Cecenia: la guerra infinita

A quasi tre anni dalla cessazione ufficiale dell’operazione antiterrorismo russa in Cecenia, la guerriglia separatista islamica guidata dall’emiro Dokka Umarov continua a combattere.

A quasi tre anni dalla cessazione ufficiale dell’operazione antiterrorismo russa in Cecenia, la guerriglia separatista islamica guidata dall’emiro Dokka Umarov continua a combattere.

Non solo contro le forze governative cecene del presidente Ramzan Kadyrov, ma anche contro le truppe russe, ancora operative nella regione.

Dall’inizio dell’anno, in particolare, si registra una recrudescenza dei combattimenti in diversi distretti della repubblica, con l’impiego di aviazione e artiglieria da parte delle forze federali e con decine di vittime da entrambe le parti. A sparare per primi sono sempre i ceceni.

Il fronte più caldo, da alcuni giorni a questa parte, è quello sulle montagne del distretto sud-orientale di Vedenò, dove da domenica si contano almeno 4 morti e 16 feriti tra i militari russi e 5 caduti tra i ribelli, secondo la stampa russa. Per il sito Kavkazcenter, vicino ai jihadisti ceceni, i militari russi uccisi sarebbero addirittura 10 e quelli feriti 25.

Domenica, dopo aver subito un agguato alla periferia del capoluogo distrettuale, un distaccamento di truppe russe si è lanciato all’inseguimento degli assalitori sulle montagne, in direzione est. Tra i boschi innevati attorno al villaggio di Tezen-Kala i militari sono caduti in un’imboscata della guerriglia.

Ne è scaturita una battaglia che si è protratta fino a lunedì, durante la quale i russi hanno individuato una base dei ribelli nella foresta, bombardandola con elicotteri e obici. Il presidente Kadyrov ha comunicato che l’operazione militare è stata interrotta a causa della fitta nebbia.Aviazione e artiglieria russe erano entrate in azione contro postazioni della guerriglia anche giovedì e venerdì scorso nel distretto di Achkhoi-Martan, a ovest della capitale Grozny. Gli scontri si erano concentrati attorno ai villaggi di Stary Achkoi e Yandi. Nessuna informazione su eventuali vittime.

La ripresa degli scontri armati in Cecenia (dove alle elezioni per la Duma del 4 dicembre scorso il partito di Putin ha preso il 99,48 per cento dei voti), coincide con il dispiegamento nella regione di batterie missilistiche antiaeree russe ‘Barnaul-T’.Per Mosca, la repubblica cecena rappresenta uno strategico baluardo nei confronti del nemico in agguato al di là delle vette caucasiche: la Georgia di Saakashvili, che dopo la breve guerra del 2008 si è massicciamente riarmata con il sostegno degli Stati Uniti e della Nato.Pochi giorni dopo che, a dicembre, il colonnello russo Oleg Kochetkov ha annunciato il dispiegamento dei nuovi missili in Cecenia, il capo del Consiglio di Sicurezza russo Nikolai Patrushev ha dichiarato che la Georgia sta addestrando sul suo territorio ‘boeviki’ ceceni per condurre azioni di guerriglia sul territorio russo.

Mosca ha sempre accusato Tbilisi – e indirettamente gli Usa – di sostenere i separatisti islamici in Cecenia offrendo loro rifugio nella valle georgiana di Pankisi, sul versante meridionale del Caucaso. Ma era da tempo che queste accuse non venivano rinnovate. Com’era da tempo che in Cecenia non si registravano scontri armati di questa intensità.

 

fonte: Articolo di Enrico Piovesana pubblicato l’11 gennaio 2012 sul sito di E-il mensile.