Iniziato il festival “Religion Today”

Questa sera appuntamento con il Forum nell’ambito di Euromediterranea

Il programma trentino del Festival Religion Today propone sabato 15 ottobre la riflessione sul tema dell’anno: “Povertà. Problema o occasione?” in collaborazione con il Forum trentino per la pace e i diritti umani. Nella serata, a partire dalle 20.30, i film “Vivere senza soldi” e “Gaza Hospital” permetteranno di affiancare la riflessione su sviluppo, iperconsumo, stili di vita alternativi con uno sguardo alla condizione dei rifugiati palestinesi nel contesto mediorientale. Saranno presenti Line Halvorsen e Heidemarie Schwermer, rispettivamente regista e protagonista del documentario italo-norvegese “Vivere senza soldi”. Al Teatro San Marco a Trento.

Vivere senza soldi” di Line Halvorsen, doc, Italia-Norvegia 2010

Questa sera appuntamento con il Forum nell’ambito di Euromediterranea

Il programma trentino del Festival Religion Today propone sabato 15 ottobre la riflessione sul tema dell’anno: “Povertà. Problema o occasione?” in collaborazione con il Forum trentino per la pace e i diritti umani. Nella serata, a partire dalle 20.30, i film “Vivere senza soldi” e “Gaza Hospital” permetteranno di affiancare la riflessione su sviluppo, iperconsumo, stili di vita alternativi con uno sguardo alla condizione dei rifugiati palestinesi nel contesto mediorientale. Saranno presenti Line Halvorsen e Heidemarie Schwermer, rispettivamente regista e protagonista del documentario italo-norvegese “Vivere senza soldi”. Al Teatro San Marco a Trento.

Vivere senza soldi” di Line Halvorsen, doc, Italia-Norvegia 2010

“Non mi mancava nulla, avevo una casa e due figli cresciuti. Ho dato via tutto.” Sta in questa frase la forza della scelta di Heidemarie Schwermer, una donna tedesca di 68 anni che 14 anni fa fece una scelta estrema: non usare più soldi. Con un’unica valigia di vestiti lascia il proprio appartamento e regala tutto ciò che possiede, cambiando radicalmente la propria intera esistenza. Oggi, 14 anni dopo, continua a vivere quasi del tutto senza soldi e dichiara di sentirsi sempre più libera e indipendente. Il film la segue nella sua quotidianità mostrando le continue sfide che questo stile di vita alternativo comporta. Heidemarie è infatti sempre in viaggio, ospite per qualche giorno di vecchi e nuovi amici e disposta a incontrare persone mai viste prima. Heidemarie viaggia tra Germania, Austria, Svizzera e Italia per tenere conferenze dove racconta la propria esperienza, desiderosa di condividere con gli altri la propria filosofia di vita che vede nella semplicità la chiave della completezza. Quello che era iniziato come un sistema di scambio, di favori per sostituire il valore dei soldi oggi è diventato un vero e proprio modo di vivere che la vede impegnata nell’aiutare gli altri a trovare la propria strada per una vita più semplice e in armonia. Difficile restare indifferenti ad un incontro con Heidemarie: alcuni la ritengono un “parassita” che vive sulle spalle degli altri, mentre altri la vedono come una “visionaria fonte di ispirazione”. La sua storia ci porta a riflettere sull’influenza che il denaro ha sulle nostre vite, sulle nostre azioni e sul nostro modo di pensare oltre che sulla salute e sull’ambiente, in un discorso di ampio respiro che tocca i temi del materialismo e del consumismo tipici della nostra società.

La protagonista Heidemarie Schwermer

Heidemarie Schwermer nasce a Memel (ex Prussia Orientale) nel 1942 e dopo pochi anni si sposta in Germania con la famiglia, dove si stabilisce con lo status di rifugiata. Terminati gli studi lavora come insegnante, cresce due figli (che le regalano tre nipoti) e diventa successivamente psicoterapeuta. Nel 1994 fonda “La centrale del dare e ricevere”- il primo circuito di baratto presente in Germania – e nel 1996 regala tutto ciò che possiede per sperimentare uno stile di vita che esclude l’uso del denaro. Di questa coraggiosa esperienza Heidemarie parla nel libro “Vivere senza soldi”, tradotto in italiano, spagnolo, giapponese e sudcoreano, vincitore del premio “Libro per la Pace” intitolato a Tiziano Terzani.

La regista Line Halvorsen

Line Halvorsen lavora come regista e montatrice dal 1997. Ad oggi ha realizzato più di venti documentari e format televisivi per produzioni norvegesi ed estere. Ha una laurea in cinema presso l’Università di Trondheim e una specializzazione in documentari conseguita al Volda College in Norvegia. Dal 2002 al 2004, Halvorsen si trasferisce in Cisgiordania, a Betlemme, dove realizza il documentario “A Stone’s Throw Away” (2003), che ottiene numerosi riconoscimenti tra i quali il prestigioso premio norvegese “Amanda”. Durante il tour promozionale del documentario negli Stati Uniti Line viene a conoscenza della sconvolgente storia del professore palestinese Sami Al-Arian e della sua famiglia, un caso di ingiustizia che non può lasciarla indifferente. Decide così di raccontarlo nel pluripremiato documentario “USA vs Al-Arian” (Miglior Documentario al Nordic Panorama 2007; Audience award al Tromsø Int. Film Festival; Miglior film al Volda Documentary Film festival; due Nomination all’Amanda Awards 2007; Miglior Film al New Orleans Human Rights Film Festival 2007).

Il trailer di “Vivere senza soldi”

Gaza Hospital di Marco Pasquini, doc, Italia 2009

Il Gaza Hospital era il secondo ospedale più importante del Libano, uno dei principali luoghi di cura dei profughi palestinesi a Beirut, ma anche dei libanesi più poveri e di immigrati dai vicini paesi arabi. Per la sua collocazione urbanistica e per la particolare struttura architettonica è stato soggetto e testimone della drammatica storia di Sabra e Chatila, divenendo metafora della storia dei rifugiati palestinesi in Libano e forte simbolo della resistenza di questo popolo. Struttura voluminosa, il Gaza Hospital domina dalla sua altezza il campo di Chatila. Al suo interno un profondo labirinto di scale e corridoi. Stanze di degenza e corsie sono divenute case, gli occupanti sempre più numerosi una comunità, l’edificio un campo profughi in verticale.

Youssef è palestinese, uno dei circa quattrocentomila rifugiati del Libano. Dal 1987 abita nel cortile del Gaza Hospital; in Palestina non è più tornato. Lo spazio dove Youssef vive e svolge la sua attività di barbiere è un luogo di incontro e passaggio, la sua famiglia ha spesso visite. Youssef è il centro del documentario come il cortile lo è dell’edificio: è la guida dello spettatore nella storia del Gaza Hospital e in ciò che esso rappresenta.

Tra le testimonianze che ricostruiscono la storia dell’edificio spiccano gli interventi di tre donne che hanno fatto parte del personale medico ed amministrativo che lavorava nel Gaza Hospital.

Aziza Khalidi, palestinese, nel 1982 era l’amministratrice generale dell’ospedale ed ha mantenuto nel tempo contatti con alcune delle famiglie che ora lo abitano. Donna di grande forza e determinazione è stata nei giorni difficili un punto di riferimento per tutti quelli che lavoravano all’interno della struttura.

Ellen Siegel è un’infermiera ebrea americana che, all’epoca dell’invasione israeliana del Libano, lavorava come volontaria al Gaza Hospital. Tramite il racconto della sua esperienza, non ha mai smesso di alimentare il ricordo degli eventi di quei giorni.

Swee Chai è un chirurgo ortopedico di nazionalità malese e religione cristiana; nel settembre dell’82 lavorava nell’ospedale. Arrivata durante la guerra con un’opera di carità Britannica per lavorare in un ospedale libanese, si è trovata quasi per errore a collaborare con la Mezzaluna Rossa Palestinese. Swee Chai si è specializzata nel tempo in chirurgia di guerra ed è tornata ripetutamente a Beirut, anche durante la Guerra dei Campi.