I colori della Marcia

I colori della Marcia

– di Luca Marognoli –

Tante mani di tanti colori impresse su un grande striscione dedicato a coloro “che amano, credono e desiderano la pace fra tutti i popoli”. Accanto a ciascuna, la parola “pace” tradotta nelle diverse lingue. I ragazzi del Don Milani, ciascuno con la sua maglietta dedicata all’evento, erano tra i 700 studenti delle scuole trentine che ieri hanno partecipato alla 50ª edizione della Marcia per la pace Perugia – Assisi.

I colori della Marcia

– di Luca Marognoli –

Tante mani di tanti colori impresse su un grande striscione dedicato a coloro “che amano, credono e desiderano la pace fra tutti i popoli”. Accanto a ciascuna, la parola “pace” tradotta nelle diverse lingue. I ragazzi del Don Milani, ciascuno con la sua maglietta dedicata all’evento, erano tra i 700 studenti delle scuole trentine che ieri hanno partecipato alla 50ª edizione della Marcia per la pace Perugia – Assisi.

Sono stati loro il cuore della vasta delegazione (1.300 persone) partita dalla nostra provincia per poter dire «io c’ero». In 300 gli aclisti, un centinaio quelli della Cgil, altrettanti della Comunità di valle dell’Alto Garda, con l’assessore Tarcisio Michelotti. A bordo dei due pullman del sindacato anche un gruppo di rifugiati sbarcati a Lampedusa e ospiti in Trentino.
Nel lungo e variopinto serpentone che ha coperto i 25 chilometri del tragitto si sono visti anche i volti di Marco Boato, dei consiglieri comunali Ruggero Purin, Lucia Coppola e Paolo Serra e dell’ex assessore Aldo Pompermaier.

Il tema di quest’anno era la riduzione delle spese militari. «Parliamo di 30 miliardi l’anno», spiega Franco Ianeselli della segreteria Cgil. «Nel momento in cui si taglia ogni voce di spesa, pensare a intervenire su questa è necessario». Una grande mobilitazione per la non violenza e i diritti civili quella andata in scena ieri. «E’ questo che rende più bella la Perugia-Assisi», continua il sindacalista. «Partecipano famiglie, boy-scout, non persone politicizzate ma che sentono davvero questa iniziativa».
Paolo Serra è stato tra i primi a partire: «Abbiamo dormito vicino al Trasimeno con le Acli e oggi (ieri, ndr) ci siamo alzati alle 6.30 per essere alle 8 alla partenza. C’è una marea di gente, più dell’altr’anno, fiumi di persone. Tanti giovani, anche il gruppo di sostegno a Chico Forti, con tanto di striscioni, poi bande musicali e i bambini delle elementari di un paesino che a ogni passante davano un bigliettino. Il mio recita: “Per me la pace è un segno di amore e amicizia».

Emiliano Bertoldi, direttore di Atas, ha accompagnato i profughi: «Quindici ragazzi, ospiti a Lases e a Rovereto. Somali, ghanesi e di altri paesi: una rappresentanza dei 101 presenti in Trentino. Da un lato è un’occasione di conoscenza reciproca e dall’altra una metafora del viaggio che hanno fatto loro. Tanto che stiamo facendo un video con le loro storie di immigrazione».

La partecipazione dei giovani è stata entusiastica. «Dal Don Milani siamo venuti con 150 ragazzi e 50 fra docenti, personale non docente e familiari suddivisi in tre pullman», dice la preside Daniela Simoncelli. «Un momento per fermarsi a riflettere sul fatto che la pace va costruita partendo dalla quotidianità e dalle cose di tutti i giorni. Qualcuno che era dubbioso ha chiesto se ritorneremo l’anno prossimo: significa che abbiamo raggiunto lo scopo».

Martina Camatta, del Forum trentino per la pace e i diritti umani, riflette: «La pace oggi è una questione trasversale che si riflette nella quotidianità, nella responsabilità individuale che la democrazia richiede per essere davvero tale. Oggi c’è un Paese vero che marcia portando sulle strade la necessità di guardare al mondo e non rinchiudersi in se stessi».

Articolo pubblicato sul quotidiano “Il Trentino” il giorno 26 settembre 2011