Donne e uomini scalzi in marcia: il pensiero del Presidente del Forum

di Massimiliano Pilati


 

Migranti, profughi, guerre, marcia delle donne e degli uomini scalzi: il contributo del Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani, Massimiliano Pilati

“Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace. Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.”

La frase riportata sopra fa parte del manifesto di convocazione della marcia delle donne e degli uomini scalzi che si terrà venerdì 11 settembre a Venezia e, in contemporanea, in molte altre città italiane. Il Consiglio del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani riunitosi lunedì 7 settembre ha deciso di fare proprio l’appello lanciato da Venezia e di partecipare alla marcia che si terrà anche a Trento venerdì 11 settembre alle ore 18 con partenza in Piazza Duomo. Con noi sfileranno altre realtà trentine tra cui l’Arci, i sindacati, l’unione degli studenti universitari, l’Associazione nazionale educatori professionali, i gruppi trentini di Emergency e di Amnesty international, il Coordinamento Nazionale delle Comunità di accoglienza del Trentino Alto Adige, l’associazione Ya Basta e molte altre realtà e singoli cittadini sensibili al dramma che stanno vivendo migliaia di persone in fuga da guerra e povertà in tutto il mondo.
Venerdì noi ci saremo, convintamente.
Di fronte alle notizie e alle immagini di migliaia di profughi che spingono ai confini dell’Europa e che rischiano quotidianamente la vita affrontando viaggi pericolosissimi non è sufficiente scuotere la testa come non è sufficiente impegnarsi in estenuanti dialoghi sui social network con gli agitatori, spesso disinformati, di anacronistici nazionalismi.
È arrivato il momento di recuperare la nostra umanità, chiedendo con maggiore forza una mobilitazione collettiva per fermare questa strage e per chiedere alle nostre istituzioni di elaborare una strategia differente e condivisa in materia di migrazioni.
Proprio la realtà trentina, così ricca di una solidarietà già abbracciata dalla normativa provinciale e regionale sulla cooperazione internazionale, può e deve fungere da stimolo per indurre un’azione nazionale ed europea. È nostra responsabilità come associazioni, come animatori della società civile, impegnarci a trasformare la realtà che ci circonda in un luogo migliore, attraverso i nostri progetti e nella vita di tutti i giorni, mettendo la nostra conoscenza e le nostre risorse umane a disposizione della società civile. Ma non basta chiedere maggiore impegno alla politica, infatti come Forum abbiamo invitato le nostre associazioni e i loro componenti ad adoperarsi per trovare accoglienza nei propri territori a piccoli gruppi di profughi. Sappiamo che il Cinformi è alla disperata ricerca di alloggi e di famiglie disponibili a microaccoglienze.
È il momento di agire insieme: insieme, per mettere a punto una strategia di sensibilizzazione sul tema. Insieme, per mobilitare i nostri soci e volontari, diffondendo informazioni chiare e verificabili, sostenendo la cultura dell’accoglienza, del prendersi cura. Insieme per contenere interventi finalizzati unicamente a gestire l’emergenza. Insieme per sostenere proposte politiche finalizzate a promuovere strategie a lungo termine, orientate a creare un futuro di convivenza inclusiva e di benessere per tutti.
Purtroppo questi fenomeni migratori non avranno vita breve (il Pentagono parla di una fase lunga almeno 20 anni) e quindi dobbiamo capire che i diritti dell’uomo non si gestiscono nelle emergenze ma nella normalità. E la normalità ci porterà a non fare più distinzioni tra rifugiati politici e migranti economici, ci porterà a comprendere la portata di una serie di crisi concatenate che non possiedono più le caratteristiche della transitorietà, ma sono in tutto e per tutto segnali della definizione di un nuovo equilibrio. Crisi economiche, crisi ambientali, crisi umanitarie, crisi militari, crisi energetiche, crisi culturali. Basterebbero queste, connesse tra loro e dislocate territorialmente a ogni angolo del pianeta, per comprendere la gravità della situazione e invitarci ad affrontarla riappropriandoci della necessaria radicalità delle scelte politiche, e ancor prima delle idee e delle visioni che devono stare alla base delle decisioni.
Infine se è vero, come ci ha ricordato recentemente in un suo intervento Vincenzo Passerini (Migranti. Le tre questioni da risolvere, su L’Adige di lunedì 7 settembre), che le guerre e le ingiustizie internazionali sono la maggior causa dei 60 milioni di sfollati e profughi che l’Onu ha contato nel 2014, non possiamo fermarci alla pur lodevole accoglienza e per questo il Forum sarà sempre impegnato a ricordare che le emergenze non finiranno mai finché l’unico strumento a disposizione per risolvere le controversie tra stati e tra popoli saranno le armi, gli eserciti e le guerre. Non possiamo esimerci neanche dal non ricordare che l’Italia è in prima fila tra i produttori di armi e che quotidianamente bombe e armi italiane sono usate in numerosi conflitti sanguinari del nostro pianeta causando sofferenza, morte e migliaia di profughi (come ad esempio in Yemen). Se anche solo una piccola parte dei soldi impiegati nella produzione di armi e nell’addestramento dei nostri eserciti fosse usato per reali azioni di trasformazione nonviolenta dei conflitti prima che questi degenerino irreparabilmente, forse riusciremmo a risparmiare molte vite umane e a rendere il nostro mondo un posto più sicuro.
È arrivato il momento di decidere da che parte stare. È vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte. Noi stiamo dalla parte delle donne e degli uomini scalzi.

Massimiliano Pilati
Presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani