Bosnia Erzegovina. Primi commenti ai risultati delle elezioni comunali

– di Andrea Rizza –

tratto da Fondazione Alexander Langer Stiftung

Srebrenica 
La giornata delle elezioni comunali (7 ott.) si è svolta tranquillamente fino al primo pomeriggio. Fino a  quel momento, il dato dell’affluenza alle urne (in linea con il dato nazionale), si assestava intorno al 20%, per poi arrivare, al termine della giornata, a quasi il 70% degli aventi diritto. Nel seggio centrale alla Dom Kulture, le operazioni di voto sono state sospese due volte nel corso del pomeriggio. La prima a causa di problemi con persone che volevano votare senza i previsti documenti (o con documentazione incompleta) e la seconda per problemi con le liste elettorali (pare che non si trovassero dei fogli delle liste e quindi non risultassero registrate delle persone). Dallo scrutinio delle schede risulta vincitrice la candidata della SNSD Vesna Kočević con circa 3.400 voti, contro i 2.900 voti del candidato indipendente Ćamil Duraković (attuale vice sindaco, ex SDA). Mancano alla conta circa 1.800 schede di elettori che hanno votato per posta e diversi ambienti vicini a Duraković lo danno come vincitore certo. Entro la fine della settimana, il comitato elettorale comunale ha annunciato che fornirà il dato definitivo. Interessante il consenso ottenuto dall’altro candidato indipendente, l’imprenditore di Banja Luka, Radojica Ratkovac (conosciuto a Srebrenica per il coraggioso investimento nelle Terme Guber, che potrebbero dare una significativa svolta al futuro della città e dei suoi abitanti), che ha ottenuto circa 1.300 preferenze. 

Republika Srpska
Molti analisti politici, sociologi e giornalisti sono stati unanimi nella loro valutazione, che il partito dell’attuale presidente Milorad Dodik, la SNSD (Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti), ha subito un duro colpo da cui sarà difficile recuperare. Dei 62 comuni della RS, il Partito Democratico Serbo (SDS), da solo o in coalizione con altri partiti di opposizione, ha vinto in 36 Comuni. Secondo il presidente del partito Mladen Bosić, ci si può aspettare che la SDS entri a far parte del governo locale in 40 municipalità. Vranjes Alexander, professore presso la Facoltà di Scienze Politiche di Banja Luka, ha dichiarato che i risultati preliminari indicano che la maggioranza delle persone in RS, si è dimostrata stanca delle campagne propagandistiche, basate su discorsi nazionalisti, condotte dalla SNSD e hanno premiato il programma della SDS, che si occupava invece dei problemi sociali dei cittadini. 
Secondo lui, questo potrebbe avere un’influenza anche sull’esito delle elezioni politiche del 2014. Sebbene il leader della SNSD, Milorad Dodik (attuale presidente della RS), abbia dichiarato che “c’è motivo di essere soddisfatti del risultato elettorale raggiunto”, il professor Vranjes fa notare che la SNSD ha perso la battaglia in quattro delle cinque città più importanti della RS, vale a dire, Prijedor, Doboj, Bijeljina e Trebinje, ma anche nelle sue “fortezze”, come Srbac e Dubica, rendendo questa sconfitta ancora più evidente. Soprattutto la sconfitta a Bijeljina è particolarmente bruciante, dato che la campagna per il loro candidato a sindaco è stata condotta dall’intero establishment della stessa SNSD. Anche l’analista politico Mladen Miroslavljević è convinto che i risultati delle elezioni siano una sorta di indicatore dello stato d’animo dei cittadini che potrebbero essere ripetuti alle prossime elezioni politiche tra due anni. “La SDS è il vincitore di queste elezioni e sarebbe bene trovare riscontro nelle elezioni politiche del 2014”, ha dicharato Miroslavljević.
Il sociologo Sinisa Marčić, ha sottolineato che “la vittoria plebiscitaria per l’opposizione è una prova che la SNSD, con la sua politica di governo si è giocata la grande fiducia che aveva presso i cittadini della Republika Srpska.”
Secondo l’opinione del redattore del quotidiano “Euro Blic”, Anđelko Kozomar, i cittadini della RS hanno in realtà “votato più contro l’attuale governo, che dato la loro fiducia ad altri partiti.” 
Banja Luka (capitale della RS), con la vittoria ormai certa di Slobodan Gavranovic, è rimasta l’ultima, intoccabile, roccaforte SNSD.

In generale
Ritorno agli anni ’90 ? Le elezioni amministrative di domenica scorsa hanno decisamente premiato la SDA, la HDZ e la SDS, registrando una notevole flessione per la SDP. Uno degli interrogativi che si pongono gli analisti è se questo dato significhi un ritorno agli anni ’90.  É tutta da interpretare l’indicazione molto netta che premia decisamente le tre opzioni politiche etnico-nazionali (SDA bosgnacco, HDZ croato, SDS serbo) a discapito del tenatativo (fallito ?) della SDP di proporsi come forza politica trasversale (inter-etnica), dopo le difficoltà dello scorso anno a costituire un governo e dopo le crisi interne degli ultimi mesi.  Da alcuni esperti, come il professore e analista politico Slavo Kukić, il responso elettorale, è un fenomeno che merita attenzione, in quanto potrebbe significare il ritorno a un periodo di forte compattezza etnico-nazionale e questo spiegherebbe anche l’affluenza (sorprendente) alle urne dei cittadini, letta da Kukić e da altri analisti, come una risposta compatta alla chiamata etnico-nazionale. La vittoria dei tre partiti etnico-nazionali, fa presagire – secondo Kukić – il ritorno sulla scena bosniaca, di quella che lui definisce “omogeneizzazione etnico-nazionale”, che secondo il professore, non costituisce nulla di buono per il futuro della Bosnia Erzegovina. 
“Spero di sbagliarmi – dice Kukić – ma ho paura che ci aspetti un periodo di processi disgregativi e di aggravamento delle divisioni etnico-nazionali”.  L’analista politico e avvocato di Tuzla Ibrahim Prohić, ha dichiarato che la SDA è il vincitore assoluto di queste elezioni. “Hanno ottenuto un risultato trionfale e devo dire che non me lo aspettavo. La mossa vincente per la SDA è stata quella di uscire dalla coalizione con l’SDP. In assoluto, perdenti sono state la SDP e la SNSD, che definisco falsi socialdemocratici e questo potrebbe essere la risposta alla domanda del perché hanno perso” – dichiara Prohić. Secondo lui, le minori turbolenze si sono verificate nel blocco etnico-nazionale croato. La HDZ ha confermato la sua solidità nei territori “storici”, mentre in Republika Srpska si sono registrati dei trend da monitorare e da interpretare, che sono importanti per il futuro della Bosnia Erzegovina. Il parametro della lettura del giurista di Tuzla, non é tanto la sconfitta dell’SNSD di Dodik, quanto il successo di Dragan Čavić, che considera uno dei politici più completi e versatili sulla scena bosniaca (ex presidente dell’SDS, prima delle elezioni ha fondato un nuovo partito di centro, la DP).
A seguito dei risultati elettorali delle elezioni comunali, è chiaro che, salvo grossi sconvolgimenti nelle elezioni politiche previste nel 2014, la SDA consolida il suo ruolo alla guida del paese e che gli elettori hanno dato un messaggio molto chiaro alla SDP, mandando a monte il programma che avevano proposto alle politiche del 2010 (che li avevano visti come forza politica emergente, in grado di proporsi come interlocutore inter-etnico). L’ultima considerazione di Prohić riguarda il passo indietro, fatto, secondo lui, dalla Bosnia Erzegovina a livello ideologico. “Siamo ritornati alla matrice ideologica della rappresentanza etnica e questo annulla alcuni cambiamenti positivi che si erano verificati nelle ultime elezioni politiche”.
Il dato complessivo fornito dalla Commissione Elettorale Centrale della Bosnia Erzegovina (CIK) registra la SDA al primo posto con 34 sindaci eletti, seguita dalla SDS con 27 (nel 2008 erano 13); la SNSD al terzo posto con 15 primi cittadini (erano 41 nel 2008); poi la HDZ con 14; la SDP con 11; la DNS con 4; la HDZ 90 con 3; la SBB con 2.
Le percentuali: la SDA al primo posto con il 27,2% dei consensi, la SDS con il 21,6%; la SNSD con il 12%; HDZBiH 11,2%; SDP 8,8%; DNS 3,2%. 

Articolo di Andrea Rizza
Fondazione Alexander Langer Stiftung
Progetto Adopt Srebrenica Projekt

Fonti:
http://www.izbori.ba/
http://www.klix.ba/
http://www.tuzlarije.net/
http://www.prijateljisrebrenice.org/   

 

 

 

Spiegazione delle sigle più importanti contenute nell’articolo:

 

SDA: Stranka Demokratske Akcije (Partito Azione Democratica) &egravegrave; il partito fondato da Izetbegovic ed è bosgnacco (bosniaco musulmano), conservatore;

SNSD: Stranka Nezavisnih Socijaldemokrata (Alleanza deiSocialdemocratici Indipendenti) è il partito dell’attuale presidente della Republika Srpska, serbo-bosniaco, con posizioni negazioniste sul genocidio di Srebrenica;

SDS: Srpska Demokratska Stranka (Partito Democratico Serbo) anche espressione della comunità serbo-bosniaca, conservatore;

SDP: Socijaldemokratska Partija (Partito Socialdemocratico) di Zlatko Lagumdžija, centro sinistra, si è proposto come partito inter-etnico;

HDZ: BiH Hrvatska Demokratska Zajednica Bosne i Herzegovine (Unione Democratica Croata della Bosnia Erzegovina) è una costola, come la HDZ 90 del partito fondato da Franjo Tudjman, di rappresentanza croato-bosniaco, conservatore.