Café de la paix: una sconfitta!

Café de la paix: una sconfitta! Il commento del Presidente del Forum, Massimiliano Pilati, pubblicato dal Corriere del Trentino, sabato 18 aprile
Diritti della pace che indaga opinioni, rappresentazioni, atteggiamenti di 1.026 studenti trentini attorno a pace, guerra, conflitto, migrazione. 

Al via Radio Memoriæ: le guerre dimenticate!
Aperte le iscrizioni per Radio Memoriæ: le guerre dimenticate: un progetto rivolto a giovani che saranno accompagnati nell’approfondimento e nella narrazione di alcuni conflitti del secolo scorso in una trasmissione radiofonica da loro realizzata e condotta. L’iniziativa partirà a giugno 2015 con una formazione residenziale. Gli interessati possono candidarsi entro il 10 maggio scrivendo una breve lettera di motivazione a radiomemoriae@gmail.com

“…chiude un po’ della nostra storia, con le sue luci e le sue ombre, ma nostra!!! di noi trentini!”

Francesca Quadrelli e i suoi soci dell’Associazione Café Culture a fine maggio lasceranno la gestione del Café de la Paix.

Ho scelto, perchè lo sento anche mio, uno delle decine di commenti postati sotto l’annuncio della prossima chiusura nella pagina facebook del Café de la Paix per aprire questa mia breve riflessione.

Le “luci” sono state il grande merito di aver donato una nuova vita ad un luogo abbandonato al degrado, di averlo fatto vivere con migliaia di iniziative culturali, artistiche e sociali frequentate da migliaia di persone di diversa età e estrazione sociale, di averlo fatto diventare un validissimo luogo di aggregazione, di approfondimento, di gioia e di convivialità.

Le “ombre” sono state l’averlo relegato ad un problema di “gestione dell’ordine pubblico” con centinaia di visite dei vigili urbani, di multe, di divieti e, col tempo, averlo trasformato da luogo di dialogo in luogo di scontro e di conflitto.

La sofferta decisione di chiudere è quindi sicuramente una sconfitta per i vari soggetti coinvolti:

lo è per Itea, proprietaria dello stabile, troppo schiacciata dalle lamentele dei suoi inquilini e incapace di condividere con questi l’idea di uno spazio che dovrebbe essere anche loro.

Lo è per l’amministrazione Comunale di Trento che invece di pensare quel luogo come un “laboratorio” in cui sperimentare assieme nuovi modi di pensare l’intrattenimento culturale, sociale e giovanile si è limitata a gestire la situazione tramite il rispetto rigoroso dei decibel e l’intervento spropositato di vigili urbani.

E’ una sconfitta per i gestori, vulcanici nella loro splendida creatività, ma non sempre capaci di dialogare e di entrare positivamente nel conflitto creatosi dalla presenza del Café stesso.

E’ una sconftta anche per noi del Forum Trentino per la Pace e i diritti umani, nel cui precedente consiglio (di cui anche il sottoscritto faceva parte) è maturata l’idea di proporre uno spazio di socializzazione, di cultura e di dialogo per la città. Un luogo pensato come ponte tra i cittadini e come laboratorio per cercare di recuperare una zona degradata del centro. In questi anni il Forum, promotore del bando che ha permesso la nascita del Café, ha affiancato attivamente l’Associazione Café Culture nel suo percorso, sia nelle fasi preliminari che in quelle successive. Nel Café (e con i tipi del Café) abbiamo organizzato decine e decine di iniziative culturali e sociali, abbiamo parlato di diritti, di cultura della pace, di conflitto e di dialogo. Abbiamo, infine, affiancato l’Associazione nel tentare di mediare il conflitto che nel tempo si è creato con Itea e con l’Amministrazione comunale…

Evidentemente anche noi, come gli altri soggetti, abbiamo fallito.

A Francesca e ai membri dell’Associazione Café Culture va sicuramente la nostra stima e la nostra riconoscenza per aver condiviso questi anni di sperimentazione e la nostra solidarietà per l’assurda situazione in cui sono venuti a trovarsi.

L’auspicio è che da ciò possa nascere in tutti noi una nuova mentalità capace di comprendere tutte le esigenze e capace di dialogare. Capace di aprirsi al conflitto in maniera positiva. C’è bisogno a Trento di posti dove sperimentare nuove formule di aggregazione, c’è bisogno di andare oltre concetti come “movida”, “decibel”, “gestione dell’ordine pubblico”, “diritto a divertirsi” e “diritto al riposo”.

L’auspicio è infine che l’esperienza del Café de la Paix non si esaurisca con la fine di questa gestione.

Massimiliano Pilati
Presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

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