Il lascito di Andrea Zanzotto

– di Michele Nardelli –

“… la me pias anche in sci

l’è perché sta cità ghe lu denter in di occ

de quan s’eri un fiulin. 

E l’ho vista dal tram.
Tacà sul respingent

Come in giostra volar

Propi in sci ve la vori cantà…”

Le parole di un brano straordinario di Enzo Jannacci (“Ohé! Sun chì!”) ci raccontano di una città come Milano che negli anni cinquanta accoglieva una parte importante dell’immigrazione meridionale. La città vista con gli occhi di un “fiulin”, così grande e piena di luci da sembrare una giostra. I giochi dei bambini, nelle strade e sui “respingent” dei tram. Ci racconta altresì come nell’arco di cinquant’anni questo nostro paese sia cambiato in profondità, rendendo questo affresco oggi pressoché inimmaginabile. 

“… la me pias anche in sci

l’è perché sta cità
ghe lu denter in di occ 

de quan s’eri un fiulin. 

E l’ho vista dal tram.
Tacà sul respingent 

Come in giostra volar 

Propi in sci ve la vori cantà…” *


Le parole di un brano straordinario di Enzo Jannacci (“Ohé! Sun chì!”) ci raccontano di una città come Milano che negli anni cinquanta accoglieva una parte importante dell’immigrazione meridionale. La città vista con gli occhi di un “fiulin”, così grande e piena di luci da sembrare una giostra. I giochi dei bambini, nelle strade e sui “respingent” dei tram. Ci racconta altresì come nell’arco di cinquant’anni questo nostro paese sia cambiato in profondità, rendendo questo affresco oggi pressoché inimmaginabile. E, a guardar bene, attraverso il passaggio dalla società rurale a quella industriale e successivamente al modello post industriale fatto di capannoni e di centri commerciali, di come è cambiato il paesaggio intorno a noi. E noi dentro il paesaggio. Nel gorgo di un tempo privo di elaborazione collettiva e di memoria si sono smarrite identità, sono cresciuti lo spaesamento e con esso solitudini e paure.

Di questo cambiamento profondo, di un presente complesso e un futuro incerto, Andrea Zanzotto è stato uno straordinario narratore attraverso la forza della poesia. Poesia che, nei passaggi cruciali, si conferma malgrado internet lo strumento più efficace per sferzare le coscienze. Zanzotto leggeva questo tempo non con lo sguardo accusatore del demiurgo, ma con l’amara ironia di chi vive la contraddizione, nella consapevolezza che ciascuno è al tempo stesso vittima e carnefice. Per questo il suo messaggio ci è sembrato capace di indagare più di ogni altro il significato del “limite” che come Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani abbiamo sviluppato lungo un intero anno di incontri, riflessioni, pensieri.

Dopo “Cittadinanza Euromediterranea”, il percorso “Nel limite. La misura del futuro” ci ha permesso di declinare la pace e i diritti umani non solo attraverso le guerre per l’accaparramento delle risorse (l’acqua, il petrolio, la terra…), ma anche indagando il delirio dello sviluppo senza limiti e delle “magnifiche sorti e progressive” di cui ci aveva parlato Giacomo Leopardi (la Ginestra), dell’Ulisse quale metafora dell’uomo alle prese con la finitezza della propria esistenza (la mostra su Bekim Fehmiu che all’Ulisse ha dato il volto cinematografico), della finanziarizzazione dell’economia (con la winter school “Mafie senza confini”) e tante altre immagini.

Uno sguardo su nostro tempo, insieme inquieto e lucido, capace di imprimere significati non banali alle forme dell’impegno per la pace.

Michele Nardelli
Presidente Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani

* Testo tratto da “Ohè! Sun chì!” di Enzo Jannacci