La scelta

Spettacolo teatrale
Sabato 22 marzo 2014, ore 20.30 – via G. Paoli, 6, Mattarello (Trento)
Organizza: Docenti senza frontiere

Spettacolo teatrale
Sabato 22 marzo 2014, ore 20.30 – via G. Paoli, 6, Mattarello (Trento)
Organizza: Docenti senza frontiere

Docenti Senza Frontiere e Associazione Trentino con i Balcani presenta lo spettacolo teatrale “La scelta” di Marco Cortesi e Mara Moschini.
Quattro storie vere di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi dal ruolo di complici passivi di un meccanismo basato sull’ odio. “Nascondere il vicino in casa propria, dare un passaggio ad una donna, aiutare con del denaro un amico, condividere del cibo con un ragazzo, ci appaiono piccoli gesti ma diventano enormi esempi di coraggio e di umanità in un tempo di guerra in cui la malvagità regna in ogni angolo, in un tempo in cui proprio l’aiutare quel vicino di casa, amico, conoscente di etnia e religione differente potrebbe costarti la vita”.
Lo spettacolo porta in scena la storia della guerra nella ex Jugoslavia offrendo un’opportunità di riflessione storica, culturale e sociale, affinché attraverso il recente passato sia possibile affrontare l’imminente futuro.

Ascolterete quattro storie vere. E nell’epoca dei reality, dove tutto è vero e falso allo stesso tempo, dove ti chiedi: «dove inizia il vero e dove finisce il falso»… ecco in quest’epoca il nostro “vero” è un “vero” un po’ speciale, perché sono quattro storie “vere per davvero”! Quattro storie provenienti da uno dei conflitti più drammatici, sanguinosi, assurdi, ma allo stesso tempo più dimenticati che l’essere umano abbia mai combattuto…” I recenti eventi ai confini dell’Europa orientale riportano alla nostra attenzione l’importanza di supportare e promuovere iniziative educative e culturali che sostengano azioni di democrazia, libertà e PACE.

con il patrocinio di Rai  Radio Televisione Italiana per il Sociale, Amnesty International

L’Ucraina, i Referendum e i confini

– di Francesco Palermo *-

Il referendum con cui la popolazione della Crimea ha dichiarato la propria volontà maggioritaria di secedere dall’Ucraina e di entrare a far parte della Federazione russa è senza dubbio un atto illegittimo.

Lo è sotto il profilo del diritto interno e sul piano del diritto internazionale, almeno per come questi sono oggi. E lo stesso vale per la risoluzione adottata solo pochi giorni prima dal Parlamento della repubblica autonoma. Questo è tuttavia solo il dato giuridico più elementare dell’intera vicenda.

La complessità del caso non può essere qui ripercorsa. Basti ricordare che la penisola è sempre stata avulsa dalla storia ucraina – la quale a sua volta è un campo di battaglia aperto tra chi le riconosce una propria autonomia e chi la vede legata alla storia russa, posizioni che hanno entrambe validi fondamenti e che mostrano quanto sia facile e pericoloso l’uso politico della storia. […]

*Senatore della Repubblica

– di Francesco Palermo *-

Il referendum con cui la popolazione della Crimea ha dichiarato la propria volontà maggioritaria di secedere dall’Ucraina e di entrare a far parte della Federazione russa è senza dubbio un atto illegittimo.

Lo è sotto il profilo del diritto interno e sul piano del diritto internazionale, almeno per come questi sono oggi. E lo stesso vale per la risoluzione adottata solo pochi giorni prima dal Parlamento della repubblica autonoma. Questo è tuttavia solo il dato giuridico più elementare dell’intera vicenda.

La complessità del caso non può essere qui ripercorsa. Basti ricordare che la penisola è sempre stata avulsa dalla storia ucraina – la quale a sua volta è un campo di battaglia aperto tra chi le riconosce una propria autonomia e chi la vede legata alla storia russa, posizioni che hanno entrambe validi fondamenti e che mostrano quanto sia facile e pericoloso l’uso politico della storia. Quando la Crimea divenne parte dell’allora Repubblica socialista sovietica ucraina il passaggio fu sostanzialmente formale, e quando il nuovo stato ucraino si proclamò indipendente dopo il crollo dell’URSS, la penisola tentò di andarsene, anche in modo violento. La separazione allora non ebbe successo per tanti motivi, tra cui la debolezza della Russia e le pressioni della comunità internazionale. La vertenza si risolse con la concessione di una vastissima autonomia politica, amministrativa e culturale e, in seguito, con l’accordo per il mantenimento in Crimea della flotta russa del Mar Nero fino al 2017. In pratica, negli ultimi anni la Crimea è stata sì sotto sovranità ucraina ma di fatto sotto il controllo militare russo e amministrata autonomamente da governi filo-russi. La recente crisi ucraina ha dato il la alla soluzione brutale di un problema che sarebbe scoppiato comunque entro i prossimi due anni.

Ma al di là di questi aspetti, la vicenda pone alcuni importanti interrogativi per l’Europa intera, che in questo 2014 si confronta con una lunga serie di richieste di modifiche di confini. In gennaio la Gagauzia, in settembre la Scozia, in novembre la Catalogna. Spinte indipendentiste crescono in diversi territori, dalle Fiandre al Veneto all’Alto Adige/Südtirol. Con l’eccezione della Scozia, che sta seguendo un percorso concordato con Londra, tutti gli altri casi di referendum o consultazioni informali che si sono svolti o si svolgeranno sono illegittimi sia in base al diritto del rispettivo stato sia in base al diritto internazionale.

E allora perché si fanno? Intanto perché in momenti di cambiamenti radicali questi coinvolgono spesso anche i confini degli stati. Il pensiero che una rifondazione di un territorio attraverso nuove strutture statuali possa mettere in moto nuove e positive dinamiche è molto diffuso, è facile da “vendere” politicamente e spesso è vero, almeno per un certo periodo dopo la separazione dal vecchio stato. Poi perché gran parte degli stati moderni sono nati in modo illegittimo sul piano giuridico, ma la legalità internazionale è stata nondimeno ricostituita a posteriori.

Per l’Ucraina la perdita della Crimea (e forse anche del sud-est del Paese, a maggioranza russofona?) potrebbe persino rivelarsi un aiuto nel percorso di avvicinamento all’Unione europea, e magari danneggiare la Crimea che affida il suo destino alla protezione dell’apparentemente forte ma assai instabile Russia. In ogni caso, l’illegittimità della forzatura che si compie non pare essere un ostacolo al fatto che si compia. Oggi un Ucraina e domani forse altrove.

In definitiva non appare produttivo scandalizzarsi per l’illegittimità dell’atto che viene posto in essere e tanto meno per il fatto che i confini mutino. Gli stati sono costruzioni umane e come tali caduche. Occorre piuttosto ragionare sugli strumenti che vengono utilizzati e provare a renderli più democratici e pluralisti. In questo senso, il referendum è lo strumento più brutale, rozzo e (ebbene sì) antidemocratico che si possa immaginare, almeno se usato da solo e basato sul mero principio di maggioranza. Il voto della Crimea ne è un esempio lampante. Su questioni cruciali come il cambio di confini deve pronunciarsi anche il popolo. Ma non da solo e non a semplice maggioranza. Occorre prevedere maggioranze qualificate che garantiscano le minoranze interne al territorio, un percorso a tappe (come quello scozzese o, in passato, montenegrino) che possibilmente preveda il coinvolgimento anche della comunità internazionale. Obblighi di negoziazione prima, durante e dopo il voto. Percorsi giuridicamente guidati. E molti altri accorgimenti per rendere democratico anche ciò che in origine può non essere legittimo.

Un referendum illegittimo non per questo non è una cosa seria. Ma una semplice decisione a maggioranza, magari sull’onda dell’emozione o della pressione militare, non può bastare a legittimare aspirazioni molto serie come i cambi di confine.

*Senatore della Repubblica

Tratto dal quotidiano “Trentino” del 17 marzo 2014

Ucraina: un nuovo banco di prova per l’Europa


– di Michele Nardelli –

L’Europa è di nuovo alla prova, tanto sul piano della capacità di elaborare la fine del Novecento nel superamento degli stati nazionali, come nel saper mettere in campo la sua forza inclusiva. Gli avvenimenti che in questi giorni stanno sconvolgendo l’Ucraina rappresentano infatti l’onda lunga della disintegrazione dell’impero sovietico (dalla quale sono nati sin qui non meno di diciotto stati riconosciuti o di fatto) e gli effetti altrettanto devastanti del turbocapitalismo che ne è seguito.
Se non ripartiamo da qui, dal formarsi nel secolo scorso di stati plurinazionali e dagli avvenimenti che sono seguiti alla caduta del muro non riusciremo a comprendere appieno il significato di quanto sta accadendo nel secondo più grande stato europeo (perché questo è l’Ucraina), con il rischio di avvallare così le descrizioni superficiali e manichee che vengono date in pasto all’opinione pubblica. 
Credo faremo un pessimo servizio in primo luogo alla nostra intelligenza nell’assecondare l’idea che in Ucraina si stiano scontrando da una parte la società civile democratica e dall’altra i vecchi satrapi, rispettivamente buoni amici dell’Europa a fronte dei cattivi seguaci di Yanukovich che guardano alla madre patria russa, figli della guerra fredda e orfani di un comunismo peraltro ormai ridotto alle vecchie statue di Lenin.
La situazione è molto più complessa e richiede prudenza, a cominciare dal nome stesso di questo paese che significa “confine”.&nbsnbsp;

– di Michele Nardelli –

L’Europa è di nuovo alla prova, tanto sul piano della capacità di elaborare la fine del Novecento nel superamento degli stati nazionali, come nel saper mettere in campo la sua forza inclusiva. Gli avvenimenti che in questi giorni stanno sconvolgendo l’Ucraina rappresentano infatti l’onda lunga della disintegrazione dell’impero sovietico (dalla quale sono nati sin qui non meno di diciotto stati riconosciuti o di fatto) e gli effetti altrettanto devastanti del turbocapitalismo che ne è seguito.
Se non ripartiamo da qui, dal formarsi nel secolo scorso di stati plurinazionali e dagli avvenimenti che sono seguiti alla caduta del muro non riusciremo a comprendere appieno il significato di quanto sta accadendo nel secondo più grande stato europeo (perché questo è l’Ucraina), con il rischio di avvallare così le descrizioni superficiali e manichee che vengono date in pasto all’opinione pubblica. 
Credo faremo un pessimo servizio in primo luogo alla nostra intelligenza nell’assecondare l’idea che in Ucraina si stiano scontrando da una parte la società civile democratica e dall’altra i vecchi satrapi, rispettivamente buoni amici dell’Europa a fronte dei cattivi seguaci di Yanukovich che guardano alla madre patria russa, figli della guerra fredda e orfani di un comunismo peraltro ormai ridotto alle vecchie statue di Lenin.
La situazione è molto più complessa e richiede prudenza, a cominciare dal nome stesso di questo paese che significa “confine”. Se avessimo prestato un po’ più d’attenzione alla “guerra dei dieci anni”(quella che negli anni ’90 sconvolse il cuore balcanico dell’Europa) sapremo che le “krajne” sono le “terre di confine” e che da sempre queste sono abitate da popolazioni di cultura, lingua ed etnia diversa. Nel caso dell’Ucraina, un territorio che annovera al proprio interno, oltre agli ucraini, popolazioni di origine russa (nel censimento 2001 il 17,2% della popolazione), rumena, moldava, bielorussa e poi tatari di Crimea, bulgari, ungheresi, polacchi, tatari, armeni, greci, diverse popolazioni di origine caucasica, tedeschi, rom… con quel che questi popoli si portano appresso sul piano culturale e religioso (ortodossi di tre riti diversi, cattolici di tre chiese orientali, protestanti anche in questo caso di chiese pentecostali, evangeliche, calviniste…, ebrei e musulmani).
Eppure sbaglieremmo se pensassimo che questa complessità rappresenti la causa profonda di un conflitto che invece assume ogni giorno di più connotati balcanici.
Perché dietro le rivendicazioni e le identità nazionali si nascondono motivi ben più prosaici che hanno a che fare con interessi geopolitici ed economici tutt’altro che trascurabili, fortemente intrecciati al carattere postmoderno tipico dei paesi ex comunisti dove prosperano mafie, traffici illeciti di ogni tipo, deregolazione, sfruttamento selvaggio delle risorse umane ed ambientali. 
Certo, i simboli che le manifestazioni di massa evocano sono quelli nazionali e religiosi, ma non era affatto così – qui come altrove – all’inizio di quelle primavere che, restando inascoltate, presto sono diventate oggetto di radicalizzazioni in balia di gruppi criminali, ultras, servizi. Basta saper toccare le corde giuste… i Balcani insegnano.
Si è detto che l’Ucraina versa oggi in una situazione di collasso economico e di indebitamento finanziario (l’ex premier Vladimir Yanukovich è accusato di aver sottratto negli ultimi tre anni 37 miliardi di dollari e di averne trasferiti 70 all’estero), ma anche in questo caso prenderemo un abbaglio nell’immaginare un paese povero ed arretrato.
Oltre alla sua collocazione geopolitica fra Europa e Russia, l’Ucraina riveste un’importanza cruciale nel rappresentare un passaggio obbligato per i principali corridoi commerciali (gasdotti e oleodotti), senza dimenticare che questo è il paese dello cernozjŏm (la terra nera) che ne fanno – nella storia – il maggior granaio d’Europa (un mercato rivolto ad oriente), ricco di molte altre risorse naturali come quelle minerarie e il legname, con quasi tremila chilometri di coste marittime. Sbocco al mare che è all’origine della dislocazione della più importante base militare della flotta russa (nucleare) sul Mar Nero a Sebastopoli (Crimea-Ucraina).
Un paese che – fra l’altro – annovera sul suo territorio quattro impianti nucleari in funzione (e undici in via di costruzione sulla base di un piano approvato nel 2011) e, fra queste, la centrale di Zaporižžja, con i suoi sei reattori il più grande impianto nucleare esistente in Europa. Per altro verso, l’Ucraina ancora sconta gli effetti del disastro di Chernobyl che pesa sull’economia nazionale per un 5-7% della spesa pubblica.Un paese di interesse strategico, tanto per le potenze occidentali quanto per la Russia. I cui blindati sono apparsi per le strade di Sebastopoli e di Sinferopoli (la capitale della Crimea), accolti dall’acclamazione della folla e da gruppi paramilitari che hanno occupato il Parlamento e l’areoporto, suffragati dalle dichiarazioni di autorevoli esponenti del governo Putin: “nessun governo a Kiev potrà essere ostile alla Russia”, lasciando intendere che un’eventuale adesione dell’Ucraina alla Nato verrebbe considerata da Mosca come un attentato alla sicurezza del proprio paese. E la storia si ripeterebbe tragicamente.
Insomma, si sta giocando con il fuoco. Il ruolo dell’Europa e delle sue istituzioni dovrebbe essere quello di spegnerlo, non di rinfocolarlo. Magari imparando dagli errori del passato, immaginandosi non come un super-stato che si mette al riparo da qualcuno, ma attraverso quello spirito inclusivo – come scriveva Zygmunt Bauman qualche anno fa – allergico alle frontiere, privo di finitezza, che dovrebbe essere alla base dell’identità europea. Una nuova cittadinanza, oltre le nazioni.

*pubblicato su www.michelenardelli.it

Cartolina dal Kossovo


Lunedì 24 febbraio 2014 / ore 17.30
Sala Aurora, Via Manci, 27 – Trento

La Fondazione Museo Storico del Trentino
in collaborazione con Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani
presenta:

Kosovo: una paese al bivio. (Franco Angeli, 2013)

Ne parliamo con l’autore Roberto Magni, Michele Nardelli (Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani), Davide Sighele (Osservatorio Balcani e Caucaso) e Gianfranco Gallo (magistrato, già impegnato in Kosovo)

Lunedì 24 febbraio 2014 / ore 17.30

Sala Aurora, Via Manci, 27 – Trento

La Fondazione Museo Storico del Trentino
in collaborazione con Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani
presenta:

Kosovo: una paese al bivio. (Franco Angeli, 2013)

Ne parliamo con l’autore Roberto Magni, Michele Nardelli (Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani), Davide Sighele (Osservatorio Balcani e Caucaso) e Gianfranco Gallo (magistrato, già impegnato in Kosovo)

Cosa resta da dire del Kosovo dopo oltre dieci anni dai bombardamenti della NATO?
Sicuramente ancora molto, perché la giovane Repubblica del Kosovo rischia di diventare una vera “isola di Tortuga” per chi volesse sfruttare la fluida situazione e l’oggettiva difficoltà di stabilire appieno la cosiddetta “rule-of-law”, ossia la legalità intesa nel senso più ampio del termine. La società kosovara sta tuttora attraversando un periodo di grande fermento, che rende ogni giorno diverso dal precedente, sotto molteplici punti di vista.
È vero che dal 1999 ad oggi sono stati consumati fiumi di inchiostro per cercare di spiegare agli Europei “occidentali” le innumerevoli sfaccettature di questa multiforme, variegata società, così vicina geograficamente all’Unione Europea, ma, sotto vari aspetti, altrettanto lontana dalla nostra mentalità. Kosovo: una paese al bivio.

Cartolina dal Kossovo

-presentazione libro
Lunedì 24 febbraio, ore 17.30
c/o Sala Aurora di Palazzo Trenti, via Manci 27, Trento

Kossovo: un paese al bivio
Cosa resta da dire del Kossovo dopo oltre dieci anni dai bombardamenti della NATO?

Ne parliamo con l’autore, Roberto Magni, Michele Nardelli (Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani) e Davide
Sighele (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Evento promosso da Fondazione Museo Storico di Trento e Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

 

Lunedì 24 febbraio, ore 17.30
c/o Sala Aurora di Palazzo Trenti, via Manci 27, Trento

Evento promosso da Fondazione Museo Storico di Trento e Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

Kossovo: un paese al bivio.

Cosa resta da dire del Kossvo dopo oltre dieci anni dai bombardamenti della NATO? Sicuramente ancora molto, perchè la giovane Repubblica del Kossovo rischia di diventare una vera “Isola di Tortuga” per chi volesse sfruttare la fluida sitauzine e l’oggettiva difficoltà di stabilire appieno la cosiddetta “Rule-of-Law”, ossia la legalità intesa nel senso più ampio del termine. La società kosovara sta tuttora attraversando un periodo di grande fermento, che rende ogni giorno diverso dal precedente, sotto molteplici punti di vista.
E’ vero che dal 1999 ad oggi sono stati consumati fiumi di inchiostro per cercare di spiegare agli Europei “occidentali” le innumerevoli sfaccettature di questa multiforme, variegata società, così vicina graficamente all’Unione Europea, ma, sotto vari aspetti, altrettanto lontana dalla nostra mentalità.

Ne parliamo con l’autore, Roberto Magni, Michele Nardelli (Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani) e Davide Sighele(Osservatorio Balcani e Caucaso)

LA SCELTA – e tu cosa avresti fatto?

Spettacolo
Giovedì 12 dicembre 2013, ore 20.45 – SmartLab (Rovereto)
Organizza: Progetto Colomba Onlus in collaborazione con Comitato delle associazioni per la pace e i diritti umani

Spettacolo
Giovedì 12 dicembre 2013, ore 20.45 – SmartLab (Rovereto)
Organizza: Progetto Colomba Onlus in collaborazione con Comitato delle associazioni per la pace e i diritti umani

 
 
Invito a uno spettacolo che apre il cuore e la mente – ingresso libero

uno spettacolo di Marco Cortesi e Mara Moschini

L’associazione “Progetto Colomba Onlus” in collaborazione con il “Comitato delle associazioni per la pace e i diritti umani” di Rovereto e con il sostegno di “Operazione Colomba-corpo nonviolento di paceti invita giovedì 12 dicembre, ore 20.45 (ingresso libero) presso il centro giovani “SmartLab” (viale Trento n.46 ) a Rovereto alla replica dello spettacolo teatrale “La SCELTA” di e con Marco Cortesi e Mara Moschini.

 Due narratori, un uomo e una donna, quattro storie vere di coraggio provenienti da uno dei conflitti più atroci dei nostri tempi: la guerra civile che ha insanguinato l’ex Jugoslavia tra il 1991 e il 1995. Basato sul lavoro giornalistico di Svetlana Broz (nipote di Josip Broz, capo di governo jugoslavo, meglio conosciuto come “Maresciallo Tito”), “La Scelta” porta in scena straordinarie testimonianze di eroismo e coraggio. Nascondere il vicino in casa propria, dare un passaggio a una donna, condividere del cibo con un ragazzo ci appaiono piccoli gesti, ma diventano enormi esempi di umanità in un tempo in cui la malvagità è sovrana, in cui l’aiutare quel vicino di casa, amico, conoscente di etnia o religione differente può costarti la vita.” 

Cartolina dai Balcani… viaggio a Mostar e Sarajevo

Incontro pubblico
Venerdì 6 dicembre 2013, ore 20.30 – sala polifunzionale, Oratorio S. Antonio (Trento)
Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani in collaborazione con l’Associazione Oratorio S. Antonio

 

Incontro pubblico
Venerdì 6 dicembre 2013, ore 20.30 – sala polifunzionale, Oratorio S. Antonio (Trento)
Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani in collaborazione con l’Associazione Oratorio S. Antonio

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani in collaborazione con l’Associazione Oratorio S. Antonio, presenta Cartolina dai Balcani… Ventun’anni sono passati dal referendum con cui il popolo bosniaco decise di separarsi dalla Confederazione jugoslava.
Quest’atto segnò l’inizio dell’atroce conflitto che dilaniò il paese fino al 1995, dividendo etnicamente una popolazione che aveva vissuto pacificamente fino a quel momento. Abbiamo cercato di comprendere cosa comportò la guerra nella vita di tut ti i giorni, raccogliendo testimonianze di persone e famiglie che hanno vissuto in prima persona il conflitto. Questo è quello che cercheremo di raccontarvi.
Un gruppo di ragazzi e ragazze racconta la propria esperienza in Bosnia attraverso le proprie emozioni, foto, video e testimonianze degli incontri con la popolazione. Seguirà un assaggio di piatti tipici bosniaci.

Informazioni:lilligrigolli@alice.it

Cartolina da Mostar


Serata informativa
Sabato 9 novembre 2013, dalle ore 18.009 novembre 1993 – 9 novembre 2013
Organizza: Associazione Trentina Balcani in collaborazione con Forum trentino per la Pace e i diritti umani

Sabato 9 novembre 2013, dalle ore 18.00Stari Most, Ponte Vecchio di Mostar 9 novembre 1993 – 9 novembre 2013Mostar d’autunno tira un sospiro di sollievo dopo l’arsura estiva. E’ la stagione dei melograni che adornano la città. E del ricordo, che si impone, di quel ’93 sanguinoso e orribile, con la distruzione del Ponte Vecchio caduto sotto i colpi dell’artiglieria del consiglio croato.

Un viaggio immaginario tra parole, volti, testimonianze e musica per ripercorrere insieme le strade di Mostar e gli scalini del Ponte Vecchio, a vent’anni dalla sua distruzione. Appuntamento nell’ambito nel progetto annuale “1914-2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini”. L’iniziativa propone tracce e riflessioni sul senso dei luoghi tra distruzione e ricostruzione, le testimonianze delle generazioni nate nel dopo guerra, l’imbroglio etnico e la fragilità della convivenza, dove il paradigma jugoslavo farà da riferimento a ciò che potrebbe avvenire ovunque, in determinate circostanze.

Narrazioni
– Mario Boccia, fotografo, presentazione del reportage fotografico “L’imbroglio etnico”
– Francesco Mazzucchelli, presentazione del libro “Urbicidio: il senso dei luoghi tra distruzioni e ricostruzioni nella ex Jugoslavia”
– Giuseppe Valente, regista del documentario “La meglio gioventù di Mostar: un viaggio tra la prima generazione di Mostar cresciuta nella città post-bellica”
– Michele Biava, giornalista free lance, corrispondente di OBC dalla Bosnia Erzegovina

Video installazione
Ispirata al progetto “Recollecting Mostar”, con tratti del documentario “Il cerchio del ricordo” di a Andrea Oskari Rossini (OBC)

Mostra fotografica
“Riemergerà il Vecchio per coloro che lo amano” di Michele Biava e Maja Husejic

Concerto
Santo Barbaro, cantautorato elettronico e musica sevdah, con Maja Musi al clarinetto