Justicia y Paz

Justicia y Paz

– di Anna Ballardini* –

Hola amigos y amigas!

Vi abbraccio con affetto e amicizia dalla Colombia!
Un abbraccio anche per dirvi grazie del calore che mi mandate attraverso i vostri messaggi. Molti di voi mi hanno chiesto notizie: dove sono? cosa faccio? come mi trovo?… Beh, carissimi, innanzitutto vi devo dire che sono davvero contenta di essere qui!! e sono felice del cammino che si va costruendo passo dopo passo, cammino durante il quale vi sento vicini. Sto ascoltando e imparando a conoscere le varie “resistenze” dei popoli della Colombia di fronte ad un sistema di oppressione e violenza che li vorrebbe schiacciare…

Justicia y Paz

– di Anna Ballardini* –

Hola amigos y amigas!

Vi abbraccio con affetto e amicizia dalla Colombia!
Un abbraccio anche per dirvi grazie del calore che mi mandate attraverso i vostri messaggi. Molti di voi mi hanno chiesto notizie: dove sono? cosa faccio? come mi trovo?… Beh, carissimi, innanzitutto vi devo dire che sono davvero contenta di essere qui!! e sono felice del cammino che si va costruendo passo dopo passo, cammino durante il quale vi sento vicini. Sto ascoltando e imparando a conoscere le varie “resistenze” dei popoli della Colombia di fronte ad un sistema di oppressione e violenza che li vorrebbe schiacciare…

Sono felice di poter appoggiare questi movimenti che credo siano segno di speranza, per la Colombia e per il mondo!
Sono movimenti di base che si oppongono ad un sistema criminale che si riflette in meccanismi di manipolazione dell’informazione, di militarizzazione, di esclusione e marginalizzazione, di paura e mito della sicurezza, di impoverimento e di ingiustizia strutturale, di sfruttamento delle risorse naturali, di privatizzazione dei beni comuni, di criminalizzazione della protesta…
…leggendo quest’elenco avete pensato anche a quanto succede in Italia?… beh, anch’io ci penso spesso, e, anche per questo, di fronte a questo “sistema” che strangola e uccide i popoli perché pochi possano nuotare in immense ricchezze (in Colombia con la violenza ci si accaparra terra, oro, carbone, petrolio, smeraldi,… e si fa spazio a dighe, porti, a monocolture di palma africana, a distese di eucalipti e pini con cui si produce carta,…), non possiamo che globalizzare la resistenza, intrecciando reti di solidarietà!!

In questo mio primo mese colombiano sono stata abbastanza a Bogotà, la capitale.
Bogotà è una città i cui confini si perdono a vista d’occhio. Trafficata e caotica nelle ore di punta, è una metropoli d’alta montagna dove convivono realtà che non si conoscono, dove ciascuno è anonimo per la vita di chi lo sfiora e gli passa accanto, dove si mescolano senza incontrarsi povertà e ricchezza. Siamo in inverno, fa freschetto (dire freddo mi sembra esagerato… diciamo che sembra l’autunno trentino!) per passare poi al caldo che brucia la pelle quando il sole fa capolino tra le nuvole!

Appena possibile mi sono quindi spostata nella regione del Meta, nella pianura colombiana, nel paesino di Medellin del Ariari, dove operano i Missionari Claretiani. E’ stato bello riabbracciare amici che non vedevo da un po’ e che mi stavano aspettando, è stata una vera festa dell’incontro! Mi sono subito sentita a casa.
Lí mi hanno coinvolta nelle varie attività e visite alle comunità “campesinas”. Tante iniziative che avevo conosciuto lo scorso anno continuano, molte altre sono nate per far fronte alla situazione che è in continua evoluzione. C’è un problema enorme collegato all’acqua: un processo di privatizzazione a cui la popolazione vuole opporsi con tutte le proprie forze; la gente si sta organizzando per difendere l’acqua come bene comune e far sì che l’acquedotto sia direttamente di proprietà della comunità stessa e non possa in alcun modo essere ceduto a privati!
Incombe inoltre il rischio di un possibile sfruttamento minerario della zona, che avrebbe ripercussioni pesantissime su chi vi vive e su tutto l’ambiente naturale.
Tra le attività promosse dalla parrocchia, particolarmente interessante ed importante il progetto di educazione comunitaria, con giovani ed adulti che studiano a distanza, nelle piccole comunità rurali dove non c’è la scuola.
Continua anche il processo di Memoria. Nella situazione di guerra e violenza, si resiste e si costruiscono spazi per alternative, in un cammino comunitario accompagnato dalla memoria dei propri martiri. Si ricorda, la comunità ricorda ed insegna ai bambini a ricordare, tutte le vittime della “violenza”. Sulle pareti della chiesa dei cartelloni ricordano le date e i nomi delle circa 250 uomini e donne uccisi nella zona dalla fine degli anni ’80 ad oggi, nomi e volti che sono parte della storia e della vita di questa comunità.

Dopo alcuni altri spostamenti (tra il resto, sono dovuta andare anche in Ecuador, per le pratiche per il visto come volontaria), vi scrivo oggi da Popayan, capoluogo della regione del Cauca, sulle Ande della Colombia sud-occidentale.
Qui collaboro con gli amici della Comision Intereclesial Justicia y Paz, un’associazione colombiana di difesa dei diritti umani, che accompagna persone, gruppi e comunità che cercano, in vari modi, di creare spazi di una pace, pur nel mezzo del conflitto armato.
Ad esempio, accompagniamo una comunità indigena che, dopo esser stata desplazada (sfollata) dalla violenza paramilitare e costretta a lasciare i propri campi, ha scelto di tornare a vivere nella sua terra, nonostante il rischio, esigendo con molta dignità il diritto a vivere nel proprio territorio.
La Comision accompagna inoltre persone che hanno avuto familiari assassinati e che vogliono fare denunce pubbliche e formali di fronte ai tribunali, opponendosi al clima di impunità, e sostiene le comunità che, in modi diversi, “resistono” nei propri territori, difendono la Madre Terra e la biodiversità, “fanno memoria” della propria storia e lavorano per la giustizia.
Purtroppo, sono molti i massacri e gli orrori che hanno vissuto e continuano a vivere molte comunità. Penso alle minacce e alle uccisioni di molti leader, penso alla carneficina di oltre 140 persone, nella conca del Naya, nel 2001, ad opera dei paramilitari… Una violenza cieca di chi si è accanito e continua ad accanirsi contro i contadini seminando il terrore, accaparrandosi terre e potere, con la complicità dello stato e spesso a beneficio di imprese multinazionali. Figli e figlie, padri e madri,… la cui voce continua a risuonare nelle lotte di chi continua a sognare, di chi non si arrende e continua a difendere la terra, il territorio, l’acqua, il diritto ad una vita dignitosa, il rifiuto dell’impunità, il diritto alla verità e alla giustizia,…

La settimana scorsa ho partecipato, a Cali, al congresso “Tierras, territorios y soberanias”. Erano presenti uomini e donne di comunità indigene, afrodiscendenti e campesinas di tutta la Colombia. Intenso e rigenerante partecipare alle molte tavole di discussione (eravamo oltre 11.000 persone!) in cui ciascuno condivideva i dolori, le lotte e le speranze della sua gente, cercando di trovare fronti e modalità comuni per farvi fronte. Ad esempio, in molti, in zone diverse, stanno fronteggiando il problema di mega-progetti di estrazione mineraria, soprattutto da parte di multinazionali, che causano desplazamientos di famiglie e intere comunità, violenza, distruzione dell’ambiente e inquinamento delle acque.

12 ottobre 2011.
Oggi, mentre finisco di scrivere questa lettera (iniziata giorni fa con il desiderio di condividere con voi le prime impressioni in terra colombiana), il congresso degli Stati Uniti ha approvato il T.L.C. -Trattato di Libero Commercio- con Colombia, Panama e Corea del Sud. Un accordo che accrescerà l’impoverimento di molti (a beneficio di pochi) e che avrà conseguenze molto pesanti per i piccoli produttori colombiani, per i contadini, per la salvaguardia della natura e dei beni comuni,…
12 ottobre…. giornata nefasta per questo Paese! Oltre 500 anni dopo lo sbarco di Colombo, i popoli colombiani continuano ad essere schiacciati, derubati di ogni risorsa, zittiti da un sistema che oggi, per bocca dei politici e dei media colombiani, osanna questa presunta nuova vittoria del capitale…

Carissimi,
quante altre cose vorrei scrivervi e raccontarvi!
Un po’ alla volta, vorrei scrivervi alcune delle storie racchiuse nei numeri che raccontano di oltre 50.000 desaparecidos in Colombia, di migliaia di “falsos positivos” (uomini uccisi dall’esercito colombiano e presentati poi come guerriglieri), di quattro milioni di desplazados che hanno dovuto lasciare le proprie terre, di migliaia di persone uccise, del ritrovamento di fosse comuni,… vorrei condividere con voi quel che quotidianamente ascolto e vivo, raccontarvi delle comunità che ostinatamente costruiscono un mondo diverso. Poco alla volta spero di riuscirci, mantenendo aperto il dialogo con tutti e tutte voi.

E voi? Scrivetemi di voi, raccontatemi.
Raccontatemi anche dei movimenti e di quel che sta succedendo in Europa, in Italia, in Trentino, nelle valli Giudicarie.

Lungo l’arcobaleno di solidarietà che ci unisce, corro fino a voi e vi abbraccio con affetto.
Gli amici colombiani, a cui ho parlato di voi, si uniscono nell’abbracciarvi.

Con affetto,
Anna

* sociologa (grande amica del Forum) impegnata in un anno di volontariato presso la Comision Intereclesial Justicia y Paz, un’associazione colombiana di difesa dei diritti umani.