Dittico della fame

VENERDI’ 9 DICEMBRE 2011,

Teatro Portland (Trento),

Organizza:

Portland

Dittico della fame

Il palco del Portland si apre ad uno spettacolo non convenzionale e di forte impegno civile che racconta le contraddizioni del nostro tempo: il desiderio di successo, le insicurezze, la fame, il sesso. Uno spettacolo sulla fame come ricerca ossessiva di qualcosa, qualcuno.

Dittico della fame
Lato A. Cicche
Lato B. Mostro
09 dicembre 2011 – Teatro Portland, via Papiria 8, Trento.
Visione e parole Cristiano Sormani Valli
Creazione Nicolas Ceruti, Maria Rosa Criniti, Luca Marchiori, Mara Marini, Cristiano Sormani Valli
Azione Nicolas Ceruti, Maria Rosa Criniti, Luca Marchiori, Mara Marini
Ricerca fotografica e fotografie Alessandra Di Consoli
Video Barbara Ferrari, Nicolas Ceruti, Cristiano Sormani Valli
Scene e luci Nicolas Ceruti, Luca Marchiori
Audio Thomas Peres
Ricerca musicale_ Cristiano Sormani Valli, Luca Marchiori.

Ingredienti
Uno spettacolo diviso in due; due spettacoli in uno: il lato A ed il lato B.
Due temi connessi e speculari l’uno all’altro. Il doppio lato della medaglia.
Entrambi caratterizzati dalla medesima messinscena.
Il lato A è per due voci femminili, il lato B per due voci maschili.
Uno spettacolo sulla fame come ricerca ossessiva di qualcosa, qualcuno.
Un’indagine tragica-comica della realtà contemporanea attraverso la lente del surreale.
Una scatola scenica cubica 4x4x4 metri. “Americane” d’acciaio a delimitarne il perimetro. Plastica su 3 lati ad isolare lo spazio scenico. Telo di proiezione alle spalle degli attori. Video, fotografie ad accompagnare e completare la messinscena, con i quali gli attori interagiscono e dialogano.
Due “piedistalli-palchetti”: acciaio e plexigas. Luce al loro interno.
Fari sagomatori, audio e video come parte integrante del cubo-stanza.
Struttura autonoma per replicabilità in qualsiasi tipo di spazio e contesto.
Microfoni per gli attori. Musica ad accompagnamento della scena.

Lato A. Cicche
“Cicche” è un provino. Immaginato? Reale? A questo provino partecipa una donna.
Una donna che ha come caratteristica quella di nutrirsi solamente di chewingum.
Non più giovane, non più magra, non più bella. Che anzi vede sfiorire la sua bellezza giorno dopo giorno. Che tenta con ogni “trucco” di tornare ad essere quello che non è più.
Una donna alla ricerca di una bellezza esteriore che non muoia. Che non sparisca ingoiata dal tempo.
Una donna che farebbe di tutto per poter lavorare col “Direttore”, un uomo che ama, ammira, stima e adora. Un uomo che rappresenta per lei la piena realizzazione di ogni desiderio.
Una donna che dialoga con la sorella morta. Suo alter ego-coscienza razionale, contraria e complementare.
Un discorso in forma grottesca sull’anoressia, sulla ricerca d’una bellezza omologata, di uno status sociale apparentemente appagante. Uno spettacolo sulla negazione della Fame, sulla trasformazione della Fame: da naturale a metafora della spasmodica ricerca d’annullamento del tempo e del successo.
Il tutto caratterizzato da un linguaggio e da una “maschera” del personaggio grotteschi.
Comicità della forma, tragedia nella sostanza.
In scena due attrici che interpretano i due personaggi principali dell’opera.
Due attori, invece, in video, interpretano i due “provinanti”, o “dottori dell’istituto”, personaggi che intervallano ed accompagnano, coi loro dialoghi, il “provino” e la relazione fra le due sorelle.

Lato B. Mostro
Mostro è un lavoro sulla preda e sul predatore. Sulla fame, sulla timidezza, sulla relazione
sensuale-sessuale. Sulla seduzione. Sulla fascinazione. Sulla mancanza d’amore.
Mostro è un concerto immaginifico per voce e musica elettronica.
Mostro parla di un uomo che non è mai stato veramente amato. Timido ed introverso. Mostro parla di uno scienziato. Di un topo da laboratorio trasformato dagli eventi e dalle scelte, in una cavia. Mostro parla di un uomo che sperimenta su di sé un siero che gli da’ la possibilità di sedurre qualsiasi essere umano.
Mostro parla del sesso trasformato in ossessione. Dell’incapacità di conquista vera. Di
manipolazione. D’impossibilità a fermarsi. Di mancanza di relazione. Parla di una lenta
trasformazione da uomo in essere bestiale.
Mostro parla di fame intesa come degenerazione della pulsione sessuale, pulsione e funzione necessaria ed essenziale nella vita, che si presenta invece qui nella sua forma più buia e famelica.
Mostro prende l’avvio da un racconto di Cristiano Sormani Valli, inserito nella raccolta di racconti “Il naturale evolversi dei fatti” edito da MJM editore.
Nella nostra messinscena il personaggio principale dell’opera è interpretato da due attori. Il primo interpreta Kurt “prima dell’esperimento”: la parte timida ed introversa. Il secondo, invece, interpreta Kurt nella sua parte “bestiale” del dopo trasformazione. Arrivando ad identificare ed uniformare le due personalità-personaggi nel corso dell’opera.
Ogni incontro-dialogo, invece, avviene attraverso l’uso del video. Gli attori interpreteranno i
diversi personaggi incontrati da Kurt nel corso della vicenda, dialogando direttamente con l’attore in scena.
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