Cosa succede in Siria?

Mercoledì 25 settembre, alle ore 20.00. Presso il Cafè de la Paix, Passaggio Teatro Osele / Trento. 

E’ passata più di una settimana dall’incontro tenutosi al Cafè de la Paix di Trento per discutere della situazione siriana. Uscivamo da giorni segnati dal timore per un imminente intervento militare su Damasco e dall’appello di pace espresso da Papa Francesco di fronte ad una Piazza San Pietro gremita, non solo di fedeli. Sono trascorsi pochi giorni, ma ora sembra passato un secolo. Tutto sembra essere tornato dentro i confini della gestione diplomatica. Messo in sordina dai media, sparito dal dibattito italiano, forse dimenticato anche da chi pochi giorni fa si era indignato per un possibile intervento armato internazionale. Ma è davvero così? 

E’ passata più di una settimana dall’incontro tenutosi al Cafè de la Paix di Trento per discutere della situazione siriana. Uscivamo da giorni segnati dal timore per un imminente intervento militare su Damasco e dall’appello di pace espresso da Papa Francesco di fronte ad una Piazza San Pietro gremita, non solo di fedeli. Sono trascorsi pochi giorni, ma ora sembra passato un secolo. Tutto sembra essere tornato dentro i confini della gestione diplomatica. Messo in sordina dai media, sparito dal dibattito italiano, forse dimenticato anche da chi pochi giorni fa si era indignato per un possibile intervento armato internazionale. Ma è davvero così? 
L’accordo Usa-Russia che impone (o chiede?) ad Assad la consegna delle armi chimiche sembra rappresentare in questo momento l’unica strada percorribile per evitare l’immediato uso della forza, ma l’impressione è che si tratti più di un espediente per prendere tempo di fronte ad una situazione complessa che non di una soluzione. Si muore forse meno in questi giorni di empasse dentro le città martoriate della Siria? Hanno smesso di fuggire dalla guerra civile i profughi che cercano rifugio in Iraq piuttosto che in Turchia, o che in barca raggiungono le coste italiane? E’ meno preoccupante l’instabilità geopolitica che si respira in tutto il Mediterraneo, unita all’assenza sempre più evidente di un’efficace idea politica per la pace e per la mediazione dei conflitti? 
Sono tutte domande retoriche per cercare di indicare il permanere in Siria e nella regione di una situazione grave, benché da qualche giorno ormai gli aggiornamenti da Damasco non siano più tra le breaking news dei telegiornali e non riempiano le prime pagine dei quotidiani. La domanda che più volte ci siamo posti una settimana fa è oggi più che mai attuale: cosa possiamo fare per mettere fine alla tragedia siriana? 

Ci eravamo lasciati con l’impegno di tenerci in contatto, mettendo in comune una serie di iniziative pratiche a sostegno della popolazione siriana, dentro e fuori la Siria. Interventi umanitari, ma anche qualche progetto di medio/lungo periodo come i forni per il pane o le scuole. Crediamo questa sia ancora una delle strade da percorrere e quindi come Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani potremmo essere promotori di un intervento umanitario come impegno condiviso da parte delle 82 associazioni ed istituzioni trentine che compongono il Forum.



Oltre a questo intervento umanitario che vorremmo attivare al più presto, ci sembra però altrettanto importante pensare a quel che possiamo offrire alla comunità trentina, e non solo, in termini di approfondimento rispetto ad un contesto tanto complesso.Quale agenda potremmo immaginare per trovare una soluzione e fermare i combattimenti ma, insieme, su che cosa può significare costruire una “cultura della pace” che non ci costringa per l’ennesima volta di fronte alla degenerazione violenta dei conflitti a dover scegliere da che parte stare fra i belligeranti.

In questi anni ci siamo proposti una strada non banale che abbiamo percorso con serietà e puntualità, fatta di conoscenza della storia, delle culture, delle voci dei protagonisti di un approccio nonviolento. Che vorremmo proseguire affinché la pace non debba ridursi ad una rituale risposta alla guerra. Potremmo dare un ulteriore contributo per la comprensione dei contesti geopolitici e degli interessi in campo affinché l’opinione pubblica, la società civile e le istituzioni possano avere uno sguardo più nitido nella comprensione degli avvenimenti. 

Vorremmo altresì proporci uno sforzo di elaborazione per un appello in forma di decalogo affinché – a partire dalla situazione siriana – il Mediterraneo possa divenire un mare di incontro, di dialogo, di cooperazione e di pace. Potrebbe essere anche questo un modo di uscire dall’emergenza e immaginare un futuro diverso.

E’ passata una settimana, ma sembra passato un secolo.


Aspettiamo le vostre idee e le vostre impressioni e vi proponiamo di rivederci per approfondire le proposte mercoledì 25 settembre, alle ore 20.00 presso il Cafè de la Paix. 

Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani