Budapest, 100mila in piazza contro Orbàn. Bajnai si candida a leader dell’opposizione

– di Andrea Tarquini –

tratto da repubblica.it

Nell’anniversario della rivoluzione del 1956 manifestazioni contrapposte. Da una parte i sostenitori del primo ministro nazionalconservatore ed euroscettico, dall’altra il fronte opposto. E l’ex premier ha lanciato un appello all’unione di “tutti gli elettori ragionevoli, per un Centro moderno”

 

BUDAPEST – Erano almeno in centomila. Venuti tutti di tasca loro. Centomila in piazza a Budapest, per dire no al governo autoritario del premier nazionalconservatore ed euroscettico Viktor Orbàn. Lui, Orbàn l’autocrate che si ispira a Putin e a Berlusconi, poco lontano, ne ha radunati forse altrettanti, forse di più (100-150mila) ma solo portando gente da ogni angolo del Paese con viaggi gratis in bus turistico. Ungheria, 23 ottobre, anniversario della rivoluzione antisovietica del 1956: l’opposizione democratica ha fatto le prove generali d’un nuovo 1956, e non le è andata male. Soprattutto perché adesso ha un candidato per un fronte unito dei democratici. E’ un Monti ungherese contro il Berlusconi in peggio al potere: Gordon Bajnai, il giovane tecnocrate stimatissimo negli ambienti dell’Unione europea e internazionali, lui che fu premier prima di Orbàn e salvò il Paese dalla bancarotta, è uscito allo scoperto. Si è proposto come leader di “un fronte unito di tutti gli elettori ragionevoli, per un Centro moderno, aperto anche a chi votò Orbàn due anni fa in buona fede ingannato dalle sue promesse”.

Budapest, 23 ottobre 2012: la splendida città mitteleuropea illuminata dal sole d’autunno ha vissuto una svolta. Forse, l’inizio della sfida decisiva. L’opposizione all’autocrate Orbàn, al governante della Ue che sta riabilitando il dittatore ammiraglio Miklos Horthy alleato più fedele di Hitler, ora ha un nome e un volto. Bajnai, appunto. Il magnifico centro storico della capitale ha visto nei suoi angoli più suggestivi lo scontro tra le due idee del Paese e dell’Europa nel futuro.
    
Il 23 ottobre 1956 iniziò qui la rivoluzione. Nell’Ungheria schiacciata dal regime sovietico, e dalla spietata dittatura di Matyas Ràkosi, il pupillo-fantoccio locale di Stalin. I rivoluzionari (operai e studenti primi fra tutti) sognavano un socialismo conciliato con la democrazia, la libertà, i valori costitutivi d’Europa. Mosca rispose con un atto di guerra: migliaia di Panzer, divisioni e divisioni dell’Armata rossa, invasero Buapest, i Mig e i Tupolev sganciarono esplosivo e napalm. Dall’89, da quando la rivoluzione polacca, la perestrojka di Gorbaciov, la linea decisa di papa Wojtyla e di Ronald Reagan fecero cadere l’impero sovietico, il 23 ottobre è qui simbolica festa nazionale.

Ma Orbàn la festeggia a modo suo. Nel discorso ufficiale, quasi paragona l’Unione europea di oggi all’Unione Sovietica di allora. “Noi abbiamo ragione, noi risolviamo la crisi, non Bruxelles”, dice il premier chiudendo gli occhi sulla recessione, sul gap economico crescente tra l’Ungheria e le locomotive del nuovo est (Polonia, Repubblica Cèca, Slovacchia, la stessa Romania) e sul brutale aumento delle disuguaglianze sociali. Abbraccia sul palco, per commuovere, una vecchina centenaria. Ma non è la mamma d’un ragazzo caduto nel ’56 contro i russi, è un’ungherese che vive in Slovacchia e ha appena scelto la nazionalità magiara. Segnale grave di revanscismo verso i vicini, da parte del premier che appunto riabilita Horthy e solletica le nostalgie della sua ‘Grande Ungheria’ con territori slovacchi, serbi, romeni, ucraini.
    
“Non ci stiamo, ora mettiamoci tutti insieme, quel che conta è vincere”, replica a distanza di due stazioni di metrò Bajnai. “Risaniamo il Paese, questo governo ha fallito su tutto, regnano problemi economici, corruzione, arbitrio del potere”. A ogni passo del discorso tende la mano agli elettori di Orbàn oggi delusi. “Un Centro moderno ed europeo” è il suo slogan, la sua proposta. Nella speranza che l’Europa dei forti, da Angela Merkel a Barroso a Hollande a Cameron, raccolga il messaggio.

La manifestazione del potere si è svolta a Kossuth Tér, piazza Kossuth (fu un grande eroe del risorgimento liberale magiaro) davanti al Parlamento, proprio là dove Orbàn ha fatto demolire le statue dei grandi dell’élite liberal e antirazzista del passato. Due stazioni di sotterranea più a sud, vicino al ponte Elisabetta (dedicato a Sissi l’imperatrice austriaca), si è radunata l’opposizione. In mezzo, i neonazisti di Jobbik, che invano hanno tentato di provocare i democratici con slogan antisemiti. ‘Nazi a casa, nazi a casa’, gli hanno risposto gli oppositori in corteo, più forte di tutti gridava un gruppo di giovani rom.

Questo 23 ottobre ha dunque riaperto la questione ungherese, davanti all’Europa intera. Il discorso di Gaspar Miklos Tamas ha sottolineato le ferite aperte: “Viktor, devi andartene. Vogliamo che i nostri figli crescano con l’idea del rispetto per i rom e per gli ebrei, per ogni minoranza, e vogliamo uno Stato che si curi dei poveri e degli anziani e non li lasci crepare al gelo d’inverno”. E ancora: “E’ inaccettabile rendere omaggio a Imre Nagy, leader del ’56, e insieme riabilitare il dittatore Horthy. Gli eroi del ’56 combatterono contro l’Armata rossa ma non sognando il fascismo di Horthy, i tre milioni di poveri sotto Horthy, le sue leggi antisemite”.

Orbàn che istruito ieri da Berlusconi e oggi sponsorizzato da Putin, dall’Iran, da Paesi islamici di dubbia sintonia d’interessi con l’Occidente ha semidistrutto libertà di stampa, libertà economica con il dominio degli oligarchi suoi amici, e autonomia delle istituzioni, adesso vede in campo un leader giovane e combattivo contro di lui. Il difficile negoziato con la Ue e con il Fondo monetario internazionale per crediti indispensabili alla salvezza di Budapest intanto continua. L’Unione europea, severa con greci, portoghesi, spagnoli in nome della moneta comune è chiamata a fare delle scelte con l’Ungheria, in nome dei valori costitutivi comuni.

 

Articolo di Andrea Tarquini pubblicato su repubblica.it martedì 23 ottobre 2012