Il no alla Moschea, una sconfitta per tutti

Il no alla Moschea, una sconfitta per tutti

– di Aboulkheir Breigheche* –

Nata nel lontano 1990 la nostra associazione – Comunità Islamica del Trentino A.A. – ha cercato di dare delle risposte pratiche alle varie esigenze dei nuovi arrivati in Trentino che erano allora disorientati con zero conoscenza della lingua italiana, molti di loro senza casa dormendo sotto un ponte del fiume Adige, in una tenda o in posti di s-fortuna simili.

Il no alla Moschea, una sconfitta per tutti

– di Aboulkheir Breigheche* –

Nata nel lontano 1990 la nostra associazione – Comunità Islamica del Trentino A.A. – ha cercato di dare delle risposte pratiche alle varie esigenze dei nuovi arrivati in Trentino che erano allora disorientati con zero conoscenza della lingua italiana, molti di loro senza casa dormendo sotto un ponte del fiume Adige, in una tenda o in posti di s-fortuna simili.

Spinti dal senso di responsabilità – noi che eravamo arrivati prima insieme ai primi arrivati degli immigrati – e dal dovere civile di fare qualcosa, convinti che ognuno di noi doveva dare qualcosa: tempo, denaro, energia, preoccupazione, fatica, ecc. affinché i nuovi arrivati di allora diventassero i buoni cittadini di oggi.

 

Tante le difficoltà, molti i sacrifici ,ma oggi e dopo tanti anni il nostro lavoro e gli sforzi di tutti ci dà soddisfazione e ci riempie di gioia.

 

Ci incontravamo all’inizio in un pezzo di sala della sede di Shangrillà, una delle prime associazioni che curava gli interessi degli immigrati, per stare insieme, parlare del quotidiano, pregare, mangiare qualche biscotto e bere una aranciata.

 

Poi ci siamo trasferiti – siamo nel 1991 – in una stanzetta con annesso un servizio igienico al piano terra dell’attuale ostello Giovane Europa in via Torre Vanga, erano tutti uomini celibi senza la famiglia, poi con i primi ricongiungimenti e l’arrivo delle prime famiglie e per migliorare i servizi offerti abbiamo dovuto prendere in affitto un locale più grande vicino a Piazza Leonardo Da Vinci per dare la possibilità alle famiglie di incontrarsi, offrendo vari servizi necessari per assistere gli immigrati nelle loro varie esigenze: attività di ufficio, ricerca casa e lavoro, traduzioni di documenti, punto di ascolto, mediazione culturale – il primo corso per mediatori interculturale fatto in Trentino è stato organizzato dalla nostra associazione – , lezioni di lingua di origine e cultura generale per i figli dei nuovi arrivati, attività in favore alle donne, attività svolte dentro il nostro modesto centro trasferito successivamente in Via Vivaldi – zona San Pio X –, ma soprattutto al di fuori della sede nelle varie sale delle varie circoscrizioni, insieme con la città e per la città. E’ una nostra scelta di mettere in contatto la nostra gente con tutti perché ci sentiamo parte viva della città e non vogliamo essere chiusi, ghettizzati nelle nostra sede.

 

Siamo cresciuti nel nostro lavoro a livello regionale e con l’insediamento delle varie comunità di immigrati nei vari paesi del Trentino A.A. si sono aperte altre sedi dove svolgere le varie attività in circa altri dieci città della regione.

 

Per cui il nostro nuovo centro che abbiamo voluto offrire alla città e ai residenti nella città di Trento è per la città di Trento e non è un centro regionale visto che in ogni paese della regione ci sono altri centri. Anche se abbiamo voluto creare un po’ di spazio ai giovani immigrati della città, alle donne, di poter creare qualche attività e qualche incontro in un posto decente, corsi di cucito per le donne, di informatica per chi vuole, una sala ping pong – tennis da tavolo – specialmente per i giovani, una biblioteca, ecc…

 

Si è parlato di numeri esagerati e sproporzionati che frequenteranno la nostra nuova sede. Niente di più sbagliato. Tutte le manifestazioni di una certa importanza numerica le abbiamo svolte sempre e continueremo a farlo nelle varie sale delle varie circoscrizioni e nelle palestre del palasport di Gardolo o di Vela.

 

Non abbiamo voluto fare nessun passo se non dietro e dopo tutte le autorizzazioni degli uffici competenti. Non abbiamo lavorato di nascosto, non avevamo alternative dopo anni e anni di ricerca e di attesa.

 

Ho espresso e lo confermo il mio completo e assoluto rispetto per le decisioni delle autorità giudiziarie, anche se come lo permette la Legge stessa non condividiamo le conclusioni, ma non entro nei dettagli convinto che le condizioni di regolarità ci siano tutte.

 

Il mio invece è un tentavo di analisi e informazione per l’opinione pubblica trentina. Ci è stato negato di provare e di metterci alla prova offrendo noi e a carico nostro alla città di Trento un qualcosa di dignitoso mentre nella stessa zona e in altre zone della città ci sono e svolgono regolarmente le loro attività varie realtà associative e religiose di natura regionale o provinciale . In quei casi nessuna controversia. Nessuna richiesta di regolamentare le situazioni anomale. Nei confronti dei musulmani invece da parte di qualcuno accanimento, pregiudizi e discriminazione.

 

E cosi Trento si presenta al mondo con una comunità religiosa discriminata, non solo nessuna possibilità di un luogo di culto, ma bloccando il tentativo di offrire qualcosa di decente e di migliore per la città. Abbiamo rinunciato con amarezza al progetto di un luogo di culto sapendo che a Trento non c’è spazio per una Moschea, il P.R.G. non lo permette, è una parola proibita ancora e chi sa fino a quando?!

 

Bisogna percorrere – mi chiedo – la strada delle battaglie civili per ottenere un diritto sacrosanto garantito dalla Costituzione? Quello di avere un luogo di culto specifico per una minoranza religiosa come la nostra?! Lo dice la stessa Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondi i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze“.

 

E l’evidenza dimostra che abbiamo agito sempre in sintonia con l’ordinamento giuridico italiano.

 

Le istituzioni trentine possono avere un ruolo al riguardo in attesa di una Intesa tra il governo centrale e una rappresentanza musulmana?

 

Se sì, e io sono di questo parere, come e quando si potrà individuare una zona a Trento dove poter costruire una vera Moschea alla pari degli altri luoghi di culto? Niente di più. Gestito eventualmente e naturalmente lontano da ogni influenza straniera.

 

Quello della Moschea a Trento, alla pari di altri luoghi di culto esistenti, rimane un nostro sogno, se ci è permesso di sognare, come segno concreto di apertura di Trento al mondo islamico e non solo, un mondo in continua evoluzione e continua apertura.

 

Un progetto condiviso sicuramente con chi è aperto al dialogo e per costruire una convivenza civile per una società più coesa e più rispettosa delle diversità. Avere la possibilità di incontrarsi in un posto pulito e decente aiuta ad essere più integrati e a volere più bene alla città e agli altri. Non avere la possibilità di avere ne luogo di culto ne un centro dove poter lavorare serenamente è un colpo duro per le nuove generazioni in particolare ed è una sconfitta per la città nel suo insieme.

 

A questa battaglia civile per un posto dignitoso per i nuovi cittadini che pagano le tasse per contribuire – tra l’altro – alla costruzione e ristrutturazione delle chiese e di altri luoghi di culto in Trentino darò il resto della mia vita per poter continuare a portare il bel nome di Trento nel mondo.

 

* Presidente della Comunità islamica del Trentino Alto-Adige

fonte: Articolo pubblicato sul quotidiano “Il Trentino” il 21 giugno 2011.