I giovani palestinesi fanno tremare i leader

15 marzo giornata della riconciliazione

La rivolta di popoli scoppiata nei paesi del Nord Africa, ha toccato anche la Palestina. Decine di gruppi giovanili stanno lavorando per scendere in migliaia nelle piazze di Ramallah e di Gaza, in una giornata che è stata battezzata non della collera, ma della riconciliazione: la manifestazione si svolgerà il 15 marzo. L’esempio della rivoluzione egiziana dove forze laiche, musulmane, cristiane e di diverse classi sociali si sono unite nella ribellione, ha dato forza e speranza ai giovani palestinesi che intendono chiedere la fine della divisione interna tra le due fazioni politiche di Fatah e Hamas.


“Abbiamo scelto il 15 marzo perché per noi palestinesi si tratta di una data priva di significati politici o di particolari commemorazioni”, dice Assad, 22 anni, all’intervistatore Vittorio Arrigoni (Peacereporter).



15 marzo giornata della riconciliazione

La rivolta di popoli scoppiata nei paesi del Nord Africa, ha toccato anche la Palestina. Decine di gruppi giovanili stanno lavorando per scendere in migliaia nelle piazze di Ramallah e di Gaza, in una giornata che è stata battezzata non della collera, ma della riconciliazione: la manifestazione si svolgerà il 15 marzo. L’esempio della rivoluzione egiziana dove forze laiche, musulmane, cristiane e di diverse classi sociali si sono unite nella ribellione, ha dato forza e speranza ai giovani palestinesi che intendono chiedere la fine della divisione interna tra le due fazioni politiche di Fatah e Hamas.


“Abbiamo scelto il 15 marzo perché per noi palestinesi si tratta di una data priva di significati politici o di particolari commemorazioni”, dice Assad, 22 anni, all’intervistatore Vittorio Arrigoni (Peacereporter).



 

“Tutti i leader arabi temono le manifestazioni spontanee dei giovani. Davanti alle telecamere si spendono in mille buoni propositi circa una possibile riconciliazione, ma sappiamo bene che molti di loro beneficiano di privilegi in questa situazione di stallo.”

 

Anche in Palestina la rivolta è dei giovani, che lamentano una scarsa lungimiranza dei leader locali, più concentrati sui dissidi interni piuttosto che sui veri bisogni della popolazione.

 

Si prevede una grossa mobilitazione non solo in Palestina, ma anche in Israele e in diverse città europee e del mondo. La speranza è di ottenere migliori condizioni di vita e quei diritti civili che adesso sono soffocati sia da Fatah sia da Hamas.

 

Le richieste sono le seguenti:

 

  • Il rilascio di tutti i detenuti politici dalle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas.

  • La fine di ogni tipo di campagna stampa contro le fazioni avverse.
  • Nuove elezioni legislative e presidenziali per ricostituire un governo che rappresenti l’intero popolo palestinese.
  • La ristrutturazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) al fine di includere tutte le fazioni e ritornare all’obiettivo originario: la liberazione della Cisgiordania dall’occupazione israeliana.

  • Il congelamento dei negoziati finché non ci sarà un programma politico condiviso, che individui una strategia unitaria nei rapporti con Israele.

 

Riteniamo importante sostenere questa iniziativa, fortemente innovativa rispetto al passato in quanto afferma la necessità di unità, democrazia e libertà all’interno della Palestina, a prescindere dalla situazione di occupazione da parte di Israele.

 

Si tratta di una presa di coscienza autocritica che non cerca alibi e chiede una trasformazione profonda della società, come precondizione essenziale per ottenere una solida base di negoziato con Israele.

 

Associazione onlus Pace per Gerusalemme – Il Trentino e la Palestina, Rovereto – Trento

 

http://www.facebook.com/Palestinians.United?sk=info – Gaza Youth Breaks Out

15 marzo, Azione internazionale per l’unità del Popolo Palestinese.Un solo popolo contro il Sionismo.

 

In nome del popolo arabo palestinese, per il rispetto del sangue dei martiri, delle vedove, degli orfani e dei loro lutti, per le migliaia di prigionieri nelle carceri israeliane e per tutta la nostra gente della diaspora palestinese, chiediamo a tutte le fazioni di unirsi sotto la bandiera della Palestina per potere riformare e basare il sistema politico in Palestina sugli interessi ed aspirazioni del popolo palestinese, in patria e in esilio.

 

La gravità dell’attuale fase di incursioni da parte dei coloni israeliani, dell’appropriazione della terra nella nostra Sacra Gerusalemme e della violenza dell’assedio contro il popolo palestinese di Gaza obbliga tutti noi ad unirci saldamente contro quest’occupazione brutale.

 

Noi abbiamo sentito il popolo palestinese chiedere le elezioni legislative e presidenziali per porre fine alla divisione. Sì, tutti noi vogliamo la fine della divisione, ma vogliamo anche una totale ricostruzione dell’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che comprenda tutti i colori dello spettro politico palestinese, incluso Hamas, e di riformarla con lo scopo di lottare di nuovo per la liberazione della Palestina, così come era stato inteso dalla sua fondazione.

 

Noi, il popolo palestinese, in patria ed in esilio, abbiamo sempre sentito che le azioni pacifiche sarebbero bastate per ottenere la vittoria e ci avrebbero restituito la nostra terra, ma 20 anni di negoziati non ci hanno fatto ottenere la benché minima richiesta. La nostra gente vive sotto una brutale ed oppressiva occupazione che saccheggia la nostra terra, viola i nostri luoghi sacri, uccide i nostri figli. Fa tutto questo mentre il mondo dichiara che la democrazia è assicurata e i diritti umani vengono rispettati! D’altro canto la resistenza è in stallo, mentre più di un milione e mezzo di palestinesi restano sotto l’assedio israeliano che strangola fino al punto che i nostri malati, compresi i figli dei leader della resistenza, possono essere curati solo altrove.

 

Dobbiamo essere d’accordo: è necessario che noi ci uniamo per tutti i palestinesi qui e per i sei milioni di rifugiati palestinesi in ogni parte del mondo che ancora sognano il loro ritorno alle loro case sottratte dall’Occupazione, che comprende soltanto il linguaggio della forza! Dobbiamo essere forti, dobbiamo fare sì che l’unità sia la nostra forza e che siamo unanimemente concordi su una dirigenza che ci potrebbe guidare fino alla libertà, con orgoglio e dignità!

 

Con questo appello chiediamo a tutti coloro che governano in Cisgiordania e Gaza di rispondere alle richieste legittime del popolo:


 

1 – il rilascio di tutti i detenuti politici nelle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas


 

2 – la fine di ogni tipo di campagna stampa contro le altre fazioni


 

3 – le dimissioni dei governi di Haniyeh e Fayyad per poter ricostruire un governo di unità nazionale che riscuota l’approvazione di ogni fazione palestinese e che avrebbe il compito di rappresentare il popolo palestinese


 

4 – la ristrutturazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina che includa tutte le fazioni palestinesi e che ritorni al suo scopo originario: la liberazione della Palestina


 

5 – l’annuncio del congelamento dei negoziati finché non ci sarà totale compatibilità tra le vari fazioni su un programma politico


 

6 – la fine di ogni forma di coordinamento con il nemico sionista sulla questione della sicurezza


 

7 – l’organizzazione di elezioni presidenziali e parlamentari simultanee nei tempi scelti da tutte le fazioni

 

Gli eventi avranno inizio martedì, /2011 alle 11:30 e andranno avanti finché non saranno accolte tutte le nostre richieste. Ci raduneremo nei seguenti posti (salvo modifiche):
Gaza: Piazza del Milite Ignoto, Ramallah: Piazza Manara, Tulkarm: Piazzale Gamal Abdel Nasser, Jenin: complesso dei garage vicino al vecchio Cinema Jenin, Hebron: davanti all’ufficio del Governatore (Al Khalil), Bethlehem: Piazza della Natività, Nablus: Piazza dei Martiri. Giordania e Libano: da definire. Nel mondo: davanti alle sedi diplomatiche palestinesi, in coordinamento con le comunità palestinesi in esilio.

 

http://www.facebook.com/Palestinians.United?sk=info