I limiti della pace

dalla Redazione del Forum

Una breve e.mail indirizzata al Forum Trentino per la Pace e i diritti umani. Un’iniziativa in programma da mesi annullata per assenza di partecipanti. Questi i due motivi che ci portano a scrivere queste righe. L’e.mail è la seguente: “Esiste davvero un forum per la pace? Non me ne sono accorto. Sta per scoppiare una guerra ignobile contro l’Iran e voi che fate? E’ per questo che acquistiamo i superbombardieri? E’ per questo che si succhia il sangue ai poveri? Per pagare le spese di guerra? Se ci siete, fatevi sentire. Grazie, Angelo”. L’appuntamento cancellato invece è la Camminata per la Pace, evento organizzato dal Consorzio dei Comuni che doveva svolgersi sabato 22 settembre scorso e che aveva visto la presenza confermata di soli 5 (cinque!!!) amministratori locali.

dalla Redazione del Forum

 

Una breve e.mail indirizzata al Forum Trentino per la Pace e i diritti umani. Un’iniziativa in programma da mesi annullata per assenza di partecipanti. Questi i due motivi che ci portano a scrivere queste righe. L’e.mail è la seguente: “Esiste davvero un forum per la pace? Non me ne sono accorto. Sta per scoppiare una guerra ignobile contro l’Iran e voi che fate? E’ per questo che acquistiamo i superbombardieri? E’ per questo che si succhia il sangue ai poveri? Per pagare le spese di guerra? Se ci siete, fatevi sentire. Grazie, Angelo”. L’appuntamento cancellato invece è la Camminata per la Pace, evento organizzato dal Consorzio dei Comuni che doveva svolgersi sabato 22 settembre scorso e che aveva visto la presenza confermata di soli 5 (cinque!!!) amministratori locali. Naturale decidere di non ritrovarsi nemmeno per iniziare il percorso. ci è sembrato necessario – partendo da questi due spunti, ma non solo – provare a riflettere su cosa significhi oggi lavorare per la cultura della pace.

 

Facciamo abbastanza? Probabilmente no, la risposta è semplice e allo stesso tempo dolorosa. La pace, nelle sue molteplici sfumature, non sembra essere ai primi posti dell’agenda politica.  La cultura della pace e la sua promozione – non la sua retorica e superficiale rappresentazione – faticano a trovare spazio nel dibattito quotidiano venendo relegate ad argomento collaterale, ad uso e consumo di “pacifisti” guardati spesso con distacco o peggio, con ironia. In questo contesto tutt’altro che favorevole da un paio di anni il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani – un’istituzione con una storia ventennale alle spalle -, prova a ridare al vocabolario della pace e alle sue pratiche un significato condiviso, fuori dalle secche dell’ideologia e della ritualità.
“Euromediterranea”,  un percorso dentro le contraddizioni e le novità della Primavera Araba e del bacino mediterraneo, e “Nel limite. La misura del futuro.”, una rassegna di appuntamenti sui temi della sostenibilità e delle prospettive del pianeta, sono due esperienze importanti di approfondimento, di studio e di divulgazione che tentano di coinvolgere la cittadinanza tutta chiedendo non solo di partecipare, ma di ragionare e indagare la complessità. In alcune occasioni abbiamo trovato grande disponibilità e voglia di confrontarsi, altre volte (non poche) chiusura e disinteresse.
Troppo poco? Certamente si potrebbe fare di più. Ogni giorno ci chiediamo se l’intervento che svolgiamo sia efficace e capace di non rimanere un semplice atto di testimonianza. Il compito dei costruttori di pace non è forse oggi quello di ridare idee e prospettive ad un movimento che negli anni, soprattutto dopo le oceaniche manifestazione di inizio anni duemila, ha ridotto il suo impegno a qualche scadenza segnata in rosso sul calendario e alle decine di campagne da sottoscrivere via internet? E’ forse questo un impegno secondario, che andrebbe accantonato in nome di una più vigorosa mobilitazione sulle emergenze previste per i prossimi mesi? Mi piace pensare che il Forum possa mantenere la capacità di utilizzare nella sua azione uno sguardo strabico sia nel tempo – lavorando nell’oggi con in mente il futuro – che nello spazio, sapendo leggere contesti che sempre più sono sovranazionali e territoriali insieme e nei quali il qui e l’altrove sono finemente intrecciati. Questo è quanto il Forum prova quotidianamente a fare, dovendosi confrontare con risorse ridotte e una non facile riconoscibilità del proprio ruolo. Non è un compito banale, né scontato. Spesso i risultati sono deludenti.

 

La Camminata per la Pace – prevista per il 22 settembre scorso – doveva essere un’occasione per discutere del tema del limite con gli amministratori locali trentini. Il fatto che le risposte all’invito si possano contare – materialmente – sulle dita di una mano descrive uno scenario tutt’altro che lusinghiero. Certo ci sono gli impegni istituzionali  e mille altre urgenze che riempiono le scrivanie di sindaci e assessori ma è significativo constatare quanto sia scarsa l’attenzione che si dedica a questi temi. E’ preoccupante che dalle istituzioni locali non arrivino sostegno e partecipazione (ma se per questo, nemmeno dubbi o perplessità) su iniziative che si pongono l’obiettivo di cercare, ovviamente con difficoltà, di condividere ragionamenti attorno alla sostenibilità ambientale e all’immigrazione, alla mediazione dei conflitti e alla cultura, all’autonomia e all’autogoverno, al Trentino e al Mondo intero. Parlare di pace significa parlare di tutto questo, non farlo vuol dire non saper leggere le grandi sfide che ci si aprono davanti agli occhi e rende impossibile immaginare un futuro migliore. Quello che era stato battezzato come il “popolo della pace” – il New York Times lo definì con eccessiva enfasi la “seconda potenza mondiale” – vive oggi una fase di debolezza e inconsistenza che lo rende ininfluente di fronte alle scelte politiche e sociali che lo circondano. Conosce lo spaesamento che tutti proviamo e sembra non riflettere sul come uscirne. Sconta l’incapacità di costruire pensiero e di comunicarlo e un certo grado di autoreferenzialità. Compito nostro, ma anche di tutti coloro che hanno a cuore la pace, è interrogarsi su come poter agire il cambiamento, su come ridare vitalità ad un dibattito che non ha saputo darsi qualità e ad una movimento che ha dimenticato la curiosità e si è ripiegato su se stesso non riuscendo più a incrociare lo sguardo con il mondo che gli sta attorno. Cominciamo da qui, speriamo che in tanti dicano la loro.

 

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Federico Zappini: 0461 213179