Dal sogno all’incubo: l’altro viaggio della migrazione

di Arianna Bazzanella con il contributo di Rose Marie Callà

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PREMESSA
Parlare di migrazione non è mai facile: una sola parola contiene migliaia di storie, spesso difficili e sempre diverse, segnate da addii, partenze, disagi, separazioni, sogni a volte disattesi. Secondo l’ultimo rapporto “L’immigrazione in Trentino” presentato da Cinformi il 12 febbraio scorso, gli immigrati in Provincia di Trento sono 50.833 (il 10% della popolazione totale) e la comunità più rappresentata è quella romena che da sola costituisce il 20% del totale (circa 10.000 persone).
Si sente spesso parlare di questi cittadini non italiani, ma per lo più in concomitanza di eventi tragici che interessano i confini nazionali o europei; in momenti particolarmente critici, come l’accoglienza di rifugiati o esuli provenienti da Paesi in guerra; o dopo atti di criminalità. Elementi che rischiano di trascurare le loro storie quotidiane segnate da dolore, fatica, coraggio, disillusione che, più o meno, ogni migrante porta con sé. Soprattutto se donna.
Lo spettacolo Kebab della romena Gianina Carbunariu, messo in scena mercoledì 25 febbraio al teatro San Marco di Trento dalla compagnia ariaTeatro, ha offerto l’occasione per riflettere su questo tema delicato e spesso trascurato dalle cronache e dagli approfondimenti mediatici, se non quando riguardano eventi a carattere sensazionalistico.
Il testo pluripremiato – tradotto in sette lingue e già rappresentato a Berlino, Monaco, Parigi e Londra e arrivato per la prima volta in Italia lo scorso anno a Pergine per la regia di Riccardo Bellandi – narra una storia semplice e terribile insieme: tre giovani decidono di lasciare il loro paese, la Romania, per seguire i loro sogni nella ricca Irlanda. Madalina vuole diventare una pop-star, Voicu guadagnare più soldi, Bogdan lavorare nel campo delle arti visive. Ma le loro speranze e la loro voglia di riscatto s’infrangono presto, nella realtà meno facile delle loro aspettative.
L’incontro proposto lunedì 23 febbraio in Sala Aurora di palazzo Trentini voleva proporre proprio questo punto di vista soffermandosi in particolare sulla migrazione delle donne che possono diventare vittime una seconda volta, e proprio per mano di chi dovrebbe proteggerle o sostenerle, di un viaggio che già di per sé è carico di speranze e aspettative ma anche di disincanti e disillusioni.
In questo contributo vorremmo recuperare alcuni dati e alcune informazioni il più possibile oggettivi con l’intento di offrire un’occasione di riflessione.

I RIFUGIATI: ALCUNI DATI [1] 

  • L’86% dei rifugiati è accolto in paesi del c.d. Terzo mondo. Dieci anni fa era il 70%.
  • L’UE ne accoglie meno del 10%
  • Il primo Paese al mondo per numero di rifugiati accolti è il Pakistan (1.600.000), il secondo l’Iran (857.000) più o meno come il Libano (856.000); segue la Giordania (642.000)
  • In rapporto agli abitanti i rifugiati sono: Libano 178 per 1.000 abitanti (ma ora oltre 200); Giordania 88; Ciad 34; Mauritania 24; Malta 23
  • Per ogni dollaro di PIL pro capite: Pakistan 512; Etiopia 336; Kenia 295; Ciad 199; Sud Sudan 177
  • In Europa (2013): circa 600.000 in Turchia, 190.000 in Germania, 232.000 in Francia, 126.000 nel Regno Unito, 114.000 in Svezia
  • In Italia (2013): 78.000 rifugiati riconosciuti
  • La Svezia supera i 9 rifugiati ogni 1000 abitanti, i Paesi Bassi intorno ai 4,5, la Francia 3, mentre l’Italia ne accoglie poco più di 1
  • Nuove domande (2013): 28.700 in Italia, 110.000 in Germania, 60.000 in Francia
  • Circa 170.000 sbarcati nel 2014, contro 43.000 nel 2013, ma solo un terzo ha presentato domanda di asilo in Italia: 65.000 circa. All’epoca delle guerre balcaniche, ne abbiamo accolti 77.000, senza grandi traumi sociali.

QUANTI SONO GLI IMMIGRATI IN TRENTINO? ALCUNI DATI DI SFONDO [2]La presenza immigrata in provincia di Trento: alcuni indicatori essenziali (31.12.2013)


Popolazione straniera residente50.833 unità (+4,4% rispetto al 2012).
Componente femminile: 53,1%.
Incidenza totale sulla popolazione residente: 9,5%.

Macro-aree geografiche di provenienzaUnione europea (28 Paesi): 28,1%; Europa centro-orientale: 37,8%; Africa settentrionale: 13,8%; Asia: 10,9%; America centro-meridionale: 5,7%; Altri (Nord America/Oceania/altri paesi africani/altri paesi europei): 3,7%. 

Primi gruppi nazionaliRomania (19,7%); Albania (13,8%); Marocco (9,1%); Macedonia (6,3%); Moldova (5,8%); Ucraina (5,0%); Pakistan (4,8%); Tunisia (3,1%); Polonia (2,6%); Serbia (2,6%).

Motivi del soggiornoLavoro (49,8%); Famiglia (44,3%); Studio (3,2%); Altri motivi (2,7%).

Nati stranieri nel 2013: 904 (-4,5% rispetto al 2012).
Incidenza sul totale dei nati: 17,7%.
Tasso di natalità della popolazione residente con cittadinanza straniera: 18,16‰.

Alunni con cittadinanza non italiana (a.s. 2013/2014): 9.553 (11,6% del totale degli alunni) (+1,0% rispetto all’a.s. 2012/2013). Distribuzione per ordine di scuola: Scuole dell’infanzia (25,1%); primarie (36,6%); secondarie di I grado (20,6%); secondarie di II grado (17,6%).

Ricoveri di pazienti stranieri nel 2013: 6.984 (-4,9% rispetto al 2012).

Accessi di cittadini stranieri alle strutture di pronto soccorso nel 2013: 31.474 (-2,5% rispetto al 2012).

Assunzioni di lavoratori stranieri nel 2013: 43.166 (+0,1% rispetto al 2012). Distribuzione per settori: Agricoltura (38,8%); Industria (11,5%); Terziario (49,7%).


DONNE, MIGRAZIONE, TRATTA: ALCUNE DEFINIZIONI
 
Migrazione: è un trasferimento permanente o temporaneo di gruppi di persone in un Paese diverso da quello di origine; dal punto di vista del luogo di destinazione il fenomeno prende il nome di immigrazione da quello di origine si parla di emigrazione. Si possono includere le migrazioni di popolazioni e i movimenti interni a un Paese (le cosiddette migrazioni interne e il fenomeno dell’urbanizzazione).

Immigrazione clandestina: identifica l’ingresso non autorizzato di cittadini di altri Stati nel territorio di un dato Paese. Gli immigrati sono mossi dalla ricerca di condizioni di vita migliori perché spesso nei Paesi di provenienza ci sono alti tassi di povertà oppure non vengono rispettati i diritti civili. L’immigrazione clandestina, così come quella regolare, è un fenomeno di cui sono oggetto generalmente i Paesi più ricchi. Si tratta spesso di flussi misti nell’ambito dei quali si spostano sia migranti sia rifugiati, seguendo rotte e modalità di trasporto simili. Tali spostamenti vengono definiti irregolari poiché spesso avvengono senza la necessaria documentazione e di frequente coinvolgono trafficanti di esseri umani. Le persone che si muovono in questa maniera spesso mettono a rischio la propria vita, sono obbligate a viaggiare in condizioni disumane e possono essere oggetto di sfruttamento ed abuso. Gli Stati considerano tali flussi come una minaccia alle proprie sovranità e sicurezza.

Tratta di esseri umani: indica il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o l’accogliere persone tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha l’autorità su un’altra a scopo di sfruttamento che può manifestarsi come:

  • –        sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale
  • –        lavoro forzato o prestazioni forzate
  • –        schiavitù o pratiche analoghe
  • –        asservimento o il prelievo di organi.

Il consenso della vittima della tratta di persone al tipo di sfruttamento è indifferente quando si ricorre a uno dei mezzi enunciati. Il traffico di esseri umani (trafficking in human beings) si distingue dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (smuggling of migrants), mirante a ottenere un beneficio dal trasporto e ingresso illegale di una persona in un altro Stato, mentre la tratta di esseri umani ricorre a metodi coercitivi o ingannevoli e mantiene le vittime in una condizione di schiavitù. In secondo luogo, la tratta di esseri umani non è legata solo al loro sfruttamento sessuale, ma comprende sfruttamento del lavoro, vessazioni domestiche, ricatti e violenze di ogni sorta. Ciò precisato, resta vero che in Italia la riduzione in schiavitù a fini di sfruttamento della prostituzione costituisce l’espressione statisticamente più massiccia della tratta.

Prostituzione: si indica l’attività di chi offre prestazioni sessuali dietro pagamento di un corrispettivo in denaro. L’attività, fornita da persone di qualsiasi orientamento sessuale, può avere carattere autonomo, professionale, abituale o saltuario. L’uso del termine non è univoco e a seconda del Paese, del periodo storico o del contesto socio-culturale può includere qualsiasi atto sessuale e qualsiasi tipo di compenso (anche non in denaro) o indicare, moralisticamente ed erroneamente, coloro che intrattengono atti sessuali fuori dal matrimonio o uno stile di vita simile a coloro che offrono le prestazioni o chi intrattiene atti sessuali disapprovati. Può indicare anche un comportamento zelante più del dovuto nei confronti di un superiore, finalizzato all’ottenimento di gratifiche lavorative o economiche. Strettamente legato alla prostituzione è il suo sfruttamento, o lenocinio, praticato per trarre profitto dall’attività della donna, da parte di persone che generalmente si presentano come protettori. Inoltre vi sono altre figure legate al fenomeno della prostituzione per cui può configurarsi, al posto dello sfruttamento vero e proprio, il reato di favoreggiamento.

Prostituzione straniera: è l’attività di prostituzione esercitata da soggetti provenienti da stati diversi da quelli in cui esercitano. Possono essere soggetti immigrati in modo regolare o irregolare, essere vittime di favoreggiamento all’immigrazione clandestina o essere vittime di tratta o anche essere giunte nel paese di destinazione in modo del tutto autonomo, libero e consapevole.

La stima di questi fenomeni è sempre molto difficile. Oggi si può stimare che sulle strade di Trento e Rovereto (dove si concentra il fenomeno) si prostituiscano ogni notte circa 20-25 persone con un turnover che però riguarda molti più soggetti, difficilmente individuabili per la forte mobilità territoriale (proprio per sfuggire ai controlli). Si tratta per lo più di donne straniere e si stima che circa la metà provengano dalla Romania oggi un Paese membro dell’Unione Europea.
Per quanto sia difficile reperire e confrontare dati e stime relativi al fenomeno della tratta e dello sfruttamento sessuale e lavorativo a livello transazionale, si può inferire tuttavia che abbia una dimensione quantitativa rilevante e significativa[3]. A livello mondiale, infatti, sembrano non esserci macro aree geografiche estranee al fenomeno del traffico di esseri umani che ha dunque assunto dimensioni globali: America centro-meridionale (Brasile, Perù, Colombia, Messico) e settentrionale (Stati Uniti), Africa centro Occidentale (paesi che si affacciano sul Golfo della Guinea) e Sud-est asiatico (Thailandia, Lagos, Cambogia e Cina centro-orientale). L’organizzazione internazionale del lavoro (OIL, 2005) stima oltre 12 milioni di persone assoggettate al lavoro forzato e grave sfruttamento, distribuite sulla base della area geografica e sulla base del tipo di sfruttamento come si può osservare dalla tabella. Tra questi 12 milioni di persone, oltre 1 milione sarebbero vittime di sfruttamento sessuale: donne e bambine ne rappresentano la maggior parte. 

NOTE:[1] Fonte: M. Ambrosini, P. Boccagni, S. Piovesan (a cura di), L’immigrazione in Trentino. Rapporto annuale 2014, Provincia di Trento, Trento, 2015 (pagina 27) disponibile gratuitamente anche sul sito www.cinformi.it 
[2] Dati esposti durante la presentazione dell’ultimo rapporto CINFORMI L’immigrazione in Trentino (Trento il 12 febbraio 2015) e disponibili al sito www.cinformi.it
[3] I dati riportati di questa sezione fanno esclusivo riferimento al volume curato da F. Carchedi e V. Tola “All’aperto e al chiuso. Prostituzione e tratta: i nuovi dati del fenomeno, i servizi sociale, le normative di riferimento”, Ediesse Edizioni, Roma, 2008, pp. 29-33.

Articolo de Il Trentino di lunedì 23 febbraio 2015


Articolo de Il Corriere del Trentino di martedì 24 febbraio 2015

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