Gaza: la folle guerra fomentata dai venditori di armi

C. Perer –

La tregua è in atto, dopo 28 giorni c’è chi torna e guarda la desolazione di quel che resta. Gaza è devastata.

Foto: la fila per il pane a Gaza, Marco Longari

Da Giornale Sentire

C. Perer –

La tregua è in atto, dopo 28 giorni c’è chi torna e guarda la desolazione di quel che resta. Gaza è devastata.

Dall’8 luglio ad oggi 4 agosto 2014 sono 1822 i palestinesi morti,  tra cui 398 bambini, secondo fonti palestinesi (ministero della Salute di Gaza). I feriti palestinesi sono 9.370, dei quali 2.744 bambini. Secondo dati Onu circa 373mila bambini hanno bisogno di sostegno psicologico per i traumi relativi alla guerra. Distrutte oltre 10 mila case. Dall’altro lato 64 militari e due civili israeliani morti dall’inizio dell’offensiva.

Padre Pietro Kaswalder  – morto poche settimane fa improvvisamente  a Gerusalemme – spiegava il concetto di terrorismo così: “Tieni sempre la contabilità delle vittime, è un bel modo per capire chi è il vero terrorista”. La sproporzione 1822-66 dice qualcosa.

Israele intanto ritira il grosso delle proprie forze, ma colpisce ancorascuola dell’agenzia dei rifugiati Onu a Rafah (10 morti). Un attacco che il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon – dopo aver sottolineato che Israele è stato “ripetutamente informato della posizione” delle strutture delle Nazioni Unite a Gaza – ha definito “un atto criminale” che deve essere “rapidamente indagato”. Anche gli Usa – in una nota del Dipartimento di Stato – si sono detti “scioccati” per il bombardamento della scuola ed hanno chiesto ad Israele di “fare di più per evitare vittime civili”. Ma intanto rifornisce di armi Israele.

La richiesta di un embargo totale sulle armi destinate a tutte le parti coinvolte nel conflitto, è rimasta inascoltata da tutti: Usa, Iran, Italia compresa se è vero – come è vero – quanto riferito dalla testata giornalistica israeliana Heyl Ha’Avir: nei giorni scorsi 2 caccia addestratori avanzati M-346 “Master” di produzione italiana sono stati consegnati alle forze armate israeliane.

Si tratta dei primi velivoli prodotti dagli stabilimenti di Venegono Superiore (Varese) di Alenia Aermacchi, gruppo Finmeccanica, ordinati da Israele nel febbraio 2012. Gli M-346 sono destinati alla base di Hatzerim, nei pressi di Beersheba, deserto del Negev. I “Master” saranno denominati “Lavi” (leone in ebraico). La notizia riempie di tristezza perché ci sarà subito qualcuno pronto ad obiettare che si tratta pur sempre del maggiore gruppo industriale italiano. Che produca morte rende tutto ancora più amaro in questo scenario già di per sè molto amaro.

Amnesty International ha intanto sollecitato gli Usa a porre fine alla fornitura a Israele di ampi quantitativi di armi, strumento per compiere ulteriori gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza. La richiesta è giunta all’indomani dell’approvazione, da parte del Pentagono, dell’immediato trasferimento di munizioni per granate e mortai alle forze armate israeliane. Queste forniture si trovano gia’ in Israele, in un deposito di armi Usa, e seguono l’arrivo nel porto di Haifa, il 15 luglio, di una fornitura di 4,3 tonnellate di motori a razzo.

Queste forniture si aggiungono ad altre già inviate dagli Usa a Israele tra gennaio e maggio 2014, per un valore di 62 milioni di dollari e comprendenti componenti per i missili guidati, lanciarazzi, componenti di artiglieria e armi leggere.

“Il governo Usa sta gettando benzina sul fuoco attraverso la continua fornitura delle armi usate dalle forze armate israeliane per violare i diritti umani. Washington deve rendersi conto che spedendo queste armi sta esacerbando e continuando a consentire gravi violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione civile di Gaza” – ha dichiarato Brian Wood, direttore del programma Controllo sulle armi e diritti umani di Amnesty International.

I gruppi armati palestinesi, a loro volta, continuano a lanciare razzi indiscriminati in territorio israeliano, mettendo in pericolo la popolazione civile in flagrante violazione del diritto internazionale. Amnesty International ha ripetutamente chiesto la fine di questi attacchi, che costituiscono crimini di guerra.

La settimana scorsa, il presidente del parlamento iraniano ha dichiarato che l’Iran ha trasferito ad Hamas competenze tecniche per produrre armi. Egli, nel novembre 2012, aveva affermato che l’Iran aveva dato sostegno finanziario e militare ad Hamas, A sua volta, il comandante della Guardie rivoluzionarie iraniane aveva reso noto di aver fornito tecnologia missilistica ad Hamas. Combattenti di Hamas hanno ammesso di aver lanciato contro Tel Aviv missili del tipo Fajr 5 in dotazione all’Iran precisando di aver usato, nella maggior parte dei casi, razzi a corto raggio M25 o razzi Qassam e Grad.

Gli Usa sono di gran lunga il principale esportatore di forniture militari a Israele. Secondo dati resi pubblici dal governo di Washington, le forniture nel periodo gennaio – maggio 2014 hanno compreso lanciarazzi per un valore di quasi 27 milioni di dollari, componenti per missili guidati per un valore di 9,3 milioni di dollari e “bombe, granate e munizioni di guerra” per quasi 762.000 dollari. Dal 2012, gli Usa hanno esportato verso Israele armi e munizioni per 276 milioni di dollari. Questo dato non comprende l’esportazione di equipaggiamento militare da trasporto e di alta tecnologia.

La notizia della ripresa delle forniture a Israele e’ arrivata il 30 luglio, il giorno stesso in cui gli Usa condannato il bombardamento di una scuola delle Nazioni Unite in cui sono state uccise almeno 20 persone, tra cui bambini e operatori umanitari.

Ora la tregua è in atto. Chi ha sofferto di più sono i bambini. Chi mail li risarcirà del dolore che han visto e patito? Quando mai potranno dimenticare?

Per una scelta ben precisa non abbiamo mai pubblicato le foto raccapriccianti dei morti che in queste settimane abbondavano nei social network: provocano solo altra rabbia e altro odio. Pubblichiamo le foto di chi sopravvive perché producano il sentimento del com-patire, patire insieme. Solo il cum-pathos ci permette di sentirci meno impotenti. Portare una fetta infinitesimale di quel dolore (che è immenso) è il minimo che possiamo fare per non soccombere al male e all’odio.

Amnesty International continua a chiedere alle Nazioni Unite d’imporre immediatamente un embargo totale sulle armi destinate a Israele, Hamas e i gruppi armati palestinesi, per prevenire violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani da tutte le parti.

In assenza di un embargo decretato dalle Nazioni Unite, l’organizzazione per i diritti umani chiede a tutti gli stati di sospendere unilateralmente le forniture di munizioni ed equipaggiamento e assistenza militare a tutte le parti coinvolte nel conflitto, fino a quando le violazioni dei diritti umani commesse nei precedenti conflitti non saranno adeguatamente indagate e i responsabili portati di fronte alla giustizia.

5 agosto 2014

Foto: Marco Longari

Da Giornale Sentire