Il Mediterraneo, culla e intreccio di mondi

Teatro, musica, danza e poesia in “Sinan Pascià”

– di Manuela Pellanda –

Chi si aspettava un percorso drammaturgico lineare e unitario, uno spettacolo con un inizio, uno svolgimento e una conclusione, probabilmente mercoledì sera, al Teatro Sociale, sarà rimasto deluso. Come del resto preventivamente dichiarato dal regista Ivan Tanteri, “Sinan Pascià”, evento conclusivo del percorso “Cittadinanza Euromediterranea”…

Teatro, musica, danza e poesia in “Sinan Pascià”

– di Manuela Pellanda –

Chi si aspettava un percorso drammaturgico lineare e unitario, uno spettacolo con un inizio, uno svolgimento e una conclusione, probabilmente mercoledì sera, al Teatro Sociale, sarà rimasto deluso. Come del resto preventivamente dichiarato dal regista Ivan Tanteri, “Sinan Pascià”, evento conclusivo del percorso “Cittadinanza Euromediterranea”…

promosso dal “Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani” (produttore dello spettacolo accanto al Centro santa Chiara), si è configurato piuttosto come un grande contenitore di spunti e suggestioni, uno spazio per riflettere, per porsi delle domande, per ripescare, grazie all’intreccio fra teatro, musica, danza, poesia e letteratura, fatti e misfatti del presente e del passato. Un luogo, significativamente attrezzato come un vero e proprio caffè (a questo scopo sono state eliminate alcune poltroncine in platea), nel quale riannodare, se possibile, le fila della storia e ritrovarsi cittadini europei, con lo sguardo rivolto al folto pubblico, accolto dagli attori (molti dei quali non professionisti) nel foyer.

D’impatto le scene iniziali, sostenute da una bella scenografia: a fare da sfondo una geometria di lenzuola bianche; le stesse che, agitate dagli attori, simulavano il mar Mediterraneo, impregnato di diversità e contaminazioni, troppo spesso considerato confine invalicabile di mondi inconciliabili. A prendere vita sul palcoscenico le creature raccontate in “Creuza de mä” di Fabrizio De André, di cui proprio l’11 gennaio si celebra la scomparsa. Canzoni in dialetto ligure, mescolate ad altre suggestioni musicali, a cura dell'”Antonio Colangelo Ensemble” e del “Duo Orfeo“, hanno sorretto quasi tre ore di spettacolo (troppo lungo e denso di pause, che ne hanno significativamente rallentato il ritmo), nelle quali si sono avvicendati riferimenti al mito di Europa, racconti e testimonianze, narrate dal palcoscenico, dai palchetti e dal loggione.

Il pubblico, condotto per mano da Emanuela Rossini (ideatrice dello spettacolo, con Fausto Bonfanti), ha così rievocato la figura dell'”alessandrina”, riflettuto sul carattere multietnico dell’impero asburgico, assaporato con la mente il gusto e il rito del caffè alla turca, tipico dei Paesi dell’ex Jugoslavia, ricordato i padri fondatori dell’Europa, ascoltato le parole di Kanita Focak, che ha condiviso la memoria della sua esperienza durante l’assedio di Sarajevo, si è inoltrato nella complessità del conflitto arabo-palestinese per poi scioglieersi in un applauso, nutrito dalla consapevolezza che per conoscere davvero è necessario “navigare”.

fonte: quotidiano l’Adige il 13 gennaio 2012.