiegato nella stessa circolare: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”.

Secondo il progetto Gelmini-La Russa, che ha già sollevato perplessità tra i professori che hanno ricevuto la circolare, “la pratica del mondo sportivo militare, veicolata all’interno delle scuole, oltre ad innescare e ad instaurare negli studenti la “conoscenza e l’apprendimento” della legalità, della Costituzione, delle istituzioni e dei principi del diritto internazionale, permette di evidenziare, nel percorso educativo, l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti (il termine è proprio pattuglie, recita la circolare, termine che ha fatto storcere il naso a molti docenti, ndr)”. Intanto si è aperto il dibattito: è giusto inserire all’interno della scuola pubblica iniziative da collegio militare? O è solo un’opportunità in più per i ragazzi di conoscere meglio il mondo della cooperazione e delle missioni internazionali di pace e di avvicinarsi a organismi e istituzioni come protezione civile, esercito e croce rossa? La circolare ha suscitato un vivacissimo dibattito in Rete avviando numerosi blog e forum di discussione.

 

fonte: sito di Famiglia Cristiana. Articolo pubblicato il 23 settembre 2010.

Giornata internazionale per la Pace

Giornata internazionale per la Pace

– di Flavio Lotti *-

Domani 21 settembre le Nazioni Unite celebreranno la Giornata Internazionale per la Pace. Uno dei giorni più importanti del calendario dell’Onu. La pace – il principale obiettivo delle Nazioni Unite – è un bene prezioso. Ne sanno qualcosa le donne e gli uomini che a centinaia di milioni sono ancora intrappolati nella morsa della guerra, della miseria, dell’oppressione, dell’intolleranza e dello sfruttamento. La pace, com’è noto, è uno dei beni più importanti da cercare, costruire e difendere. Un lavoro per tutti, da fare tutti i giorni. Ma in Italia non interessa molto.

Per noi la pace non è una cosa seria. Ce ne occupiamo solo quando va di moda o non possiamo più farne a meno. Ed è sempre troppo tardi. Non importa se il mondo sta diventando un posto sempre più ingiusto e insicuro. Non importa se veniamo meno alle nostre responsabilità internazionali e manchiamo di curare persino i nostri stessi “interessi nazionali”.

Da noi, la pace non è più in agenda. L’ha cancellata il governo che continua a combattere le sue guerre in Afghanistan e nel Mediterraneo, che ha azzerato l’impegno contro la povertà e per la difesa dei diritti umani. L’ha cancellata la politica che riesce a strumentalizzare anche le più disperate tragedie umane. E l’ha cancellata il mondo dell’informazione, sempre meno attento alla vita delle persone e dei popoli, sempre più dominio esclusivo della politica, della cronaca nera e del gossip.

E se la pace non è un problema, figuriamoci la Giornata Internazionale dell’Onu per la Pace. Domani niente celebrazioni ufficiali, niente programmi speciali. Niente di niente. Come tutti gli altri giorni.

A fare la differenza, domani 21 settembre, ci saranno ancora una volta centinaia di persone, gruppi, associazioni, scuole ed enti locali che si riuniranno in numerose città italiane per ridiscutere e riorganizzare il proprio impegno di pace. Non parole vuote ma idee, piani e progetti da realizzare a scuola e in città, laddove la gente cerca una vita migliore. La pace ricomincia da qui nonostante la censura mediatica e la miopia della politica. La pace ricomincia da qui, dalla passione e dalla creatività di quella gente che alla pace ci crede e dedica il suo impegno quotidiano.

 

* coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 20 settembre 2010

Abolire la pena di morte nel mondo

Abolire la pena di morte nel mondo

– di Michele Nardelli *-

La lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani è stata sospesa dalle autorità iraniane. Si tratta senz’altro di un primo risultato della mobilitazione internazionale, anche se la sospensione da più parti viene considerata un diversivo per attenuare la pressione sull’Iran piuttosto che una volontà di ritornare sui propri passi. E che per questa ragione l’esecuzione possa essere stata solo rimandata, a quando i riflettori saranno rivolti altrove. Motivo in più per mantenere alta la mobilitazione, comunque decisiva per salvare la vita di Sakineh. Ma in questa vicenda c’è un altro aspetto che mi preme sottolineare…

Abolire la pena di morte nel mondo

– di Michele Nardelli *-

La lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani è stata sospesa dalle autorità iraniane. Si tratta senz’altro di un primo risultato della mobilitazione internazionale, anche se la sospensione da più parti viene considerata un diversivo per attenuare la pressione sull’Iran piuttosto che una volontà di ritornare sui propri passi. E che per questa ragione l’esecuzione possa essere stata solo rimandata, a quando i riflettori saranno rivolti altrove. Motivo in più per mantenere alta la mobilitazione, comunque decisiva per salvare la vita di Sakineh. Ma in questa vicenda c’è un altro aspetto che mi preme sottolineare…

e che unisce il destino di questa donna al volto di un’altra donna, Neda Soltani, assassinata lungo le strade di Teheran un anno fa. L’Iran non è affatto un paese “fuori dal mondo”, fatto di oscurantismo e di barbarie.

Certo, le posizioni di Ahmadinejad esprimono la parte più reazionaria e clericale di questo paese, ma nello stesso regime c’è una forte dialettica e le manifestazioni per la democrazia di questi mesi ne sono testimonianza.

Nella protesta contro la condanna alla lapidazione di Sakineh c’è una parte importante della società iraniana che rivendica una svolta democratica per l’Iran, c’è un Parlamento Iraniano che nel giugno del 2009, attraverso il suo Comitato per le questioni legali e giuridiche, ha raccomandato l’eliminazione della clausola che consente la lapidazione dal nuovo Codice Penale in discussione, c’è un movimento per i diritti umani la cui voce abbiamo potuto ascoltare anche a Trento grazie alla testimonianza che la premio Nobel Shirin Ebadi ha portato nei mesi scorsi attraverso il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani.

E, infine, c’è la forte denuncia di un ragazzo, Sajjad Ghaderzadeh. Sfidando il regime, Sajjad ha preso la parte della madre. Che i famigliari di una donna accusata di adulterio prendano apertamente la parola, opponendosi ad una sentenza fortemente ispirata a presunte motivazioni di carattere etico-religioso, non è né affatto scontato, né frequente.

Così il volto di Sakineh è diventato in Iran come in ogni parte del mondo il simbolo non solo contro la barbarie della lapidazione ma per l’abolizione generalizzata della pena di morte, in vigore in ancora troppi stati nonostante la richiesta di moratoria internazionale votata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Sarà proprio attraverso i volti di Sakineh e delle altre persone condannate a morte e in attesa di esecuzione che faremo sentire la nostra voce in un momento di testimonianza che abbiamo promosso mercoledì 15 settembre a Trento (ore 18.00 piazza D’Arogno) e al quale siete tutti invitati.

 

*Presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani